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Candace Hill, gazzella USA

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di Marco Buccellato

I primi acuti dalla stagione indoor USA giungono dalla distanza dei 300 metri, una gara "spuria" che viene disputata a buoni livelli con discreta frequenza al coperto e in una decina di meeting outdoor nel corso di ogni stagione. Protagoniste del fine settimana, la campionessa mondiale indoor di Portland con la staffetta 4x400 (e bronzo sui 400 metri) Quanera Hayes, che a Clemson ha migliorato il record nazionale USA sulla distanza in 35.71, e la giovanissima Candace Hill. Il crono colloca la Hayes al terzo posto nelle graduatorie all-time, guidate da Irina Privalova (35.45 nel lontano 1993) e dalla giamaicana Patricia Hall (35.69 un lustro fa). All'aperto solo quattro atlete hanno fatto meglio del crono della Hayes: la prima della lista è la messicana Guevara (35.30 tra le nuvole di Mexico City).

BABY-HILL - Nella stessa gara, eccezionale prova di Candace Hill, la campionessa mondiale allievi su 100 e 200 metri a Cali nel 2015 e iridata under 20 a Bydgoszcz 2016, prima sprinter under 18 della storia a scendere sotto gli 11" sui 100 metri. Al primo 300 metri della carriera, la poco meno che 18enne Hill (classe 1999) ha corso in 36.86, non lontana dalla miglior prestazione mondiale indoor di categoria, detenuta dal 2007 da Francena McCorory (36.67). Nella finale dei 60, parti invertite: 7.30 per la Hill, 7.34 per la Hayes. Un altro grande talento iridato a Cali, l'astista svedese Armand Duplantis, è salito a 5,61 a Baton Rouge, un centimetro meglio del record europeo junior indoor ufficiale di 5,60, pur se la storia della specialità comprende un 5,68 del tedesco Holzdeppe. 

ASTISTI DI VERTICE, ESORDIO RINVIATO - Né Jenn Suhr né Renaud Lavillenie hanno gareggiato negli impegni annunciati.

La statunitense non si è presentata in pedana nell'Akron Pole Vault Convention (ha vinto la connazionale Nageotte con 4,60), mentre il successo maschile è andato all'iridato in carica Shawn Barber con 5,35. Il francese ha cancellato la sua presenza a Tignes per un leggero infortunio, ma i risultati sono stati comunque interessanti soprattutto nella gara femminile, dove la primatista mondiale under 20 Wilma Murto ha superato i 4,66 e tentato di migliorarsi, senza successo, a 4,72. In tema salti in elevazione conferma dell'ottimo avvio di stagione del russo Ukhov (2,30 dopo l'esordio a 2,35). 

FRANCESI IN SPOLVERO - Sempre dal meeting di Tignes buon esordio di Christophe Lemaître, che nonostante l'avvio anticipato di stagione e il carico di lavoro ancora intenso ha corso i 60 in 6.58, precedendo il vecchio Dwain Chambers, che in 6.64 ha confermato il crono ottenuto il primo dell'anno in patria. Tra gli altri risultati, l'8,08 del lunghista Bertrand e il 16,62 del triplista Pontvianne. Proprio dal salto triplo arriva l'altro acuto delle recenti giornate transapline, merito del bronzo mondiale under 20 Melvin Raffin, portatosi a 17,04, dieci centimetri meglio del precedente limite nazionale di Teddy Tamgho e dieci centimetri meno del miglior risultato mai ottenuto da uno specialista di categoria junior, il tedesco Mai, autore di 17,14 nel 1985. 

PRIMATO IN ISRAELE - Il nuovo primato "all-comers" di maratona sul suolo israeliano è stato stabilito nella quarantesima edizione della maratona di Tiberiade, con percorso a "vista mare" in Galilea, dalla etiope Hiwot Gebrekidan, alla seconda esperienza in maratona, in 2h25:45, con quasi dieci minuti di progresso sull'esordio datato un anno fa. Gara in solitaria, con la seconda classificata distante circa diciotto minuti.

Soltanto terzo, ma distante due secondi dal vincitore, l'oro mondiale di maratona Ghirmay Ghebreslassie nella mezza maratona di Egmond (1h02:43, crono condiviso con l'atleta-top locale Nageeye). La corsa è stata vinta dall'etiope Dawit Wolde in 1h02:41. Finish ravvicinato anche al femminile: Desi Jisa (Bahrain) 1h12:08, l'etiope Abreha (1h12:11) e la kenyana Ivy Kibet (1h12:14), sorella di Hilda Kibet, ex-kenyana naturalizzata "orange". Cross: dopo il terzo posto del Campaccio Jairus Birech ha gareggiato anche in Spagna, nel cross Zornotza di Amorebieta, perdendo di tre secondi dall'eritreo Nguse Amlosom (terzo il campione europeo dei 5000 metri Fifa).  

MARATONE, GRANDI GIORNI A VENIRE - Domenica prossima maratona internazionale a Mumbai (India), dove i migliori iscritti vantano tempi importanti: al via gli etiopi Ayele Abshero e Seboka Tola e il kenyano Levi Matebo. Alla ricerca del terzo successo nella 42 km donne c'è Dinknesh Mekasha. Si rivede anche l'ex-etiope Merima Mohamed, ora naturalizzata dal Bahrain. Ambasciatore ufficiale dell'evento, il due volte campione olimpico degli 800 metri David Rudisha. Si corre anche a Houston (la 42 km e anche la mezza) con in gara l'argento e il bronzo di Rio (Lilesa e Rupp).

Il vero piatto forte d'inizio anno, però, potrebbe essere servito nella maratona di Dubai di venerdì 20 gennaio, dove Kenenisa Bekele andrà a caccia di quel primato del mondo (2h02:57 di Dennis Kimetto), mancato di soli sei secondi lo scorso settembre a Berlino. Il record della 42 km di Dubai, una maratona che più "flat" non si può, appartiene a quell'Abshero, citato poc'anzi, in 2h04:23 (decimo performer all-time). Bekele ha inoltre confermato la sua presenza nella maratona di Londra in aprile, con un cast d'élite maschile ancora una volta straordinario, sul quale torneremo strada facendo. Allacciate le cinture, si parte.

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Commenti? | Jan 10, 2017

Olimpiadi, Bolt accende Rio

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Nelle batterie dei 100 metri il campione olimpico e primatista del mondo entusiasma lo Stadio Olimpico. Oro del disco a Christoph Harting in una finale dall'epilogo thrilling.

di Marco Buccellato

Niente da fare, è lui l'immagine simbolo dell'atletica mondiale e di tutto lo sport. L'ingresso di Usain Bolt nello Stadio Olimpico di Rio è stato salutato da una lunga ovazione del pubblico. Bolt ha ripagato tanto entusiasmo con una prova soddisfacente, vincendo a spasso in 10.07 (-0,4) senza minimamente forzare, davanti all'ex-connazionale Andrew Fisher (10.12) ora in forza al Bahrain. Start tranquillo, accelerazione dei tempi belli, e ovazione che si ripeterà nella semifinale, in programma nella notte italiana del 15 agosto alle 2:00. Bolt ha ottenuto il quarto tempo della sessione mattutina. Il miglior tempo delle batterie è quindi di Justin Gatlin (10.01/0,8), seguito dal sorprendente ivoriano Meité (10.03/0,2) e dal bronzo mondiale di Pechino Andre De Grasse (10.04/-0,5). Nelle tre semifinali tutta la crème dello sprint planetario, nessuna esclusione clamorosa. Hanno ben figurato anche Yohan Blake (10.11), Trayvon Bromell (10.13) e il cinese Zie Xhenye (10.08, PB). Meno convicenti il primatista europeo Jimmy Vicaut (ripescato con 10.19) e il terzo sprinter USA Marvin Bracy, anche lui in semifinale grazie ai ttempi di ripescaggio (10.16). Ci sarà anche Kim Collins, 40enne volante, promosso con il ripescaggio (10.18). La pattuglia giamaicana sarà così rappresentata oltre che da Bolt, Blake e Ashmeade (10.13) anche dagli ex-giamaicani Fisher, Harvey (ora Turchia, 10.14) e Brown (ora Bahrain, 10.13). 

