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La valutazione funzionale per il mezzofondo è utile? Spunti pratici- di Matteo SIMONE

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Per il terzo anno consecutivo in Umbria a Gubbio, sabato 10 e domenica 11 marzo, in palio i titoli italiani individuali e di società di corsa campestre per tutte le categorie.
 
Sabato 10 marzo ore 10.00, al Park Hotel ai Cappuccini, prima dell’inizio delle gare, è previsto un importante convegno sul tema “La valutazione funzionale per il mezzofondo è utile? Spunti pratici da basi teoriche” con il ruolo di moderatore affidato al prof. Luciano Gigliotti, allenatore dei due ori olimpici in maratona Gelindo Bordin e Stefano Baldini, mentre i relatori saranno Maurizio Cito e il dott. Stefano Righetti. Il convegno garantirà 0,5 crediti formativi FIDAL. Per le iscrizioni è necessario inviare una mail all’indirizzo tilla.fries@gmail.com

http://www.fidal.it/upload/files/CENTROSTUDI/Centro%20Studi%202018/Gubbio.pdf
La Festa del Cross di Gubbio sarà trasmessa in diretta video streaming su atletica.tv nelle due giornate di sabato 10 e domenica 11 marzo. Una sintesi tv andrà in onda su RaiSport martedì 13 marzo dalle ore 19.20 alle 20.45.
 
I CAMPIONI ITALIANI DI CROSS 2017
UOMINI
 
Assoluti: Daniele Meucci (Esercito)
Promesse: Yohanes Chiappinelli (Carabinieri)
Juniores: Nfamara Njie (Atl. Amatori Cisternino)
Allievi: Luca Alfieri (Pbm Bovisio Masciago)
Cadetti: Massimiliano Berti (Trentino/Atl. Valchiese)
DONNE
Assolute: Federica Dal Ri (Esercito)
Promesse: Silvia Oggioni (Pro Sesto Atletica)
Juniores: Francesca Tommasi (Atl. Insieme New Foods Verona)
Allieve: Nadia Battocletti (Atl. Valli di Non e Sole)
Cadette: Irene Arlati (Lombardia/Merate Atletica)

http://bandierazzurra.com/content/Festa-del-Cross-pi%C3%B9-di-2000-atleti-a-Gubbio/112710
 
Attraverso questionari ho raccolto il punto di vista di atleti comuni e campioni, per approfondire il mondo dello sport, e in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance. Occupandomi di psicologia dello sport, è importante, oltre allo studio e alla formazione accademica, confrontarsi con gli atleti per conoscere il loro punto di vista, le motivazioni, il benessere o le difficolta ch’essi sperimentano praticando sport, eventuali rischi.
 
E’ fondamentale conoscere il loro punto di vista a completamento delle teorie relative agli aspetti che incidono sul benessere e la performance dell’atleta e della squadra. Lo psicologo dello sport a volte diventa una figura di riferimento per il singolo atleta, per l’intera squadra, per lo staff, i tecnici, i dirigenti.

Matteo SIMONE
380-4337230 – 21163@tiscali.it
http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone
http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

Commenti? | Mar 14, 2018

L´ALCOL E´ UNA DROGA?

Posted by linfordbif in Training
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L'alcol è ora in Italia ed in quasi tutto il mondo "legale", alcuni gli attribuiscono un potere "socializzante" ed e´ sicuramente facilmente reperibile. Oltre a questo  l'alcol è anche una neurotossina ed una droga. L'alcol è quindi una cosiddetta "droga accettata" che nella nostra società viene spesso sottovalutata. Nel pensiero comune, grazie anche ad una continua, decennale, massiccia propaganda di marketing, l'alcol viene visto come uno "stimolante" innocuo e piacevole. Il consumo di alcol è stato accettato e promosso nella nostra cultura per secoli.

L'alcol rimane una droga ed anche molto pericolosa per la nostra salute, il nostro sistema nervoso, il nostro cervello ed anche per i nostri contatti sociali: l'alcol aumenta nervosismo e violenza.

Capita spesso che un cosiddetto "astemio", che vuole evitare l´alcol, sia giudicato come "strano" o "noioso". Si viene istigati al bere, se non si beve sopratutto tra gli adolescenti comunque anche tra gli adulti, si viene in qualche modo anche esclusi dal gruppo. Proprio  per ragioni sociali in molti iniziano ad assumere l´alcol anche controvoglia. Questo lo sanno bene i produttori di alcolici che nelle loro propagande evidenziano l´alcol come euforizzante, socializzante e perche´ no divertente.

La realta´ e´ che l´alcol e´ deleterio per la nostra salute e miete milioni di vittime nel mondo sia per problemi fisici che come causa di incidenti stradali causati da guida in stato di ebrezza, dove spesso pagano anche vittime innocenti. Anche dopo aver bevuto un po´, ci si mette alla guida di un´auto pensando di avere comuqnue tutto sotto controllo, quando al contrario il sistema nervoso ed i rifessi sono gia´ molto rallentati (anche dopo una birretta).

Il potenziale di dipendenza dall'alcool è molto forte, l'alcol tiene molti milioni di persone saldamente sotto controllo. L'alcol ti fa star male, aumenta l'aggressività e la violenza e distrugge spesso famiglie e vite lavorative.

Ci si accorge dei forti danni dell´alcol solo quando si arriva allo stato di alcolismo. Un "alcolizzato" viene solitamente socialmente escluso e visto come un "malato". La domanda da farsi e´ : come definiamo un "Alcolizzato"?. La Organizzazione Mondiale della Sanita´ e´molto chiara. Per la OMS un "Alcolista" e´ una persona che ha un bisogno quotidiano, o comuqnue frequente, di alcol indipendentemente dalla quantita´. Piu´ alcol si beve piu´ la dipendenza e´ forte. Basti osservare un alcolista che da 20 o 30 anni beve per osservare difficolta´motorie, di coordinazione come anche deficit celebrali.

Piu´ si assume alcol piu´ questo fa´ danni al nostro organismo. Se beviamo poco alcol avremo pochi danni, se ne beviamo molto ne avremo molti di danni: a prescindere l´alcol fa´ sempre danni.

L'alcol è una "sostanza che crea dipendenza" che molte persone hanno probabilmente gia´ provato. Quasi tutti sanno come sia alleviante, calmante , euforico e come renda le persone "disinibite". Questo è vero e dovuto proprio al fatto che l´alcol agisce sul sitema nervoso e ci fa´"perdere il controllo", è solo una piccola gioia che ha molti lati oscuri.

Chi beve regolarmente alcol, rischia molto. Quanti danni all'alcol dipendono da molti fattori: quantità di alcol, frequenza, sesso, peso corporeo e stato di salute.

Quando beviamo alcol, rimane prima nel sangue, circola attraverso tutto il corpo e ne raggiunge ogni angolo. L'alcol provoca enormi cambiamenti nella biochimica dell'organismo, danneggia le cellule nervose e compromette tutte le funzioni organiche e corporee.

Chiunque beve troppo alcol per lungo tempo è coinvolto in tutta una serie di malattie croniche e disturbi. Le più note malattie legate all'alcol includono danni al fegato, danni al pancreas, problemi cardiovascolari, impotenza, cancro e disturbi mentali a lungo termine.

Il fegato scarta la maggior parte dell'alcol consumato. Il fegato è particolarmente vulnerabile quando un bicchiere dopo l'altro viene svuotato. Il 90 percento delle persone che bevono eccessivamente sviluppano in primis il fegato grasso. Un fegato grasso può quindi facilmente sviluppare un'infiammazione del fegato (epatite). Tuttavia, se il fegato non è più in grado di svolgere le sue funzioni e attività, morirà a causa della disfunzione multiorgano. Quando il fegato muore ( cirrosi epatica ) porta lentamente alla morte del paziente: il 90% vive altri 5 anni, l´80% altri 10 anni, le percentuali difficilmente si i pazienti riescono a superare i 15 anni dalla diagnosi. 

L'alcol stimola anche la secrezione acida nello stomaco, ritarda lo svuotamento gastrico e altera la peristalsi (movimenti intestinali che regolano la digestione). L'alcol danneggia l'intero apparato digerente.

Il consumo di alcol indebolisce il sistema immunitario e rende il corpo suscettibile a malattie e infezioni di ogni tipo (incluse infezioni ai tendini).

L'alcol ci rende stanchi, ci toglie energia e danneggia la nostra salute ed il nostro cervello. Se vuoi essere in forma e rimanerci, ti consiglio di smettere di bere alcolici se li bevi o di continuare ad evitarli.

Bere alcol è tanto importante per un Atleta quanto non fumare.
 

Biffi Daniele

Personal Trainer & Mental Coach 

 

WWW.FASTANDFIT.INFO 

Commenti? | Mar 07, 2018

IL PENSIERO POSITIVO

Posted by linfordbif in Training

Ormai tutti sappiamo quanto la mente influenzi il corpo e quanto il nostro stato emotivo influenzi il fisico e le nostre prestazioni. Il pensiero positivo e´ la base per ottenere delle buone prestazioni (sia in allenamento che in gara che poi nella vita in generale) e raggiungere i nostri obiettivi.

Cosa intendiamo per pensiero positivo? Una questione ancor troppo sottovalutata e´ proprio il linguaggio. Se si studia e si cerca di ottimizzare il linguaggio e la comunicazione, lo si fa´ sopratutto nella comunicazione verso gli altri sottovalutando l´importanza del dialogo interno, ovvero della comunicazione con noi stessi. 

Le parole che ci diciamo sono molto importanti, ad ogni parola sono associate immagini nel nostro cervello. Le immagini possono essere positive o negative, visto che il nostro cervello lavora per immagini capiamo bene quanto queste influiscano sul nostro stato e sulle nostre Performance. 

Una regola fondamentale e´ esprimere i concetti in positivo. Al posto di rispondere alla domanda "Come stai" con un "non male..", rispondi "sto´ bene!". Evitare di inserire il "non" ci permette di urare parole precise e dettagliate che ci permettono poi di sentirci meglio e bene. Il nostro subconscio comprende solo il positivo. La negazione  e´ una invenzione nostra, del nostro linguaggio, che per il nostro subconscio e´ impossibile comprendere. 

Non ci credi?  Se ti dico "NON pensare ad un elefante rosa che vola", a cosa pensi? 

E´ chiaro che se dici "non sto´male" quello che passa e´ "sto´ male" e siccome il nostro inconscio ci vuole bene fara´ di tutto per portarci dove il nostro Focus e´diretto, ovvero sullo stare male. Ci sono poi giorni in cui stai male, o meno bene, ed e´ proprio in quei giorni in cui il dialogo interno positivo e´ ancora piu´f ondamentale. Cerca di volerti bene, cerca di motivarti, di dirti qualcosa di positivo. In quei giorni la domanda da farsi e´ "Come posso sentirmi meglio?" 

Il principio della ripetizione e´ un principio che funziona, usato da millenni dalle religioni, dai politici dei tempi passati, usato ed abusato dalla pubblicita´ e dai politici dei nostri tempi (che sanno benissimo che mentire spudoratamente permette di rendere una menzogna una verita´ accettata). Proprio nei giorni in cui stai male, ditti  e ripetiti qualcosa che sia positivo e che ti tiri su´ di morale e ti dia energia. E nei giorni in cui stai bene, ricalcaci sopra.

Per ottenere risultati e raggiungere i nostri obiettivi ci vuole anche tanto altro, il pensiero positivo rimane comunque la base fondamentale: ci aiuta a focalizzarci sul nostro obiettivo e ci riempie di energia.´ 

VIDEO: IL PENSIERO POSITIVO

Daniele Biffi

Personal Trainer & Mental Coach

runfast@fastandfit.info  

Commenti? | Feb 22, 2018

Cosa fa´di un Atleta un Atleta "vincente"?

Posted by linfordbif in Training

Sin da Ragazzino mi sono sempre chiesto come potessi migliorare me stesso ed osservavo le persone chiedendomi come mai ci siano persone di successo mentre altre collezionino insuccessi.

Perche´ e che caratteristiche hanno queste persone? Cosa rende possibile raggiungere gli obiettivi prefissati per alcune persone e perche´ invece gli obiettivi per altri rimangono sogni irraggiungibili? Cosa fanno persone piene di energia e felici per essere tali, Come posso stare bene e come posso controllare le mie emozioni,la mia salute, la mia vitalita´ ed energia, come posso prendere il controllo della mia vita e migliorarla? La mia continua ricerca al mio benessere fisico mi hanno portato a ricercare continuamente metodi per migliorare il mio corpo, la mia mente, la comunicazione, alla ricerca continua sulla alimentazione, psicologia, metodi di allenamento, ultimamente PNL fino conseguire la certificazione come Mental Coach. 

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Cosa fa´di un Atleta un Atleta "vincente" o al contrario un cosa fa´di un Atleta, seppur di talento ed atleticamente preparato, un "perdente"? Lo  si vede spesso in pista dove spesso Atleti seppur  preparati e piu´forti degli avversari in gara vengon ´sconfitti. E´Solo questione di una  giornata no o e´lo stato mentale che fa´la differenza?

Come mai ci sono Atleti che seppur potenzialmente forti non hanno saputo concretizzare una medaglia o magari una vittoria importante nonostante il loro talento ed i loro sforzi? La risposta e´spesso una mancata preparazione mentale. Sono molti gli Atleti che per quanto capaci e dotati di un talento naturale e ben preparati fisicamente, seppur favoriti al momento di una competizione son incapaci di competere, di concentrarsi sulla gara e su cio´che si apprestano a compiere.
 
Esser capaci di gestire la tensione pre-gara, il pubblico e´fondamentale per il buon andamento della Performance. 

