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Indoor: El Otmani 7:50.70 sui 3000

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A Sabadell (Spagna), il mezzofondista entra nella top ten italiana di sempre. Galvan debutta nei 400 con 47.05. Sui 3000 Dibaba al 2° tempo di sempre. Negli Stati Uniti, MPI U23 dei 5000 per Iliass Aouani.

Nel meeting al coperto di Sabadell, in Spagna, il campione italiano dei 3000 metri Said El Otmani (Atl. Reggio) migliora nettamente il record personale con 7:50.70, piazzandosi sesto nella gara vinta dall’etiope Leul Gebreselasie in 7:44.50. Con questo risultato il 24enne mezzofondista, oltre ad abbassare il precedente 8:06.27 che gli aveva dato il titolo agli Assoluti in sala nella passata stagione, si inserisce al decimo posto nella lista nazionale alltime e sfiora il suo personale all’aperto di 7:50.24. Prima gara del 2016 per Matteo Galvan (Fiamme Gialle) sui 400 metri. Il tricolore della distanza, finalista l’anno scorso agli Europei indoor, chiude in seconda posizione con il tempo di 47.05 dietro al 46.46 del keniano Boniface Mweresa. Sui 60 ostacoli femminili, seconda anche la primatista italiana Veronica Borsi (Fiamme Gialle) in 8.32, a quattro centesimi dal suo miglior crono stagionale nonostante una partenza poco brillante, superata dalla spagnola Caridad Jerez che si impone con 8.25. Tra gli uomini, quarto il tricolore assoluto Hassane Fofana (Fiamme Oro) al season best di 7.87 con lo stesso riscontro dell’iberico Jackson Quinonez che finisce terzo, mentre il successo va allo spagnolo di origine cubana Yidiel Contreras con 7.71. Nel triplo Eleonora D’Elicio (Fiamme Azzurre) avvicina il personale indoor con 13,43 mancandolo di appena tre centimetri per il secondo posto, davanti a Ottavia Cestonaro (Forestale) che atterra a 12,78 nel sesto salto dopo cinque nulli. Sulla stessa pedana, ma nel lungo, seconda Giulia Liboà (Atl.

Mondovì) con 6,24 seguita in classifica da Teresa Di Loreto (Fiamme Azzurre/5,88) e Giada Palezza (Gs Valsugana Trentino/5,83), al maschile terzo Alessio Guarini (Fiamme Oro/7,34) e quarto Camillo Kaboré (Carabinieri/7,22).

DIBABA A MENO DI 6 SECONDI DA SE STESSA - La stella della riunione, organizzata per il Centenario della federazione catalana di atletica, è l’etiope Genzebe Dibaba che si rende protagonista di un’altra gara velocissima con 8:22.50 sui 3000 metri, secondo tempo di sempre in sala, per lasciarsi alle spalle la connazionale Gelete Burka, seconda in 8:33.76. Resta imbattuto il primato mondiale della stessa Dibaba, 8:16.60 nel 2014 a Stoccolma dove solo due giorni fa si è impadronita del record iridato nel miglio con 4:13.31.

AOUANI MPI NEI 5000 PROMESSE - Il ventenne Iliass Aouani conquista tre vittorie nei Southland Conference Championships di Birmingham (Alabama). Sui 5000 metri corre in 14:16.51 per stabilire il suo record personale - inferiore anche a quello outdoor di 14:25.31 - e anche la miglior prestazione italiana promesse, che apparteneva a Marco Pari con 14:43.7 (Genova, 25 febbraio 1978) in questa specialità poco praticata al coperto. Poi si afferma con 8:12.97 nei 3000 e quindi anche nella staffetta mista della texana Lamar University di Beaumont, dove studia il giovane portacolori dell’Atletica Riccardi Milano 1946. Nell’Iowa State Classic di Ames, 1:49.39 sugli 800 metri per Jacopo Lahbi, 22enne dell’Atletica Mogliano che gareggia per la University of Alabama.

Luca Cassai

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Commenti? | Feb 20, 2016

Quando non c'era internet

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Quando non c'era internet 

Qualche curioso aneddoto sul mestiere del giornalista sportivo prima della rivoluzione tecnologica e dell'era dei social network


 

di Giorgio Cimbrico

Ricordi di vecchi amici e colleghi che non sono Matusalemme - che, come sostiene la Bibbia, visse 969 anni – riportano a un tempo vicino e lontanissimo quando la comunicazione non era così agevole e istantanea. Luciano Ravagnani, che ha seguito molti sport – anche l’atletica – non riuscì mai a trasmettere il suo servizio sul match di rugby tra l’Italia e il Galashiel e Elio Trifari lasciò un gustoso resoconto delle sue peripezie per trasmettere la presentazione del Cross delle Nazioni da Chepstow, Galles. Stiamo parlando degli anni Settanta e di due paesi al di qua della famigerata Cortina di Ferro, non del tempo in cui il re Dario affidava la posta ai suoi fidati messaggeri che galoppavano nel vasto impero persiano.

E così c’era chi (uno è quel vecchio fusto di Vanni Loriga) non mancava di viaggiare su suolo italiano con un sacchetto ricolmo di almeno cinquanta gettoni. Il gettone – lo diciamo per i giovani – era una specie di moneta di un color rame che diventata in fretta bronzeo, con un solco in mezzo, che doveva essere infilato in un’apposita fessura. Quando faceva clack, si poteva comporre il numero: la durata era assicurata dall’immissione di altri gettoni. Ultimo costo segnalato, 200 lire, circa 10 centesimi di euro. Il telefono a gettoni era spesso l’unico mezzo per comunicare, la teleselezione era un lusso e chi aveva l’autorizzazione dal giornale di avere un apparecchio abilitato a tale traffico, riceveva anche un lucchetto in modo che, in sua assenza, i colleghi o chi passava di lì per caso non potessero servirsi liberamente chiamando amici residenti a La Paz o nelle Isole della Società. Nell’83, quando Mennea centrò il record mondiale indoor a Genova, pensai di essere un privilegiato: avevo un telefono in borsa e soprattutto una linea abilitata a cui potevo collegarmi. Fu in quel modo che l’acuto del povero Pietro fu offerto al mondo, chiamata dopo chiamata.

Altri strumenti spariti sono il telex e il fax. Con il telex si scriveva un testo che finiva su un nastro bucherellato per poi essere inviato al destinatario in un crepitare di impulsi che riportava a uno scenario bellico o all’affondamento del Titanic. Il fax forse è ancora ricordato e non merita un particolare approfondimento. Ovviamente veniva usata anche la posta: se il pezzo non era di stringente attualità, veniva messo in una busta, il Fuori Sacco, da consegnare in stazione e da inoltrare con il primo treno. I giornali avevano anche una cassetta alla Posta Centrale e una delle prime incombenze dei novizi e degli apprendisti era andare a svuotarla ed esaminare il materiale che vi era stato inzeppato dentro.

Un modo abbastanza rapido di comunicare era il telegramma: venivano scritti, in modo assai succinto, i fatti che in redazione dovevano poi essere sviluppati dall’estensore che in questo modo sviluppava le sue capacità di prosatore. Con poco si riusciva a scrivere molto. Molti dei resoconti sui fantasmagorici record di Mexico ’68 scavalcarono l’Atlantico in quel modo. Era una specie di liofilizzazione: con un po’ di parole calde, il racconto diventava abbondante e bollente.

Primo telefonino visto, ma non usato, a Italia ’90: era massiccio, pesante e costosissimo. Secondo cellulare visto, a Barcellona 92; anche quello pesante e costosissimo. La prima impressione fu quella provata dal dignitario veneziano che, di fronte al primo cannocchiale galileiano, si ostinava a dire “mi no vedo gnente”. Aveva capito che il suo vecchio mondo stava per sparire. Il nostro sparì in fretta.

Lo strumento principale era la macchina da scrivere, ma a me è capitato di vedere i vecchi guru vergare con la penna stilografica o dettare, come si diceva in gergo, a braccio, fidandosi della propria memoria o tenendo sotto gli occhi il notes con gli appunti. I primi computer, diventati oggetto di modernariato ma senza particolare valore (i telefoni in bachelite, invece, sono carissimi e ricercati), non avevano un gran design e incutevano un certo timore perché avevano la feroce tendenza a mangiarsi i pezzi. Dopo un rapido e ferale pasto organizzato dal mio macchinario, scoppiai a piangere ma imparai una cosa: non tentate mai di riscrivere il pezzo, scrivetene uno nuovo. Ma questo è un consiglio che andava bene tempo fa: oggi ho idea siano meno voraci. “Siamo vostri amici”, come dicevano i marziani in Mars Attack.

Commenti? | Dec 28, 2015

Eaton e Dibaba incoronati Atleti dell'Anno

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Il decatleta statunitense e la mezzofondista etiope proclamati re e regina del 2015 

di Giorgio Cimbrico

Dopo l’omino volante, il proteiforme; dopo la donnona dei mari del sud, la donnina dell’altopiano. Gli Oscar dell’atletica passano dalle mani di Renaud Lavillenie e di Valerie Adams a quelle di Ashton Eaton e di Genzebe Dibaba, il primo decatleta e la seconda etiope (dopo Meseret Defar) da quando, quasi trent’anni fa, l’Atleta dell’Anno è stato istituito. L’uno e l’altra rappresentano famiglie in cui l’atletica è impegno quotidiano e passione condivisa: Brianne Theisen, la moglie di Ashton, è una delle più forti multiple del mondo e sul gineceo nato e cresciuto a Bekoji è inutile aggiungere altre considerazioni. Parlano a sufficienza i record e le medaglie accumulate da uno straordinario clan destinato ad accrescere ancora il corpus della collezione. Ashton è stato brillante anche con le parole: “Non ho mai battuto né Usain né Christian (Bolt, cinque volte vincitore dal 2008, e Taylor, giunto nei pressi di Jonathan Edwards, erano gli altri due arrivati ala stretta finale) ma io gareggio con un design diverso”. Se un abile impresario avesse tempo e voglia di lavorare sull’ipotesi, una sfida a tre sarebbe possibile sul terreno dei 400: i record personali (Ashton 45”00, Christian 45”17, Usain 45”28) garantiscono un confronto molto serrato. Convincerli non sarà facile, ma il sogno ha diritto di cittadinanza.

Con i 9045 punti di Pechino, Eaton è diventato il decimo della storia ad annotare un record del mondo in un campionato di livello assoluto e planetario. In ordine cronologico (e olimpico) è stato preceduto, a partire dal 1912, da Jim Thorpe, Harold Osborn, Paavo Yrjola, Jim Bausch, Glenn Morris, Bob Mathias, Nikolai Avilov, Bruce Jenner e Daley Thompson che due volte riuscì nell’impresa, sia agli Europei ’82 che ai Giochi dell’84. Ai Mondiali è una prima volta: ci andarono molto vicini Dan O’Brien a Stoccarda ’93, salutato da un’indimenticabile ondata di entusiasmo rovesciata da un pubblico di commovente competenza, e Tomas Dvorak a Edmonton 2001.

Tra tutti quelli della confraternita della fatica, dell’ordine cavalleresco delle dieci prove, Eaton, prossimo ai 28 anni, ha un aspetto molto normale: nulla di titanico, di ipertrofico. Velocità e coordinazione lo rendono straordinariamente attraente anche quando è impegnato in prove che non gli sono congeniali. Ha saputo coltivarsi, lucidare ogni faccia del suo diamante fisico, ed è significativo che l’anno scorso, dedicandosi all’undicesima prova, i 400hs, abbia scalato le zone alte della distanza: 48”69 non ha bisogno di molti commenti. Tempo fa ha mostrato un certo interesse per il salto triplo: a occhio, la barriera dei 17 metri non dovrebbe essere una Grande Muraglia.’

Più che alla vittoria a Pechino (centrata con una seconda parte mirabolante, da 1’58”), il trionfo di Genzebe è dovuto al record mondiale centrato sulla pista-miniera di Monaco con accento finale. Il 3’50”46 di Qu Yunxia si avvicinava ai 22 anni di regno e continuava ad avere le sembianze di una montagna troppo alta da scalare anche per chi nella corsa sa esprimere una grazia degna dell’intervento di un poeta come Omar Kayan. La sconfitta patita sui 5000 da parte della sua connazionale Almaz Ayana (la figurina simile a quelle forgiate da Alberto Giacometti ha avuto il premio per la miglior performance fornita nel Nido d’Uccello) l’ha resa molto umana, molto normale dopo che quell’acuto storico l’aveva proiettata in una dimensione da cronache marziane.

Metter le manine sul premio è andato di pari passo con il ricordo delle altre due contendenti (Dafne Schippers e Anita Wlodarcyk), con l’annuncio dell’attacco al record mondiale del miglio indoor (un terreno molto gradito alla signorina Dibaba) il 17 febbraio a Stoccolma e con l’espressione di piena solidarietà a Sebastian Coe: “Sono tempi difficili per il nostro sport e saremo sempre al suo fianco”.

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Commenti? | Dec 01, 2015

Haile Gebrselassie: il guerriero scalzo

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Mondo: il guerriero scalzo23 Novembre 2015

Haile Gebrselassie all'ultima passerella in Etiopia. I cross in Europa e gli NCAA di Louisville. Tutte le notizie dell'atletica internazionale.


 

di Marco Buccellato

Sotto il sole di Addis Abeba il 24enne Tamirat Tola ha vinto la 15ª edizione della Great Ethiopian Run, una delle più grandi corse su strada del continente africano con circa 40.000 iscritti. Tola, sesto ai mondiali di cross di Qingzhen, con un primato di 2:06:17 nella maratona stabilito l'anno scorso nell'esordio sui 42 km a Dubai, ha vinto con discreto margine (6") sul 20enne Bonsa Dida (a sua volta 14° ai mondiali di cross) e di 11" su Adugna Tekele Bikila. Ben più ampio il margine inflitto dalla vincitrice della gara femminile, Mamitu Daska, alla seconda classificata, quasi un minuto. 