DISCO, THE GOLDENBROTHERS - Finale dall'epilogo favoloso. Comanda il polacco campione del mondo Piotr Malachowski dal primo turno e mette giù ancora più duro al terzo lancio con 67,55. La gara vivacchia fino all'ultimo turno col podio parziale occupato da Christoph Harting, fratello del plurimedagliato Robert (eliminato ieri in qualificazione) e dall'altro tedesco Jasinski. La miccia è accesa dal barbuto estone Martin Kupper, il cui 66,58 vale un insperato argento e scalza Jasinski dal podio. Il tedesco reagisce e con l'ultimo lancio arriva a 67,05, lasciando fuori dal podio connazionale Harting. Come il fratello Robert (la gara ha ricordato molto da vicino quella fantastica di Berlino 2009), Christoph ha trovato il lancio della vita in extremis, 68,37 (primato personale) e sorpasso su Malachowski. Niente da fare per il polacco con l'ultima chance. Il suo argento bissa quello di Pechino 2008, ma il sogno dell'oro olimpico svanisce dopo averlo sentito già al collo. Bello il dopo gara, abbracci e buffetti tra i due all'insegna di una sportività tipica tra i lanciatori. Christoph Harting succede così al fratello Robert, portando la Germania al terzo titolo olimpico nella specialità, al pari della Lituania.

USA lontanissimi, nella storia a Cinque Cerchi, con quattordici titoli, ma l'ultimo nel lontano 1976, prima della lunga striscia vincente europea.  

EPTATHLON, GUIDA LA THIAM - Nella gara di salto in lungo valida come quinto step dell'eptathlon la migliore è stata ancora la belga Nafissatou Thiam, ieri protagonista con Katerina Johnson-Thompson di un eccezionale 1,98 nel salto in alto. La Thiam ha portato il personale a 6,58 (-0,5). La Johnson-Thompson si è fermata a 6,51, la canadese Theisen-Eatno a 6,48 e l'olimpionica in carica Jessica Ennis-Hill a un modesto 6,34. La nuova classifica vede in testa la Thiam con 5.018 punti, a distanza ravvicinata la Ennis-Hill con 5.013, terza la Johnson-Thompson con 4.967.

LE ALTRE GARE DELLA MATTINATA - Primo turno dei 3000 siepi femminili con risultati notevoli: la prima delle eliminate ha corso entro la soglia dei 9:31, indice di una durissima selezione per l'accesso alla finale. Il miglior tempo è di RuthChebet, seconda donna al mondo a scendere sotto i nove minuti nella storia della speialità, che ha vinto la prima batteria in 9:12.62. Passano tutte le migliori, anche la sfortunata etiope Etenesh Diro, che ha perso una scarpa in un contatto con una avversaria (caduta) e ha corso circa metà gara scalza al piede destro. Il reclamo della sue delegazione è stato accolto. La finale sarà a diciotto anziché quindici (promosse dopo revisione della classifica anche la giamaicana Praught e l'irlandese Treacy). L'unica eliminzaione inattesa è quella Hiwot Ayalew, etiope anche lei. In finale si correrà su ritmi prossimi al record del mondo con la Jebet alla ricerca dell'oro per il Bahrain e la kenyana Jepkemoi e la campionessa olimpica uscente Ghribi principali avversarie.

RISULTATI/Results - FOTO/Photos

OLIMPIADI RIO 2016: LA GUIDA ALLE GARE

TUTTE LE NOTIZIE/News - ORARIO E AZZURRI IN GARA - LE SCHEDE DELLA SQUADRA ITALIANA - LE PAGINE IAAF SU RIO 2016 -LE OLIMPIADI IN TV - NUMERI E STATISTICHE (DAL 1896 AL 2012)

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Commenti? | Aug 14, 2016

Justin Gatlin corre in 9"45 con + 20mvs!

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Justin Gatlin voa in Giappone per partecipare ad una sorta di gioco delle frontiere ( quanti se lo ricordano?) e corre i 100m in uno strabliante 9"45! 

Gatlin e´ aiutato da giganti ventilatori che lo accompagnano dalla partenza all´arrivo, dove appunto ferma il cronometro nel piu´ veloce tempo di sempre mai corso in un 100m.

Sembra che Gatlin voglia ora migliorarsi, sta´ ora cercando una pista in discesa..

 Clicca qui per vedere il VIDEO 

Biffi Daniele

 

Personal Trainer & Mental Coach 

www.fastandfit.de   

Commenti? | Aug 09, 2016

Mondo, il ritorno di Hulk

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l disco di Robert Harting torna a volare. Sydney McLaughlin mondiale Under 18. I campionati nazionali in Europa.

Una domenica in famiglia, a distanza ravvicinata nella gabbia del lancio del disco. La domenica di Robert Harting e suo fratello Christoph. Robert è il campione olimpico e ha vinto tre titoli mondiali e due ori europei. L'anno scorso ha abdicato a Pechino per farsi rimettere a posto ossa e tendini. Il fratello Christoph si è guadagnato la finale mondiale 2015 piazzandosi ottavo. Nella domenica di Kassel, campionati di Germania, Bob e Chris si sono giocati il titolo nazionale e parecchie altre cosette. Succede che all'ultimo turno Christoph allunghi a 66,41 e tutti applaudono, anche Robert che mugugna pensono e si dirige in gabbia per l'ultima chance. Ne esce una traiettoria perfetta e tecnicamente sublime, un 68,04 giunto in anticipo nella setlist stagionale pensata da Robert. Alla quinta gara dell'anno, dopo un anno di stop, Harting senior è ancora il vecchio campione e l'asso di famiglia. Dicono che i due cazzotti di esultanza assestati domenica sull'erba dello stadio di Kassel dopo il lancio della vittoria li abbiano sentiti anche in Brasile. 

Artiglieria pesante 

Povero il gigante barbuto Jasinski (65,18, appena terzo), un altro discobolo il cui calco è stato preso direttamente da quello di Mirone. Appena si è affacciato oltre i 65, i fratelli Harting l'hanno azzannato. Settore lanci in robusto fermento: mettiamoci i pesi da 20,75 di Storl, da 20,38 di Dahm (personale) e da 19,49 della Schwanitz, già sintonizzata su Rio, il 75,32 di Betty La RossaHeidler nel martello e l'86,81 di Röhler nel giavellotto, il 65,79 della Müller dall'apertura di braccia irreale e il 66,41 della giovaneHussong, al record nazionale promesse del giavellotto, e il quadro è di quelli che impressionano.

Tra le altre cose dell'edizione 116 dei campionati tedeschi, ritorno a grandi altezze della Strutz nell'asta (4,70) e personale di Hess nel triplo (17,06).

Campionati nazionali in Europa: Ucraina

Ucraina: buono il livello generale dei risultati dei campionati della città fluviale di Lutsk, con le punte nei salti: 6,93 della lunghista Maryna Bekh (anche 6,83 e 6,80) e 8,18 di Serhiy Nykyforov, appena ventoso ma con un 8,11 legale nella serie, 1,97 della Okuneva nell'alto e 1,95 della pin-up Levchenko (mondiale stagionale junior). Nell'eptathlon l'allieva Shukh (6.099 punti) ha saltato 1,92 in alto (record nazionale Under 18) e lanciato 51,52 nel giavellotto. Vola laPohrebnyak in 11.11 e 22.76 e stupisce soprattutto il primo dato, ottenuto con due metri di vento contrario. Bondarenko non ha gareggiato, ma si sapeva. 