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La mente gioca un ruolo fondamentale nelle competizionicome anche  in allenamento. Facilmente sarai anche d´accordo con me ma ti starai chiedendo cosa puoi fare per prepararti mentalmente e se puoi allenare la mente? La buona notizia e´che si, la mente si puo´allenare esattamente come si puo´allenare il fisico.  Per allenare la mente puoi farlo tu stesso da solo ed il consiglio mio e´quello di comprarti dei buoni testi di psicologia sportiva o di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) o di affidarti ad un buon Mental Coach Sportivo.

Il mental coach sportivo si focalizza ad allenere la mente al fine di ottimizzare gli sforzi ed i risultati e sopratutto a tirar fuori il meglio di te stesso e di quel potenziale insito in noi, di cui spesso non ne siamo neppure a conoscenza.
 
E´ proprio la mente che spesso e´l’ago della bilancia in grado di determinare il successo o l’insuccesso di una prestazione.

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Corpo, mente ed emozioni sono parti indissolubilmente legate: è per questo che allenare solo il fisico e la tecnica e´ insufficiente per raggiungere il vero benessere personale e l’eccellenza, anche la mente va´presa in considerazione ed allenata.



Attraverso il mental coach gli atleti possono migliorare nettamente le performance grazie ad opportuni modelli mentali appresi attraverso esercizi specifici che permettono di migliorare concentrazione,  autostima e focus sull’obiettivo da raggiungere.


Gli obiettivi di un mental coach sportivo sono 
  • stabilire traguardi realizzabili e stimolanti;
  • sviluppare un senso di fiducia, consapevolezza e coraggio nelle proprie capacità;
  • creare strategie che aumentino il livello di concentrazione in gara
  • imparare a gestire situazioni e la tensione emotiva in gara ed in allenamento
  • imparare a gestire eventuali pressioni nell’ambiente lavorativo;
  • essere in grado di gestire sia le sconfitte che le  vittorie;
  • raggiungere prestazioni eccellenti ed ottime performance ;
  • maturare una mentalita´vincente.  

Allenamento (capacita´tecniche e fisiche, talento ed impegno) + risorse mentali
(fisiologia, Focus mentale, dialogo interiore e gestione dello stress ) = Risultati

 

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Attraverso il Mental Coaching puoi ottimizzare i risultati, migliorare le tue performance e la tua vita. Il Mental Coaching Sportivo e´un valido sostegno perche´aiuta ad avere l´atteggiamento mentale ottimale al fine di sfruttare al meglio le proprie energie fisiche e mentali ed insegna a superare eventuali blocchi mentali, a gestire le emozioni, ad ottimizzare il tempo in allenamento, e a concretizzare in gara il lavoro svolto in allenamento.

La forza fisica e´nulla senza un buon controllo mentale.

 

Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach

runfast@fastandfit.info  

Commenti? | Feb 20, 2018

Elisa Tempestini: Non ho mai mollato sono 25 anni che faccio sport

Posted by linfordbif in Training

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Lo sport di resistenza come metodo per affrontare le fatiche di tutti i giorni. Ultramaratone ed ultratrail, esperienze ed emozioni raccontate da Sonia Lutterotti e Roldano Marzorati, Ospite della serata Matteo Simone, psicoterapetuta e psicologo dello sport.

Venerdì 12 febbraio alle 20.30 ad Arco (TN), Palazzo Panni, con il patrocinio del Comune di Arco, Assessorato allo Sport. In questo sport di lunga durata, lunghe distanze, bisogna essere pazienti, avere un approccio meditativo e considerare che le crisi, come gli infortuni, come arrivano così se ne vanno, quindi bisogna essere cauti e sereni.

Lo sport prolungato prevede delle strategie mentali che ti permettano di non abbandonare la gara anzitempo, riesci a mettere in atto dei meccanismi mentali che ti riportano al qui e ora e al momento presente a correre, a stare sveglio o a distrarti per avanzare con i metri e i chilometri e a trascorrere tanto tempo in piedi facendo sport osservando, facendo attenzione, alimentandoti ed avendo comunque un approccio medidativo.

Con la pratica delle Ultramaratone e dell’Ultratrail si sviluppa Resilienza ed autoefficacia,  concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per non arrendersi mai e per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo.

Gli atleti vanno alla ricerca di sensazioni positive e di benessere ed alla ricerca della sfida, per verificare quanto si è capaci a perpetrare uno sforzo nel tempo.

Gli atleti considerano l’importanza del fattore mentale, affermando che non basta solamente l’allenamento fisico ma è opportuno sviluppare anche aspetti mentali quali la caparbietà, la tenacia, la determinazione e questi aspetti poi saranno utile anche per la vita quotidiana, infatti permetteranno di saper gestire ed affrontare determinate situazioni considerate difficili.

Per quanto riguarda le ultramaratone gli atleti sperimentano sicurezza nel riuscire a portare a termine tali competizioni estenuanti, inoltre sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisione, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri ma prima di tutto da se stessi, si scopre di possedere capacità insospettate, e questo serve da insegnamento anche nella vita oltre che dallo sport, si impara a superare qualsiasi ostacolo, a comprendere che per ogni problema c’è almeno una soluzione e che è possibile trovare tale soluzione che ti porterà al traguardo finale a superare gli imprevisti le sofferenze che comunque diventano passeggere. Ecco perché queste persone non si fermano mai, più corrono e più sperimentano, più sperimentano più si emozionano, più si emozionano e più si sentono vivi, sentono che la loro vita ha un senso per loro anche se gli altri li giudicano matti da legare, o suicidi o masochisti, ma per loro l’essenza della vita è sperimentare le proprie capacità personali, misurarsi con l’impossibile, l’incerto, sfide continue per conoscere se stessi, per entrare dentro se stessi e fare un viaggio interiore alla ricerca di se stessi e delle proprie possibilità, capacità di affrontare e ritornare sempre a rialzarsi quando si casca, ci si infortuna.

L’ultramaratoneta ha scoperto che volendo, si può far tutto, che la passione è un motore potente che riesce a mobilitare le energie occorrenti per portare a termine qualsiasi impresa con qualsiasi condizione, è una sorta di adattamento graduale che ti permette gradualmente di incrementare l’autoefficacia personale e sviluppare la resilienza che ti permette di andare avanti e non fermati per imprevisti o crisi ma avere la capacità di gestire momento per momento con tutte le proprie risorse, capacità personali scoperte nel corso di precedenti competizioni e situazioni.

La passione e la pratica dell’ultramaratona permette di conoscere e scoprire delle risorse interne che in situazioni ordinarie sono insospettabili. L’adattamento graduale a situazioni di estremo stress psicofisico permettono di esprimere delle caratteristiche che hanno a che fare con la tenacia, la determinazione, la resilienza, che accrescono la forza mentale per andare avanti, per raggiungere un obiettivo prefissato, per superare eventuali crisi lungo il duro percorso.

Ecco perché queste persone non si fermano mai, più corrono e più sperimentano, più sperimentano più si emozionano, più si emozionano e più si sentono vivi, sentono che la loro vita ha un senso per loro anche se gli altri li giudicano matti da legare, o suicidi o masochisti, ma per loro l’essenza della vita è sperimentare le proprie capacità personali, misurarsi con l’impossibile, l’incerto, sfide continue per conoscere se stessi, per entrare dentro se stessi e fare un viaggio interiore alla ricerca di se stessi e delle proprie possibilità, capacità di affrontare e ritornare sempre a rialzarsi quando si casca, ci si infortuna.

L’ultramaratona ti permette di allontanarti fisicamente e mentalmente dall’ordinario, dal routinario, dal normale, ti permette di stare tanto tempo con te stesso pemettendoti di conoscerti a fondo, è una sorta di rifugio interiore ed allo stesso tempo una sorta di autoterapia. Scendi all’interno di te stesso, fai un viaggio interno che ti permette poi quando rimetti i piedi sulla terra e ti confronti con gli altri di sperimentare una sicurezza personale ed una sicurezza in te stesso rispetto a quello che sei e quello che fai senza badare ad eventuali giudizi altrui.

Commenti? | Feb 07, 2018

13 CONSIGLI PER DIMAGRIRE

Posted by linfordbif in Training
 
13 CONSIGLI PER DIMAGRIRE
 
Vediamo 13 consigli efficaci per dimagrire, ideali per chi vuole perdere peso come anche per gli Atleti che voglion mantenere il Peso forma o raggiungerlo.

  1. Smettere di mangiare prima di essere sazi, il segnale di sazieta´ arriva un 5´-10´ minuti dopo, quindi quando ci sentiamo sazi in realta´ siamo gia´ sazi da tempo.
  2. Correre e fare Sport per bruciare calorie prediligendo lavori aerobici, quindi lavori costanti e protratti nel tempo (Jogging, Bicicletta, Nuoto)
  3. Prima del tuo pasto, mangiare buccie di arance. Nelle bucce di arancia sono presenti le "pectine", molecole che hann la particolarita´ di assorbire l´acqua. Molecole che poi vengono liofilizzate ed usate dall´industria farmaceutica per fare pillole dimagranti. Se mangi le bucce d´arancia hai lo stesso effetto e risparmi.
  4. Fare digiuno intermittente, quindi quotidianamente avere almeno 14 ore in cui digiuniamo. Ad esempio fare l´ultimo pasto alle 18 e colazione alle 8.
  5. Prima del pasto sgranocchiare frutta o verdura che necessiti una masticazione protratta come carote, sedano, mele.
  6. Prediligere farine integrali.
  7. Evitare l´alcol, che fornisce solo e tante calorie vuote.
  8. Evita, per lo meno cerca di ridurre il piu´ possibile, lo zucchero.
  9. Evita, per lo meno cerca di ridurre il piu´ possibile, il sale.
  10. Evita il fast Food come Mc Donald, Burger King e Simili. Quello non e´ cibo, e´ spazzatura.
  11. Evita le patatine, che e´ l´alimento che piu´ di tutti fa´ ingrassare.
  12. Mangiare tanta frutta e verdura, che oltre a farci bene hanno anche poche calorie
  13. Evitare tutto cio´che sia inscatolato che solitamente contiene zucchero, sale, gluitamato. Oltre a farci male sono sempre alimenti ipercalorici.
Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
http://www.fastandfit.info/
runfast@fastandfit.info
Commenti? | Feb 06, 2018

E’ sempre il momento per iniziare, non aspettare il momento migliore- Matteo Simone

Posted by linfordbif in Training

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ORA è il momento per salire sul treno dell’attività fisica, è sempre il momento per iniziare, non aspettare il momento migliore. Sport è anche solidarietà, inclusione, integrazione, consapevolezza corporea dei propri limiti, osare senza esagerare, lo sport che dà ma a volte toglie, lo sport come rete sociale, fidarsi è affidarsi.

Costruisci una meta, obiettivo, risultato iniziando a piccoli passi, con piccoli movimenti, sperimentando e iniziando a utilizzare risorse personali, man mano sentirai crescere la passione, l’entusiasmo e svilupperai più consapevolezza corporea e dei propri mezzi, avrai più fiducia di te e delle tue possibilità e potenzialità, lo sport incrementa autoefficacia, supererai momenti difficili fatti di demotivazione, infortuni, sconfitte ma riuscirai a essere più resiliente nello sport e nella vita, incontrerai persone, culture, mondi e condividerai gioie e fatiche.

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.

https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991

La “Carta di Toronto” del 2010 sottolinea l’importanza dell’attività fisica specificando che: “promuove il benessere, la salute fisica e mentale, previene le malattie, migliora le relazioni sociali e la qualità della vita, produce benefici economici e contribuisce alla sostenibilità ambientale”.

La Carta “invita tutti i paesi, le regioni e le comunità a sollecitare un maggiore impegno politico e sociale per valorizzare l’importanza dell’attività fisica e migliorare la salute di tutti”.

Now We Move è una campagna europea, organizzata da ISCA (International Sport and Culture Association) in collaborazione con ECF (European Cyclists’ Federation) che punta a combattere la sedentarietà che affligge il nostro continente.

La visione generale della campagna NowWeMove è quella di raggiungere 100.000 cittadini europei in più attivi entro il 2020.

La campagna è costruita su tre pilastri: 1. AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA sui benefici dello sport e dell’attività fisica tra gli Europei. 2. FAVORIRE una più ampia partecipazione alla pratica sportiva. 3. AUMENTARE le opportunità di accesso all’attività sportiva sviluppando nuove iniziative.

Importante è anche motivare le persone a prendere in considerazione un minimo cambiamento nel proprio stile di vita, nelle proprie abitudini ad iniziare nel porre l’attenzione in quello che si fa, a come lo si fa, con quale modalità, con quale frequenza, con quale intensità in modo da rendersene pienamente consapevoli e decidere se è veramente quello che si vuole o è qualcosa che si fa per mera abitudine, quasi per pigrizia.

Nella vita si fanno delle scelte, molti preferiscono poltrire o restare in una zona di estremo confort per non rischiare un giudizio, una brutta figura, altri per sentirsi vivi devono sentire il proprio corpo, le proprie sensazioni corporee, il cuore che palpita, il respiro affannoso, il sudore colare da proprio corpo, il senso di fame, sete, freddo, caldo, c’è tanto bisogno di sentire.

Molti atleti sperimentano amore e felicità nella corsa e quindi più corrono e più sono felici per esempio Valentina Spano: “Sono una persona che ama correre alla follia, l’ultramaratona è solo il mezzo per raggiungere la felicità. L’ultramaratoneta secondo me dimentica l’orologio, non pensa più i km uno ad uno. L’ultramaratona È un modo per prolungare la gioia della corsa.”

Per approfondimenti è possibile consultare il libro “Ultramaratoneti e gare estreme“, Prospettiva Editrice. Collana: Sport & Benessere, 2016. EAN: 9788874189441.