Il lungo arrivederci di Gebre

Aveva già salutato in maggio. Farlo davanti al suo pubblico è stato tentazione e soprattutto bisogno. Un bisogno di correre troppo grande per Haile Gebrselassie, che ha vestito il doppio ruolo: starter d'eccezione, poi runner nella non competitiva. E' stata la corsa d'addio in Etiopia, ha tenuto a precisare il vincitore di ben undici medaglie d'oro nell'arcobaleno Olimpiadi-Mondiali su pista e strada-Mondiali indoor. Questo distinguo lascia pensare che non sia ancora finita, che la necessità di correre sarà più forte degli annunci. Magari niente più classifiche, solamente il gusto di esserci e festeggiare ancora, stavolta condividendo con la massa e non con l'élite la dote ricevuta dalla vita. La passerella di ieri è stata conclusa a piedi scalzi, omaggiato dalla presenza di altri grandi di ieri (Sileshi Sihine) e di oggi e domani (Tirunesh e Genzebe Dibaba). 

Cross, Toroitich in Spagna

Battuto la scorsa settimana da Merga a Burgos, l'ugandese Timothy Toroitich si è imposto nel 22° Cross Internazionale di Soria, bissando il successo del 2014 di 6" sull'eritreo Kifle. A distanza di sei anni Linet Masai è tornata sul prato spagnolo vincendo nuovamente. Per la campionessa del mondo sui 10000 a Berlino è stata la prima gara della stagione, dopo il ritiro sui 10000 ai Trials iridati etiopi. Negli altri cross del ricco fine settimana sul suolo europeo, segnaliamo l'ennesimo titolo irlandese, il quindicesimo, di Fionnuala McCormack-Britton. Tra gli uomini un asterisco sul secondo classificato, John Coghlan, figlio del grande Eamonn, irish star di alcuni decenni fa.

Ai campionati dei Balcani in Croazia, turchi e turche fanno quasi cappotto, vincendo cinque dei sei titoli a squadre, lasciando alla Romania l'oro femminile senior. 

NCAA: Cheserek lascia il segno, Aouani a tre minuti

Il 21enne kenyano Edward Cheserek si è laureato per la terza volta consecutiva campione universitario statunitense di cross, impresa mai riuscita in passato in tre campionati di fila. Nomi cone Rono, Prefontaine e Lindgren, una icona tutta americana già nella carriera high school, vinsero tre titoli ma non consecutivi. Cheserek ha davanti ancora un anno di attività NCAA prima di abbracciare la seconda parte della carriera, e può ambire al quarto titolo. I NCAA Championships di prima divisione, disputati a Louisville, in Kentucky, hanno eletto il logico favorito che ha inflitto 25" al secondo classificato.

L'azzurro Under 23 Iliass Aouani, presente a titolo individuale dopo l'ottimo percorso con la Lamar University texana, ha chiuso in 185ª posizione a circa tre minuti dal vincitore. 254 partenti, tutti al traguardo men che due ritirati. Cheserek non è bastato all'Oregon per vincere il campionato a squadre, dove si è registrato lo storico successo di Syracuse, tornata a vincere dopo sei decenni e mezzo. Completano il podio il Colorado e Stanford. Molly Seidel (Notre Dame) ha vinto il titolo femminile a dispetto dei pronostici, che indicavano in Allie Ostrander, seconda a 5", la favorita. Titolo a squadre al New Mexico grazie a un quarto e quinto posto. Seconde la ragazze in gara per Colorado (come tra i maschi), terzo l'Oregon.

Tanui non basta

Paul Tanui è stato l'ovvio miglior frazionista nell'Ekiden giapponese da Fukuoka a Kita-Kyushu. Il kenyano ha coperto il suo step di 9,2 chilometri 30" più veloce del connazionale Thuku, ma non è bastato per portare alla vittoria il suo team (Kyudenko), giunto terzo a quasi cinque minuti dal team vincitore Asahi Kasei, i cui atleti hanno primeggiato in quattro delle sette frazioni (grazie a Ken Nakamura). 

Ibargüen a Cali

Appendice in pista con i Giochi Nazionali dello Sport colombiano a Cali. L'iridata di salto triplo Caterine Ibargüen ha gareggiato nel lungo e nell'alto, vincendo entrambi i titoli con 6,66 (appena ventoso) e 1,78.

Alcuni discreti risultati per un appuntamento molto sentito dai migliori atleti nazionali. Nella velocità 10.11 ventoso di Palomeque e 20.38 di Valoyes. Ostacoli bassi col record nazionale di Rivas (49.90). Nei concorsi, ancora Ibargüen, ma è il giavellottista Arley che sfiora di 40 centimetri il proprio record nazionale con 80,67.              

Atleti dell'anno

Ashton Eaton e Allyson Felix sono gli atleti dell'anno in USA: saranno premiati con i Jesse Owens Awards a Houston tra due settimane. Nei Balcani il premio non poteva andare che a Ivana Spanovic e Amel Tuka. La lunghista serba ha vinto il bronzo mondiale di Pechino con la miglior misura dal 2004 per una terza classificata. Il bosniaco a guida tecnica italiana è esploso sugli 800 metri, portando a casa a sua volta il bronzo iridato. In Croazia l'atleta dell'anno è Sandra Perkovic, che ha vinto la Diamond Race di specialità nel disco e ha rimesso in piedi in extremis una gara difficile a Pechino, mettendosi l'argento al collo. Nella cerimonia è stata premiata direttamente da Blanka Vlasic. In Germania premiati i podisti dell'anno. Scontati i vincitori Arne Gabius, primatista nazionale di maratona, e Gesa Felicitas Krause, bronzo a Pechino sui 3000 siepi, ora in attesa del primo figlio. 

Lutto, scompare Linda Haglund

Sabato a Stoccolma è scomparsa a 59 anni l'ex-velocista svedese Linda Haglund, campionessa europea indoor sui 60 metri nel 1976 e dodici volte campionessa svedese sull'arco 100-200 metri. I primati nazionali (11.16 e 22.82) portano ancora la sua firma. Fu argento continentale indoor nel 1978, anno in cui fu seconda anche agli Europei all'aperto. Quarta sui 100 ai Giochi di Mosca nel 1980, un anno dopo vinse la distanza breve al meeting di Berlino lasciandosi alle spalle Evelyn Ashford e Jarmila Kratochvilova. Dopo il ritiro si trasferì negli USA, divenne allenatrice ma anche pittrice, attrice e concorrente televisiva nel programma svedese Let's Dance. La sua scomparsa arriva a meno di un mese da quella di Houston McTear, lo sprinter statunitense cui la Haglund è stata a lungo legata.

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Commenti? | Nov 26, 2015

Gli 800 bis di Whitfield

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Gli 800 bis di Whitfield20 Novembre 2015

Ieri l'addio al mezzofondista statunitense autore di una rarissima doppietta olimpica sugli 800 metri vinti a Giochi nel 1948 e del 1952


 

di Giorgio Cimbrico

Solo tre uomini nella storia dei Giochi Olimpici sono riusciti a concedere il bis negli 800: il britannico Douglas Lowe nel ’24 e nel ’28, il neozelandese Peter Snell nel ’60 e nel ’64. In mezzo, il texano Malvin Whitfield che fece l’accoppiata nel ’48 e nel ’52. Mal è morto ieri a 91 anni a Washington, con cinque medaglie olimpiche, tre d’oro, in collezione. Classe 1924, nativo di Bay City, era il “mezzofondista volante” per via della sua lunga milizia nell’Air Force che lo aveva avuto nei suoi ranghi sin da un’età quasi adolescenziale. Era stato attivo sia sul teatro europeo, durante il secondo conflitto mondiale, sia durante la guerra di Corea, quando, da sergente, aveva servito in 27 missioni come mitragliere. L’atletica lo aveva ispirato quando, bambino, era tra il pubblico del Coliseum di Los Angeles, nel 1932.

In pista la vittima preferita di Whitfield fu il giamaicano Arthur Wint: al proposito è sufficiente dare un’occhiata ai risultati londinesi, quando l’americano ebbe la meglio in 1’49”2 lasciando a tre decimi l’avversario e a quelli finlandesi di quattro anni dopo quando le prime due posizioni non mutarono. Cambiò solo il distacco: questa volta Wint lo limitò a due decimi (1’49”2 e a1’49”4) prima di concedersi una parziale rivincita nella 4x400: la Giamaica conquistò il titolo su cui già avrebbe potuto piantare i chiodi quattro anni prima a Wembley. Ma anche in quell’occasione Mal mostrò di saper vendere cara la pelle propria e di tutta la squadra correndo una formidabile ultima frazione che lo portò a un solo piccolo decimo da George Rhoden. I giamaicani In 3’03”9 demolirono il record del mondo, gli americani anche.

La saga W versus W, Whitfield contro Wint può contare su altri episodi che meritano di esser rivisitati. Il principale riguarda la finale dei 400 a Londra ’48: dietro agli scatenati giamaicani Wint e Herb McKenley che diedero vita a un incandescente ultimo rettilineo c’era Mal, terzo in 46”9. Si rifece nella 4x400 anche grazie a un infortuno, proprio di Wint, che bloccò i caribici. A posteriori, viene da dire che l’uno negò all’altro di anticipare la doppietta di Alberto Juantorena a Montreal ’76.

Con un record del mondo che il tedesco Rudolf Harbig aveva portato nel ’39 a Milano a un moderno 1'46”6, Whitfield fu costretto ad accontentarsi di due limiti sulle 880 yards, 1’49”2 e 1’48”6, e di uno sui 1000, 2’20”8. Ai Panamericani del 1951 centrò la tripletta 400-800 e 4x400 e chiuse con l’atletica quando non riuscì a trovare un posto nella squadra per Melbourne ‘56. Aveva trent’anni e da quel momento si dedicò a programmi per l’educazione sportiva della gioventù che lo portarono anche in Africa.

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Commenti? | Nov 22, 2015

Mondo: Lonyangata Shanghai-express

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Mondo: Lonyangata Shanghai-express09 Novembre 2015

Il giovane kenyano demolisce il record della Shanghai Marathon in 2:07:14. Corse in Libano, Francia e Stati Uniti.


 

di Marco Buccellato

Sperava nel tris consecutivo di successi nella maratona di Shanghai, giunta quest'anno alla 20ª edizione. Stephen Mokoka si è invece arreso al 23enne kenyano Paul Kipchumba Lonyangata, sceso di un minuto e mezzo sotto il record della corsa, detenuto dall'anno scorso da Mokoka stesso in 2:08:43. Il crono di Lonyangata, 2:07:14, migliora di 30'' quanto da lui realizzato in un'altra 42 km cinese, a Xiamen, due anni e mezzo fa. Quest'anno il cast assemblato dagli organizzatori lasciava presagire una prova di ottimo livello supportata da prestazioni nel perimetro del record del percorso. Pur secondo, Mokoka ha a sua volta migliorato il primato personale, chiudendo in 2:07:40, la quinta prestazione sudafricana all-time. Tra gli altri runner è emerso il meno conosciuto di tutti, il 19enne etiope Shura Tola, terzo in 2:08:53 e davanti a avversari con credenziali di tutto rispetto quali l'altro etiope Endeshaw Negesse, Sylvester Teimet e l'anziano Mariko Kiplagat. 

Versatile

Mokoka è uno specialista ben noto agli appassionati. Ha fatto incetta di medaglie in diverse edizioni delle Universiadi, ma nelle manifestazioni-top non ha avuto fortuna. Ai Giochi di Londra ha chiuso 49° nella maratona, a Mosca è stato 20° sui 10000, così come a Pechino, mentre a Daegu gli andò appena meglio con la 13ª posizione. Quest'anno ha ottenuto i tempi migliori della carriera sui 5000 (13:11.44) ed è stato quarto nella mezza maratona di Newcastle-South Shields in 1:00:40, vinta da Mo Farah.

La sua attività nel 2015 spazia dal binomio 800-1500 metri nei meeting del calendario nazionale sudafricano ai ben quattro 10000 disputati (è campione nazionale assoluto e universitario) fino al sesto posto dei Giochi Africani sui 5000. Si è imbarcato anche per i mondiali di cross, dove ha chiuso ventinovesimo.

Per Lonyangata, noto per il bronzo ai mondiali junior di Moncton sui 10000, una stagione iniziata tardi con la mezza di Copenhagen in settembre (1:00:01, quinto) e chiusa a Shanghai il secondo successo su cinque maratone disputate. Tra le donne la kenyana Rael Kiyara si è imposta in 2:26:23 sull'etiope Haylay Letebrhan (2:28:11). In un'altra maratona cinese di domenica scorsa, a Xichang, doppietta etiope con Gosa Tefera (2:12:55) e Ayantu Abera Demissie (2:37:40). Girma è noto in Italia per il secondo posto alla Milano Marathon del 2013 in 2:09:36.  

Record anche a Beirut

Con il successo di domenica in una Beirut con temperature sopra la media stagionale, il kenyano Jackson Kibet Limo vatna un ottimo curriculum di tre vittorie su cinque maratone disputate, compreso l'esordio di due stagioni fa a Osaka, dove fece il bis un anno fa. La vittoria nella tredicesima edizione della Beirut Marathon è stata arricchita dal primato della corsa in 2:11:05, e da un largo margine inflitto al secondo (due minuti). Tra le donne ha vinto la marocchina esordiente Kaltoum Bouaasayriya in 2:36:05, favorita dai ritiri delle più accreditate Lobacevske (Lituania) e Nagovitsyna (Russia).