Grecia e Slovenia

Al sole torrido di Patrasso 4,80 della primatista nazionale dell'asta Stefanidi, la più regolare al mondo in questa stagione, e un buon tentativo a 5 metri. Paraskeví Papahrístou ha vinto lungo e triplo con un 14,07 a rincorsa accorciata di soli sei passi. Buoni i lanci del martellista Anastasákis (74,98) e del giavellottista Batzávalis (81,45). In Slovenia 1,93 dell'altista Cernjul, una 26enne che studia e si allena in USA sotto la guida di Jonas (2,36) e gran record sudamericano del martellista brasiliano con base slovena Wagner Domingos, in costante crescita e autore di 78,63. La specialità sta assistendo ai progressi di diversi atleti del continente americano: la scorsa settimana il costaricano Sawyers era arrivato a 77,15 in Repubblica Ceca.

Spotakova c'è

Anche qui sono stati assegnati i titoli nazionali, a Tabor: altro 1,93 nell'alto donne, con la junior Hruba (record nazionale outdoor eguagliato) ma soprattutto primato mondiale stagionale e gran ritorno di Barbora Spotakova con 66,87. Più lontano di lei ha lanciato la russa ex-ucraina Rebryk (67,30), ma con la Russia "under-ban" non vale. Ai campionati "orange" di Amsterdam 10.11 e 20.11 di Churandy Martina.

Dai meeting del weekend, l'esordio positivo di Pitkämäki (84,24), un altro martellista in progresso, l'inglese Bennett con 76,45 e il record saudita del discobolo Al-Dawoodi in Polonia.

McLaughlin allieva-record, Crouser vede i 22

Con lo straordinario 54.46 dei New Balance High School Nationals di Greensboro, la campionessa del mondo allievi non ancora 17enne Sydney McLaughlin ha stabilito la miglior prestazione mondiale Under 18 dei 400 ostacoli a soli sei centesimi dal record mondiale junior della cinese Wang Zing. La medaglia d'oro di Cali 2015 è attesa nel prossimo fine settimana dai campionati nazionali junior USA in California prima di affrontare i Trials olimpici di Eugene. L'altro fenomeno del versante maschile, Tyrese Cooper (classe 2000) è sceso a 45.69 sui 400. Un altro "titolato" delle categorie giovanili (fu iridato allievi a Bressanone), Ryan Crouser, ha lanciato il peso a 21,85 a Chula Vista, misura inferiore quest'anno solo a quelle di Joe Kovacs, il campione del mondo. Nel resto dell'attività USA, che si prepara a selezionare la squadra per le Olmpiadi, 44.28 di van Niekerk ai Boost Games di Boston e cautelativa rinuncia di Jenn Suhr dopo il riscaldamento. L'obiettivo Olimpiadi è troppo grande. 

Campionati russi, Isinbayeva 4,90

Una grande gara di salto con l'asta femminile ha rappresentato l'apice della seconda giornata dei campionati russi di Cheboksary. Alla prima finale dopo il rientro dalla maternità (ieri 4,50 in qualificazione) Yelena Isinbayeva ha dato vita a una gara superlativa, vincendo il titolo russo con 4,90 e superando Anzhelika Sidorova, pur salita al 4,85 del nuovo primato personale. 

Previews, Semenya e van Niekerk a Durban

Da domani via ai campionati africani fino a domenica. Il team più atteso è quello sudafricano, forte di 96 atleti e in grado di primeggiare davanti al proprio pubblico. Il campione del mondo dei 400 Wayde van Niekerk gareggerà sui 200 metri. Di nuovo in pista anche Caster Semenya dopo le prime eccellenti uscite in Diamond League. Tanti i keniani assenti, con i Trials olimpici ormai imminenti. A giorni anche i Trials britannici, con Farah, Jessica Ennis-Hill e Katerina Johnson-Thompson dispensati dalla partecipazione. Da venerdì a domenica a Nagoya si svolgerà la centesima edizione dei campionati giapponesi. Occhi puntati sullo sprint (Kiryu 10.01 la scorsa settimana) e su Koji Murofushi, alla ricerca del pass olimpico a due anni dall'ultima gara disputata.

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Commenti? | Jun 22, 2016

34a Straverona: un incontro istituzionale per presentare le novitÓ della corsa cittadina

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Oggi la Sala Arazzi ha ospitato la conferenza istituzionale della stracittadina veronese: un’occasione per raccontare l’evento a tutto tondo.<u></u>

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Verona, 12/05/2016 – Dalla GrandeMela Shoppingland alla Sala Arazzi del Comune di Verona: due location che apparentemente non hanno nulla in comune, ma che in questi giorni si sono unite nel nome della Straverona. Dopo la conferenza stampa tenutasi martedì 10 maggio al centro commerciale di Sona, oggi, giovedì 12, la Sala Arazzi ha ospitato una presentazione più istituzionale della corsa scaligera, un’occasione per approfondire e svelare tanti aspetti della manifestazione, pronta a far correre tutti i veronesi, e non solo, il 15 maggio, evento anticipato, per il quinto anno consecutivo, dalla Straverona Junior di sabato 14.<u></u>

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A dara il via alla conferenza, Alberto Bozza, assessore allo sport del Comune di Verona: “La Straverona riesce a coinvolgere davvero tutti, dai bambini agli adulti fino agli anziani, dando loro la possibilità di vedere e vivere Verona in un modo diverso e nuovo. Si tratta di una delle iniziative più importanti della città che deve essere sempre sostenuta”. Una manifestazione che intende lo sport come strumento di istruzione: “La Straveroona Junior regala ai bambini un momento di condivisione nel nome dello sport – ha commentato Alberto Benetti, assessore all’istruzione del Comune di Verona - Uno sport che insegna a stare insieme agli altri. Mi auguro sia una quinta edizione di successo”. Una visione globale dell’evento è stata presentata da Gianni Gobbi, presidente di Associazione Straverona: “La novità principale di questa Straverona sarà la partenza: un’animazione esclusiva regalerà uno spettacolo unico a tutta la città, grazie anche alla collaborazione di tanti clown delle associazioni di clownterapia a cui quest’anno doneremo parte del ricavato della CronoRun”. Proprio di solidarietà ha parlato Chiara Tommasini, presidente del Centro di Servizio per il Volontariato di Verona: ”Quest’anno la corsa scaligera ha pensato alle diverse associazioni di clownterapia del territorio, finanziando il materiale necessario per i 500 volontari attivi a Verona e nelle diverse province”.<u></u>

Di viabilità ha parlato il vice Comandante della Polizia Municipale di Verona, Lorenzo Grella: “Il nostro impegno sarà rivolto alla sicurezza dei partecipanti della Straverona, garantendo nel contempo una viabilità scorrevole per i cittadini che devono muoversi in auto”.<u></u>

A chiudere la conferenza stampa le parole del Presidente di AGSM Fabio Venturi“L’azienda dei veronesi non poteva non sostenere la corsa simbolo della città, uno degli eventi più importanti del territorio. Il nostro sostegno dura da ormai 6 anni e il mio personale augurio è che anche questa edizione sia vincente come le scorse”.<u></u>

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Una foto di gruppo con pettorali personalizzati ha concluso la conferenza stampa, ricordando l’appuntamento di domenica 15 maggio alle 9.00 in Piazza Bra, mentre i più piccoli sono attesi sabato 14 maggio alle 16.30 per una corsa intorno ai giardini della piazza principale di Verona.<u></u>

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UFFICIO STAMPA STRAVERONA<u></u>

DNA Sport Consulting  Alessia Tieni

Commenti? | May 13, 2016

Mondo: incroci a Cinque Cerchi

Posted by linfordbif in International

Wayde Van Niekerk (foto Colombo/FIDAL)

Van Niekerk, Merritt e James, trio delle meraviglie. Un giorno da leonessa per Caster Semenya. Boston ancora stregata per i kenyani.

di Marco Buccellato

L'atletica del sole, quella che affila le unghie in prospettiva Rio, apre i battenti di una nuova annata da ricordare. Giusto perciò riprendere la navigazione, con l'orizzonte "cinque cerchi" a vista di nostromo, con i protagonisti della più bella gara del mondiale di Pechino, i 400 metri uomini. I tre occupanti di quel magnifico podio, Wayde van Niekerk, LaShawn Merritt e Kirani James, si sono ritrovati a gareggiare in poche ore, chi lontano migliaia di miglia, chi sfiorandosi a bordo pista. Il mix di risultati ha propotto ancora segnali esplosivi. 