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Correte con noi in Kenya a ITEN

Un viaggio unico di corsa, benessere, cultura e tradizioni nel cuore degli altipiani del Kenya

I running camp in Kenya con partenza esclusiva dall’Italia organizzati dall’azienda di Aosta T.T.S.srl (Territorio Turismo Sport), in collaborazione con l’associazione sportiva Runningzen di Ignazio Antonacci e con Matteo Simone, psicologo dello Sport, vi offrono due settimane di sport, benessere, avventura, cultura e tradizione nel cuore del Kenya.

L’iniziativa è rivolta a runners di tutti i livelli, principianti, amatori e professionisti. Ognuno avrà la possibilità di allenarsi rispettando i propri ritmi e i propri eventuali programmi di allenamento. Sarete sempre guidati e accompagnati nel corso delle vostre uscite da pacers kenyani che vi guideranno ogni giorno sui infiniti percorsi di terra battuta nei dintorni della località di Iten, la leggendaria Home of Champions che da anni ormai accoglie atleti professionisti e runners da tutto il mondo.

La location che è stata attentamente selezionata per accogliere i partecipanti è la bella e ben attrezzata struttura dell’High Altitude Training Centre di Iten, fondata da Lornah Kiplagat.

Oltre al soggiorno in pensione completa, l’HATC mette a disposizione dei proprio ospiti l’uso gratuito della piscina, della palestra, della sauna e della pista privata in tartan a 2,5km dal centro.

Presso l’HATC si terranno anche tutte le attività complementari alle sessioni di allenamento di corsa, ossia sessioni di potenziamento, mobilità articolare, addominali, ecc condotte da allenatori professionisti locali.

Nel corso del running camp importanti appuntamenti saranno anche i seminari teorici, durante i quali si affronteranno non solo temi legati alle metodologie di allenamento e al confronto tra i metodi adottati in Kenya piuttosto che nei paesi occidentali, ma anche argomenti che riguardano maggiormente gli aspetti culturali del popolo dei corridori kenyani, le loro origini, tradizioni, abitudini, aspirazioni per un futuro che consenta loro di emergere e riscattarsi dal contesto di povertà in cui sono nati.

VI ASPETTIAMO…. PARTITE CON NOI !!!

MARZO 2018: 13 notti dal 16/03 al 29/03

The Heart of Kenyan Running con lo Psicologo dello Sport Matteo Simone!

Soggiorno in pensione completa presso l’HATC (High Altitude Training Centre) di ITEN (Kenya)

Partenza dall’Italia giovedì 15/03, arrivo ad Iten venerdì 16/03, soggiorno da 13 notti fino al 29/03, partenza da Iten il 29/03 e rientro in Italia il 30/03

GIUGNO 2018: 13 notti dal 23/06 al 06/07

The Heart of Kenyan Running con il gruppo Runningzen di Ignazio Antonacci!

Matteo SIMONE

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo

https://www.ibs.it/ultramaratoneta-analisi-interminabile-libro-vari/e/9788898615872

Commenti? | Feb 03, 2018

Juan Pablo: Correrò la Panamerican highway dall’ Alaska a Ushuaia

Posted by linfordbif in Training


Juan è un amante del quasi impossibile, dove c’è da sfidare se stesso c’è lui stesso integro per affrontare al meglio le circostanze e tutto ciò che comporta lo sport prolungato. Tra i suoi obiettivi mi aveva già accennato del suo progetto benefico di raccolta fondi correndo la Panamerican highway dall’ Alaska (USA) a Ushuaia (Argentina) a partire dal 1 gennaio 2019. https://gogetfunding.com/panamerican-route-by-running/

Quali sono i sogni da realizzare? “Dedicarmi alla mia passione al 200%, senza dover lavorare ogni giorno per poter permettermi di correre ed allenarmi. Correrò la Panamerican highway dall’ Alaska (USA) a Ushuaia (Argentina). A partire dal 1 gennaio 2019. Il percorso inizia in Prudhoe Bay, Alaska e finisce a Ushuaia, in Argentina. L’intera traccia sarà pubblicata presto ma attraverserà i seguenti paesi (USA, Canada, Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perù, Cile e Argentina). Sto cercando uno o vari sponsor per supportarmi con la logistica e tutto il materiale necessario per questa avventura. Una volta che avrò il supporto necessario e che avrò iniziato, l’idea è quella di trovare donatori (aziende o privati) e raccogliere fondi per charity. (1 USD per ogni km corso).”
Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Da piccolo giocavo a pallavolo e pallacanestro per 2 club diversi. Ero in Argentina e un giorno a 16 anni ho conosciuto un allenatore d’atletica Cubano, Miguel Angel Justiz. In quel momento lasciai pallavolo e pallacanestro e mi sono dedicato soltanto all’atletica leggera 400metri. L’ho fatto per 2 anni e da quel momento ho sempre fatto qualcosa: Palestra, Alpinismo, Tennis, Body Building, Crossfit. Soltanto lo scorso giugno (2016) e senza allenamento ho corso la mia prima 100 km. Vitosha 100. In Sofia, Bulgaria. Da quel momento è diventata una droga. Ad un certo punto sono riuscito a correre un ultra di 141 km ed il weekend successivo un’altra di 86 km, per certi atleti questo sarebbe una follia.”

Juan Pablo: Correrò la Panamerican highway dall’ Alaska a Ushuaia


A volte si nasce predisposti per lo sport, lo sport diventa nutrimento, un bisogno primario.
Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o performance? “Penso che prima di tutto il fattore mentale. La decisione di voler fare quello che mi piaceva. Correre e allo stesso tempo farlo in un ambiente montano. Due passioni che sono state il mio motore. Poi occorre aggiungere la forza di volontà. Credo d’essere molto rigido con me stesso e penso che anche questo abbia contribuito ai migliori risultati. L’allenamento e la nutrizione li metterei subito dopo in un secondo scalino. Alla fine se un giorno nevica o piove tantissimo e ti devi alzare alle 6 per andare a correre 20km lo puoi fare soltanto se veramente lo vuoi fare. Non ci sono scuse o grigi secondo me.”

Le chiavi del benessere e del successo sono mentali, fisici e nutrizionali. Importante la passione e la motivazione che ti spingono ad allenarti in qualsiasi condizioni, anche avverse.
Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o performance? “Direi che in un 70% io e poi il restante 30% gli allenatori che ho avuto. Loro ti possono insegnare la tecnica, mostrarti gli errori e dirti che tipo di allenamento fare ma alla fine, secondo me, siamo sempre noi che contribuiamo in maggior misura.”

Il benessere e la performance dipende in maggior misura da noi stessi ma da soli non si va da nessuna parte è importante circondarsi di persone competenti e professionali che ti aiutano.
Qual è una esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Quella appena raccontata. Insisto nel credere che tutto dipende da noi stessi. Se nella vita c’è qualcosa che non riesci ad avere, secondo me, e perchè non l’hai voluta abbastanza. Altrimenti saresti riuscito ad averla.”

Se vuoi puoi, più riesci ad alzare l’asticella e più acquisti autoefficacia e sicurezza.
Cosa pensano i famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Un po’ si sono abituati diciamo, ma all’inizio quando leggevano le distanze e i dislivelli s’impaurivano un po’ e mi chiedevano: “ma cosa mangerai e dove dormirai?” “per maltempo la sospendono?”. Penso che ognuno conosce i suoi limiti e anche se devo ammettere che più di una volta mi sono iscritto a gare dove non ero al 100 per cento, se mi metto nei panni dei miei famigliari ed amici penso che sia una reazione normale.”
Ti va di descrivere un episodio divertente della tua attività sportiva? “Durante la Persenk Ultra (160km e 7500metri di dislivello), mi trovavo in un tratto della gara con un altro corridore e durante la seconda notte ho iniziato ad addormentarmi mentre camminavo. Ho perfino avuto delle allucinazioni dove vedevo le sagome degli alberi come se fossero degli animali selvaggi e a volte le immaginavo come dei palazzi in una grande città. Ero consapevole che si trattavano d’allucinazioni dovute alla stanchezza e a non aver dormito e per periodi brevi di tempo chiudevo gli occhi oppure dicevo qualche frase senza senso. Ad un certo punto dico all’altro corridore: – Martin, la banca apre alle 8 domattina! – Cosa? – Che la banca apre alle 8 domattina, non mi avevi chiesto a che ora apriva la banca? – No! ma stai bene? Mi devo preoccupare? Gli ho spiegato che era una cosa normale, che stavo bene ma solo stanco e ci siamo messi a ridere.”

Importante condividere gioie e dolori, soprattutto quando si è immersi nella natura al buio con deprivazione del sonno, l’umorismo aiuta ad andare avanti ed è una fonte di resilienza.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Che sono più testardo di quel che credevo. D’essere molto determinato. Se voglio una cosa non mollo mai finché la raggiungo.”
Quali capacità hai dimostrato di possedere? “La determinazione e la volontà nel voler raggiungere i miei obiettivi. In una gara sempre do il massimo provando ad anticipare eventuali contrattempi, clima, fame, voglia di andare in bagno, qualunque minimo dettaglio. Più pianificata ed organizzata è la tua gara meno problemi troverai durante. Ovviamente ci sono sempre degli imprevisti.”
Che significa per te partecipare ad una gara? “Mettermi alla prova con altri corridori. All’inizio lo facevo per acquisire esperienza, volevo solo finire la gara anche 5 minuti prima del cut off limit. Poi quando inizi ad allenarti seriamente e quello che fai non è più un hobby le tue esigenze cambiano. Vuoi abbassare i tempi delle edizioni precedenti e ti passa anche per la testa la possibilità di stare anche nel podio. La parte più dura sono gli allenamenti. La gara è il momento dove dai il massimo e provi in un certo modo a giustificare i tuoi allenamenti ed entra tanto in gioco anche la testa. E’ fondamentale essere preparato psichicamente prima e durante la gara. Questo se parliamo dal punto di vista competitivo di una gara. Poi in una gara ci sono anche tantissime altre cose, le bellissime persone che trovi durante, altri corridori, i volontari, i paesaggi, il pubblico.”

La gara non è fatta solo di competizione ma di opportunità di incontri con persone e paesaggi.
Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle gare? “Sì. Nella gara Tryavna Ultra (dolori e ferite ai piedi) e Persenk Ultra (allucinazioni e mi addormentavo mentre camminavo). Se ci penso adesso a freddo potrei arrivare a credere che sia stata una follia ma per come sono fatto lo rifarei ancora.”
Quali sono le sensazioni che sperimenti: pregara, in gara, post gara? “Pregara: una roba proprio da maniaci. Già prima di dirigermi all’aeroporto controllo più di una volta se mi sto dimenticando qualcosa: vaselina, cerotti, bastoncini, bandane, ecc. La notte precedente normalmente preparo tutto sul letto, separo le cose e pianifico gli orari in cui dovrò mangiare i gel o le barrette. Faccio anche un pronostico anche di dove dovrei trovarmi ad una certa ora se tutto va come pianificato. Adesso non è più come all’inizio dove l’unica sensazione pregara era “ce la farò a finire?” In Gara: durante la gara provo sempre a seguire quanto pianificato. Non sempre va come pianificato ma di solito va bene. Impari qualcosa di nuovo in ogni gara. Credo che le sensazioni si facciano vedere negli ultimi 15 km della gara, dove inizi ad immaginare che ormai è quasi fatta anche se mi è successo di pensarla così dopo aver corso 120km in una gara di 160km. Gli ultimi km sono i più duri. Post Gara: subito dopo la gara ho una specie d’euforia. Ormai è fatta. A volte piango dall’emozione. Il perché non lo so. Forse mi metto a pensare al percorso trascorso durante la gara e non solo, agli allenamenti, alle cose che rinuncio scegliendo quello che faccio, ecc. Comunque è una sensazione unica e molto personale anche se potrebbe sembrare “denominatore comune” tra gli atleti.”

La gara fa sperimentare tante sensazioni ed emozioni, si passano tante fasi ed alla fine è bello uscirne integri e riflettere sull’accaduto e sull’intera preparazione per l’obiettivo portato a termine.
Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Penso che le difficoltà maggiori in una gara in montagna siano gli imprevisti. Personalmente faccio attenzione quasi ad ogni passo che faccio. E non mi riferisco soltanto nei passaggi esposti e/o tecnici. Ogni passo, basta torcersi una caviglia e sei fuori e non soltanto dalla gara. Fuori anche per qualche mese. Questo riguardo i fattori concernenti la persona. Riguardo i fattori esterni come il clima e gli animali selvaggi si possono prendere alcune precauzioni ma comunque c’è sempre un fattore di rischio.”
Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Condizioni fisiche soltanto in un periodo in cui ero in overtraining. L’alimentazione compie un ruolo importantissimo. Condizioni ambientali, direi il ghiaccio se non hai i ramponi. La neve e la sabbia sono “fattori ambientali” duri anche durante un semplice allenamento.”
Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Mollare al momento niente. Se mi sento troppo stanco a livello muscolare decido di riposarmi quel giorno per essere al 100% nell’allenamento del giorno successivo. Cosa mi fa continuare? la voglia di esplorare nuovi posti facendo quello che é la mia passione, la corsa in montagna.”

Importante il fattore autoprotezione e coccole che comprende il riposo, i recuperi, i massaggi.
Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Sempre “parlando” con me stesso. Le decisioni le prendo dopo che ho analizzato i pro e i contro. Posso sbagliarmi ma è la mia decisione. Mi fido pienamente di me stesso. Ho avuto dei dolori, ho perso tutte le unghie dei piedi, sono caduto tantissime volte durante alcune discese ma per fortuna non ho mai avuto degli infortuni.”
Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Il messaggio che darei è quello di frequentare il più possibile la natura. Allontanarsi dalla città nei weekend con la famiglia e fare una escursione in montagna, lasciando orologi e telefonini in macchina, dormendo in tende durante il weekend e avvicinando i ragazzi allo sport in una maniera diciamo “motoria” correndo con il cane per prendere una palla, arrampicando un albero, ascoltando i rumori della natura.”