Quest'ultima tornava sui 42 km dopo quattro stagioni.

In riviera

Altra corsa del circuito IAAF in Francia, la maratona delle Alpi Marittime Nizza-Cannes, con vittoria di Barnabas Kiptum in 2:10:44. Il kenyano, secondo l'anno scorso, è stato accompagnato nel successo dalla connazionale 36enne RoseChepchumba (vincitrice uscente), prima in 2:36:02 con ben dieci minuti di margine sulle avversarie. Lungo la baia californiana di Monterey si è disputata una soleggiata mezza maratona vinta da Kara Goucher in 1:11:13, il miglior risultato tecnico degli ultimi due anni e mezzo (indipendentemente dalla distanza) per la statunitense, medaglia di bronzo a Osaka 2007 sui 10000 e undicesima a Londra 2012 nella maratona. Anche per la Goucher l'obiettivo sono i Trials olimpici di maratona di febbraio, dove si farà la squadra dei podisti USA per Rio.

Kipchoge e Dibaba

Il premio AIMS (Association of International Marathons and Distance Races) per il miglior maratoneta dell'anno è stato assegnato venerdì scorso a Atene nelle mani di Eliud Kipchoge (primo a Londra e Berlino) e Mare Dibaba (oro ai mondiali, 2:19:52 a Xiamen, seconda a Boston). Gli altri candidati per il premio erano il campione del mondo Ghirmay Ghebreslassie e Gladys Cherono, prima a Berlino con la miglior prestazione mondiale stagionale di 2:19:25 e seconda a Dubai in 2:20:03. Quarantotto ore dopo si è disputata la 42 km ateniese senza atleti di élite, per ragioni economiche. Kipchoge ha espresso il desiderio di partecipare alle Olimpiadi di Rio e vincerle. I successi di un maratoneta kenyano sull'asse Olimpiadi-Mondiali si contano, com'è noto, sulle dita di una mano. Wakiihuri a Roma nel 1987, Luke Kibet a Osaka, Abel Kirui a Belrino e Daegu e l'unico oro olimpico a Pechino 2008 del prematuramente scomparso Sammy Wanjiru.

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Commenti? | Nov 11, 2015

Houston McTear Il destino sprint di Houston McTear

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Il destino sprint di Houston McTear03 Novembre 2015

Il ricordo dello sfortunato velocista statunitense, ex recordman mondiale dei 60 metri indoor, scomparso nei giorni scorsi   


 

di Giorgio Cimbrico

Si dice che c’è chi nasca sotto una buona stella: non è stato il caso di HoustonMcTear che se n’è andato due giorni fa, a 58 anni, per un cancro ai polmoni e che dalla vita aveva avuto solo trappole. Aveva provato ad evitarle sparandosi fuori dai blocchi, con quella sua partenza fulminea, ma le fughe dalla dimensione del dolore, della sfortuna sono state sempre brevi come le distanze che prediligeva. La sorte sa essere più veloce di Carl Lewis e di Usain Bolt, quando vuole accanirsi.

Nasce povero, a Okaloosa County, Florida, e strappa il primo raggio di luce a 18 anni: a Winter Park, campionati statali delle high school del 1975, corre le 100 yards in 9”0, uguagliando il record mondiale (manuale) di Ivory Crockett. A 9“1 si erano fermati Bob Hayes, Harry Jerome, Jim Hines, Charlie Greene, John Carlos e Steve Williams e ogni commento è superfluo. L’anno dopo, ancora junior, è secondo ai Trials olimpici in 10”16 ma una lesione al tendine d’Achille lo taglia fuori dal viaggio verso Montreal. Al suo posto Johnny Jones che sarà sesto in una delle più ingloriose finali per lo sprint Usa: primo Hasely Crawford di Trinidad, secondo Don Quarrie giamaicano, terzo Valeri Borzov sovietico. Harvey Glance, fiero rivale di Houston, è quarto in 10”19 e il rammarico sfocia in rabbia.

Entra in un gruppo dal nome “rivoluzionario”, Muhammad Alì Track Club, scende a 10”13 e soprattutto mette in vetrina la sua straordinaria partenza e accelerazione nelle gare che si risolvono in un soffio o poco più: il 6”54 del 7 gennaio 1978 lo rende padrone mondiale dei 60. Il tempo verrà abbassato solo otto anni dopo da Ben Johnson (6”50 due volte e 6”44) ma le prestazioni del canadese verranno cancellate dopo la positività di Seul e il regno di Houston (che corse anche in un non mai riconosciuto 6”38) va avanti così sino all’87, quando Lee McRae vince i primi Mondiali indoor, a Indianapolis, in 6”50, nella finale che vede Pierfrancesco Pavoni terzo e Antonio Ullo quarto.

Il piccolo McTear non ebbe mai a disposizione quella rassegna e non ebbe neppure la possibilità di chinarsi al via di una prova olimpica: nell’80, dopo aver conquistato la sua seconda selezione, venne costretto a prender coscienza che la squadra americana non sarebbe andata a Mosca. Seguono anni di sbandamento, di droga, di ritorno alla miseria. Un suo breve ritorno in scena, con la vittoria ai campionati svedesi del ’90 (6”68, un po’ di polvere da sparo era rimasta…) va di pari passo con il matrimonio con la velocista svedese Linda Haglund, un’altra specialista dell’atletica in sala.

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Commenti? | Nov 04, 2015

CONFRONTIAMO GLI SPLIT DI MICHAEL JOHNSON E WAYDE VAN NIEKERK: AI 300 WAYDE EŽ ANCORA DA WR!

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Wayde van Niekerk 2015 WC 400m splits

Ringrazio Jimson Lee di Speedendurance.com che fornisce i dati dei passaggi del neo Campione Del Mondo Wayde van Niekerk e del WR di MJ. Come possiam vedere Wayde ha passaggi piu´veloci ai 100, 200 e ai 300m.

Possiam notare che, se confrontiamo il passaggio ai 200 m con il loro PB, Michael Johnson ha praticamente corso i primi 200 m con un differenziale di 1"90. Per MJ quindi  passaggio moderatamente tranquillo, forse troppo nel senso che a mio parere MJ avrebbe potuto osare di piu´ ed era in grado di correre un 42:..".

Wayde dal canto suo passa ai 200 in 20,7 che elettrico lo portiamo a 20"94 quindi esattamente un secondo oltre il suo limite sui 200 m, passaggio deciso e a mio avviso perfetto ed appunto differentiale di 0,8" mendo di MJ, circa 40% in meno.

La cosa piu´impressionante di Wayde e´ il passaggio ai 300 che e´ anch´esso piu´ veloce di quanto fece MJ   31,3 e´un 31"54 elettrico contro il 31"66 ´. Da notare e´che il PB di Wayde sui 300 m in gara e´di 31"63, quindi e´ nella finale e´ passato ai 300m migliorando addirittura il suo PB suo 300, per chi corre i 400 sa´ cosa questo voglia dire!

Penso che Wayde sia il 400a che puo´ mettere in discussione e battere il WR di MJ. I miei piu´ sinceri complimenti  vanno anche alla sua allenatrice.

Daniele Biffi - Mental Coach & Personal Trainer
runfast@fastandfit.de

fastandfit.de     

Commenti? | Sep 02, 2015

Bolt vs Gatlin per l'oro di Pechino

Posted by linfordbif in International
Bolt vs Gatlin per l'oro di Pechino16 Agosto 2015

Il fulmine giamaicano a Pechino trova di nuovo sulla sua strada lo statunitense leader mondiale stagionale di 100 e 200 metri e, stavolta più che mai, determinato a prendersi la sua corona


 

di Giorgio Cimbrico

Nell’attesa di un faccia a faccia che manca da quasi due anni (al “Re Baldovino” di Bruxelles, nel dopo-Mosca, Bolt primo, Gatlin quarto) e che finirà per diventare il piatto forte –e il più speziato – tra i tanti che verranno serviti dalle imperiali cucine del Nido d’Uccello, è scontato osservare che uno di fianco all’altro si troveranno i due uomini che, malgrado lunghe assenze per doping (Gatlin) e ultime stagioni tormentate da infortuni (Bolt), dal 2004 a oggi agli altri dotati di ali ai piedi hanno lasciato qualche briciolona: i 200 olimpici di Atene a Shawn Crawford, i due titoli di Osaka 2007 a Tyson Gay (Gatlin era squalificato, Bolt stava crescendo) e i 100 di Daegu 2001 a Yohan Blake detto la Bestia che approfittò della falsa di Usain, finita nell’archivio dei grandi suicidi sportivi. O degli errori pagati troppo cari in ragione di una legge assurdamente draconiana.

Sommando il raccolto olimpico e mondiale del Lampo di Trelawny a quello dell’uomo di New York (che non ha mai avuto un soprannome), si ottengono 17 titoli, 6 secondi posti e un paio di bronzi per un totale di 25 medaglie. Raddoppiare la cifra significa ottenere il numero delle prestazioni a 9”90 o meno. Tutto il resto può essere rinvenuto qui sotto. E la sfida del dubbio, del sospetto, delle infinite vite agonistiche, delle cadute rovinose, dei ritorni, degli stupori accompagnati da interrogativi, ed è anche il vertice tra due campioni molto diversi. Di volta in volta rappresentato come una forza della natura o un cyborg, Bolt non è mai stato un modello: è il più potente, è l’uomo con gli stivali delle sette leghe (passi da 2,72) e dei picchi di velocità vertiginosi (durante il 19”19 berlinese fu calcolato una rapida puntata a 44,4 orari) ma il suo assetto non ha mai toccato i vertici della perfezione tecnica. Così come la partenza e i primi 40 metri, sulla distanza breve, rimangono un terreno insidioso e spesso appaiono come frutto di un’improvvisazione.

Gatlin è il contrario: basta andare a rivedere un montaggio di sue esibizioni. Se si escludono lo sfondo, il colore della pista, i cartelloni pubblicitari, le strutture dello stadio, gli avversari, l’impressione è di vedere sempre la stessa gara: la partenza con il piede destro in leggera diagonale, il progressivo rialzarsi, la fase lanciata in piena decontrazione, a ginocchia abbastanza basse, e con una formidabile capacità di penetrazione in quell’elemento invisibile che ci circonda, l’aria. Se lo sprint è un esercizio di stile, Gatlin è un depositario ed è comprensibile che uno che ne capisce, John Regis, si sia sbilanciato: “Potrebbe correre sotto i 9”60”. E visto che il record del mondo è 9”58… Il fatto che il Gatlin della piena maturità sia più veloce del Gatlin della giovinezza ha portato combustibile al fuoco del sospetto. “Ho avuto tempo di riposarmi e sono più giovane della mia età”, ha replicato lui, controllato una sessantina di volte in queste due ultime stagioni. Su di lui si sono espressi anche fisiologi finendo comunque per lasciare le come stanno: sospese. Se infatti è stato riscontrato che il “decadimento” non inizia dopo che è stato scavalcato il crinale dei 30 anni, è anche vero che l’uso di Gh (la sostanza riscontrata in occasione della sua seconda positività, costatagli quattro anni) può lasciare tracce indelebili e vantaggiose.

La stagione ha offerto Gatlin quattro volte sotto i 9”80, metà del suo raccolto sotto la barriera (aggiungere anche uno sparo senza silenziatore nei 200: 19”57) e Bolt capace di riproporsi sulla pista londinese dei suoi secondi trionfi olimpici proprio quando qualcuno stava per cantare il suo de profundis. C’è ancora, non si arrende e lo dice anche: “Non vado là per farmi battere da Gatlin”. Là significa Pechino, dove sette anni fa nacquero un’era e una saga, dove una specie di titano arrivò picchiandosi un pugno sul petto e dando un’occhiata all’indietro: dov’erano finiti gli altri? Gatlin era casa, a riposarsi. Usain punta alla quindicesima corona e già che c’è magari anche alla 16esima e alla 17esima; Justin vuole festeggiare il decimo anniversario della doppietta di Helsinki. Sui 200, al passo, in 26” e qualcosa, finì ottavo un 19enne giamaicano, Usain Bolt.

Età: Usain Bolt 29, Justin Gatlin 33 e mezzo
Ultima sfida: 6 settembre 2013, Bruxelles, 1. Bolt 9.80, 4. Gatlin 9.94
Record personali: Bolt 9.58 (2009 WR) 19.19 (2009 WR), Gatlin 9.74 (2015) 19.57 (2015)
Prestazioni a 9.80 o meno: Bolt 11, Gatlin 8 (più il 9.77 cancellato dopo la squalifica)
Prestazioni a 9.90 o meno: Bolt 31, Gatlin 19
Prestazioni a 19.80 o meno: Bolt 18, Gatlin 4
Posizione nella all-time dei 100m: Bolt 1° , Gatlin 5°
Posizione nella all-time dei 200m: Bolt 1°, Gatlin 5°
Posizione nella lista 2015: Gatlin 1° 100 (9.74) e 200 (19.57), Bolt 6° 100 (9.87) e 19° 200 (20.13)
Medaglie ai Giochi Olimpici e ai Mondiali: Bolt 14-2-0, Gatlin 3-4-2
Record mondiali: Bolt 8, Gatlin 0 (1 cancellato)

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Commenti? | Aug 16, 2015

I MONDIALI DI PECHINO DALLA A ALLA Z

Posted by linfordbif in International
I Mondiali 2015 dalla A alla Z11 Agosto 2015

L'alfabeto dei paesi piccoli, emergenti, sorprendenti che a Pechino possono puntare a medaglie e risultati importanti


 

di Giorgio Cimbrico

Di fronte a un evento multiplo e complesso come un Mondiale di atletica, non c’è di meglio che provare  a offrire qualche semplice strumento di navigazione per non perdere la rotta e per capire che di sport universali ne esistono pochini. Uno, a dire il vero. A seguire, un alfabeto – alla A alla Z - dei paesi piccoli, emergenti, sorprendenti che a Pechino non vanno solo per partecipare alla cerimonia d’apertura, sfilata multietnica come poche, paragonabile solo al corteo imperiale che nell’estate del 1897 salutò i 60 anni di regno di Vittoria.