Van Niekerk-Merritt-James, neverending story

Il sudafricano Wayde Van Niekerk, oro a Pechino in 43"48, ha lasciato il segno anche nel preludio di primavera, correndo i 100 in 9"98 e divenendo l'unico terrestre a vantare il completo abbattimento dei "muri" della velocità. Meno di 10" sui 100, meno di 20" sui 200, meno di 44" sui 400. Due giorni fa ha vinto il titolo nazionale dei 400 metri in 44"98 lasciando intuire, per la condotta di corsa negli ultimi 120 metri, una condizione super che potrebbe portarlo ben presto ai livelli raggiunti nella finale mondiale. Non meno impressionante l'azione di LaShawn Merritt: nel Chris Brown Invitational di Nassau ha tolto due decimi al personale sui 200, vecchio di nove anni, correndo praticamente su un tapis roulant nel rettilineo, in 19"78, quindicesima prestazione all-time, una gemma cronometrica per chi, come lui, ha fatto dei 400 il terreno di caccia che gli ha fruttato, da Osaka 2007 a Pechino 2015, ben sei medaglie, tre d'oro e tre d'argento. Il terzo uomo, il grenadino James, vincitore dell'ultima Olimpiade a 20 anni, ha sciorinato 44"36 nel primo 400 stagionale con la consueta facilità di corsa, il busto sempre un po' avanti rispetto ai colleghi di specialità, lasciando tutti sul posto tra i 200 e l'ingresso in rettilineo. Se questo è l'inizio delle schermaglie (primo scontro diretto Merritt-James sabato prossimo), benvenuti in un altro annus memorablis.

Le MtSAC Relays

Spostato l'evento per quest'anno al Cerritos College di Norwalk, spettacolo e sorprese non sono mancate, come la sconfitta di Andre De Grasse sui 100 metri, battuto dall'americano Webb (9"90 ventoso contro 10"04), il quale si è concesso anche un grande 200 (19"91 con vento legale). Nel vasto programma della manifestazione, val la pena segnalare il 10"95 di Jenna Prandini sui 100, la cui eco risuona anche del nome di Hannah Cunliffe, una 20enne già quarta ai mondiali allivevi di Donetsk, enormemente cresciuta nell'inverno al coperto, scesa a un clamoroso 10"99 (precedente personale: 11"58!), bissato sui 200 con 22"71 (aveva 23"44).

Non è il solo "breakthrough" clamoroso: l'altro oggetto misterioso Abdullah Mohammed, classe 1997, saudita, è apparso dal nulla al mondiale indoor di Portland e giunto alle semifinali dei 60. A Norwalk è sceso a 10"04 (record nazionale senior e primato d'Asia junior) a ridosso del record mondiale under 20 di Trayvon Bromell. Dopo Portland aveva corso all'esordio all'aperto in 10"12 con vento appena oltre il consentito. Sui 200 è sceso a 20"29, con vento un po' generoso. Limiti precedenti: 10"49 e 21"08, ottenuti ai Giochi del Golfo di sei mesi fa.

Come per la Cunliffe, le cifre stupiscono.

Sono invece cifre "di famiglia" quelle di Cindy Ofili, britannica di adozione, capace di 12"66 sui 100 ostacoli, quasi ai livelli di bravura della più famosa sorella, Tiffany Porter, che l'ha preceduta di qualche anno nel passaggio dalla bandiera a stelle e strisce a quella dell'Union Jack. E ancora, il superman del decathlon Ashton Eaton, 8,09 nel lungo (ventoso, con 8,01 regolare) e 13"48 sui 110 hs, dove il canadese Cabral ha portato il mondiale stagionale a 13"35, due centesimi meglio di quanto fatto, poche ore prima, dal sudafricano Alkana a Stellenbosch (13"37). Esordio outdoor da 1,93 per la giovanissima campionessa mondiale indoor di salto in alto Vashti Cunningham. Altro: il messicano Herrera ha vinto un'altra serie dei 200 col record nazionale fissato a 20"17.

Decollo: le stelle in pista

Nassau ha proiettato in cima alle graduatorie anche Christian Taylor (17,11 nel triplo) e Johnny Dutch (48"36 sui 400hs) ma soprattutto le velociste Bowie(22"26) e Shaunae Miller (magnifico 49"69, a due centesimi dal personale), che ha trascinato Quanera Hayes sotto i 50" (49"91). Il vento ha guastato parte della festa di Justin Gatlin (9"90 con 2,3) e di Queen Harrison (12"64 con 2,6). Da Kingston il ritorno sotto i 10 secondi di Yohan Blake, 9"95, il suo crono più veloce degli ultimi anni.

Onda UK

Tra i tanti risultati del weekend, segnaliamo le ottime cose britanniche in USA e Caraibi: Zharnel Hughes è sceso a 10"10 a Kingston, Nethaneel Mitchell-Blake a 10"09 a Austin, Greg Rutherford ha messo il sigillo da 8,30 a Long Beach. Sul fronte ragazze, imperioso uno-due di Desiree Henry, 11"06 e 22"98 in California, laddove anche Akela Jones, gioiello di Barbados, ha saltato 1,95 in alto nell'eptathlon vinto con 6.307 punti, punteggio che eguaglia il mondiale stagionale della cubana Rodriguez. Altre cose dalle ultime ore: 4,80 nell'asta dell'argento mondiale indoor Sandi Morris in Kansas, 21,34 di Ryan Crouser nel peso in Texas, conferma della forma di Walter Dix a Tallahasse in 10"06. Qui, ancora un appunto per il giovanissimo Tyrese Cooper (classe 2000), che dopo il 20"68 di due mesi fa ha corso in 20"46 con vento di poco superiore alla norma. 

Semenya superstar

La sudafricana oro a Berlino e argento a Daegu e Londra sugli 800 ha avuto il suo "giorno dei giorni" ai campionati nazionali di Stellenbosch, infilando tre vittorie in un pomeriggio, in due casi con tempi "spaziali", vista la vicinanza temporale delle fatiche: 50"74 sui 400 all'ora di pranzo, 1'58"45 sugli 800 un'ora dopo, 4'10"91 sui 1500 metri dopo altre tre ore. Non si ricorda una cosa simile e a tali livelli cronometrici. Da Stellenbosch anche il 67,62 del discobolo Hogan e la sorpresa della sconfitta di Simbine sui 100 ad opera di Bruintjies (10"17). Altro sugli scudi, il lunghista Samaai (8,34) che rivedremo prossimamente in Diamond League con il record nazionale di Mokoena (8,50) nel mirino. Anche per la Semenya c'è la Diamond League nel taccuino: Doha, poi Rabat.

Dall'Africa anche il primo meeting kenyano di una certa rilevanza, con AsbelKiprop già a 1'44"6 sugli 800 e il debutto del campione del mondo di lancio del giavellotto Julius Yego (78,86, esordirà in Europa a Ostrava). L'altro iridato Nicholas Bett (400 hs) ha aperto in 49"6. 