Meno tecnologie, meno virtual social e più esperienza diretta è la palestra della vita.
C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “No, mai. Qualcuno mi ha suggerito cosa prendere ma mi sono rifiutato. Nel breve periodo in cui ho fatto bodybuilding, prendevo la Creatina, la glutammina, aminoacidi BCAA, vitamine e proteine, ma non sono mai andato oltre. 1) Non lo vedo come una cosa corretta nei miei confronti e neanche nei confronti degli altri. 2) Non giustifico il fatto di prendere una cosa che è vietata per fare meglio di qualcun altro, con quale obiettivo? Un podio, un primo posto, qualche soldo? No! 3) Se devo ricorrere a quello per raggiungere un obiettivo non sono più io quello che lo sta raggiungendo.”

Raggiungere gli obiettivi con accurata programmazione che prevede fatica, impegno, determinazione ed integrazione alimentare corretta è sempre preferibile al doping.
Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Prima di tutto il discorso morale. Lo sport competitivo ti spinge a certi limiti e anche a voler vincere. Ma vincere col doping non è vincere, è far finta di vincere. Dopo che fa male e anche se hai lo scienziato dietro che ti dà anche l’antidoto per non farti scoprire sono sempre robe che entrano nel tuo corpo.”

Vero, il doping è diventato il cancro dello sport, quanto meno te lo aspetti anche persone più insospettabili ne fanno uso, ho scritto un libro dal titolo Doping il cancro dello sport http://edizionifs.com/shop/doping/
Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? “Questo penso che sia un discorso molto personale. Uno che é andato sempre dallo psicologo e che ne ha tratto giovamento può essergli d’aiuto. Nel mio caso personale non penso che possa essermi d’aiuto. So bene perché faccio questo sport e quali sono le mie motivazioni. Nei momenti di crisi ho sempre trovato delle soluzioni con me stesso ma ripeto è un discorso molto personale e lungo da descrivere in poche righe.”

Contattando diversi atleti mi è capitato di conoscere alcuni super sportivi che definisco quasi cannibali di sport, di alcuni di essi ne parlo nel mio libro “Ultramaratoneti e gare estreme”.
https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

Commenti? | Jan 31, 2018

COSA NON MANGIARE PER CORRERE VELOCE? 6 ALIMENTI DA EVITARE

Posted by linfordbif in Training
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Se e´ vero che nella nostra alimentazione e´  bene tener conto di cio´ che sia meglio assumere, e´ cosa forse ancor piu´ importante capire cosa sia meglio evitare (o almeno ridurre ai minimi termini).

Se vogliamo correre veloce e stare bene, i principali alimenti che dobbiamo evitare sono 6:

Zucchero, Sale, Farina bianca, Latte e latticini, gli insaccati e l´Alcol.

Per zucchero intendiamo lo zucchero raffinato, quello bianco del bancone del bar. Di zucchero ne abbiamo bisogno e anche tanto sopratutto per alimentare il nostro cervello, zucchero che troviamo nella frutta, nella verdura e nei cereali. 
 
Lo zucchero presente naturalmente nella frutta (fruttosio) come altri zuccheri, ci fanno anche bene ed hanno effetti molto diversi sul nostro organismo. Lo zucchero raffinato, come  anche tutti gli zuccheri artificiali, hanno effetti nefasti ed il loro consumo va´ assolutamente limitato ai minimi termini. Quello da evitare e´ appunto lo zucchero raffinato. Anche diverse "alternative" come Miele, Melassa sono sempre da vedere come zucchero in quanto sempre di zucchero si tratta. La cosa importante e´ ridurre la voglia di dolce, bastan 2 settimane in cui togliamo o diminuiamo drasticamente l´uso del dolce per in primis sentirne i benefici fisici, in socondo luogo il nostro palato si abitua relativamente in fretta e scopriremo il vero gusto del caffe capendo che quello che pensavamo fosse prima sapore di caffe´ era in effetti zucchero.

Assolutamente da evitare sono le bevande zuccherate come cola, fanta, ed anche isotonici, energetici che solitamente sono piene di zucchero ( oltre che di altre sostanze nocive). L´acqua resta sempre il miglior modo per dissetarsi.

Stessa cosa vale per il sale, meglio evitarlo o ridurlo. Anche qui bastan 2 settimane per ridurre il gusto del salato nel nostro palato ed accorgersi del sapore  vero della insalata. Attenzione a tutti gli alimenti inscatolati ed impacchettati a cui  solitamente viene aggiunta una enorme quantita´ di sale oltre che di glutamato, entrambi deleteri per la nostra salute.

Se vuoi mangiare carni, cerca di prendere una bistecca di un animale che abbia vissuto liberamente e che abbia mangiato cio´ che debba mangiare: la mucca e´ un erbivoro, deve mangiare erba per stare bene. Che mangi soia bio o geneticamente modificata  poco importa, e´ sempre cibo inadatto per lei. Oltretutto anche le carni bio sono piene di medicinali ed antibiotici, certamente agli animali degli allevamenti "Bio" non dovrebbe essere somministrato alcun medicinale se non in casi di necessita´. Il fatto e´che siccome vivono male e mangian cose per loro inadatte si ammalano comuqnue e anche agli animali "BIo" vengon somministrati medicinali ed antibiotici come nei normali allevamenti intensivi. Assolutamente da evitare in quanto deleteri per la nostra salute sono gli insaccati.

Latte e latticini vanno eliminati dalla dieta. Il latte e´un alimento assolutamente inadatto all´uomo, se non chiaramente il latte materno che e´ ben diverso dal latte di mucca, capra o pecora.

La farina bianca anch´essa e´ bene ridurla o ancor meglio eliminarla. La farina bianca e´ un elemento morto, si puo´ tenere in casa per 10 anni che rimane commestibile mentre la farina integrale dopo un mese o due fa´ le farfalline e dopo qualche mese diventa immangiabile. La farina bianca e´ molto ricca di amido e poverissima di fibra e vitamine, 3 ulteriori ottime ragioni per eliminarla. 

L´alcol e´ una droga e come tale va´ visto. A differenza di altri veleni per i quali siamo indifesii, Per smalitire l´alcol abbiamo 3 vie metaboliche nel fegato. L´alcol e´ cosi´ un veleno che per overdose di alcol  si puo´ anche morire dopo essere andati in coma etilico. Se vuoi stare bene e correre veloce e´ meglio evitare l´alcol. La storia del vino che fa´ bene alla circolazione, cavalcata ed usata dall´industria enologica e´ vera, anche perche´  le proprieta´ benefiche del vino derivan dall´uva con cui viene fatto. 

Se mangiamo uva o beviamo succo d´uva trarremmo gli stessi benefici evitando di intossicarci con l´alcol.
 
"Siamo quel che mangiamo", questo dovremmo sempre averlo in mente, sempre se ci teniamo alla nostra salute. 
 
VIDEO: COSA NON MANGIARE PER CORRERE VELOCE: 6 ALIMENTI 
 
 
 
 
Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
http://www.fastandfit.info/
runfast@fastandfit.info 
Commenti? | Jan 24, 2018

Dario Santoro, Maratoneta: Un grande ruolo la mia forza mentale

Posted by linfordbif in Training
Dario Santoro, Maratoneta: Un grande ruolo la mia forza mentale
 
Matteo SIMONE www.psicologiadellosport.net
 
Dario Santoro, atleta di Manfredonia, Campione Nazionale 2015 di Maratona, racconta la sua passione per lo sport rispondendo ad alcune mie domande. Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta?

“A 16 anni con il professore di educazione fisica abbiamo iniziato a fare allenamenti 2 volte a settimana, vincendo il titolo regionale e approdando alle nazionali”. Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano?
“Infortuni, momenti dove le motivazioni vengono meno! Crampi muscolari ho avuto nella ultima maratona, con i quali ho dovuto convivere per 11 km, gli ultimi. Nella corsa il 70% dalla performance è forza mentale!”
   
Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “L’anno 2011 avevo deciso di mollare per via di una forte infiammazione tendinea, un amico fraterno, ex atleta di Manfredonia, Michele Quitadamo mi spronò tantissimo e mi accompagnò per un periodo durante tutti i miei allenamenti!” Dario, nonostante la sua giovane età, non trascura l’aspetto mentale che gli permette di attraversare momenti bui. Crederci sempre, la forza di volontà, l’impegno, la passione, la costanza sono le chiavi del successo.
 
Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “La nascita di mio figlio mi ha fatto scattare quel meccanismo psicologico che si chiama Responsabilità. Da quel momento affronto tutto con più determinazione e impegno!”
 
Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Sicuramente il doping non fa bene, inoltre chi si mette in gioco nello sport lo dovrebbe fare con le proprie forze!” Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Lo sport è il miglior toccasana ed è un’ottima valvola di sfogo”

Ritieni utile lo psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Penso che abbia una grande importanza, su aspetti come la capacità di avere una forte autostima e di guardare le cose con ottimismo, e durante le fasi negative come infortuni oppure periodi dove le motivazioni vengono a mancare!” Quindi sport quale toccasana per il corpo e per la mente.
 
Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera lavorativa? “Purtroppo sono disoccupato, ma se mi troverò avanti ad una scelta simile, darei più importanza al lavoro; purtroppo lo sport non mi dà da vivere. Questo non significa che lascerei lo sport, perché lo sport è vita!” Dario ha le sue priorità, nonostante la sua giovane età ha già una famiglia e la priorità è un lavoro redditizio che comunque non gli precluderebbe la possibilità di continuare sport ad altissimi livelli. Percorrere la maratona significa anche vivere l’esperienza di una giornata di eccessivo caldo oppure una giornata di pioggia, sentire l’acqua addosso, inzupparsi le scarpe nelle pozzanghere, insomma, osservare, sentire, percepire, giocare, tutto questo è anche maratona, come riporto nel libro O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013, p. 124. 2° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Allenamenti sportivi - Psicologia dello sport https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991 Matteo SIMONE Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
Commenti? | Jan 23, 2018

IL FARTLEK

Posted by linfordbif in Training

Immagine in linea con il testo


Il Fartlek e´un metodo di allenamento che e´ stato ideato da un allenatore in Svezia negli anni 30 (Gösta Holmer). L´idea base di questo allenamento e´ associare tratti in cui corriamo a velocita´ sostenuta, ideale a ritmo gara, a tratti in cui rallentiemo il ritmo.

 

La grossa differenza tra il Fartlek e l´Interval Training sta´ proprio nel recupero: nel Farltek il recupero si corre alla velocita´ del medio o del lento, nell´Interval Training nel recupero si corre solitamente molto lentamente e si puo´ anche recuperare da fermi, cosa vietata nel Fartlek.

 

L´dea iniziale ( il Farlek poi ha subito dei cambiamenti ) era proprio di dare liberta´ all´atleta di decidere quando correre veloce, che velocita´  tenere come anche la durata. Si prediligevano terreni misti, quindi con saliscendi, ostacoli in modo da stimolare l´organismo. 


Sopratutto in America si e´ pensato di modificare il concetto di Farltek e limitare la liberta´ dell´Atleta. Nel Fartlek americano infatti prove, distanze, recuperi e ritmi sono decisi dall´allenatore. I tratti corsi a ritmo gara sono solitamente tra i 300 sino ai 1200 metri ed il recupero ( solitamente corso a ritmo del fondo medio) e vanno dai 200 agli 800metri. Dipende sempre cosa vogliamo allenare e dalle caratteristiche dell´atleta.


A seconda della distanza che proepariamo e´bene anche impostare la distanza totale che andiamo a correre:

 

  • Per i 5000m:  Fartlek da 5 KM
  • Per i 10000m:Fartlek da 6 KM
  • Per la Mezza Maratona: Fartlek da 8KM
  • Per la Maratona: Fartlek da 10/12 KM

 


Diciamo che per chi prepara la Maratona il Fartlek e´ un allenamento abbastanza impropriato, si puo´usarlo nei periodi di transizione o all´inizio della preparazione. Il Fartlek e´ perfetto nel GPP, quindi nella preparazione invernale.


Attraverso il Farltek lavoriamo sulla soglia anaerobica, fondamentale se poi vogliamo correre forte in gara.


  • Alleniamo l´apparato cardiocircolatorio ed il "core"
  • Alleniamo l´apparato respiratorio
  • L´Atleta impara a gestirsi
  • L´Alteta impara a cambiare il ritmo
  • L´Atleta impara a sentire il corpo e le sensazioni


Piu´ ci si evolve e si migliora piu´ e´ bene non tanto aumentare il ritmo delle prove che corriamo a ritmo gara che rimangono tali, quanto aumentare il ritmo dei tratti che corriamo nel recupero. Quiindi la discrepanza tra tratti veloci e tratti di recupero sara´ minore ed e´ proprio questo il pregio di questo allenamento che ci permette di lavorare molto bene sulla soglia anaerobica. 


Esempi di Fartlek:


  • 8x4 minuti  con 3 minuti di pausa
  • 10x2 minuti con 2  minuti di pausa
  • 15x1 minuto  con 1 minuto di pausa


Buon allenamento!

 

VIDEO: IL FARTLEK

  

Biffi Daniele

Personal Trainer & Mental Coach 

 FASTANDFIT: CORSA & BENESSERE - FASTANDFIT

Commenti? | Jan 09, 2018

ROGER BANNISTER E LE CREDENZE LIMITANTI COLLETTIVE

Posted by linfordbif in Training

Roger Bannister (archivio FIDAL)


Una delle storie piu´ appassionanti della Atletica Leggera e´ quella del Rekord del Miglio

di Roger Bannister. Approfittiamo di questa storia per parlare di quelle che sono le credenze limitanti, in questo caso le credenze limitanti collettive.