Algeria: non si vive di solo Taoufik Makhloufi, il campione olimpico dei 1500 dal viso astuto e spietato. Larbi Bourada è salito a 8311 nel decathlon

Antigua: nella finale dei Panamericani, corsa in condizioni ideali, Miguel Francis ha trovato posto nella parte delle liste stagionali con 20”05.

Bahamas: con la discesa a 44”27 Steven Gardiner può aspirare alla finale, con il 49”92 del vertice mondiale Shaune Miller può puntare al podio e anche a qualcosa di più.

Bosnia Herzegovina: un nome solo, Amel Tuka, passato dall’1’46” che un anno fa lo portò alla finale europea al Letzigrund all’1’42”51 di Montecarlo, quando ha messo in fila il meglio del mondo. Da allora, una vittoria di routine a Bellinzona e un attento avvicinamento al Nido. Dopo Andrea Benvenuti e Wilfried Bungei, Gianni Ghidini punta ad arricchire la collezione.

Botswana: più affidabile Nijel Amos, con il suo scomposto ma efficace finale, che Isaac Makwala, una specie di sosia di Didier Drogba, che infilza tempi strepitosi a La Chaux de Fonds, non altrettanto altrove. In ogni caso, i due campioni dell’antico Bechuanaland si presentano da secondo negli 800 (1’42”60) e da primo nei 400, grazie allo stordente 43”72 elvetico.

Brasile: a meno di un anno dai Giochi i fermenti spingono verso l’alto: Thiago Braz 5,92, Fabiana Murer 4,83.

Burundi: il paese di Nyongabo e di Hatungimana si riaffaccia con Antoine Gakeme, 1’44”09.

Canada: la novità è Andre de Grasse, il ragazzo che viene dal ghetto: 9”95 e 19”88. Derek Drouin è tornato in altitudine (due volte 2,37) e Shawn Barber si è spinto a 5,93. Christabel Nettey è da podio nel lungo (6,99) e Brianne Theisen signora Eaton (6809 a Gotzis) è da titolo per un’accoppiata di famiglia, ma sotto due bandiere diverse.

Cina: al solito schieramento di marciatrici e lanciatrici, si uniscono Zhang Guowei, 2,38, il Tamberi d’Oriente per le sue capacità di improvvisare show, il giavellottista, vicino ai 90, Zhao Qinggang e Su Bingtian, primo velocista della Repubblica Popolare a forzare la Grande Muraglia dei 10”00.

Danimarca: a 28 anni Sara Petersen ha scoperto di avere molta birra, e non solo perché viene dal paese della Carlsberg e della Tuborg: con 53”99 è terza al mondo, dietro soltanto a Shamer Little e Zuzana Heinova.

Dijbouti: giovane, neppure 23 anni, ma già una vecchia conoscenza e un magnifico finisseur. E’ Ayanleh Souleiman, sotto 1’43” e sotto 3’30”. Allenandosi con lui, Genzebe Dibaba ha registrato… discreti progressi.

Egitto: il gigante Ihan Abdelrahman, personale vicino ai 90, fa parte a pieno diritto della pittoresca compagnia di giro che ha riportato il giavellotto al centro della scena.

Grenada: a 23 anni da compiere Kirani James è già un veterano e un pluridecorato: campione mondiale nel 2011 e olimpico nel 2012. L’unico, con Makwala, a esser sceso sotto i 44”, ma con altra consistenza. L’isola dei Caraibi, con fitto contorno di Grenadines, schiera anche un decathleta, Kurt Felix, da 8269 punti.

India: Tintu Lukka ha uguagliato al centesimo il suo record nazionale sugli 800, 1’59”19, e a Pechino arriva agli immediati margini delle prime dieci.

Irlanda: a 80 anni abbondanti da Bob Tisdall, oro a Los Angeles ’42, un altro figlio dell’Eire, Thomas Barr, ha ridato fiato agli asfittici ostacoli bassi trovando un posto tra i primi dieci.

Israele: due interessanti emigrate dall’Ucraina: Hanna Minenko, 14,61 nel triplo, e Margaryta Dorozhon, 64,56 nel giavellotto.

Jamaica: neanche una parola su Bolt e soci e un bel fascio di riflettore sui forzuti O’Dayne Richards, 21,69 (terzo al mondo, campione del Commonwealth e panamericano), Jason Morgan, 68,19 (la scheda dice 139 chili!) e Fedrick Dacres, 66,40. La misura è stata realizzata in un luogo, Mona, che per fortuna non si trova dalle parti di Trieste.

Qatar: Mutaz Barshim, d’accordo, ma anche il ragazzino Abdalelah Haroun, 44”27, l’ottocentista Abdul Balla, 1’43”82, e il martellista Ashraf Al Saifi, 78,04.

Serbia: Asmir Kolasinac ha fatto volare le sedici libbre oltre i 21,50 ma le chances maggiori di medaglia sono affidate a Ivana Spanovic, sempre vicina a varcare la linea dei 7 metri.

Sudafrica: a vent’anni dalla vittoria mondiale e ovale degli Springboks e dalle meravigliose immagini regalate da Nelson Mandela, il paese arcobaleno voluto dal Madiba ha il suo capitano in Wayde van Niekerk, 19”94 e 43”96, il quarto della storia a scendere sotto le due barriere. Henricho Bruintjies e Akani Simbine sono affiancati a 9”97 e Anasi Jobobwana, con 20”04, è stato un effimero primatista nazionale. Zhark Visser e Rushwal Samaai si collocano ai vertici del lungo con 8,41 e 8,38 ma non sembrano campioni di costanza. Di colore bianco le speranze femminili: Sunette Viljoen (nome boero paragonabile al nostro Rossi) è la prima al mondo nel giavellotto con 66,52, e Wenda Nel, 54”37, è nelle zone alte degli ostacoli bassi.

Zambia: Kabange Mupopo, testolina quasi rasata, ha dato il meglio (50”86) nella famigerata località svizzera famosa per le fabbriche di orologi. In una situazione di grande equilibrio può reclamare un posto in finale.

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Commenti? | Aug 15, 2015

Anita Wlodarczyk Wlodarczyk record mondiale 81,08

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Wlodarczyk record mondiale 81,08 

La martellista polacca firma un risultato storico oltrepassando in un colpo solo la soglia degli 80 e degli 81 metri per il nuovo primato del mondo


 

Questo pomeriggio, nel meeting di Cetniewo intitolato alla scomparsa campionessa olimpica di Sydney 2000 Kamila Skolimowska, la polacca AnitaWlodarczyk ha superato, prima martellista al mondo, la barriera degli 80 metri e non solo, portandosi addirittura a 81,08 in occasione del secondo lancio. Il record mondiale precedente, da lei stessa detenuto, risaliva al meeting di Berlino dello scorso 31 agosto, con la misura di 79,58.

Il lancio-record è arrivato dopo un nullo iniziale, seguito da un altro lancio di 79,07. Nella strepitosa serie della Wlodarczyk anche un 78,53 e un 76,61. Dietro di lei, la francese Alexandra Tavernier ha avvicinato il personale lanciando a 73.33. Terza l'altra polacca Fiodorow con 69,46. Anita Wlodarczyk - 30 anni da compiere il 30 agosto - è stata campionessa del mondo a Berlino 2009, dove stabilì in finale il record mondiale di 77,96. Vanta anche l'argento mondiale di Mosca 2013 e l'argento olimpico a Londra 2012. Ai Campionati d'Europa ha conquistato la medaglia d'oro nel 2012 e nel 2014. Il meeting ha registrato anche la miglior prestazione mondiale stagionale di lancio del disco maschile, firmata dal vice-campione del mondo 2013 Piotr Malachowski, autore di un lancio di 68,29.

FAJDEK MARTELLATA DA 82,07 - Giornata favolosa per i lanciatori polacchi: sempre a Cetniewo il campione del mondo di lancio del martello Pawel Fajdek ha ottenuto la quindicesima vittoria consecutiva con 82,07, la terza misura assoluta della stagione. Fajdek è capofila mondiale con 83,12. Nell'occasione ha sfiorato gli 80 metri (79,91) il campione olimpico Pars, secondo.

Marco Buccellato

Commenti? | Aug 02, 2015

Dibaba 3:50.07: record del mondo!

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Dibaba 3:50.07: record del mondo!17 Luglio 2015

A Montecarlo, l'etiope diventa la donna più veloce di sempre sui 1500 anche all'aperto. Battuto dopo 22 anni il vecchio primato della cinese Yunxia Qu. Kiprop a 69 centesimi da El Guerrouj. 


 

Montecarlo si fa la storia dell'atletica. Stasera al meeting Herculis, GenzebeDibaba compie un'impresa straordinaria: 3:50.07record del mondo nei 1500 metri. Cancellato il 3:50.46 della cinese Yunxia Qu che resisteva da quasi 22 anni, esattamente dall'11 settembre del 1993. Per la 24enne etiope è il quarto record mondiale in carriera, il primo all'aperto, dopo quelli ottenuti a livello indoor nei 1500 (3:55.17), 3000 (8:16.60) e 5000 (14:18.86). Un risultato cercato e fortemente voluto dalla giovane rampolla della dinastia Dibaba che oggi ha preso forma fin dai primi passaggi al traino dell'impeccabile "lepre" Chanelle Price (1:00.31/400m e 2:04.52/800m). Al suono della campana, arriva il momento di scrollarsi di dosso anche Sifan Hassan (seconda in 3:56.05, record olandese) e di far partire un suntuoso assolo. Da qui in poi parla solo il cronometro: 3:04.62 ai 1200 metri con l'ultimo tocco al suo capolavoro materializzato in un favoloso giro finale da 59.79. Epic win, classe infinita. Alle sue spalle, in scia alla Hassan, c'è Shannon Rowburyautrice di un 3:56.29 che riscrive il datato primato continentale americano (3:57.12 di Mary Decker nel 1983).

Attenzione, però, perchè la decima tappa della IAAF Diamond League fa tremare anche il record maschile dei 1500, a pochi giorni dal 17esimo anniversario del 3:26.00 di Hicham El Guerrouj al Golden Gala di Roma. Ad insidiarlo è il keniano Asbel Kiprop che con 3:26.69 giunge ad appena 69 centesimi dallo storico traguardo. Quella dell'iridato in carica è comunque la terza prestazione mondiale di tutti i tempi. L'ordine d'arrivo fa sgranare gli occhi: in tutto sono sei gli uomini sotto i 3:30 compreso il 3:28.79 di MoFarah, quarto in 3:28.93. Il britannico resta ad appena 12 centesimi dal primato europeo che due anni fa, su questa stessa pista, fece suo in 3:28.81.

Negli 800 metri impressiona l'1:42.51 del bosniaco Amel Tuka che, grazie ad una volata-killer, "trafigge" Nijel Amos (1:42.66) e Ayanleh Soulemain (1:42.97). L'atleta, allenato dal tecnico azzurro Gianni Ghidini, conquista così il vertice del ranking mondiale stagionale: è l'undicesimo ottocentista della storia, il quarto nel Vecchio Continente. Anche nel peso c'è una new-entry nella top-10 delle liste mondiali di sempre grazie al fenomenale 22,56 dello statunitense Joe Kovacs: da stasera ufficialmente il settimo uomo alltime. Nei 100 metri ennesimo sigillo di Justin Gatlin, 9.78 (-0.3) sul connazionale Tyson Gay (9.97). L'olimpionico ChristianTaylor si aggiudica, invece, per 2 centimetri il duello nel triplo con il cubano Pedro Pablo Pichardo: 17,75 (-0.8) a 17,73 (+1.0).

AZZURRI: GRENOT SI MIGLIORA A 51.07, TROST 1,91 - Condizione in crescita per Libania Grenot (Fiamme Gialle). A Montecarlo la campionessa europea dei 400 metri chiude al sesto posto in 51.07. Tradotto significa il suo crono più veloce del 2015: 65 centesimi in meno del 51.72 centrato il 4 giugno al Golden Gala di Roma. Vittoria e migliore prestazione mondiale dell'anno alla statunitense Francena McCorory che in 49.83 mette in fila le giamaicane McPherson (50.41) e Day (50.66). Nell'alto Alessia Trost (Fiamme Gialle) sale un centimetro sopra l'1,90 che, domenica scorsa,  le aveva messo al collo il secondo oro europeo under 23. Qui, però, il contesto è di un altro livello e l'1,91 (alla seconda) della 22enne pordenonese non la fa andare oltre il settimo posto nella serata che vede il riscatto a quota 2 metri della rivale russa Mariya Kuchina. Niente da fare per la 4x100 composta da Massimiliano Ferraro, Enrico Demonte, Davide Manenti e Jacques Riparelli. All'ultimo cambio qualcosa non funziona e il quartetto azzurro è fuori dai giochi. Stravincono gli Stati Uniti in 37.87 con Bromell-Gatlin-Gay-Rodgers.