Boston: maledizione kenyana, trionfo etiope 

Continua il digiuno dei kenyani nella classica del Massachusetts: non vincono la corsa uomini dal 2012 (con Wesley Korir, oggi quarto). Nell'edizione numero 120 conclusa poco fa, si è avverato il trionfo dell'Etiopia, che ha realizzato il primo uno-due nella storia della corsa e addirittura una tripletta nella corsa maschile. I vincitori sono la 29enne Atsede Baysa (2h29'19", all'esordio a Boston dopo due vittorie a Chicago in carriera) e Hayle Lemi Berhanu (2h12'45" con 1h06'45" a metà gara), un 22enne che con quella di oggi vanta cinque vittorie su sette maratone disputate in tre stagioni. Per inciso, laddove ha perso (in gennaio a Dubai) ha corso in uno straordinario 2h04'33". Lemi ha piegato la resistenza del due volte campione uscente Desisa, giunto secondo in 2h13'32" e co-autore di un podio tutto etiope (terzo Yemane Tsegay in 2h14'02"). La Baysa ha stroncato prima la kenyana Joyce Chepkirui (giunta terza al traguardo in 2h30'50"), poi ha fulminato l'altra etiope Tirfi Tsegaye (seconda in 2h30'03") con un 5 km ad alti giri dal 35° al 40° km in 16'43". A metà gara erano tutte assieme in 1h15'32". Quarantotto ore prima, la vittoria sui 5 km da parte di un altro etiope, Dejen Gebremeskel, mentre tra le donne si è imposta l'attuale numero uno del mezzofondo prolungato USA Molly Huddle. 

Anche Amburgo è etiope: Melkamu-record, Abera-bis

E'arrivato il record della corsa, non per mano di Meseret Hailu (suo obiettivo dichiarato) ma dall'altra etiope Meselech Melkamu, che si è imposta con un gran tempo nonostante i fastidi provocati dal vento, 2h21'54", abbassando sensibilmente il limite precedente di 2h24'12". La Melkamu vanta 2h21'01" ottenuto anche in quel caso in Germania, a Francoforte, quattro anni fa. La Hailu, vincitrice un anno fa e ieri seconda in 2h26'26", ha preceduto la semisconociuta 30enne tedesca Anja Scherl, scesa a 2h27'50" con un progresso di circa nove minuti. La corsa maschile è stata vinta in 2h06'58" da Tesfaye Abera, ottavo un anno fa, leader mondiale 2016 grazie al 2h04'24" segnato in gennaio a Dubai. Ha preceduto il kenyano Philemon Rono (2h07'20"). Apprensione per l'etiope Yekeber Bayabel vittima di un collasso quando era in quarta posizione al 35° chilometro, ricoverato in ospedale. 

Londra, il meglio del mondo

Domenica la classica lungo il Tamigi, con un altro cast favoloso comprendente il miglior maratoneta del momento, Eliud Kipchoge (primo l'anno scorso), i due ultimi primatisti del mondo Dennis Kimetto e Wilson Kipsang, e ancora Stanley Biwott, Kenenisa Bekele, Tilahun Regassa, l'eritreo campione del mondo Ghirmay Ghebreslassie, l'esordiente Bedan karoki. Tra le donne, la vincitrice uscente Tigist Tufa e le altre etiopi Mare Dibaba (iridata a Pechino), Feyse Tadese e Aselefech Mergia a raccogliere la sfida delle kenyane Mary Keitany, Florence Kiplagat, Jemima Sumgong e Priscah Jeptoo. Out per infortunio una delle favorite, Gladys Cherono.

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 Wayde van Niekerk entra nella storia: e´il primo uomo ad aver corso i 100 sotto i 10" sui 100, i 200 sotto i 20"; ed i 400 sotto i 44".

CONFRONTIAMO GLI SPLIT DI MICHAEL JOHNSON E WAYDE VAN NIEKERK: AI 300 WAYDE E´ ANCORA DA WR!

 

Commenti? | Apr 19, 2016

Wayde van Niekerk entra nella storia: e┤il primo uomo ad aver corso i 100 sotto i 10" sui 100, i 200 sotto i 20"; ed i 400 sotto i 44".

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Wayde Van Niekerk (foto Colombo/FIDAL)

Il campione del mondo Wayde van Niekerk entra nella storia: e´il primo uomo ad aver corso i 100 sotto i 10″ sui 100, i 200 sotto i 20″ ed i 400 sotto i 44".

Si e´presentato sui 100 sicuramente con questa intenzione, non li correva da quando  era Junior quando corse i 100 in 10"45. Dopo una batteria corsa in 10″12, Van Niekerk strabilia tutti fermando il crono a 9″98. Nuovo PB e tempo che lo fa entrare di diritto nella storia della Atletica Mondiale.

L´anno scorso corse i suoi primati: 19″94 sui 200, 31″63 sui 300 che e´poi rekord nazionale, e poi quella fantastica finale ai mondiali di Pechino dove conquisto´il titolo correndo un sontuoso 43"48 lasciando la pista in barella ( detto tra noi fu´ l´unico ad avere una reazione normale dopo un 400)

Un velocista completo, fortissimo su tutte le distanze dai 100 ai 400, come mai nessuno nella storia. Complimenti Wyde!

Daniele Biffi PT & Mental Coach 

 

 

Commenti? | Mar 19, 2016

Lavillenie il re volante

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Renaud Lavillenie e Pascal Martinot-Lagarde brillano a 30 giorni dal mondiale di Portland. Una bella edizione dei Millrose Games, le volate di Mo Farah e Genzebe Dibaba e i campionati asiatici di Doha completano il quadro estero settimanale.


 

di Marco Buccellato

A un mese dai campionati mondiali indoor le stelle dell'atletica francese brillano con risultati di vertice: Renaud Lavillenie, dopo aver iniziato l'anno solare con tre sconfitte in altrettante uscite, ha ritovato successo e prestazione-super nel meeting di Clermont-Ferrand, idealmente l'erede del meeting di Donetsk. Nell'impianto ucraino sono stati stabiliti gli ultimi due record mondiali indoor (in qualche caso primati assoluti) della specialità e ben dodici complessivamente (tre da Bubka, uno da Lavillenie, ben otto dalla Isinbayeva). La progressione del campione olimpico sulla pedana di casa è stata esente da errori fino ai 6,02, misura del primato mondiale stagionale superata con modalità tecniche al limite della perfezione. E' stata invece fallita dal campione mondiale Shawn Barber (5,91), reduce dal 5,89 di ventiquattrore prima a Glasgow, dimostrando però un'ottima vena. Il francese ha poi tentato senza molta convinzione i 6,17 del primato del mondo. Motivatissimo, vorrà riprendersi la corona iridata a quattro anni da Istanbul, dopo il forfait di Sopot nel 2014. 

Esordio a tinte brillanti anche per Pascal Martinot-Lagarde, che a Metz ha vinto i 60 ostacoli in 7"49, terzo tempo della stagione. Smalto ritrovato nel percorso di avvicinamento iridato. L'ostacolista centra il podio da quattro anni di fila nell'appuntamento più importante dell'attività indoor. Bronzo mondiale 2012, bronzo europeo 2013, argento mondiale 2014 e titolo europeo a Praga nel 2015. Tonico e mai così veloce al coperto anche Christophe Lemaître, il cui 20"44 sui 200 (distanza non nel programma dei mondiali) va letto in chiave estiva. Statisticamente, la prestazione del pluricampione europeo si colloca al sesto posto nelle graduatorie continentali di sempre, a otto centesimi dal record nazionale. A Lemaître non è mancata nemmeno la soddisfazione di issarsi al vertice delle graduatorie 2016. Nel pomeriggio di sabato, infatti, il canadese Rodney aveva corso vicino New York in 20"46, due centesimi in più del francese.  

Altezze settimanali

Oltre a Lavillenie e Barber, fucina di record personali anche questa settimana: il campione del mondo indoor Filippidis è salito a 5,84 sempre a Clermont-Ferrand (pur vantando 5,91 all'aperto), mentre sul fronte femminile sono progredite la statunitenseHixson e la ceca Malacova (4,62 per entrambe), la cinese Li Ling (4,70 ai campionati asiatici indoor di Doha), la venezuelanaPeinado (4,52 per il primato sudamericano junior) e soprattutto il duo Stefanidi-Payne, che ha dato spettacolo nell'Armory Track and Field Center di new York, sede dell'edizione numero 109 dei Millrose Games, il meeting indoor più vecchio del pianeta.