Roger Bannister e´ stato il primo uomo nella storia a correre il miglio sotto i 4´00". Roger riusci il 6 maggio del 1954 correndo in 3´59"4. Quando lo Speaker (Ufficiale del Guinnes dei primati) annuncio´ il risultato, appena disse 23 min..2il pubblico espose, comincio´ ad urlare, applaudire ed abbracciarsi. Il muro, la barriera, la credenza era stata abbattuta.

Il Precedente Rekord resisteva da 9 anni ed era di 4´01"4. La cosa importante da dire su questo Rekord, che ai giorni nostri sembra quasi normale, e´che ai tempi tutti erano convinti che per l´uomo fosse assolutamente impossibile correre il miglio ( 1609,34 m) sotto i 4´00". Sia Atleti, che allenatori, che anche medici. Giravano voci che correre a quelle velocita´per l´uomo sarebbe stato uno sforzo disumano e che il cuore avrebbe rischiato di esplodere. 

Roger al contrario pensava fosse una impresa possibile e pensava che ci sarebbe potuto riuscire anche lui. Per Roger, studente in medicina, pensava che la Cosa piu´importante da allenare fosse la testa. Il suo allenatore tale Sampl, amante di Freud, della forza di volonta, che lui stesso naufrago e sopravvisse 4 ore immerso in acque gelate, gli diceva "dont warry, it´s only pain" (non preoccuparti, e´ solo dolore. 

Quel giorno della gara il meteo sembrava alquanto avverso, giornata uggiosa, fredda, con raffiche di vento e tanta pioggia. Era quasi tentato a non correre, poi preferi´provarci piuttosto che avere rimpianti. Mezz´ora prima della gara smise di piovere ed il vento si calmo´.

Roger si e´ fatto tirare i primi 2 giri da 2 compagni, il terzo giro fu´ tirato da un terzo che sembra passo´ troppo lento. Roger dovette chiudere l´ultimo Giro in 59" cosa che gli permise di abbattere il muro e sgretolare la credenza collettiva. In 9 anni nessun atleta riusci nella impresa. Abbattuta la credenza, solo 2 settimane dopo ci fu´ il secondo a scendere sotto i 4´ e a battere il Rekord di Banister. Nei 2 anni successivi ben 30 atleti corsero sotto i 4´00".

Una credenza e´ una specie di blocco mentale, una forte convinzione. Se sei convinto che per te sia impossibile fare qualcosa, attivi degli automatismi mentali che ti boicottano e ti impediscono di farla, piu´ non ce la farai piu´ ti autoconvinci.

Roger Bannister ci insegna quanto avere obiettivi, quanto conseguirli, quanto essere convinti di riuscire in un impresa ci possa aiutare a realizzare i nostri sogni.

"Non pensare di essere veloce, convinciti di esserlo!".
 
VIDEO: ROGER BANNISTER E LE CREDENZE LIMITANTI
 
 Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
http://www.fastandfit.info/

 

runfast@fastandfit.info  
  
Commenti? | Jan 05, 2018

Filippo Poponesi: Questa gara ha ulteriormente accresciuto la mia autostima

Posted by linfordbif in Training

23561425_10210246187047192_8514630362721483561_nFilippo Poponesi si presenta tra i partenti alla corsa a piedi di 490 km, con partenza a da Atene arrivo a Sparta e ritorno ad Atene (ASA), esperto di corse di lunga distanze e non solo la porta a termine ma arriva primo degli italiani e 5° assoluto.

Lo start dell’ASA c’è stato sabato mattina 18 novembre alle 07.00 (ora italiana 06.00) e Filippo ci ha impiegato quasi 4 giorni, il tempo massimo era di 104 ore. Ora Filippo che giorno per giorno prende sempre più consapevolezza di quello che ha fatto ha risposto ad alcune mie domande che ci permettono di approfondire la conoscenza di questo mondo degli ultrarunner, defiiito bizzarro, masochistico, resiliente, sorprendente e anche divertente.

Ciao, che sapore ti ha lasciato questa gara ASA? Avuto problemi, criticità? “Questa gara ha ulteriormente accresciuto la mia autostima. Ho avuto la conferma che nulla può spaventarmi e che se voglio posso superare i tanti ostacoli che la vita mi pone davanti, se non tutti almeno la maggior parte. E non a caso già in alcune occasioni ho avuto modo di dire a qualcuno: “Sappi che davanti hai una persona che ha percorso a piedi quasi 500 chilometri dormendo un’ora in quattro giorni. Occhio!” Il tutto amplificato dal fatto che di problemi e criticità ce ne sono stati ben pochi, fra cui un’infiammazione al tibiale che mi ha fatto temere di dover camminare per tutto il tragitto di ritorno da Sparta ad Atene e che però pian piano si è affievolita lasciandomi correre per tutto il tratto successivo alla montagna. Pensare lucidamente di dover camminare per 60 ore e non preoccuparsene mi ha fatto capire che mentalmente ero al TOP.”

Cose incredibili, sembra fantascienza, eppure quello che emerge dai racconti di Filippo sono cose assurde ma vere, ritenute impossibili ma fattibili.

Curiosità? “Vera curiosità, che sembrerà forse strano per molti, è che mi sono davvero divertito. Ho scherzato e riso dall’inizio alla fine, quando il primo pensiero che passa nella mente di chi cerca di immaginarsi cosa voglia dire affrontare una gara da 490 km è un mix di fatica, sonno, sofferenza e dolore. Non dico di non aver provato alcuna di queste sensazioni, ma solo in minima parte. Il mio carattere estremamente positivo mi ha aiutato molto.”

Strano ma vero, a volte l’essere positivi ti permette di non sentire la stanchezza, non vedere preoccupazioni, non temere le difficoltà, diventa importantissimo l’approccio mentale sereno e spensierato ma sempre focalizzato sul percorso e sull’obbiettivo di arrivare a destinazione sano e salvo e in buone condizioni per gioire e raccontare tanto vissuto a se stesso e agli altri.

Sorprese? “Beh, per quanto già sapessi di essere un “diesel”, cioè uno che riesce a dare tantissimo alla distanza, la vera sorpresa è stata che a circa 160 chilometri dall’arrivo correvo in salita come se avessi iniziato da pochi minuti. Ero certo di essermi preparato abbastanza bene, dedicando molto tempo anche al riposo nell’ultimo mese prima della gara ed ero altrettanto certo di avere un’ottima forza mentale, ma non mi sarei mai aspettato, dopo 330 km e due volte il superamento del monte Artemisio, di avere tutta quell’energia sulle gambe. Si, devo dire che è stata una bellissima sorpresa.”

Non si finisce mai di sorprendersi per quello che si riesce a fare nonostante tutto, nonostante gli anni passano per esempio, ma in questo tipo di sport di endurance conta molto di più di tutto l’esperienza e la forza mentale.

C’è un alimento particolare che hai assunto in gara? “Un alimento in particolare no, ho mangiato le cose più svariate, in parte fornite ai ristori in parte acquistate prima della gara, fra cui pane e prosciutto, pane con miele e noci, pane con tonno, pane con cioccolata fondente, pane con mozzarella e pomodoro, grissini avvolti con speck e formaggio a fette, pasta, riso, zuppe di verdure, frutta fresca e secca, patatine fritte, pizza e sicuramente altro che non ricordo. In tutto questo pochissimi integratori solidi (barrette e carbogel) e molta acqua e zucchero o acqua e sali minerali per evitare il rischio di crampi. Insomma, di tutto e di più, ovviamente in piccole quantità, assunte principalmente nei momenti in cui si camminava.”

Per chi non comprende questo mondo bizzarro degli ultrarunner può sembrare assurdo mangiare tali pietanze durante una gara sportiva, ma percorrere 490km significa azzerare i serbatori se non si integra adeguatamente, e questo diventa anche un’aspetto fondamentale da allenare.

Quale è stata la sosta maggiore? “Mediamente le soste ai principali check-point sono durate dai 15 minuti alle due ore. All’arrivo a Sparta ho fatto la doccia, mi sono cambiato e mi sono fatto fare un leggero massaggio alle gambe, il tutto durato circa un’ora, se non ricordo male. A Tegea, cioè il primo check-point sulla strada del ritorno dopo la ripartenza da Sparta, ci siamo fermati circa un paio d’ore, una dedicata a curare l’infiammazione al tibiale e le vesciche ed una al sonno, l’unica in tutte le 94 di gara.”

Una gara di 94 ore, una lunga agonia potrebbe sembrare, ma quello che ne viene fuori è un vivere poi di rendita per l’esperienza avuta arricchente e formativa.

Come ti prendi cura di te ora dopo una gara di quasi 4 giorni di corsa? “Nulla di particolare, se non qualche seduta dal fisioterapista per sciogliere le gambe e per far allungare la schiena e assoluto riposo, almeno per le prime due settimane successive alla gara. Era nelle mie intenzioni andare anche un po’ in piscina, ma poi la pigrizia mi ha, ahimè, dissuaso. Mi avrebbe fatto sicuramente bene.”

E’ ammissibile, giustificabile e ben venga la pigrizia e un po’ di ozio dopo una gara di 490km della durata di 94 ore, tante coccole per proteggersi sono necessarie.

Cosa hai raccontato a casa, al lavoro, agli amici dopo la gara? “Più che raccontare è stato un rispondere alle tante domande mosse dalla curiosità di chi non riesce neanche minimamente a pensare cosa voglia dire correre e camminare praticamente ininterrottamente per quasi 500 chilometri dormendo solo poche ore in quattro giorni. E quindi ti trovi a parlare del freddo, della pioggia, del sonno, della lunghezza e ripidità della montagna, delle vesciche, di quante volte hai cambiato scarpe maglia e pantaloni, di cosa hai mangiato e di quanti litri di liquidi ti sei bevuto, di dove hai fatto i bisogni (domanda stranamente molto ricorrente), ma soprattutto “A cosa si pensa mentre si corre e cammina per 94 ore?”, a testimonianza che la mente rimane sempre l’oggetto misterioso di questo nostro corpo umano. In pratica come fare un terzo grado ad alieno per scoprire cosa c’è su Marte.”

Vero, concordo e posso immaginare, io che un po’ sperimento ma in misura ridotta e un po’ che seguo questi marziani non mi sorprendo più di niente e comprendo gli uni e gli altri gli ultrarunner che nonostante tutto speriementao benessere e i non addetti ai lavori che restano increduli e sbalorditi a sentire certe storie strane di extraterrestri.

In quali circostanze hai dimostrato l’importanza del potere della mente? “Quando ho temuto di dover camminare da Sparta ad Atene, cioè almeno 60 ore. In quel momento, se non fossi stato mentalmente forte probabilmente avrei anche potuto pensare di fermarmi, ma così non è stato. Mentalmente ero al TOP.”

Mentalmente ero al top dice Filippo, è vero si sperimenta gradualmente la possibilità di continuare nonostante tutto, se per la maratona c’è il muro dei 35 km, alla 100 km ti accorgi che a volte già al 40° km ci può essere il muro ma fai finta di niente e vai avanti aspettando nuove e rinnovate energie e così per gare di 94 ore se alla 30° ora avverti crisi sai che puoi non mollare.

Cosa metti nel tuo bagaglio di importante da portare nel prossimo anno e cosa lasci? “Sicuramente altri dodici mesi di importantissime e formative esperienze, sia dal punto di vista sportivo che di vita. Come ho avuto modo di dire più e più volte, la corsa ed in particolar modo l’ultramaratona sono una metafora della vita. Da questa disciplina sportiva ho imparato che non bisogna aver fretta per raggiungere gli obiettivi. Il tempo è galantuomo e basta saper andare avanti piano piano senza mollare mai per ottenere alla fine le più grandi soddisfazioni. Cosa lascio? Un altro anno di vita che se n’è andato.”

Quali sono i benefici nel praticare lo sport di lunghe distanze? “Mi aiuta a scaricare le tensioni accumulate nel quotidiano, anche quando partecipo alle gare, rigenerando la mente grazie ai bellissima paesaggi che il nostro paese ci offre, in particolar modo quando mi alleno fra le mie verdi colline umbre ed il lago Trasimeno. Teoricamente dovrebbe giovarne anche il fisico, ma nel mio caso … è un’altra storia! Un caro amico un giorno mi ha detto: “Tu sei come il calabrone, che teoricamente non potrebbe volare!” Ahahah.”

E’ vero il razionale non ti fa andare da nessuna parte, il razionale alimenta il tuo sabotatore interno che ti dice che hai una certa età, che non ce la puoi fare, la positività e la creatività alimentano il tuo aiutatore interno, credendoci sempre di più e facendo cose ritenute assurde e impossibili ai comuni terreni.

Quali sono le risorse che hai scoperto di avere praticando sport? “Determinazione, tenacia, spirito di sacrificio, motivazione, forza mentale e fisica, ma soprattutto voglia di divertirmi, sempre!”

In quali circostanze ti sei sentito campione quest’anno? “Sarebbe troppo facile dire dopo ASA e UMS. Mi sono sentito campione durante tutto l’anno perché ho partecipato a gare percorrendo centinaia di chilometri divertendomi, facendo divertire chi stava con me e non facendomi male. In pratica è come se avessi vinto tutte le gare!”