OTTO MONDIALI STAGIONALI - A completare la lista di "world lead" del meeting monegasco ci pensa anche la tunisina HabibaGhribi, 9:11.28 nei 3000 siepi, imitat dal keniano Caleb Ndiku, 7:35.13 sulla stessa distanza, ma senza barriere. Al vertice 2015 anche la 4x100 femminile USA formata da Gardner, Felix, Prandini e Whitney che fa sfrecciare il testimone all'arrivo in 41.96. Nell'asta Renaud Lavillenie spicca il volo a 5,92 e poi si avventura senza fortuna a 6,02. Lungo alla serba Ivana Spanovic grazie al 6,87 (+0.2) del primo salto, mentre la croata Sandra Perkovic colleziona un altro successo nel disco (66,80) come Tero Pitkamakinel giavellotto (88,87). Nei 200 metri Dafne Schippers è sconfitta di un centesimo, 22.09 a 22.08 (-0.3), da Candyce McGrone. Per finire gli ostacoli con il 48.23 di Bershawn Jackson nei 400hs e il 12.46 (-0.3) di Sharika Nelvis nei 100hs, innervositi da una falsa partenza "ritrattata".

Alessio Giovannini

Commenti? | Jul 18, 2015

Gatlin folgora i Trials: 19.57 nei 200

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Gatlin folgora i Trials: 19.57 nei 20029 Giugno 2015

A Eugene gran finale con lo sprinter statunitense che diventa il quinto uomo di tutti i tempi sul mezzo giro di pista. Jenna Prandini conquista il titolo femminile in 22.20.


 

di Giorgio Cimbrico

La storia di Justin Gatlin è controversa; la sua azione, la sua corsa, il nitore che sa esprimere, no. A 33 anni e mezzo il newyorkese va a pizzicare i confini della perfezione con azione radente e poca fase aerea, magnificamente efficace in curva. A parte una piccola sbandata al raccordo, assetto esemplare e centrale sul rettilineo, con l’impressione di un aumento di velocità dai 140 ai 180. 19”57 significa un sacco di cose: il vertice assoluto dei quattro giorni a Hayward Field, il mondiale stagionale, già suo, migliorato di undici centesimi, l’approdo al quinto posto tra i top performer della storia (salto di quattro posizioni, con Pietro Mennea che resiste nei dieci) dietro Bolt, Blake, Johnson e Dix, la striscia di imbattibilità che dura da due anni, si prolunga e tocca le 22 gare, il vantaggio su Usain che si dilata: a queste velocità, valutabile tra i 5 e i 6 metri. Justin continua a ripetere di sentirsi giovane e fresco e a Eugene completa uno Slam pieno di significati in vista di un Mondiale pluriturno: 19”92, 19”90, 19”57 nel giro di poco più di un giorno. L’ambizione della doppietta è scoperta come i denti di un animale da preda. Dietro di lui, molto dietro di lui, Isiah Young guadagna la selezione in 19”93 scacciando la delusione dei 100.

PRANDINI CAMPIONESSA NAZIONALE - Il personaggio dell’ultima giornata è un’anatra: così sono chiamati gli atleti della Oregon University, l’ateneo di casa. Jenna “Duck” Prandini realizza il sogno di conquistare un titolo nazionale (in 22”20) e di far parte della squadra per Pechino, dopo generazioni di “occupazione” da parte delle ragazze afro-americane, La californiana Jenna, radici bresciane e, per parte di bisnonna, calabresi, non è un modello come Justin ma specie nella fase lanciata sa imprimere sulla gomma le spinte giuste per concedersi il lusso di un arrivo a braccia alzate, alla Tommie Smith o alla Carl Lewis. Ai cultori della memoria, riporta l’immagine – e il colore della pelle - della giovanissima Betty Robinson, nativa dell’Illinois, scoperta da un’insegnante mentre inseguiva il tram e pochi mesi dopo, ad Amsterdam, prima campionessa olimpica della storia nei 100.

Tra i maschi, l’ultima macchia chiara a stelle e strisce venne fornita da Larry Questad, sesto nella leggendaria finale dei 200 di Mexico City.

PESO KOVACS, NOVITA' CRADDOCK (TRIPLO) E LITTLE (400HS) - Come profondità, il meglio è stato offerto dal peso con Joe Kovacs, un specie di mortaio umano (piccolo ed esplosivo) che spara a 21,84 precedendo di 20 cm Christian Cantwell, alla quarta selezione, e Jordan Clarke, 21,49. David Storl avrà pane per i suoi denti. Fuori sia il cubico Hoffa che Whiting campione mondale indoor. JennySuhr, ex signorina Stuczynski, ritocca di un centimetro il mondiale stagionale già suo con 4,81, e può volare in Cina con la sicurezza di non avere sulla propria strada chi è stata più volte sua giustiziera: Yelena Isinbyeva. La sorpresa viene dal triplo, con il texano Omar Craddock che trova la giornata da raccontare a figli e nipoti atterrando a 17,53, con progresso di quasi 30 cm, lasciando a due pollici, 17,48, Will Claye, che unisce talento a disordine. Dentro anche Marquis Dendy, 17,23, che aveva già staccato il biglietto nel lungo e che su questa pedana ai Ncaa aveva centrato un 17,71 ventoso. Sulle barriere, in prospettiva pechinese, meglio l’occhialuta novtà Shamier Little (53”83) che il veterano David “Hulk” Oliver. Con 13”04 sarà dura contro Martinot-Lagarde e il freschissmo giamaicano McLeod.

DI MISURA - Vista la pervicacia americana nell’usare il loro sistema di misurazione, per il futuro e per i Trials olimpici che verranno, chi ne è privo, può munirsi di un prontuarietto per convertire le distanze imperiali in quelle metrico-decimali. A ogni buon conto, un pollice equivale a due centimetri e mezzo, dodici pollici fanno un piede, vale a dire 30 centimetri e mezzo, tre piedi fanno una yard, 91 centimetri e mezzo. Può esser divertente, durante le gare, riempire un foglio di moltiplicazioni e capire così come stanno andando le cose. Al proposito viene in mente un bell’aneddoto legato al giorno in cui Ken Lorraway saltò 17,54, record australiano e dell’Impero. All’annuncio, il pubblico non ebbe reazioni. “Ma non avete capito? -  ruggì lo speaker che pare fosse Herb Elliott  –  Lorraway ha saltato 58 piedi”. Grande boato.

TRIALS USA (Eugene) - RISULTATI/Results

TRIALS GIAMAICA (Kingston) - RISULTATI/Results

Commenti? | Jun 29, 2015

Mondo: NCAA miniera di talenti

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di Marco Buccellato

 

Campionati NCAA, Oregon trionfa

Un'edizione dei campionati NCAA statunitensi con prestazioni superbe, primati e qualche gara epocale da tramandare ai posteri. Entrambi i titoli sono andati all'Oregon: i suoi ragazzi e ragazze hanno realizzato una doppietta storica che, nella manifestazione, mancava dal 2011, quando Texas A & M completò un indimenticabile trittico di doppi successi consecutivi iniziato nel 2009. Scintille erano nell'aria, ma non di questa portata. Un rapido bilancio statistico conferma la grandezza dell'edizione 2015: un record mondiale stagionale, un record mondiale juniores, ben sei primati mondiali stagionali juniores (uno maschile, cinque femminili), tre primati USA juniores (tutti al femminile), cui vanno aggiunti gli incredibili 163 (!) primati personali stabiliti nell'arco della rassegna, equamente distribuiti tra ragazzi (81 nuovi personal best) e ragazze (82).  
 
Oregon delights 

Il successo della squdra maschile è stato schiacciante (29 lunghezze sulla Florida): al solito, un apporto decisivo è stato offerto dalle gare di mezzofondo. Il duplice uno-due archiviato da Edward Cheserek e Eric Jenkins su 5000 e 10000 ha inferto la spinta alla vittoria garantendo 36 punti in sole due gare. Tra le donne, il vantaggio finale di nove punti sul Kentucky era già incolmabile prima della 4x100, dove la squalifica del team di Oregon è stata ininfluente per la classifica. Vittorie individuali sono arrivate da JennaPrandini sui 100 e dalla junior Rogers sugli 800. La Prandini si è caricata sulle spalle buona parte del successo, andando a "score" pesanti anche sui 200 e nel lungo, arrivando seconda in entrambe le gare con nuovi record personali (22.21 e 6.80). Se la ragazza dei campionati, per le continue discese in pista e i risultati individuali e di classifica è stata la sprinter di italiche discendenze, l'uomo copertina è stato Andre De Grasse. 

Tre quarti d'ora di straordinaria follia

L'atleta che ha lasciato il segno negli NCAA 2015 è Andre De Grasse, un ex-cestista coptato all'atletica. Pronosticato come competitor "pesante" subito dietro al favorito delle finale di velocità Trayvon Bromell, ha vinto entrambe le gare con tempi che lasciano storditi: il 9.75 sui 100 (vento 2,7) è il più rapido mai registrato da un canadese (si tratti di crono legale o ventoso), mentre il 19.58 sui 200 (vento 2,4) è il dodicesimo assoluto in qualsiasi condizione, il miglior "ventoso" di sempre e, assieme alla finale dei 100, contribuisce a mandare in archivio la doppietta più rapida della storia nel giro di 45 minuti, il poco tempo trascorso tra una finale e l'altra. Se si valuta il vento riportandolo a condizioni di legalità, non c'è un "adjusted time" che valga come dogma scientifico. L'incidenza delle folate può incidere in modo variabile a seconda della direzione (esempio, la trasversalità), ma una cosa può esser detta, sia pur con approssimazione. Portando il limite del vento a 2,00 (in totale legalità), i tempi del canadese valgono certamente meno di 9.90 sui 100 e non più di 19.75 sui 200. 

Sui 100, la finale è stata corsa in meno di 10 netti da ben cinque atleti. Il recordman mondiale junior Bromell, campione uscente, è arrivato secondo in 9.88 ma ha migliorato il personale in semifinale (con vento nei limiti) scendendo a 9.90. L'ultimo classificato ha corso in 10.04. De Grasse, in terza corsia, ha esibito un'accelerazione rabbiosa e soprattutto gli ultimi 30 metri sono stati devastanti. Il vento, sempre nei limiti registrato nelle tre semifinali, ha contribuito a regalare ben 11 personal best su tempi inferiori ai 10.20 (sei sotto i 10.10). Sui 200, Bromell ha perso anche il secondo posto (terzo in 19.86), preceduto da Dukes per due millesimi! Può in parte consolarsi con un altro personale (20.03) ottenuto in semifinale. La curva di de Grasse è stata straordinaria, nonostante la dinamica delle braccia che disperde la centralità dell'azione.

 

 



Little Shamier

L'unica miglior prestazione mondiale stagionale è arrivata dalla bellissima finale dei 400 ostacoli femminili, vinta dalla campionessa uscente Shamier Little, la ragazza che meno di un anno fa, sulla stessa pista, aveva messo al collo due medaglie d'oro ai mondiali juniores (ostacoli e staffetta). Partita a razzo, ha dovuto subire all'interno la progressione-monstre di Kendra Harrison, che ha accumulato parecchi metri di vantaggio tra i 200 e i 300. In rettilineo, la Little ha rimontato, mai indurendosi nella corsa, come la Harrison, e negli ultimi 10 metri l'ha superata di slancio chiudendo nel miglior tempo mondiale dell'anno (53.74). Corre con gli occhiali e porta sempre qualche orpello colorato sui capelli. Una volta è un ornamento con la bandiera USA, altre volte è un fiocco (stavolta verde). Le si è un po' scomposto dopo l'arrivo vittorioso, celebrato con un urlo. Anche la Harrison, in 54.09, è scesa sotto il precedente miglior tempo dell'anno. Forse ha chiesto troppo a se stessa, avendo stravinto 45 minuti prima la finale dei 100 ostacoli in 12.55

Hall of record

Il primato mondiale juniores è stato realizzato sui 100 ostacoli da un'altra predestinata, perché il risultato era nell'aria da tempo. Autrice è Dior Hall, che ha sottratto un decimo al 12.84 della cubana Aliuska Lopez, vecchio di 28 anni. La Hall, argento mondiale junior a Eugene nel 2014, non è nuova a firmare primati. In inverno aveva portato a 8.01 il record mondiale under 20 dei 60 ostacoli. Finale da grandi numeri anche questa: tra lei e la Harrison si colloca in 12.60 Cindy Ofili. Appuntatevi il nome, perché c'è una scommessa familiare in ballo: Tiffany Porter (Ofili da nubile), la britannica campionessa europea, è la sorella maggiore di Cindy, e scherzosamente ha dichiarato che il giorno che perderà un 100 ostacoli da Cindy si ritirerà. Forse è per questo che, almeno in gare ufficiali, le due sorelle finora si sono evitate. 

Green energy

Oltre alla Hall, che ha fatto le cose in grande col record mondiale di categoria, si sono registrati quattro nuovi record mondiali stagionali junior tra le ragazze. Due sono anche record americani, con la triplista Orji (14,15) e la possente pesista Saunders (18,35). La Orji è stata argento ai mondiali allievi di Donetsk, la Saunders argento a quelli junior dell'anno scorso. Degli altri primati junior 2015, citiamo quello sensazionale arrivato nella finale degli 800 donne, vinti da Raevyn Rogers, altra medaglia mondiale allievi (bronzo). Ha vinto una splendida finale in 1:59.71, il secondo tempo all-time per una junior nata negli States. Gara dettata dalla partenza troppo esuberante della giamaicana Goule (56.17 alla campana, vantaggio di un secondo e mezzo). La Rogers ha rosicchiato un secondo al passaggio ai 600, per chiudere con un 200 finale di 30.42. La Goule (36.44..) ha perso tutto il possibile nel tribolato rettilineo finale, chiudendo sesta. Rogers da urlo (non solo metaforico, vista la felicità del dopo-gara). Ai microfoni dei media, a fatica ha lasciato la parola ai giornalisti per le domande. Ha parlato e riso per cinque minuti filati senza quasi riprendere fiato, tanta era l'eccitazione della vittoria e del risultato. Bellissimo. 