New York on "high notes"

Un primato dai Millrose Games è arrivato: per la prima volta nella storia del salto con l'asta femminile, due atlete hanno superato i 4,90 nella stessa gara. Vittoria alla greca Ekaterini Stefanidi (record nazionale) e secondo posto per DemiPayne, già in orbita pochi giorni fa con 4,88. La precedente miglior misura per una astista non vincente apparteneva con 4,85 a Fabiana Murer ai recenti mondiali di Pechino. Il meeting ha offerto altri ottimi risultati, a partire dai quattro record mondiali stagionali nel mezzofondo, autori i tre statunitensi MattCentrowitz nel miglio con la quarta prestazione all-time di 3'50"63 (e Nick Willis secondo in 3'51"06 per il nuovo primato dell'Oceania), Ryan Hill in 7'38"82 sui 3000 e Ajee' Wilson in 2'00"09 sugli 800 donne, mentre il quarto acuto è giunto dai 5000 femminili con la kenyana Betsy Saina (14.57"18). Aldilà dei primati stagionali, gran miglio anche per Shannon Rowbury (4'24"39), esordio di Andre De Grasse in 6"61, eccellente 60 ostacoli con McLeod in 7"46 col recordman di decathlon e eptathlon Ashton Eaton su standard elevatissimi (7"53). 

Dibaba e Farah 

La pluriprimatista del mondo Genzebe Dibaba ne ha combinata un'altra delle sue nel meeting spagnolo di Sabadell, vincendo i 3000 in 8'22"50, seconda prestazione all-time al coperto dopo il suo record mondiale di 8'16"60, solo quarantott'ore dopo l'impresa-record di Stoccolma sul miglio. Mo Farah ha invece congedato il pubblico accorso al Glasgow Indoor Grand Prix con un altrettanto ottimo 3000, vinto in 7'39"55 prendendo l'iniziativa a 320 metri dall'arrivo sul redivivo e nuovamente competitivo a alto livello Augustine Choge. Dal meeting scozzese anche gli eccellenti 1500 di Iguider in 3'34"94 (miglior crono dell'anno), battendo il neoprimatista dei 1000 Souleiman, e di Sifan Hassan (4'01"40) che si è portata in scia, al nuovo record mondiale junior, l'etiope Gudaf Tsegay (4'01"81). Peccato per l'infortunio del veterano Collins nella finale dei 60 uomini (vinta da Safo-Antwi in 6"56 di un centesimo su Kilty) dopo il promettente 6"51 della batteria. Finale-sprint donne vinta dalla Schippers in 7"10 sulla più agguerrita rivale della finale mondiale dei 200 di Pechino, Elaine Thompson (7"14 alla prima esperienza indoor della carriera). Non ha deluso la neoprimatista mondiale junior Swoboda (7"15), così così la Asher-Smith (7"25). Sul fronte velocità arriva dalla Germania un altro 6"53 di Julian Reus, record nazionale ancora eguagliato. 

Barshim 2,35 ai campionati asiatici

Tante buone prestazioni nell'Aspire Dome di Doha, sede della settima edizione dei campionati asiatici indoor.

Il nome di punta, Mutaz Essa Barshim, ha vinto l'alto con 2,35 sbagliando per tre volte a 2,40. La prima volta di una cinese a 4,70 nel salto con l'asta (Li Ling) e il doppio oro del qatarino Al-Garni sono stati i momento migliori di una rassegna decisamente interessante. Al-Garni ha prima sfiorato il primato asiatico sui 1500, vinti in 3'36"35, poi si è imposto anche sui 3000 in 7'39"23. Due primati continentali dalla ex-nigeriana Adekoya sui 400 (ora Bahrain), 51"68 in batteria e 51"67 in finale. Nella finale maschile il neoprimatista dei 500 metri Haroun ha vinto in 45"88. Dagli altri concorsi 5,75 del cinese Huang Bokai nell'asta e 14,35 della triplista kazaka Rypakova, già iridata indoor nel 2010 proprio a Doha, due anni dopo destinata a laurearsi campionessa olimpica a Londra. Medagliere al Qatar, primo con sei medaglie d'oro, cinque ori alla Cina e quattro al Kazakistan. I cinesi però conquistano tredici podi contro i dieci di qatarini e kazaki. I primati nazionali a pioggia (33 maschil e 16 femminili) e i 3 record asiatici corroborano il bilancio tecnico più che positivo della manifestazione. Appuntamento tra due anni a Ranchi, in India. 

Salti e lanci all'aperto, Stratton 6,94

Tra gli highlights del Canberra Track Classic merita il primo posto il 6,94 della lunghista Brooke Stratton, seconda prestazione all-time australiana dopo il 7,00 di Brownyn Thompson risalente al 2002. In netta crescita la giovane sprinter Ella Nelson, scesa a 22"53 sui 200 metri. Dai campionati invernali russi di lanci emerge Vira Rebryk, campionessa d'Europa a Helsinki nel 2012. La giavellottista ex-ucraina ha portato il personale a 67,30, un risultato superiore al primato mondiale stagionale ufficiale della bielorussa  Khaladovich (65,10). 

Maratona di Siviglia col record

Una 42 km tra le più suggestive, che si snoda nel centro della città andalusa ricca di siti culturali e monumenti, con un percorso scorrevole ocme pochi. L'ha vinta il kenyano 21enne Cosmas Kiplimo Lagat in 2h08'14" (primato della corsa) a due anni di distanza dal 2h08'33" con cui si impose da 19enne. Valida come campionato nazionale, è servita a quattro maratoneti spangoli per ottenere il minimo olimpico. Carles Castillejo che in 2h11'29" è giunto secondo, Jesús España 2h11'58", Paula Gonzalez 2h31'18" e prima al traguardo) e Estela Navascues (2h32'49"). In calendario ora tocca alla maratona di Tokyo, ricchissima come partecipazione tecnica: al via nomi cone Emmanuel Mutai, Feyisa Lilesa, Abel Kirui, Bernard Kipyego, Dickson Chumba, Eliud Kiptanui e il campione olimpico Stephen Kiprotich. Tra le donne due campionesse del mondo, Edna Kiplagat e Berhane Dibaba, e le altre etiopi Aberu Kebede e Shure Demise, la junior più veloce di sempre nella storia della maratona (2h20'59").

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Commenti? | Feb 24, 2016

Indoor: El Otmani 7:50.70 sui 3000

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A Sabadell (Spagna), il mezzofondista entra nella top ten italiana di sempre. Galvan debutta nei 400 con 47.05. Sui 3000 Dibaba al 2° tempo di sempre. Negli Stati Uniti, MPI U23 dei 5000 per Iliass Aouani.

Nel meeting al coperto di Sabadell, in Spagna, il campione italiano dei 3000 metri Said El Otmani (Atl. Reggio) migliora nettamente il record personale con 7:50.70, piazzandosi sesto nella gara vinta dall’etiope Leul Gebreselasie in 7:44.50. Con questo risultato il 24enne mezzofondista, oltre ad abbassare il precedente 8:06.27 che gli aveva dato il titolo agli Assoluti in sala nella passata stagione, si inserisce al decimo posto nella lista nazionale alltime e sfiora il suo personale all’aperto di 7:50.24. Prima gara del 2016 per Matteo Galvan (Fiamme Gialle) sui 400 metri. Il tricolore della distanza, finalista l’anno scorso agli Europei indoor, chiude in seconda posizione con il tempo di 47.05 dietro al 46.46 del keniano Boniface Mweresa. Sui 60 ostacoli femminili, seconda anche la primatista italiana Veronica Borsi (Fiamme Gialle) in 8.32, a quattro centesimi dal suo miglior crono stagionale nonostante una partenza poco brillante, superata dalla spagnola Caridad Jerez che si impone con 8.25. Tra gli uomini, quarto il tricolore assoluto Hassane Fofana (Fiamme Oro) al season best di 7.87 con lo stesso riscontro dell’iberico Jackson Quinonez che finisce terzo, mentre il successo va allo spagnolo di origine cubana Yidiel Contreras con 7.71. Nel triplo Eleonora D’Elicio (Fiamme Azzurre) avvicina il personale indoor con 13,43 mancandolo di appena tre centimetri per il secondo posto, davanti a Ottavia Cestonaro (Forestale) che atterra a 12,78 nel sesto salto dopo cinque nulli. Sulla stessa pedana, ma nel lungo, seconda Giulia Liboà (Atl.