Cosa hai scoperto quest’anno di te, degli altri, dello sport? “Perdona il gioco di parole, ma di me “ho scoperto” che “forse ancora non ho scoperto” quali siano i miei limiti e le mie potenzialità ed ASA ne è stata la conferma. Dopo 450 chilometri, mentre correvo, mi sono chiesto: “Ma quando arriverà il momento in cui stramazzerò al suolo?” Non ho avuto la risposta perché sono arrivato al traguardo, stanco ma senza particolari problemi. Ed in quel momento mi sono reso conto che se avessi riposato dormendo un paio d’ore sarei potuto anche andare avanti, per non so quanto ma lo avrei potuto fare. Ecco perché dico che non so ancora quale sia il mio limite. Degli altri ho scoperto che ogni gara è una cosa a se e non è detto che se un atleta ha ottenuto grandi risultati in altre manifestazioni riesca sempre a ripetersi. Dello sport non ho scoperto molto di nuovo, ma ho avuto la conferma che se praticato con intelligenza, serietà, onestà, rispetto per se stessi e per gli altri pur con un pizzico di sano agonismo, ti aiuta a vivere meglio perché ti diverti a praticarlo. Se invece metti al primo posto, la competizione estrema, l’invidia, l’ossessione, il voler raggiungere l’obiettivo a qualsiasi costo anche facendo male al tuo fisico e adottando tecniche diciamo “non proprio corrette”, non ti diverti, diventa un secondo lavoro e tutto ciò non giova né al fisico e tantomeno allo spirito ed alla mente.”

Si può fare tutto ma con attenzione senza per forza vincere, senza invidiare i più forti e poi la ruota gira, ora va bene a te, domani a un altro, non per forza bisogna sempre confermarsi vincitori e performanti, prendere quello che c’è ogni momento, ogni giorno senza pretese e senza inganni.

Quali sono i tuoi prossimi programmi sportivi, obiettivi, sogni da realizzare? “Nella prima parte del prossimo anno, diciamo fino a maggio, vorrei tornare a fare qualche gara veloce, mezze maratone e maratone, per poi tornare all’ULTRA. Probabilmente invierò la richiesta d’iscrizione per Spartathlon 2018 sperando che venga accolta e poi l’idea sarebbe di riprovare a tornare ad ASA per cercare di confermare il primo risultato e magari ritoccare un po’ le 94 ore di quest’anno. Ho promesso al mio amico Paolo Bucci che ci saremmo tornati insieme ed una promessa ad un amico non può non essere mantenuta! I AM ULTRA! Buone corse a tutti!”

Bella storia, di persone felici e resilienti con lo sport in amicizia, senza stress un passo alla volta.

 Dott. Matteo SIMONE 380-4337230

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR  

http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Commenti? | Jan 03, 2018

SPORT, BENESSERE e PERFORMANCE Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e e performance dell’atleta

Posted by linfordbif in Training
 Sollecitato da un amico triatleta ho pensato di scrivere un libro che parli non solo di campioni, ma anche dell’atleta comune lavoratore, il quale deve districarsi tra famiglia e lavoro per coltivare la sua passione sportiva, per trovare il tempo per allenarsi, praticare sport, stare con amici atleti, partecipare a competizioni. Attraverso questionari ho raccolto il punto di vista di atleti comuni e campioni, per approfondire il mondo dello sport, e in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance.
 
Occupandomi di psicologia dello sport, è importante, oltre allo studio e alla formazione accademica, confrontarsi con gli atleti per conoscere il loro punto di vista, le motivazioni, il benessere o le difficolta ch’essi sperimentano praticando sport, eventuali rischi. E’ fondamentale conoscere il loro punto di vista a completamento delle teorie relative agli aspetti che incidono sul benessere e la performance dell’atleta e della squadra. Lo psicologo dello sport a volte diventa una figura di riferimento per il singolo atleta, per l’intera squadra, per lo staff, i tecnici, i dirigenti.
 

Presentazione
Prof. Aureliano Pacciolla

Matteo Simone non è nuovo ai lettori e cultori della psicologia dello sport ma con questa sua ultima opera vuole dare un contributo alla ricerca in questo settore attraverso l’esperienza di una vasta varietà di atleti.
Gli obiettivi di Matteo Simone sono: il contributo che lo sport può dare al benessere (cap. 1); i sogni realizzati e da realizzare (cap. 2); la gara della vita (cap. 3); le sensazioni e le emozioni che si sperimentano nello sport (cap. 4); l’esperienza di indossare la maglia della nazionale (cap. 5); il raggiungimento della performance (cap. 6); come allenare la mente (cap. 7).
L’autore inizia con la sua esperienza personale che dopo aver praticato vari sport finalmente incontra Sergio Screpanti che lo ha portato all’atletica, in cui ha sperimentato le vaste possibilità che può dare lo sport fra cui l’aiuto ad un’atleta donna non vedente.
Uno dei nuclei più centrali di questo libro è la convinzione dell’autore che “è importante oltre allo studio e alla formazione accademica, confrontarsi con gli atleti per conoscere il loro punto di vista, le motivazioni, il benessere o le difficoltà che sperimentano praticando sport, eventuali rischi. È importante conoscere il loro punto di vista a completamento delle teorie relative agli aspetti che incidono sul benessere e la performance
dell’atleta e della squadra”.
Abbiamo una utile guida per evidenziare alcuni obiettivi dello psicologo dello sport:
‒ attuare progetti per motivare le persone a intraprendere qualche forma di attività fisica, favorendo l’autoconsapevolezza dell’individuo;
‒ lavorare sul goal setting, ossia contribuire a stabilire obiettivi condivisi, raggiungibili anche se difficili;
‒ promuovere l’attività fisica nelle scuole, negli ambienti di lavoro, negli ospedali, nelle istituzioni;
‒ fare rete con le diverse figure professionali, soprattutto professionisti dell’educazione come insegnanti ed educatori;
‒ allearsi con i medici di famiglia, che possono incentivare i propri assistiti a fare prevenzione attraverso la pratica dell’attività fisica;
‒ stimolare le persone a prendere in mano le redini della propria vita e avere un corretto stile di vita, che contempla anche un periodo di attività fisica settimanale; 
‒ lavorare non solo sulle criticità, ma anche sulle risorse, sull’autoefficacia, sulla resilienza.

Dando la parola direttamente agli sportivi, l’autore riporta in modo più specifico le funzioni dello psicologo dello sport: «Lo psicologo può avere un effetto importante sull’atleta. Subiamo carichi di lavoro enormi e spesso viviamo momenti difficili. Può farci vedere sempre la luce in fondo al tunnel e darci messaggi positivi … Sì, credo che ogni squadra debba avere uno psicologo dello sport soprattutto nei periodi prossimi alle gare o nei mesi più intensivi di allenamento. Inoltre credo che lo psicologo serva di più agli allenatori, che spesso non sono in grado di capire certi meccanismi psicologici dell’atleta o dell’atleta inserito nel gruppo. Sovente inconsapevoli delle loro azioni, hanno rovinato moltissimi atleti nella fase della loro crescita per non essere riusciti a capirli nel modo giusto».
(Alessandra Penna).
Il benessere grazie allo sport è così espresso: «Lo sport mi aiuta perlopiù a livello psicologico. L’attività fisica mi dà una sensazione di libertà e mi fa sentire fortunato già per il fatto di poterla praticare. I fattori principali sono stati la costanza e il vedere lo sport come un piacere e non come un sacrificio o obbligo». (Giorgio di Maggio)


Matteo Simone. Psicologo e psicoterapeuta Gestalt, Autore dei libri: Carlos Castaneda incontra don Juan, uno sciamano divenuto suo maestro; Ultramaratoneti e gare estreme; Sviluppare la resilienza Per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport; Doping Il cancro dello sport; O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport; Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale; Psicologia dello sport e non solo. Dirigente dell’Associazione Sportiva “Atletica La Sbarra & I Grilli Runners”.

 
Commenti? | Dec 24, 2017

VIDEO: LA VISUALIZZAZIONE NELLO SPORT

Posted by linfordbif in Training

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La visualizzazione e´una pratica che si usa da millenni, pratica ripresa, studiata e approfondita dalla programmazione neuro linguistica. La pratica della visualizzazione consiste nell´immaginarsi la realta´ che vogliamo avere e nello sport e´ assolutamente importantissimo.
 
Con la visualizzazione facciamo una esperienza che per il nostro cervello e´ paragonabile ad una esperienza reale. Si e´ scoperto nel 1995, tra l´altro in Italia a Parma, che vivere la realta´ o immaginarsela e ´assolutamente la stessa cosa, e´ sempre una esperienza. Questo e´ possibile attraverso quelli che vengono chiamati i "neuroni specchio".
 
Da queste scoperte degli neuroscienziati si e´ pensato che se ci si immagina di eseguire un esercizio si possa anche poi impararlo. Diversi studi e diversi esperimenti hanno poi evidenziato quanto il solo immaginarsi di eseguire un movimento possa migliorare le capacita´ motorie e permetterci di imparare i movimenti e l´apprendimento dell´esercizio stesso. Oltre a questo si e´ scoperto che non solo immaginarsi di eseguire un movimento ci permette di imparare l´esercizio stesso ma ci permette anche di allenare la muscolatura stessa.
 
Se immaginiamo di sollevare un peso, oltre ad imparare a farlo, miglioriamo anche la forza stessa ed il solo immaginare di fare esercizi ha anche un effetto allenante sulla muscolatura interessata. Sembra un miracolo, sembra impossibile, eppure e´ quello che succede e diversi studi lo dimostrano. Si parla di aumenti di forza dal 10 al 30% solo attraverso esercizi con la mente. Altri studi dimostrano come se ci si concentra e ci si focalizza sul lavoro dei muscoli interessati durante un esercizio, questi lavoreranno meglio e piu´ intensamente e l´esercizio stesso avra´ maggior effetto.

Da questo capiamo quanto la mente anche qui giochi un ruolo fondamentale e quanto la visualizzazione e l´immaginazione sia fondamentale per il successo e per piazzare le migliori performance.

La regola numero uno e´, forse la regola piu´ importante, e´ che devi cercare di rendere il piu´ reale possibile cio´ che stai visualizzando portando con te le emozioni, le sensazioni sia visive, olfattive, auditive, del gusto, sia il nervosismo, l´eccitazione che magari puoi avere nel pre-gara. Piu´riusciamo a rendere reale la visualizzazione piu´ ne trarremo benefici e funzionera´.

Il pensare alla gara, il focalizzarci sulla prestazione, ci permettera´ di mandare messaggi al nostro subconscio che ci permettera´ di attivare (nel nostro subconscio) meccanismi e quindi comportamenti che saranno poi indirizzati e convogliati nella direzione che abbiamo dato attraverso la visualizzazione. Il tutto ci aiutera´ a realizzare il nostro sogno, il nostro obiettivo. 

La visualizzazione va´ imparata ed allenata. Piu´ ti abitui a visualizzare piu´, normalmente, migliori. Piu´ visualizzi prima della gara, piu´ pensi a come vuoi correre la gara piu´ probabilmente correrai come hai pensato. Visualizzare ti aiuta a migliorare e velocizzare quelli che sono i processi di apprendimento ed a controllare le tue emozioni.
 
Il 50%, almeno!, delle tue performance sono date dalla testa.
 
Non pensare di correre veloce, convinciti di esserlo!
 
 
Daniele Biffi Personal Trainer & Mental Coach http://www.fastandfit.info/ 
runfast@fastandfit.info 
Commenti? | Dec 19, 2017

La convinzione, la fiducia può spostare montagne di problemi

Posted by linfordbif in Training

Matteo SIMONE

 

Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso.”  William Hart  

 

Nel libro Il segreto della resistenza psichica. Che cosa ci rende forti contro le piccole e grandi crisi della vita, Christina Berndt spiega come le persone si affidano a se stesse nel poter uscire da situazioni difficili contando sulle proprie risorse e sulla propria autoefficacia, di seguito le sue parole: “Le persone resilienti non sanno necessariamente come superare una certa situazione, ma dispongono di una molteplicità di modi di comportamento cognitivi, emotivi e sociali, per potersi adattare e rimanere funzionali; hanno visto che sono sempre usciti in qualche modo dalle difficoltà.”

E’ quello che sperimentano molti atleti che si dedicano allo sport di endurance, dove il loro fisico e la loro mente è sottoposta a stress enormi per durata dello sforzo fisico e mentale ed ogni volta che si trovano in situazioni difficili o crisi devono trovare un modo per andare avanti, per superare l’ostacolo lungo il loro lungo percorso, man mano che superano gli ostacoli diventano sempre più forti e resilienti nello sport ma anche nella vita quotidiana, tutto diventa possibile, gestibile e superabile.

Ancora scrive Christina Berndt, sull’ottenere vittorie nella vita: “La convinzione, la fiducia può spostare montagne di problemi. E’ anche una questione di interpretazione: per chi è convinto di poter eliminare le difficoltà dal mondo, le situazioni di stress e gli avvenimenti problematici possono risultare meno opprimenti che non per chi tende a darsi subito per vinto; chi è pieno di energia magari prende le difficoltà addirittura come sfide che val la pena di affrontare, sapendo che alla fine lo aspetta la bella sensazione di aver ottenuto un’altra vittoria nella vita.”

Insomma, a volte le difficoltà diventano un’occasione per dimostrarsi forti e vincenti, per dimostrare a se stessi e agli altri che niente e nessuno si può mettere davanti alla propria strada verso l’autorealizzazione e al successo personale, la felicità è data dalla nostra motivazione ad andare avanti malgrado qualsiasi impedimento, niente ci arresta se siamo motivati.

L’autoefficacia viene definita dallo psicologo Albert Bandura come la fiducia che una persona ripone nella propria capacità di affrontare un compito specifico.

L’autoefficacia è la convinzione della propria capacità di fare una certa cosa, o in altre parole, di raggiungere un certo livello di prestazione.

Le fonti delle convinzioni di efficacia

Le esperienze di gestione efficace: affrontare con successo una situazione è la via più proficua per acquisire un forte senso di efficacia. I successi determinano una solida fiducia nella propria efficacia personale. I fallimenti invece la indeboliscono, in particolar modo qualora si verifichino prima del costituirsi di un saldo senso di efficacia.

La seconda delle principali vie per la creazione e il rafforzamento delle convinzioni di efficacia è costituita dall’esperienza vicaria fornita dall’osservazione di modelli. Vedere persone simili a sé che raggiungono i propri obiettivi incrementa nell’osservatore la convinzione di possedere anch’egli le capacità necessarie a riuscire in situazioni analoghe.