Che Dendy!

Impossibile non menzionare i seguenti risultati: doppietta di Marquis Dendy con numeri da big: 8,43 ventoso di 2,3 nel lungo (8,34 legale) e 17,71 ventoso di 2,4 nel triplo (17,50 legale). In entrambi i migliori salti onologabili, ha eguagliato il primato personale. 110 ostacoli: 13.01 del giamaicano Omar McLeod, ma con vento prossimo ai 4 metri. Ha vinto anche il titolo della 4x100 con l'Arkansas. 20.78 per i due migliori pesisti, Jones e Hill, ma vince il primo per il secondo miglior lancio. Donne: sensazionale la finale dei 200, graziata da un vento di 1,9, con tutte le otto finaliste sotto i 23 secondi e qualcuna pericolosamente vicina ai 22. Ha vinto DezereaBryant (già campionessa NCAA indoor nel 2014) in un favoloso 22.18, davanti alla Prandini (22.21). A 22.24 Kamaria Brown e KyraJefferson, separate da otto millesimi.

 

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La Bryant è l'altra stella del Kentucky, che annovera tra le sue stdentesse anche Kendra Harrison. 

La domenica di Jager

Nel Portland Track Classic risultato a sensazione del siepista Evan Jager, recordman USA, che ha corso e vinto i 1500 metri in 3:32.97, a un niente dal record mondiale stagionale, con tre secondi e mezzo di progresso sul personale. Intervistato per un noto portale della rete, ha detto di essere rimasto choccato conoscendo il passaggio dopo i primi due giri. Non pensava che andassero così di lena. Tra l'altro, la gara si è disputata sotto il sole, con temperature poco inclini a risultati a sensazione. Ma siamo in Oregon, e tutto può succedere. 

Il ritorno di Yohan Blake

Fuori dal tunnel organico degli infortuni, il campione del mondo dei 100 di Daegu non lo è ancora dal punto di vista psicologico. Il suo staff ha riferito che il giamaicano corre frenato dalla paura di infortunarsi di nuovo. E' rientrato sulla distanza breve a Kingston, vincendo in 10.21. Nel meeting, un 400 favoloso per Javon Francis (44.50) e Rusheen McDonald (44.60) e per l'incredibile Christopher Taylor (15 anni), che ha portato la miglior prestazione mondiale della sua età da 45.69 a 45.55. 

Atletica senza età

Da un ragazzo del '99 a uno del '76. Ventitrè anni separano il giovane giamaicano dall'anziano Kim Collins, eppure entrambi hanno lasciato qualcosa per la storia nell'ultimo weekend. Collins ha vinto i campionati nazionali di St.Kitts in 9.98, il tempo più veloce mai registrato da un atleta di 39 anni. Dopo tre anni di purgatorio, Collins ha recentemente annunciato che farà parte della squadra nazionale ai Mondiali di Pechino. Durante le Olimpiadi di Londra fu escluso dal team per ragioni disciplinari. 

Campionati Sudamericani a Lima

Il medagliere dice Brasile (undici ori per 34 medaglie complessive). I migliori risultati: 8,09 del lunghista uruguagio Lasa, 5,70 del ritrovato Chiaraviglio nell'asta, 45.26 del venezuelano Bravo sui 400. Tra le donne, doppio record nazionale di Deborah Rodriguez(Uruguay): sui 400 ostacoli in 56.33 e sugli 800 in 2:01.46. A Singapore si sono disputati i Giochi del Sud-Est asiatico, dove la Thailandia ha dominato il medagliere con 17 ori e 39 podi. Tra i risultati (comprensivi di ben 42 primati nazionali), 38.99 dei velocisti thailandesi in staffetta, 6,70 della indonesiana Londa nel lungo (anche 13,75 nel triplo) e un notevole 3:31.46 della 4x400 femminile vietnamita. 

Keitany in forma

Altro dal fine settimana: nell'European Athletics Festival di Bydgoszcz 5,80 di Wojciechowski e 74,29 della Wlodarczyk nel martello. Anche in Germania un 5,80, del sempre più sorprendente Carlo Paech. Dalla strada, terzo posto di Geoffrey Mutai in un'ora e due minuti nella mezza maratona olandese di Zwolle, battuto da Richard Mengich (1:01:22) e dall'ex-primatista del mondo di maratona Wilson Kipsang (1:01:23). A New York, in preparazione della gara del prossimo fine settimana in Repubblica Ceca, Mary Keitany ha vinto una 10 km in 31:15 con due metà corse sempre sulle identiche frequenze. Marcia: campionati russi a Cheboksary, con risultati nelle attese. Sokolova 1:26:17, Kirdyapkina 1:26:44, Strelkov 1:20:04, Yargunkin 3:45:41. 

Etiopia verso Pechino

Lista non definitiva dei maratoneti etiopi per il mondiale: Lelisa Desisa, Yemane Tsegaye, Tilahun Regassa, Lemi Berhanu e Endashaw Legesse. Donne con Mare Dibaba, Tirfi Tsegaye, Mare e Berhane Dibaba, Tigist Tufa.

Pearson, arrivederci a Rio

La notizia è ufficiale, confermata dalla stessa campionessa olimpica dei 100 ostacoli a Londra. Sally Pearson, infortunatasi al Golden Gala riportando la frattura dell'ulna e del radio, non parteciperà ai campionati mondiali di Pechino, lasciandosi il tempo di guarire con tranquillità e permettendosi quel break che non si è mai concessa da quando fa parte della squadra nazionale australiana. La rivedremo a Rio 2016, decisa a difendere il titolo del 2012.

 

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Commenti? | Jun 16, 2015

Bolt vince senza sorriso

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Rientro meno facile del previsto a New York per il dominatore dello sprint: 20.29 controvento (-2.8) e avversari a soli tre centesimi. Bene Rudisha (1:43.58), Tori Bowie (22.23 con -2.8!) e Beitia (1,97)

La notizia che arriva dall’Icahn Stadium è che Usain Bolt è lontano dall’immagine di superatleta costruita in anni di dominio in giro per il mondo. Quello visto sulla pista di New York è un atleta ai limiti di una (relativa) normalità, ambito che non lo aveva mai sfiorato nella sua straordinaria carriera, nemmeno in età giovanile. Bolt vince i 200 metri del rientro in Diamond League in 20.29, e va bene che il vento contrario è praticamente una bufera (-2.8 m/s), ma la sua azione è rigida, mai in decontrazione, al punto che gli avversari radunati per completare le corsie non lo mollano praticamente mai, e finiscono per arrivargli praticamente addosso sul traguardo; Zharnel Hughes, 20enne anguillano da 20.15 di personale, suo compagno di training, chiude a 3 soli centesimi (20.32), con il giamaicano che si volta a guardarlo negli ultimi due appoggi, prima di abbassare la testa per evitare ogni problema sulle fotocellule. C'è ancora tempo fino al Mondiale, ma è chiaro che il primatista del mondo di 100 e 200 metri dovrà lavorare sodo per presentarsi al via in condizioni adeguate.

Non fa sfracelli nemmeno Tyson Gay nei 100 metri, anche in questo caso complice il vento contrario (-1.7), vero leit motiv della tappa americana della Diamond League; per lo statunitense, vittoria in 10.12, tre centesimi in meno rispetto al giamaicano Nesta Carter, secondo in 10.15. Cancellato il 10.13 di Keston Bledman, ammesso a correre dal giudice di partenza nonostante la squalifica per falsa partenza, ma poi escluso dall’ordine d’arrivo. A chiudere il discorso sullo sprint, impressiona, sul mezzo giro, Tori Bowie(USA), che trova lo stesso muro d’aria di Bolt (vento -2.8!), ma termina in 22.23, crono che si piazza al terzo posto nella lista mondiale 2015.

Il soffio di Eolo non frena solo gli sprinter, manda all’aria anche i piani dei triplisti: il cubano Pedro Pablo Pichardo si concede solo per i primi due tentativi, atterrando ad un 17,56 reso mostruoso dal -2.5 rilevato dall’anemometro. Dietro di lui, nessuno supera i 17 metri: il secondo posto va allo statunitense Will Claye, con 16,96 (il carabiniere Fabrizio Schembri figura nella lista di partenza, ma in realtà non si è mai mosso dall’Italia, avendo rinunciato all’appuntamento).

David Rudisha manda segnali agli avversari del doppio giro di pista sulla strada che conduce al Mondiale di agosto. A New York, il primatista del mondo si batte molto bene, e stampa un eccellente 1:43.58, mancando la miglior prestazione iridata 2015 di soli due centesimi. Il ritmo è ben lanciato dallo statunitense Martin (50.10), con Rudisha in scia; lo inseguono l’altro americano BorisBeriane e il francese Pierre-Ambroise Bosse, finiti poi nell’ordine con tempi al di sotto dell’1:44, 1:43.84 per Berian (personale) e 1:43.88 per Bosse.

Squillo di tromba del sudafricano Wayde Van Niekerk nei 400 metri: il suo 44.24, oltre alla vittoria, gli regala anche il record nazionale ed il secondo posto nella lista mondiale dell’anno (dietro Kirani James, 43.95); scende sotto i 45 anche l’eterno Chris Brown (Bahamas, 36 anni e mezzo), secondo in 44.74. Vanno forte anche le ragazze, sul giro di pista: la statunitense Francena MCorory vola addirittura al mondiale stagionale, chiudendo in 49.86 (nove centesimi meglio del 49.95 di Sanya Richards-Ross, finora unica a fa segnare un crono sub-50 secondi).

Ancora un centro in Diamond League per Ruth Beitia, nuova regina dell’alto in questa prima parte di stagione. Dopo la vittoria al Golden Gala Pietro Mennea, arriva quella di New York, sempre a spese di Blanka Vlasic: per entrambe, lo score dice 1,97, quota valicata però dalla spagnola al secondo tentativo, mentre l’OK per la croata arriva alla prova decisiva.

Notevole il match nel lungo donne: a spuntarla, la canadese Christabel Nettey, con un eccellente 6,92 (-1.3); alle sue spalle, a soli tre centimetri, la statunitense Tianna Bartoletta, 6,89 (-0.7), in un ultimo salto che ha fatto tremare la vincitrice. Quarto successo nella Diamond League IAAF 2015 per l’imbattibile Sandra Perkovic, la dominatrice del disco, oggi capace di 68,44 (e con la seconda, la cubana Perez, a oltre due metri e mezzo, 65,86).

Vanno a Javier Culson i punti Diamond Legaue dei 400hs: per lui, un buon 48.48, che lo colloca (primo non statunitense) al quinto posto nella lista mondiale 2015; si rivede il sudafricano LJ Van Zyl, buon secondo in 48.78. In assenza del keniano Yego, nessun ostacolo sulla strada del successo per il ceco Vitezslav Vesely nel giavellotto: suo il lancio da 83,62 che vale i 4 punti della Diamond race (ed il relativo primato in classifica). Due atlete appaiate a 4,80 in cima alla classifica dell’asta donne: la spunta la brasiliana Fabiana Murer, che supera la greca Nikoleta Kiriakopolou - per lei, la soddisfazione del record nazionale – in virtù del miglior percorso di gara. Il ruolo di anti-Storl, nel getto del peso, in proiezione Mondiali di Pechino, è ancora vacante; tra i candidati, si propone con sempre più convinzione lo statunitense Joe Kovacs, capolista mondiale con 22,35, e prim’attore di giornata con 21,67.

Marco Sicari

RISULTATI/Results

Commenti? | Jun 14, 2015

ADAM GEMILI VOLA SUI 100 ED ABBATTE LA BARRIERA DEI 10": 9"97 PER LUI!

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Adam Gemili e´riuscito ad abbattere anche la barriera (dopo quella dei 20" sui 200)dei 10" sui 100 mt. Il tutto succede agli Belford Internazional Games. Adam e´stato aiutato da un buon vento a favore +3,7 dice l´anemomoetro, prestazione comunque di grande livello.

Clicca QUI per il video.

Complimenti Adam!

Daniele Biffi - Mental Coach & Personal Trainer
runfast@fastandfit.de

fastandfit.de          

Commenti? | Jun 03, 2015

Mondo: Ovest e Est, orizzonte NCAA

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<font face="arial, helvetica, sans-serif" size="3">Mondo: Ovest e Est, </font>

Una pista tradizionalmente appartenente alla categoria "lampo". Anche il vento, però, qui non scherza. Le fasi regionali della prima divisione NCAA hanno confermato la bontà della stagione dei due sprinters principali presenti in Texas, il recordman mondiale junior Trayvon Bromell e il neoprimatista canadese dei 200 Andre De Grasse. Spesso a confronto diretto nella stagione indoor, stavolta i due si sono evitati, gareggiando in serie differenti. Lo scopo era fare classifica in vista delle finali, anche quest'anno ricche di motivi di interesse, soprattutto nelle gare di velocità e per le battaglie del mezzofondo veloce, frequenti nella storia dei campionati. Il teatro sarà il magnifico Hayward Field, che pochi giorni fa ha ospitato la terza tappa della IAAF Diamond League. "One location, two championships", dice il sito della manifestazione (10-13 giugno).

Il cestista mancato e l'imbattuto

Tornando ai due velocisti, il canadese sognava di diventare una stella del basket, prima che un amico lo portasse a scherzare su una pista d'atletica e venisse adocchiato da un vecchia conoscenza delle piste, Tony Sharpe. Bromell invece quest'anno non ha ancora perso un cento metri né un 200 all'aperto. L'ultima volta che qualcuno gli ha messo il busto davanti è stato nella finale mondiale junior di Eugene (ancora!), l'estate scorsa. L'anno scorso vinse le finali NCAA col record mondiale juniores di 9.97. A Austin l'americano ha corso in 9.94 con una carezza di vento superiore alla norma, e poi in 9.92 con carezze più consistenti. Sui 200 invece è sceso prima a 20.18 poi a 20.13. Il canadese ha corso in 20.17 in condizioni di legalità, e in 10.03 ventoso.