Mondovì) con 6,24 seguita in classifica da Teresa Di Loreto (Fiamme Azzurre/5,88) e Giada Palezza (Gs Valsugana Trentino/5,83), al maschile terzo Alessio Guarini (Fiamme Oro/7,34) e quarto Camillo Kaboré (Carabinieri/7,22).

DIBABA A MENO DI 6 SECONDI DA SE STESSA - La stella della riunione, organizzata per il Centenario della federazione catalana di atletica, è l’etiope Genzebe Dibaba che si rende protagonista di un’altra gara velocissima con 8:22.50 sui 3000 metri, secondo tempo di sempre in sala, per lasciarsi alle spalle la connazionale Gelete Burka, seconda in 8:33.76. Resta imbattuto il primato mondiale della stessa Dibaba, 8:16.60 nel 2014 a Stoccolma dove solo due giorni fa si è impadronita del record iridato nel miglio con 4:13.31.

AOUANI MPI NEI 5000 PROMESSE - Il ventenne Iliass Aouani conquista tre vittorie nei Southland Conference Championships di Birmingham (Alabama). Sui 5000 metri corre in 14:16.51 per stabilire il suo record personale - inferiore anche a quello outdoor di 14:25.31 - e anche la miglior prestazione italiana promesse, che apparteneva a Marco Pari con 14:43.7 (Genova, 25 febbraio 1978) in questa specialità poco praticata al coperto. Poi si afferma con 8:12.97 nei 3000 e quindi anche nella staffetta mista della texana Lamar University di Beaumont, dove studia il giovane portacolori dell’Atletica Riccardi Milano 1946. Nell’Iowa State Classic di Ames, 1:49.39 sugli 800 metri per Jacopo Lahbi, 22enne dell’Atletica Mogliano che gareggia per la University of Alabama.

Luca Cassai

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Commenti? | Feb 20, 2016

Quando non c'era internet

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Quando non c'era internet 

Qualche curioso aneddoto sul mestiere del giornalista sportivo prima della rivoluzione tecnologica e dell'era dei social network


 

di Giorgio Cimbrico

Ricordi di vecchi amici e colleghi che non sono Matusalemme - che, come sostiene la Bibbia, visse 969 anni – riportano a un tempo vicino e lontanissimo quando la comunicazione non era così agevole e istantanea. Luciano Ravagnani, che ha seguito molti sport – anche l’atletica – non riuscì mai a trasmettere il suo servizio sul match di rugby tra l’Italia e il Galashiel e Elio Trifari lasciò un gustoso resoconto delle sue peripezie per trasmettere la presentazione del Cross delle Nazioni da Chepstow, Galles. Stiamo parlando degli anni Settanta e di due paesi al di qua della famigerata Cortina di Ferro, non del tempo in cui il re Dario affidava la posta ai suoi fidati messaggeri che galoppavano nel vasto impero persiano.

E così c’era chi (uno è quel vecchio fusto di Vanni Loriga) non mancava di viaggiare su suolo italiano con un sacchetto ricolmo di almeno cinquanta gettoni. Il gettone – lo diciamo per i giovani – era una specie di moneta di un color rame che diventata in fretta bronzeo, con un solco in mezzo, che doveva essere infilato in un’apposita fessura. Quando faceva clack, si poteva comporre il numero: la durata era assicurata dall’immissione di altri gettoni. Ultimo costo segnalato, 200 lire, circa 10 centesimi di euro. Il telefono a gettoni era spesso l’unico mezzo per comunicare, la teleselezione era un lusso e chi aveva l’autorizzazione dal giornale di avere un apparecchio abilitato a tale traffico, riceveva anche un lucchetto in modo che, in sua assenza, i colleghi o chi passava di lì per caso non potessero servirsi liberamente chiamando amici residenti a La Paz o nelle Isole della Società. Nell’83, quando Mennea centrò il record mondiale indoor a Genova, pensai di essere un privilegiato: avevo un telefono in borsa e soprattutto una linea abilitata a cui potevo collegarmi. Fu in quel modo che l’acuto del povero Pietro fu offerto al mondo, chiamata dopo chiamata.

Altri strumenti spariti sono il telex e il fax. Con il telex si scriveva un testo che finiva su un nastro bucherellato per poi essere inviato al destinatario in un crepitare di impulsi che riportava a uno scenario bellico o all’affondamento del Titanic. Il fax forse è ancora ricordato e non merita un particolare approfondimento. Ovviamente veniva usata anche la posta: se il pezzo non era di stringente attualità, veniva messo in una busta, il Fuori Sacco, da consegnare in stazione e da inoltrare con il primo treno. I giornali avevano anche una cassetta alla Posta Centrale e una delle prime incombenze dei novizi e degli apprendisti era andare a svuotarla ed esaminare il materiale che vi era stato inzeppato dentro.

Un modo abbastanza rapido di comunicare era il telegramma: venivano scritti, in modo assai succinto, i fatti che in redazione dovevano poi essere sviluppati dall’estensore che in questo modo sviluppava le sue capacità di prosatore. Con poco si riusciva a scrivere molto. Molti dei resoconti sui fantasmagorici record di Mexico ’68 scavalcarono l’Atlantico in quel modo. Era una specie di liofilizzazione: con un po’ di parole calde, il racconto diventava abbondante e bollente.

Primo telefonino visto, ma non usato, a Italia ’90: era massiccio, pesante e costosissimo. Secondo cellulare visto, a Barcellona 92; anche quello pesante e costosissimo. La prima impressione fu quella provata dal dignitario veneziano che, di fronte al primo cannocchiale galileiano, si ostinava a dire “mi no vedo gnente”. Aveva capito che il suo vecchio mondo stava per sparire. Il nostro sparì in fretta.

Lo strumento principale era la macchina da scrivere, ma a me è capitato di vedere i vecchi guru vergare con la penna stilografica o dettare, come si diceva in gergo, a braccio, fidandosi della propria memoria o tenendo sotto gli occhi il notes con gli appunti. I primi computer, diventati oggetto di modernariato ma senza particolare valore (i telefoni in bachelite, invece, sono carissimi e ricercati), non avevano un gran design e incutevano un certo timore perché avevano la feroce tendenza a mangiarsi i pezzi. Dopo un rapido e ferale pasto organizzato dal mio macchinario, scoppiai a piangere ma imparai una cosa: non tentate mai di riscrivere il pezzo, scrivetene uno nuovo. Ma questo è un consiglio che andava bene tempo fa: oggi ho idea siano meno voraci. “Siamo vostri amici”, come dicevano i marziani in Mars Attack.