La persuasione è il terzo mezzo capace di consolidare la convinzione delle persone di essere in possesso di ciò che occorre loro per riuscire. Le persone che sono state convinte verbalmente di essere in possesso delle capacità necessarie per compiere efficacemente determinate attività hanno più probabilità di attivare un impegno maggiore e più prolungato.

Anche l’umore entra in gioco: lo stato d’animo positivo aumenta il senso di autoefficacia e quello negativo lo diminuisce le persone dotate di un buon senso di efficacia considerano il proprio stato di attivazione emotiva come qualcosa che facilita l’azione dando energia, mentre quelle sfiduciate vivono la stessa attivazione come debilitante.

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia di riuscita?

Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito. Quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?

L’esperienza diretta di successo in compiti di crescente difficoltà è certamente la fonte principale delle convinzioni di autoefficacia.

Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia.

Fai un programma dei tuoi prossimi obiettivi, cosa vuoi raggiungere in ordine prioritario e temporale?  E come? Cosa sei disposto a fare, a rinunciare, a sacrificare? Cosa devi evitare o devi fare per raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è il costo? Ne vale la pena? (Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 22)

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854838833

 

Matteo SIMONE

380.4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net

Commenti? | Dec 18, 2017

Il 15 dicembre a Torre Spaccata: Psicologia dello Sport e non solo

Posted by linfordbif in Training

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Nell'ambito della manifestazione “Riusciranno i libri a salvare il mondo?” venerdì 15 dicembre alle ore 16.30 presento il mio primo libro: Psicologia dello Sport e non solo.

Lo scopo della manifestazione è quello di dimostrare l'importanza del libro nella nostra civiltà e il suo fondamentale utilizzo nella crescita e salvaguardia dell'uomo. Viale dei romanisti 53, presso ex mercato rionale, metro C torre spaccata.

E’ un libro divulgativo rivolto ad atleti, praticanti sport individuali o di squadra, psicologi, tecnici e staff medico di società sportive, famigliari di sportivi.

Argomenti trattati nel libro sono la psicologia dello sport, la psicoterapia della Gestalt, la psicologia dell’emergenza, l’EMDR, l’incontro con l’altro, la maratona, il doping.

A pag. 9 Approccio, metodiche e tecniche

1.1. Colloqui con l’atleta

Attraverso i colloqui l’atleta e lo psicologo vivono uno spazio ed un tempo loro, riservato, esclusivo, derivato dal fidarsi da parte dell’atleta e dall’interesse dello psicologo a mettere se stesso e la sua professionalità a disposizione dell’atleta.

In tale contesto lo psicologo può proporre delle metodologie o tecniche acquisite nel corso della sua formazione ed esperienza lavorativa.

Principalmente si tratta di incontrare l’altro che ha una esigenza, una difficoltà, un problema e stabilire un contatto reciproco in modo da interessarsi principalmente all’altro senza giudizio e con empatia e cercare di stabilire una relazione che possa portare l’altro ad una maggiore autoconsapevolezza, ad una visione più ampia di se stesso e degli altri, del suo mondo ed il mondo che lo circonda e questo attraverso un’attenzione costante all’altro ed un lavoro basato sulla responsabilità ed una motivazione reciproca.

pag. 26 Le abilità sportive del disabile

Ci sorprendiamo ad apprendere che i disabili praticano sport, non immaginiamo come possano fare a superare le proprie disabilità per praticare un determinato sport, per esempio il calcio praticato dai non vedenti, oppure il basket in carrozzina, eppure il disabile riesce ad eccellere nello sport, ad essere determinato nei suoi obiettivi, ad ottenere i successi prefissati grazie alla sua capacità, alla sua determinazione, alla sua voglia di emergere, di stare con gli altri, di riscattarsi, comunque tutte motivazioni in comune allo sportivo non disabile.

Quindi possiamo dire che la disabilità è relativa in quanto il disabile possiede altre abilità che gli permettono di sostituire la disabilità con altre abilità complementari in modo da poter essere protagonisti della propria vita, protagonisti nella vita assieme agli altri.

Importante sarebbe rendere merito a queste abilità, e questo potrebbe essere possibile attraverso diversi canali, per esempio rendere visivamente fruibili ai non disabili le attività sportive svolte dai disabili, le più disparate che vanno dagli incontri di basket in carrozzina agli incontri di calcio tra non vedenti in modo da potersi sorprendere rispetto a quello che i disabili riescono a combinare in campo, in modo da potersi sorprendere rispetto allo spettacolo che riescono a dare.

Pag. 39 È indispensabile fare progetti credibili a se stessi, un ottimo punto di partenza è credere di essere in grado di fare qualcosa, perché ci si sente di esserlo, perché si è sperimentato gradualmente dei miglioramenti.

Bisogna capire come impiegare le proprie risorse, su chi si può puntare, su chi si fare affidamento.

Bisogna sapersi monitorare nel corso del tempo, sapersi testare o farsi testare, saper svoltare al momento opportuno, se cambiano gli interessi, le esigenze, gli obiettivi, le situazioni.

Nella preparazione atletica è importante considerare la preparazione fisica, la preparazione nutrizionale, la preparazione mentale. Sapere gli esercizi fisici da fare per rinforzare i distretti muscolari carenti o importanti per un determinato gesto atletico che può essere una variazione di velocità nella corsa, o una maggiore elevazione o altro. Allo stesso tempo è importante la preparazione nutrizionale, quindi fare le giuste analisi per verificare che i valori del sangue indispensabili siano nella normalità e quindi non ci sia carenza di determinati nutrienti al fine di poter incrementare gli allenamenti o i recuperi a seguito di forti carichi di lavoro fisico.

pag. 40 Preparazione mentale alla maratona

La preparazione per la maratona richiede un impegno notevole di tempo e di fatica fisica.

Preparare una maratona diventa un investimento di energie fisiche e di tempo finalizzati alla miglior resa nel giorno della competizione.

La preparazione va programmata con la massima accuratezza considerando il proprio potenziale atletico relativo alle precedenti competizioni e ai precedenti programmi di allenamento.

Va considerato il periodo di preparazione, estivo, invernale per poter programmare le uscite di allenamento più lunghe o più faticose.

È auspicabile stilare un programma di massima di allenamento che comprenda alcuni test importanti di allenamento o di gara, per valutare il grado di preparazione e in modo da capire i ritmi da poter sostenere nella competizione–obiettivo.

Pag. 41 Si può invitare l’atleta a considerare le precedenti preparazioni a competizioni simili considerando i momenti di difficoltà, di eventuali crisi, di eventuali infortuni, di eventuali rinunce e pensare a come sono stati affrontati, superati.

Si può invitare l’atleta a confrontarsi con altri atleti che hanno sperimentato una preparazione simile, a persone più esperte.

Una volta fissato l’obiettivo–maratona, è importante per l’atleta prestare attenzione ai suoi allenamenti, alle sue sensazioni, è importante sapersi ascoltare, capire quando e quanto fatica, come fatica, come è la sua respirazione, come sente le sue gambe, è importante accorgersi di ogni minimo fastidio e capire a cosa possa essere dovuto, in modo da poter intervenire in tempo e rimediare per evitare di perdere importanti sedute di allenamento e compromettere la prestazione–obiettivo.

L’atleta durante la preparazione per la maratona deve essere attento ai suoi bisogni e cercare di farli coincidere con l’obiettivo prefissato, l’atleta può avere bisogno di partecipare ad una competizione durante il periodo di preparazione, però deve essere attento a non distrarsi dall’obiettivo previsto, quindi avere un occhio orientato al presente ed uno al futuro prossimo.

Pag. 48 Cosa ti spinge a correre?

— Penso che la maratona sia la metafora della vita per colui che vuole arrivare a 100 anni, concluderla è l’ottimismo della vita, quindi ci si sente ultraterreni a percorrere una corsa a piedi di 100 km.

— Ho iniziato per dimagrire, nel giro di 1 anno sono andato in forma, sono emozionato, non mi aspettavo di contribuire a vincere la medaglia d’oro, volevo fare una bella gara.

Cosa scopri di te stesso?

— Viene fuori quello che normalmente non viene fuori, il muro da battere è dentro di te, ti dà la possibilità di fortificarti, aiuta a combattere il dolore, dispiaceri.

— Durante ogni competizione cerco di scoprire qualcosa in più di me stesso, in questa disciplina l’auto–conoscenza è fondamentale, per come sono devo partire prudente, mi aiuta psicologicamente vedere che sono in rimonta anziché in riserva.

Psicologia dello sport e non solo, ISBN: 978-88-548-3883-3, Aracne, 2011

Pagine scelte per te

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/catalogo/area/areanarrativa/saggistica-varia/9788854838833-detail.html

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico, Psicoterapeuta Gestalt

380-4337230 - 21163@tiscali.it

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Commenti? | Dec 15, 2017

LA RESPIRAZIONE NELLA CORSA

Posted by linfordbif in Training
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La cosa piu´ importante della respirazione nella corsa é che sia naturale e regolare, quindi la durata della inspirazione e´bene che sia uguale alla espirazione. Il ritmo della respirazione dipende anche dalla intensita´ con cui corri e dalla velocita´, Consigliabile e´ tenere un ritmo di 3 passi in cui si inspira e 3 passi in cui si espira. Ottimo e´anche il 4+4 o il 2+2.
 
Se ti accorgi che la respirazione mentre corri e´ affannosa e puoi migliorarla, il mio cosiglio e´ certamente quello di lavorarci. Puoi cominciare a lavorarci mentre corri lentamente tenendo 3 passi in cui inspiri e 3 passi in cui espiri. Man mano che impari a controllare la respirazione ed a tenerla regolare, puoi cercare di farlo mentre corri sempre piu´ velocemente. Una volta imparato ed attivato questo automatismo ti verra´ anche naturale tenere una respirazione regolare anche quando corri piu´ velocemente ed in gara.  
 
Se respirare in modo corretto e´ importante e´ anche vero che bisogna evitare di forzarla. Lavorando male col diaframma potremmo comprimere i nostri organi e potremmo andare incontro poi ad altri problemi come anche il classico mal di milza, 

Importante e´ certamente,  sia durante la corsa come anche normalmente,  alternare qualche respiro profondo  cercando di espellere tutta l´aria vecchia che rimane presente nei polmoni in modo di riempirli solo con aria nuova.
 
Anche i muscoli dei polmoni e di tutto l´apparato cardiocircolatorio vanno allenati. Soprattutto se inizi a correre, devi anche pensare che oltre ai muscoli che usi direttamente per correre stai allenando anche i muscoli dei polmoni. Parliamo sopratutto dei muscoli inspiratori che sono la maggioranza dei muscoli nei polmoni. I polmoni possiamo paragonarli a dei palloncini che si sgonfiano automaticamente, per questo abbiam bisogno poi di pochi muscoli espiratori.
 
Molti dei disturbi nella respirazione, che si hanno i primi tempi in cui si comincia a correre, sono proprio dovuti al fatto che la muscolatura dell´apparato respiratorio e´ ancora debole ed impreparata. Piu´ ti alleni piu´ vedrai che migliorerai anche da questo punto di vista. Lo stesso diaframma va´ allenato come anche i muscoli interni che proteggono e sostengono gli organi. 

I polmoni rimangono semrpe della stessa grandezza, la capacita´polmonare rimane pressoche´  invariata anche in un Atleta professionista. Quello che cambia e´ il tono muscolare e la forza dell´apparato respiratorio e del diaframma. 

Cerca quindi di avere una respirazione regolare, naturale  e di espellere regolarmente l´aria vecchia dai polmoni.
 
VIDEO: LA RESPIRAZIONE NELLA CORSA

 
Daniele Biffi

Personal Trainer & Mental Coach

 

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Commenti? | Dec 14, 2017

Aumentano i messaggi e le iniziative per combattere l’epidemia del DOPING- Matteo SIMONE

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Lo sport praticato in maniera corretta e con il rispetto delle regole fa tanto bene per la salute psicofisica, è importante mobilitarsi per sensibilizzare alla pratica dello sport quale attività aggregativa senza scorciatoie. In tal senso, aumentano sempre di più i messaggi e le iniziative per combattere l’epidemia del DOPING che cerca di sconfiggere lo sport sano.

Di seguito, segnalo un Convegno Nazionale dal titolo: “La tutela della salute nelle attività sportive e la lotta al doping. L’attività della Sezione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive (SVD) e le strategie future” che avrà luogo il 20 novembre 2017 organizzato da MINISTERO DELLA SALUTE Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria e ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ Centro Nazionale Dipendenze e Doping.

Scopo e obiettivi: Conoscere le principali caratteristiche epidemiologiche legate al fenomeno doping; individuare gli aspetti socio-sanitari legati al fenomeno doping; individuare le principali strategie e tecniche di contrasto al doping.

Sede: Auditorium – Ministero della Salute – Lungotevere Ripa ,1 – Roma

Destinatari dell’evento e numero massimo di partecipanti

Il convegno è destinato al personale del Servizio sanitario nazionale, allenatori, atleti professionisti ed amatoriali, società sportive, medici dello sport, educatori.

Modalità di iscrizione

La domanda di partecipazione, disponibile alla pagina www.iss.it sezione Corsi/Convegni, deve essere debitamente compilata, stampata, firmata e inviata via fax, al numero 0649902016 oppure digitalizzata ed inviata per e-mail alla Segreteria Organizzativa al seguente indirizzo simonetta.dicarlo@iss.it entro il 17 novembre 2017.