Occhio al bianco

Da aggiungere, una nuova brillante esibizione del bianco John Teeters: stavolta dieci netti, sempre col vento in poppa. Altrettanto altisonanti, fors'anche di più, le cifre delle ragazze: di Jenna Prandini sapevamo (ha ben gareggiato nello sprint e nel lungo).

 

Alle cronache balza anche Jasmine Todd, che vento o non vento ha segnato 10.89 e 10.88, signori numeri a ogni folata e latitudine. Giamaica di potenza: dopo i pesisti e i discoboli, ecco la martellista Levy che esce dal Texas col record nazionale di 69,01.

A Jacksonville vola Kyra Jefferson

Più umido che in Texas, vista la location della Florida, ma in condizioni di vento quasi sempre entro la norma. L'elenco degli atleti interessanti, per lo più emergenti, è molto esteso. Ci limitiamo a citare il piccolo velocista Hester(10.05), conferme o miglioramenti di tanti duecentisti (Dukes 20,14, Acy 20.25, lo stesso Hester 20.21, Ernest 20.22) e un esagerato 22.26 di Kyra Jefferson, un bel sorriso gentile e una sfilza di recenti "1" e "2" nella scheda biografica che la riguarda. 20 anni, di Gainesville, si guadagnò la selezione per i mondiali allievi di Lilla, in un Trials dove erano presenti tanti talenti in erba, ora ai piani alti del grattacielo atletico USA. Solo nei 400 piani, si scontrarono Reynolds, Little, Okolo e Baisden (tutte a Eugene per i titoli NCAA prossimamente) e c'era pure Ajee' Wilson, vista in Diamond League far patire non poco l'iridata degli 800 Sum. 

Europa, Licwinko 1,97

La polacca campionessa del mondo indoor 2014, e bronzo a Praga dietro Mariya Kuchina e Alessia Trost, ha portato la miglior prestazione stagionale all'aperto a 1,97 nella Super League nazionale a Biala Podlaska. Forte di questo risultato, gareggerà all'Olimpico contro il meglio in circolazione, come ormai è ben noto. Un'altra protagonista dell'Olimpico, Mariya Kuchina, ha vinto in terra polacca a Opole con 1,91, rinunciando a provare 1,98.

 

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In precedenza ai societari russi aveva esordito all'aperto con 1,95.

 

Nel ricco fine settimana continentale, a parte le notizie già segnalate sul sito, vanno aggiunti nel settore lanci l'esplosione del giavellottista tedesco Vetter(85,40, già sei metri e mezzo in più rispetto allo scorso anno) e una bella gare di peso in Slovenia, con il serbo Kolasinac a 20,90 e i bosniaci Alic a 20.69 e Mesica 20,49. Martellate moldave di Marghiev (78,72, primato nazionale) e della sorella Marina Marghieva, che ha pareggiato il limite nazionale con 72,53 e trascinato al record azero l'ex-ucraina Skydan (72,31). 

Gemili 9.97, Fassinotti a Bedford

Troppo vento negli International Games di Bedford, misurato in 3,7 metri al secondo. La prima volta sotto i 10 netti del campione europeo dei 200 AdamGemili non vale, ma ha in ogni caso migliorato lo stagionale correndo la batteria in 10.12. Ha gareggiato anche il primatista italiano Marco Fassinotti, in condizioni meteo poco benevolenti, superando i 2,20 assieme ai britannici Kandu e Matthews. L'unico a salire più su, a 2,24, è stato Robbie Grabarz. 

Ecco la Russia

Prima dell'exploit over-15 metri di Eugene, Yekaterina Koneva aveva saltato 14,92 appena ventoso e 14,84 a Krasnodar. Il movimento nazionale si è riunito a Sochi per i campionati si società, frustrati però dal maltempo che ha persino interrotto le gare nella prima delle due giornate. Nonostante il pessimo meteo, segnaliamo 4,60 di Angelina Zhuk nell'asta, 6,70 della Pidluzhnaya nel lungo e soprattutto, in una pausa della tormenta che ha devastato la regione, 1:58.75 di Anastasiya Bazdyreva sugli 800, il miglior tempo mondiale dell'anno prima del gran duello di Eugene tra Sum e Wilson. Come viatico per la gara del Golden Gala, ecco Aleksey Fyodorov migliorare di 30 centimetri il personale atterrando a 17,42, il record europeo stagionale. Il ritorno di Tatyana Lysenko, a poco tempo dalla maternità, ha mostrato che l'atleta è lontana da una condizione accettabile.

 

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Commenti? | Jun 03, 2015

Champ Bromell vola agli NCAA: 9"94 sui 100 mt!

Posted by linfordbif in International

Fantastico risultato per il giovanissimo Junior Champ Bromell agli NCAA, i campionati universitare statunitensi. Nonostante una reazione da migliorare la sua falcata finito il drive e´ impressionante, ultimi 30 m alla Bolt? Clicca qui per vedere il Video.

Daniele Biffi - Mental Coach & Personal Trainer
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Commenti? | Jun 01, 2015

Owens: 80 anni fa il giorno dei giorni

Posted by linfordbif in International
Owens: 80 anni fa il giorno dei giorni25 Maggio 2015

Il 25 maggio del 1935 lo statunitense, icona leggendaria della storia dell'atletica, stabilì sei primati mondiali nel giro di 45 minuti


 

di Giorgio Cimbrico

Il giorno dei giorni compie 80 anni. Per gli aficionados dell’atletica è inutile precisare che il D Day è il 25 maggio 1935: Ferry Field, Ann Arbor, Michigan, sei record del mondo migliorati o uguagliati da Jesse Owens in un’ora o poco meno, aspettando di offrire la settimana delle settimane di lì a poco più di un anno all’Olympiastadion berlinese, lo stesso luogo dove il miglior Usain Bolt corse in 9”58 e 19”19 e poi timidamente domandò: “Scusate, ma chi è questo Owens di cui parlate sempre?”.

Quel che capitò è stato tramandato dalla storia e, nel mio piccolo, ho provato a tramandarlo ogni volta che la polvere del tempo scivolando nella clessidra annunciava un anniversario tondo o costruito sulla moltiplicazione dei lustri. Il giorno dei giorni è il Natale dell’atletica, è la bellezza, è la naturalezza del gesto, è l’approdo oltre porte iniziatiche. L’ultima considerazione vale soprattutto per il lungo: Jesse, che si chiamava James Cleveland, saltò 8,13 e quel record tenne duro per un quarto di secolo. Una vecchia foto, virata in seppia, lo offre in volo: la pedana sembra un sentiero di campagna.

A volte uno si domanda cosa vorrebbe vivere se fosse possibile viaggiare nel tempo. Stephen Hawking dice che è possibile, ma so già che quando sarà consentito sarà una faccenda per gente con il conto in banca molto cospicuo.


Rimarrà un sogno e io comunque sarei indeciso tra il 6 maggio 1954, quando Roger Bannister, sulla pista di Iffley Road, Oxford, diventò il primo uomo a scendere sotto i 4’ nel miglio e il giorno dei giorni. Considerato il costo dell’intrusione nella dimensione spazio-temporale, converrebbe puntare su Ann Arbor: un’ora di delizia pura contro quattro minuti meno sei decimi.

La ricostruzione del giorno dei giorni non è facile perché non è agevole rovistare nel mito, più o meno come investigare su quando Giove si trasforma in nuvola o in toro dopo aver adocchiato una bella ninfa. Raccontano che Jesse non stesse molto bene, che aveva mal di schiena, che il suo allenatore lo avesse consigliato di lasciar perdere, ma lui voleva dar una mano all’Università dell’Ohio che gli aveva dato una borsa di studio. E così a a questo punto è meglio lasciar parlare lui, in un’intervista possibile.

“Esistono due versioni. La prima: una settimana prima mi ero fatto male alla schiena cadendo dalle scale. La seconda: avevo giocato una partitina di football tra amici e mi ero infortunato. Sono passati molti anni e anch’io ho ricordi confusi. In un caso o nell’altro, facevo fatica a muovermi e Larry Snyder, il mio allenatore, mi disse: Jesse, forse è meglio rinunciare. Ma io non me la sentivo di privare la Ohio State del mio aiuto e così andammo”.


Andarono al campo che quell’anno ospitava le finali delle Big Ten, lo scontro tra le dieci maggiori università del Centroest degli Usa.

Sabato 24, prove di qualificazione. “Jesse, vacci piano”. E Jesse va piano, giusto per tornare in pista il giorno dopo. “Mi sveglio con la schiena quasi bloccata. Ehi, dico a un amico, dammi una mano per mettermi la tuta. Prima gara, le 100 yards: scavo le buchette e provo a mettermi in posizione di partenza. Dolore. Ma quando lo starter spara, vado via rilassato, fluido”. Sta scendendo la grazia: all’arrivo due cronometri dicono 9”4, uno 9”3. Gli danno 9”4, mondiale pareggiato. “Larry mi grida: come va?. Bene, dico, dolore sparito. Vado verso la pedana del lungo e intanto penso: tra meno di mezz’ora devo correre le 220 yards, qui ci sono venti concorrenti, la gara andrà avanti due ore. Ok, un salto e via”. E si concede un azzardo: va verso la buca e piazza un pezzetto di carta, fissato da un sassolino, a 7,98, record mondiale del giapponese Nambu.”Quando atterrai nella sabbia, capii di esser andato lungo: il foglietto lo avevo alle spalle e i compagni gridavano: ehi, uomo, l’hai fatta grossa”. Jesse, 8,13, il primo uomo oltre gli 8 metri. Il record tenne duro per 25 anni, due mesi e 18 giorni, sino all’8,21 d Ralph Boston.

Jesse è a metà dell’opera: alle 15,45, 220 yards, senza curva, su un rettilineo che non finisce mai: 20”3 e record (ritoccato di tre decimi: era di Ralph Metcalfe) che vale sia sulla distanza imperiale che su quella metrica. Bis un quarto d’ora dopo: stesso terreno, stessa distanza, ma con dieci ostacoli: 22”6 e questa volta il progresso è di quattro decimi. Non c’è dubbio, il biglietto che costerà i risparmi di una vita porta ad Ann Arbor, al giorno dei giorni.

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Commenti? | May 25, 2015

UN SECOLO IN 400 MT!

Posted by linfordbif in International

Oggi è il centesimo anniversario della nascita del quattrocentista americano Archie Williams, oro olimpico a Berlino 1936 e poi protagonista di una straordinaria carriera anche oltre l'altletica

di Giorgio Cimbrico

Primo maggio. Oltre alla Festa del Lavoro, un sacco di altre cose: nel 1786, la prima mondiale di Le Nozze di Figaro e nel 1840 l’arrivo del primo francobollo, il Penny Black. In atletica, il centesimo anniversario della nascita di Archie Williams, uno che non abbassava la testa, che non si sentiva nipote dello zio Tom e che non si alimentava di luoghi comuni. “Quanti sporchi nazisti hai visto?”, gli chiesero quando tornò da Berlino. “Ho incontrato solo persone gentili e non dovevo andare in fondo quando salivo sull’autobus”, rispose uno degli uomini che contribuì a dare una svolta alla storia dei 400.

Nativo di Oakland, baia di San Francisco, Archie sino alla primavera del ’36 non era mai sceso sotto i 49”. In aprile sbocciò come una pianta carnivora: 47”4 in aprile, 46”8 in maggio e 46”5 il 19 giugno, a Chicago, nelle eliminatorie delle 440 yards dei campionati Ncaa. Ai 400, 46”1, record mondiale. “Capitò nelle batterie: si trattava di finire nei primi quattro e io correvo al largo, solo come un’oca”. Un’oca impazzita: un decimo sotto il record mondiale di Bill Carr, quattro anni prima ai Giochi di Los Angeles.

Archie vinse anche ai Trials e andò a Berlino per dar vita a una delle più drammatiche finali, pareggiata per suspence da quella romana del ’60, con il testa a testa tra Otis Davis e Carl Kaufmann.

Archie e James LuValle, californiano anche lui, entrarono in testa sul rettilineo finale ma non avevano fatto i conti con il coraggio, da granatiere britannico, di Arthur Godfrey Brown, inglese d’India che aveva visto la luce (anche lui 100 anni fa) in Bengala. Williams vinse di un soffio, e se il risultato ufficiale dice 46”5 a 46”7, è la pellicola del fotofinish a testimoniare quanto l’arrivo fu serrato: 46”66 a 46”68.

Con una decisione inspiegabile, Williams e LuValle (terzo) vennero esclusi dalla 4x400 che i britannici catturarono con una formidabile seconda frazione di Godfrey Rampling (padre dell’affascinante Charlotte) e con la chiusura affidata a Brown. Per l’ultimo giro la Germania (alla fine, bronzo) schierò un giovanotto di Dresda eliminato nelle batterie degli 800, Rudolf Harbig che prima della guerra (che gli sarebbe stata fatale) si impadronì dei record mondiali di 400 e 800 con tempi che anticiparono il futuro: 46”0 e 1’46”6.

In tempi in cui con l‘atletica non si mangiava, Williams si concentrò sul suo avvenire: diventò ingegnere meccanico, si arruolò nell’Air Force, diventò pilota, metereologo e istruttore dell’unico stormo di afroamericani cui vennero affidati caccia. Raggiunse il grado di tenente colonnello e dopo il congedo iniziò una nuova vita da insegnante di matematica e informatica nei licei diventando molto popolare e amato dagli allievi. Se n’andato nel ’93, due anni prima di Godfrey Brown, il suo grande avversario di quel 7 agosto 1936.