La partecipazione all’evento è gratuita. Al termine della manifestazione, ai partecipanti che ne faranno richiesta sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

L’amico collega Gaetano Buonaiuto ha scritto l’introduzione del mio libroDoping il Cancro dello sport” e interessanti e sempre attuali sono le sue parole: “Il fenomeno del doping è insidioso e accattivante allo stesso tempo: come un vaso di Pandora, esso rappresenta la promessa di ‘miracolosi’ risultati, impossibili da raggiungere senza un aiuto esterno. I limiti che si vogliono a tutti i costi superare non rappresentano solo e soltanto quelli fisici. Spesso i primi limiti che si oltrepassano sono quelli mentali, psicologici, morali e spirituali. In una società complessa e sofisticata come la nostra, sotto il bombardamento costante dei mass-media, costruiamo l’immagine ideale cui vorremmo tutti assomigliare: successo e vanità sembrano vuoti e pesanti golem che hanno la capacità di schiacciare le nostre fragilità e debolezze dello spirito.”

La considerazione che si deve fare è che oggi nella gara sportiva si è arrivati a un agonismo così spinto, a interessi economici così grossi che l’atleta cerca ogni mezzo per migliorare la sua prestazione. Anzi, l’atleta riporta di sentirsi “costretto” a fare questo perché i tifosi pretendono risultati, i giornali criticano le scarse prestazioni e gli allenatori spingono affinché venga raggiunto un rendimento sempre maggiore.

Altra interessante iniziativa riportata su http://www.iss.it/dopi/index.php?lang=1&id=53&tipo=4 a cura dell’Istituto Superiore di Sanità è “Palestra Sicura”, Kit formativo/informativo rivolto ai giovani e agli sportivi per la promozione della salute e il contrasto all’utilizzo di sostanze dopanti.

I materiali contenuti nel kit “Palestra Sicura”:

• “Non vale mai la pena”, un filmato in DVD, girato in una palestra con giovani che affrontano le problematiche del doping e dei disturbi alimentari.

• “L’alimentazione nelle pratiche motorie e sportive”, un manuale che mette in relazione il fabbisogno nutrizionale con le attività motorie sia in allenamento che in gara.

• “L’utilizzo illecito dei farmaci nell’attività sportiva”, un manuale che vuole fornire una informazione scientifica corretta che possa aiutare i giovani a fare scelte responsabili.

I materiali sono destinati ai gestori e ai responsabili tecnici delle palestre e dei centri fitness nell’ambito delle iniziative di informazione/formazione volte alla promozione della salute degli utenti e al contrasto all’uso di sostanze e farmaci dopanti. Il cofanetto sarà un supporto utile anche per i referenti scolastici, per i dirigenti scolastici e gli insegnanti nelle loro azioni/attività volte alle promozioni di stili di vita sani e alla prevenzione del doping.

Per concludere segnalo il libro “Doping. Il cancro dello sport”, editore: FerrariSinibaldi.

https://www.ibs.it/doping-cancro-dello-sport-ebook-matteo-simone/e/9788867630837

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it
http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

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Commenti? | Nov 16, 2017

Seminario "Doping: contrasto, prevenzione e promozione della salute"

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Doping genetico

"Doping: contrasto, prevenzione e promozione della salute" - 8 Novembre 2017 dalle 09:30 alle 13:30 presso il Centro Studi Città di Orvieto - Palazzo Negroni, Piazza Corsica.

L'obiettivo che il Servizio Aziendale di Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Usl Umbria2 si pone è quello di diffondere tra i professionisti la cultura della promozione della salute e la prevenzione quali obiettivi prioritari dei nuovi piani di prevenzione regionali, soprattutto rispetto ad alcuni fattori determinanti.

La lotta al doping e all’assunzione di sostanze deve essere elemento essenziale e si deve esprimere con una sinergia di interventi, che passano attraverso il fronte culturale, educativo, sanitario e sportivo. La progettazione partecipata e le evidenze scientifiche sono elementi essenziali di questa attività, ai fini dell’efficacia dell’azione.

Durante i lavori saranno presentati i risultati del progetto “Sistemi intelligenti di ausilio alle decisioni per l'identificazione precoce e la dissuasione all'utilizzo del doping”.

Per le iscrizioni inviare una mail al Tutor del corso tramite i Responsabili di Struttura per la Dirigenza e le Posizioni Organizzative per il Comparto.


Locandina seminario doping

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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Commenti? | Nov 07, 2017

I TEMPO RUN NELLO SPRINT PER CORRERE VELOCE

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I Tempo Run sono uno strumento importante da utilizzare nella preparazione dai 100 ai 400 metri. Nei Tempo Run, in inglese Tempo indurance, le intensita´ sono relativamente basse, si varia dal 60 al 70%.

La quantita´ in questi allenamenti e´ relativamente alta, soprattutto per uno sprinter, si va´ dai 1800 metri ai 3000 metri totali.

Le distanze che possiamo utilizzare sono diverse anche  a seconda della distanza che prepariamo, dalle caratteristiche dell´Atleta e da che allenamenti abbiamo fatto i giorni precedenti.

Esempi di Tempo run possono essere:

 

  • 10x200 metri con 2´di recupero
  • 8x300 metri con 2´ di recupero
  • 6x400 metri con 3´ di recupero
  • 20x100 metri con 1´ di recupero.

 

La cosa importante in questi allenamenti e´ di tenere sempre lo stesso ritmo in tutte le prove.

Questi allenamenti sono importanti per diversi motivi:

 

  1.  l´Atleta impara a  distribuire le energie
  2.  l´Atleta impara a  sentire il tempo ed avere padronanza delle proprie capacita´
  3.  Lavoriamo bene sulla tecnica
  4.  Miglioriamo la capacita´ delle cellule di utilizzare ossigeno
  5.  Migliorano il recupero degli allenamenti precedenti
  6.  Sono un allenamento ideale da fare il giorno dopo un allenamento lattacido intenso 
  7.  Sono allenamenti che ci permettono di creare le basi per poter reggere allenamenti corposi ed intensi successivi. 

I Tempo Run vanno tenuti nel corso di tutta la preparazione, dal GPP sino anche nel periodo gare. Sono uno strumento indispensabile che ti consiglio di inserire sempre, una due volte la settimana, nel tuo programma allenamenti.

VIDEO: COSA SONO I TEMPO RUN 

 
Daniele Biffi 
Personal Trainer & Mental Coach 
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Commenti? | Sep 20, 2017

LE FASI DELLA PREPARAZIONE NELLO SPRINT

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La programmazione Atletica nello sprint deve durare dai 6 ai 9 mesi, in questo modo avremo tempo ad ottenere un programma che sia completo. 
 
Le fasi della programmazione sono 5:
  • Entry GPP
  • GPP
  • SPP
  • SPP1
  • TAPER
L´Entry GPP sono 2 settimane di entrata al programma, qui cominceremo a muoverci, ad allenarci, a fare forza naturale, iniziamo qualche seduta leggera in palestra Il GPP  ( General Physical Programm)  e´la fase piu´ lunga noche´ importante. Qui mettiamo quelle che sono le basi per costruire la forma fisica.Il Gpp dura circa la meta´ dell´intera progtammazione. In un programma di 6 mesi avremo un GPP di 3 mesi. 
 
Nel GPP prediligeremo la quantita´  alla qualita´ , faremo molti lavori aerobici,lavori lattacidi ed alattacidi,lavori di forza eslposiva, allenamenti per l´apparato cardiocircolatorio, lavori di forza, ci concentreremo sulla tecnica di corsa.
 
Nell´SPP ( Specifi Phisical Programm) cominciamo a diminuire la quantita´ e lavorare sulla qualita´, quindi cominceremo ad aumentare i recuperi ed aumentare i ritmi nelle prove come diminuiremo i lavori di forza, sopratutto massimale per cominciare a fare lavori specifici.
 
Cominciamo a fare qualche gara Test, i migliori allenamenti che puoi fare sono proprio le gare, e cominciamo a testare ed a vedere come prosegue la preparazione. L´SPP dura dalle 6 alle 8 settimane.
 
Segue poi la fase successiva, l´SPP1 dove comincera´ a salire la forma e cominceremo a sentirci bene. L´SPP1 dura dalle 4 alle 6 settimane.
 
L´ultima fase della programmazione e´il Taper con cui andiamo a programmare la forma per la gara piu´ importante della stagione. Nel Taper faremo quasi solo lavori di qualita´ diminuendo drasticamente la quantita´ dando spazio ad allenamenti specifici. L´obiettivo del Taper e´programmare quindi la forma per il giorno in cui l´Atleta ha la gara piu´importante della stagione.
 
La forma dura dalle 2 alle 3 settimane, la forma Top dura uno o due giorni. L´abilita´ e la bravura di un allenatore sta´proprio di riuscire a programmare la forma nella gara clou della stagione in cui l´atleta sara´in grado di piazzare le migliori prestazioni della stagione.
 
 
 
 Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
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Commenti? | Sep 18, 2017

LA RESPIRAZIONE NELLO SPRINT

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Controllare la respirazione ed avere una respirazione che sia in simbiosi con la azione di corsa e´ fondamenale per correre in modo efficiente e  veloce.

Nel Drive, nella fase di accellerazione, alcuni atleti usano trattenere il fiato, Ancora meglio e´ espirare l´aria dai polmoni, cosi´ avrai piui´ forza ed energia nell´azione di spinta.  

Nella fase lanciata e´ bene respirare, anche in un 60 metri come in un 100 metri. La respirazione deve essere regolare, veloce ed inspirazione ed espirazione e´bene che abbiano la stessa durata. Il ritmo della respirazione deve essere regolare, puo´ essere 2+2 ( 2 passi + 2 passi ), 1+1 al massimo 3+3 in modo che la velocita´della respirazione sia in sincronia con la biomeccanica di corsa. 

Con la respirazione possiamo darci energia, renderci nervosi , importantissimo in una gara di velocita´.  Respirando velocemente attiveremo il sistema nervoso e cardiocircolatorio, ci renderemo nervosi, svegli e pieni di energia, se d´altrocanto respiriamo lentamente ci rilasseremo. Da questo vediamo come sia importante la respirazione anche quando corriamo veloce, avere una respirazione troppo lenta potrebbe frenarci.

In un 400 metri e´ importantissimo avere una respirazione regolare, questo ci aiutera´ a distribuire le energie ed a correre sciolti, fondamentalenel giro di pista. Soprattuto nel finale di gara, quando la respirazione si fara´ piu´ affannosa e frequente, dobbiamo tenere sotto controllo anche la respirazione per chiudere al meglio la gara. 

 
 
Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach

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Commenti? | Sep 14, 2017

LA MENTALITA´ VINCENTE: 12 CARATTERISTICHE DEI CAMPIONI

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Quali sono le caratteristiche di un Atleta vincente?

Al contrario di quanto si possa pensare non e´ tanto il fatto che si arrivi al successo che porta ad avere determinate caratteristiche, quanto il contrario. E´proprio il possedere determinate caratteristiche che porta al successo.

Vediamo assieme 12 caratteristiche di un Atleta vincente:

1)  Ha un obiettivo fisso e costante nella mente

2)  Ha una visione, sa´gia´ spesso sin da piccolo dove vuole arrivare 

3)  "Training first" l´allenamento ha la priorita´ su tutto

4)  Niente scuse,  si focalizza sulla performance, sulla gara e sull´allenamento.

5)  Si adatta a tutto

6)  lavora in simbiosi con l´allenatore

7) Si focalizza su se stesso,  guarda solo cio´che  fa´  e non cio´che fanno gli altri

8) E´ resiliente

9)  Ama la fatica

10) Vuole sempre migliorarsi

11) Ama lo stress, in una situazione difficile si trova a suo agio

12) ama gareggiare

VIDEO: LA MENTALITA´ VINCENTE 12 CARATTERISTICHE DEI CAMPIONI 

Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
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Commenti? | Sep 13, 2017

COME PORSI UN OBIETTIVO?

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Avere un obiettivo per un Atleta risulta fondamentale, chi ha ben presente il suo obiettivo ha anche bene in Focus il motivo per cui si sta´ allenando. Avere un obiettivo aiuta ad avere una forte spinta motivazionale, fondamentale per raggiungere grandi risultati.

L´obiettivo deve avere 3 caratteristiche:

1) L´obiettivo deve essere preciso, devi sapere esattamete e precisamente quale sia il tuo obiettivo. Questo ci aiutera´ a focalizzarci bene sul nostro obiettivo ed attiveremo una serie di meccanismi mentali che ci aiuteranno a  focussarci ed a raggiungerlo. Ad esempio correre i 100 metri in 11"99, o la maratona in 3 ore e 50´. Porsi un obiettivo di correre i 100 metri sotto i 12" o la maratona sotto le 4 ore sarebbe troppo generale.

2) L´obiettivo deve essere difficile, comunque raggiungibile. Porsi un obiettivo troppo facile risulterebbe non sono non motivante ma anche demotivante. D´altrocanto porsi un obiettivo troppo difficile risulterebbe frustrante. Quindi al fine di avere una grossa carica agonistica e motivazionale e´ importante analizzare bene le proprie possibilita´ e porsi un obiettivo raggiungibile e difficile per raggiungere il quale dovremmo impegnarci al massimo delle nostre possibilita´ .

3) L´obiettivo deve essere ecologico, nel senso che deve essere in sintonia con la tua vita e con le altre tue priorita´. Se ad esempio hai una famiglia e ci tieni, e´ bene che investi si tempo negli allenamenti come anche nella famiglia. 

Ti consiglio di scrivere il tuo obiettivo in qualche posto che guardi spesso in modo da aiutarti ad avere sempre presente il tuo obiettivo. Il tuo obiettivo non deve essere solo un sogno bensi´ un incubo.

Visualizzarti mentre raggiungi il tuo obiettivo ti aiutera´ sicuramente a raggiungerlo.

VIDEO: COME PORSI UN OBIETTIVO

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Biffi Daniele

Personal Trainer & Mental Coach 

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Commenti? | Sep 13, 2017
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