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Commenti? | May 03, 2015

Adams e Lavillenie eletti atleti dellŽanno

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Molte prime volte nel referendum Iaaf che ha consegnato gli Oscar 2014. Innanzitutto, le pedane che hanno la meglio sulla pista: Valerie Adams lancia (o getta) il peso, Renaud Lavillenie salta con l’asta. Dall’istituzione dell’Atleta dell’Anno (1988), il dominio di chi corre veloce o a lungo è stato nettissimo tra gli uomini (23-4, 21-6 se consideriamo Carl Lewis soltanto come lunghista), meno tra le donne: 17-9. In questo caso il totale fa 26, non 27, dopo l’annullamento del titolo assegnato a Marion Jones nel 2000, l’anno fatale che costò a Wonderwoman cinque medaglie olimpiche e più tardi anche di peggio. I collezionisti più ricchi e assidui sono Usain Bolt, cinque volte al vertice (dal 2008 al 2013 soltanto David Rudisha è riuscito a scavare una breccia) e Yelena Isinbayeva, premiata tre volte.

E’ la prima volta di un francese, è la prima volta di un’astista: sul premio non ha mai messo le mani Sergei Bubka, il nume e il nome risultato decisivo nel successo del folletto che viene dalla Francia atlantica, regione del Cognaq (ma lui è astemio) e che si è trapiantato nel centro, in Alvernia. Se Renaud ha avuto la meglio è perché è andato a scavalcare la colonna d’Ercole costruita dallo zar. Per di più a Donetsk (non ancora insanguinata) e sotto gli occhi di chi, per un trentennio, aveva dominato sotto il tetto o sotto il cielo. Quel 6,16 ha acceso un dibattito: Lavillenie è primatista del mondo al coperto e Bubka rimane padrone dell’altra dimensione? Meglio consultare con attenzione il libretto delle regole per scoprire che esiste ben espresso il concetto di record mondiale assoluto, senza differenze tra le due tipologie di gara.

E’ bene precisare che dopo quella prodigiosa ascensione, seguita da un tentativo stellare a 6,21 (che gli costò un infortunio e l’impossibilità di mettersi in testa la corona in palio nella baltica Sopot), nella stagione all’aperto Renaud si è fermato 23 centimetri più in basso, ma l’eccezionalità della sua “prima invernale” ha finito per diventare l’elemento vincente sulla costanza oltre i 2,40 di Mutaz Barshi e sulla discesa sotto le 2h03’ di Dennis Kimetto. A questo punto, Lavillenie, campione olimpico e campione mondiale indoor, tre volte campione europeo sia all’aperto che indoor, ha soltanto una casella vuota nella sua collezione: il titolo mondiale. A Pechino, prima di compiere i 29 anni, ha l’opportunità di riempirla.

Prima volta anche di una neozelandese e di una lanciatrice (tra gli uomini solo Jan Zelezny, detto l’uomo dal braccio d’oro, ce l’aveva fatta), per di più di peso che gode di scarso appeal e di rari spazi televisivi. D’altra parte, come negare l’Oscar a Valerie Adams, dopo il divorzio tornata signorina grandi forme (a palmi, dopo aver consultato più di una scheda, si può concludere che 1,93 per 120 siano cifre attendibili), cocktail di sangue inglese e tongano che si è inoltrata in una serie vincente di 56 successi consecutivi – destinati ad aumentare – e che ha vinto tutto e più volte? La domanda è retorica e infatti il trofeo non le è stato negato.

Valerie, 30 anni, ex-signora Vili, spesso residente in Svizzera per motivi tecnici, figlia di un allegro marinaio britannico che ha disseminato il mondo di mogli e di progenie (c’è chi dice 18, c’è chi dice 25), ha staccato anche gli All Blacks: per loro a catena della felicità si è fermata a quota 17. Per lei va avanti e, con la concorrenza che si ritrova, è arduo individuare il momento in cui si interromperà. Per le altre, il futuro è Tutto Nero. Per lei, rosa shocking.

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Commenti? | Nov 23, 2014

Il maratoneta con le scarpette bianche

Posted by linfordbif in International

di Giorgio Cimbrico

La maratona di Berlino del 9 agosto 1936 non aveva niente a che fare con la maratona di Berlino del nostro tempo, dei record che, come flutti, si susseguono ad ogni edizione: quella volta bastò un tempo sotto le 2h30’ per prendere il piatto che non era così ricco. Venne corsa su un percorso molto diverso, nel verde, per offrire refrigerio in quella calda giornata estiva e lo scenario si dimostrò perfetto per i giochi d’ombra e di luce architettati da Leni Riefenstahl che avrà anche lavorato per il Reich e sarà anche stata la Musa di Hitler, ma sapeva usare la macchina da presa. Una sintesi di dieci minuti può essere facilmente rinvenuta cercando su internet alla voce maratona olimpica 1936: chi non ha mai visto quelle immagini, ha l’occasione per farlo e, come si dice in questi casi, non se ne pentirà e capirà di non aver buttato il proprio tempo, più o meno prezioso.

Storie nelle storie, nel dedalo lungo 42 chilometri o 26 miglia. La più drammatica investe Juan CarloZabala, l’argentino che, quattro anni prima, a Los Angeles aveva approfittato dell’assenza di Paavo Nurmi, bloccato una settimana prima del via dai “lungimiranti” della Iaaf per i guadagni che il Silenzioso aveva rimediato durante i suoi tour americani. Zabala passò mesi a Berlino per preparare il bis, partì come un ossesso, prese anche due minuti di vantaggio, ma dopo il 25° chilometro la sua andatura si ridusse a uno scalpicciare: il ritiro era appostato dietro uno di quei frondosi ontani che fiancheggiavano il percorso. Ed è a questo punto che si fa largo l’altra storia, commovente e coinvolgente, quella di Son Kitei, che è bene chiamare con il suo vero nome Sohn Kee-chung, proprio come lui scrisse sulla foto che regalò a me a Franco Fava a Hiroshima, Coppa del Mondo di maratona, primavera dell’85.

Sohn non è stato solo un primatista mondiale (con 2h26’42”) e un campione olimpico, è stato un interprete, una vittima del XX secolo ed è stato anche un invitto perché non si arrese mai all’idea di aver dato agli invasori del suo paese quella vittoria. E già sul podio, quel giorno, abbassò la testa quando alzarono la bandiera giapponese e nascose il sole rosso che aveva stampato sulla maglia con un rametto di quercia che aveva raccolto durante la sua fatica.

Kee-chung Sohn (archivio FIDAL)
Kee-chung Sohn (archivio FIDAL)

Seung Yong Nam (in giapponese, Shoryu Nan), terzo, non aveva avuto la stessa intuizione e sul suo petto rosso sangue c’era il Sol Levante. Un giornale di Seul, pubblicando la foto, lo grattò via: il gesto costò il carcere duro agli otto giornalisti.

Della situazione della Corea, invasa dai giapponesi sin dal 1918, Sohn continuò a parlare, anche in quei giorni berlinesi, disegnando, accanto all’autografo, la silhouette della sua penisola, ma i giornalisti non erano molto interessati a questa storia. E un giorno, molti anni dopo, disse una cosa bellissima:“I giapponesi hanno cancellato la nostra musica, hanno imposto il silenzio ai nostri canti, ma non sono riusciti a fermare la mia corsa”. A giudicare da quel magnifico bianco e nero, la corsa di Sohn era leggera, provando a praticare un po’ di lirismo orientaleggiante, come uno stormire di frasche ma sapeva anche essere penetrante come una lama e rapida come il tuffo di uno sparviero: sufficiente rivedere quel rettilineo bruciato all’Olympiastadion come se Ernie Harper, minatore inglese, gli fosse alle costole e non a due minuti abbondanti.

La rinascita del suo paese lo colse ancora giovane, poco più che trentenne (era nato nel ’14), già incline a trasmettere ad altri il suo patrimonio. Allenò Sun Yun Dok che vinse a Boston nel ’47, e tre anni dopo, ancora nella maratona più antica dell’evo moderno, portò al successo anche Han KeeYong. E quando non era lontano dagli 80 anni, viaggiò ancora una volta verso l’Europa, a Barcellona, per stare al fianco di Hwang Yong Cho, che, pura nemesi, domò in quel durissimo finale verso Montjuih il giapponese Koichi Morishita e mise al collo del vecchio maestro la medaglia d’oro. “Ora posso morire senza rimpianti”.

Il dolore provato per quella giornata finì per diventare una calamita per molti onori: toccò a Sohn sventolare la bandiera coreana nella sfilata del ’48 e, quarant’anni dopo, portare la torcia nello stadio olimpici di Seul in un boato commosso. Toccò al suo nome coreano finire sul monumento che in California hanno dedicato agli eroi della maratona. Sohn Kee-chung, l’uomo con le scarpette bianche, nato cent’anni fa, se n’è andato nel 2002.

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Commenti? | Oct 01, 2014

ECCO ISAAC MAKWALA

Posted by linfordbif in International
Ha destato sensazione per la sua straordinaria doppietta su 200 e 400 la scorsa domenica, durante il meeting svizzero di La Chaux de Fonds, volando sulle due prove, a distanza di neanche due ore, rispettivamente in 19.96 e 44.01. Isaac Makwala, velocista del Botswana, classe 1986, è la grande sorpresa del weekend, autore di un’impresa titanica che lo sbalza in un sol colpo ai primissimi posti delle graduatorie all time.

Soprattutto sul giro di pista il miglioramento ha quasi del miracoloso, visto che fino al 2013 Makwala aveva un personale di 45.25 risalente al 2012, quando vinse i Campionati Africani in Benin (unica affermazione individuale in carriera), crono poi migliorato lo scorso 17 giugno al meeting di Ostrava, con 44.83. Eclatante anche l’exploit sui 200 metri, dove vantava un 20.21 corso proprio nella cittadina svizzera un anno fa. In pratica adesso è il più veloce africano di sempre sul giro di pista, mentre sui 200 metri è alle spalle del solo namibiano Frankie Fredericks. 
 
Se poi si considera la combinata 200-400 metri, in pochi hanno saputo fare di meglio (vedi tabella in basso), e di certo lo stesso leader della classifica, Michelone Johnson, avrebbe dovuto trovare una grande giornata per  sfornare due prestazioni del genere a distanza di un paio di ore. Che dire? In attesa di conferme, prendiamo atto delle due sensazionali prove di Isaac Makwala e, ricordando le fugaci apparizioni ai Mondiali (uscito in batteria sui 400 a Berlino nel 2009 e sui 200 a Mosca lo scorso anno) ed ai Giochi Olimpici di Londra (fuori in batteria sui 400), constatiamo la repentina ascesa tra i migliori di sempre. Le voci sono tante quanto i dubbi, lasciamo che sia il tempo a giudicare…   


RANKING ALL TIME “COMBINATA 200-400” (fonte Track&FieldNews - modificata S. Proietti):

1.      MICHAEL JOHNSON 2635  (19.32 43.18)
2.      USAIN BOLT 2519 (19.19 45.28)
3.      XAVIER CARTER 2497 (19.63 44.53)
4.      LASHAWN MERRITT 2494 (19.98 43.74)
5.      JEREMY WARINER 2482 (20.19 43.45)
6.      TYSON GAY 2481 (19.58 44.89)
7.      ISAAC MAKWALA 2477 (19.96 44.01)
8.      TOMMIE SMITH 2458 (19.83 44.64)
9.      DANNY EVERETT 2450 (20.08 43.81)
10.   WALLACE SPEARMON 2449 (19.65 45.22)
11.   MIKE MARSH 2446 (19.73 45.08)
12.   TYREE WASHINGTON 2441 (20.09 44.28)
13.   ANGELO TAYLOR 2435 (20.23 44.05)
14.   YOHAN BLAKE 2432 (19.26 46.49)
15.   QUINCY WATTS 2431 (20.50 43.50)
16.   KIRANI JAMES 2426 (20.41 43.74)
17.   ROBSON CAETANO DA SILVA 2411 (19.96 45.06)
18.   ROBERT HERNANDEZ 2410 (20.37 44.14)
19.   KEVIN LITTLE 2409 (20.10 44.77)
20.   GARY KIKAYA 2408 (20.40 44.10)
Commenti? | Jul 10, 2014

Muore a 36 anni Yago Lamela

Posted by linfordbif in International

Yago Lamela è morto a 36 anni. L’hanno trovato in casa, ad Aviles, Asturie, e il primo verdetto parla di infarto dopo che, di fronte alla drammaticità dell’evento, si era fatta largo la voce del suicidio. La depressione, che lo aveva colpito dopo il ritiro dalle competizioni, può portare a gesti estremi.Yago Lamela (Foto: RFEA)

Lamela, che aveva un fisico solidissimo, aveva una cospicua collezione di medaglie: una d’argento e una di bronzo ai Mondiali, due d’argento ai Mondiali indoor, una di bronzo agli Europei e una d’argento agli Europei indoor, tutte conquistate tra la fine del XX secolo e gli inizi del XXI. Verrà soprattutto ricordato per il suo gran duello con Ivan Pedroso a Maebashi ’99 che fece scaturire l’8,56 record continentale al coperto per dieci anni, e per appartenere alla piccola tribù dei lunghisti europei che hanno saputo varcare la linea degli 8 metri e mezzo: l’armeno Robert Emmian, il greco Louis Tsatoumas, il tedesco Sebastien Bayer, ll tedesco est Lutz Dombrowski, il russo Aleksandr Menkov e, di recente, il britannico Greg Rutherford.

Giorgio Cimbrico fidal.it

Commenti? | May 09, 2014
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