Commenti? | Dec 28, 2015

Eaton e Dibaba incoronati Atleti dell'Anno

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Il decatleta statunitense e la mezzofondista etiope proclamati re e regina del 2015 

di Giorgio Cimbrico

Dopo l’omino volante, il proteiforme; dopo la donnona dei mari del sud, la donnina dell’altopiano. Gli Oscar dell’atletica passano dalle mani di Renaud Lavillenie e di Valerie Adams a quelle di Ashton Eaton e di Genzebe Dibaba, il primo decatleta e la seconda etiope (dopo Meseret Defar) da quando, quasi trent’anni fa, l’Atleta dell’Anno è stato istituito. L’uno e l’altra rappresentano famiglie in cui l’atletica è impegno quotidiano e passione condivisa: Brianne Theisen, la moglie di Ashton, è una delle più forti multiple del mondo e sul gineceo nato e cresciuto a Bekoji è inutile aggiungere altre considerazioni. Parlano a sufficienza i record e le medaglie accumulate da uno straordinario clan destinato ad accrescere ancora il corpus della collezione. Ashton è stato brillante anche con le parole: “Non ho mai battuto né Usain né Christian (Bolt, cinque volte vincitore dal 2008, e Taylor, giunto nei pressi di Jonathan Edwards, erano gli altri due arrivati ala stretta finale) ma io gareggio con un design diverso”. Se un abile impresario avesse tempo e voglia di lavorare sull’ipotesi, una sfida a tre sarebbe possibile sul terreno dei 400: i record personali (Ashton 45”00, Christian 45”17, Usain 45”28) garantiscono un confronto molto serrato. Convincerli non sarà facile, ma il sogno ha diritto di cittadinanza.

Con i 9045 punti di Pechino, Eaton è diventato il decimo della storia ad annotare un record del mondo in un campionato di livello assoluto e planetario. In ordine cronologico (e olimpico) è stato preceduto, a partire dal 1912, da Jim Thorpe, Harold Osborn, Paavo Yrjola, Jim Bausch, Glenn Morris, Bob Mathias, Nikolai Avilov, Bruce Jenner e Daley Thompson che due volte riuscì nell’impresa, sia agli Europei ’82 che ai Giochi dell’84. Ai Mondiali è una prima volta: ci andarono molto vicini Dan O’Brien a Stoccarda ’93, salutato da un’indimenticabile ondata di entusiasmo rovesciata da un pubblico di commovente competenza, e Tomas Dvorak a Edmonton 2001.

Tra tutti quelli della confraternita della fatica, dell’ordine cavalleresco delle dieci prove, Eaton, prossimo ai 28 anni, ha un aspetto molto normale: nulla di titanico, di ipertrofico. Velocità e coordinazione lo rendono straordinariamente attraente anche quando è impegnato in prove che non gli sono congeniali. Ha saputo coltivarsi, lucidare ogni faccia del suo diamante fisico, ed è significativo che l’anno scorso, dedicandosi all’undicesima prova, i 400hs, abbia scalato le zone alte della distanza: 48”69 non ha bisogno di molti commenti. Tempo fa ha mostrato un certo interesse per il salto triplo: a occhio, la barriera dei 17 metri non dovrebbe essere una Grande Muraglia.’

Più che alla vittoria a Pechino (centrata con una seconda parte mirabolante, da 1’58”), il trionfo di Genzebe è dovuto al record mondiale centrato sulla pista-miniera di Monaco con accento finale. Il 3’50”46 di Qu Yunxia si avvicinava ai 22 anni di regno e continuava ad avere le sembianze di una montagna troppo alta da scalare anche per chi nella corsa sa esprimere una grazia degna dell’intervento di un poeta come Omar Kayan. La sconfitta patita sui 5000 da parte della sua connazionale Almaz Ayana (la figurina simile a quelle forgiate da Alberto Giacometti ha avuto il premio per la miglior performance fornita nel Nido d’Uccello) l’ha resa molto umana, molto normale dopo che quell’acuto storico l’aveva proiettata in una dimensione da cronache marziane.

Metter le manine sul premio è andato di pari passo con il ricordo delle altre due contendenti (Dafne Schippers e Anita Wlodarcyk), con l’annuncio dell’attacco al record mondiale del miglio indoor (un terreno molto gradito alla signorina Dibaba) il 17 febbraio a Stoccolma e con l’espressione di piena solidarietà a Sebastian Coe: “Sono tempi difficili per il nostro sport e saremo sempre al suo fianco”.

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Commenti? | Dec 01, 2015

Haile Gebrselassie: il guerriero scalzo

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Mondo: il guerriero scalzo23 Novembre 2015

Haile Gebrselassie all'ultima passerella in Etiopia. I cross in Europa e gli NCAA di Louisville. Tutte le notizie dell'atletica internazionale.


 

di Marco Buccellato

Sotto il sole di Addis Abeba il 24enne Tamirat Tola ha vinto la 15ª edizione della Great Ethiopian Run, una delle più grandi corse su strada del continente africano con circa 40.000 iscritti. Tola, sesto ai mondiali di cross di Qingzhen, con un primato di 2:06:17 nella maratona stabilito l'anno scorso nell'esordio sui 42 km a Dubai, ha vinto con discreto margine (6") sul 20enne Bonsa Dida (a sua volta 14° ai mondiali di cross) e di 11" su Adugna Tekele Bikila. Ben più ampio il margine inflitto dalla vincitrice della gara femminile, Mamitu Daska, alla seconda classificata, quasi un minuto. 

Il lungo arrivederci di Gebre

Aveva già salutato in maggio. Farlo davanti al suo pubblico è stato tentazione e soprattutto bisogno. Un bisogno di correre troppo grande per Haile Gebrselassie, che ha vestito il doppio ruolo: starter d'eccezione, poi runner nella non competitiva. E' stata la corsa d'addio in Etiopia, ha tenuto a precisare il vincitore di ben undici medaglie d'oro nell'arcobaleno Olimpiadi-Mondiali su pista e strada-Mondiali indoor. Questo distinguo lascia pensare che non sia ancora finita, che la necessità di correre sarà più forte degli annunci. Magari niente più classifiche, solamente il gusto di esserci e festeggiare ancora, stavolta condividendo con la massa e non con l'élite la dote ricevuta dalla vita. La passerella di ieri è stata conclusa a piedi scalzi, omaggiato dalla presenza di altri grandi di ieri (Sileshi Sihine) e di oggi e domani (Tirunesh e Genzebe Dibaba). 

Cross, Toroitich in Spagna

Battuto la scorsa settimana da Merga a Burgos, l'ugandese Timothy Toroitich si è imposto nel 22° Cross Internazionale di Soria, bissando il successo del 2014 di 6" sull'eritreo Kifle. A distanza di sei anni Linet Masai è tornata sul prato spagnolo vincendo nuovamente. Per la campionessa del mondo sui 10000 a Berlino è stata la prima gara della stagione, dopo il ritiro sui 10000 ai Trials iridati etiopi. Negli altri cross del ricco fine settimana sul suolo europeo, segnaliamo l'ennesimo titolo irlandese, il quindicesimo, di Fionnuala McCormack-Britton. Tra gli uomini un asterisco sul secondo classificato, John Coghlan, figlio del grande Eamonn, irish star di alcuni decenni fa.

Ai campionati dei Balcani in Croazia, turchi e turche fanno quasi cappotto, vincendo cinque dei sei titoli a squadre, lasciando alla Romania l'oro femminile senior. 

NCAA: Cheserek lascia il segno, Aouani a tre minuti

Il 21enne kenyano Edward Cheserek si è laureato per la terza volta consecutiva campione universitario statunitense di cross, impresa mai riuscita in passato in tre campionati di fila. Nomi cone Rono, Prefontaine e Lindgren, una icona tutta americana già nella carriera high school, vinsero tre titoli ma non consecutivi. Cheserek ha davanti ancora un anno di attività NCAA prima di abbracciare la seconda parte della carriera, e può ambire al quarto titolo. I NCAA Championships di prima divisione, disputati a Louisville, in Kentucky, hanno eletto il logico favorito che ha inflitto 25" al secondo classificato.

L'azzurro Under 23 Iliass Aouani, presente a titolo individuale dopo l'ottimo percorso con la Lamar University texana, ha chiuso in 185ª posizione a circa tre minuti dal vincitore. 254 partenti, tutti al traguardo men che due ritirati. Cheserek non è bastato all'Oregon per vincere il campionato a squadre, dove si è registrato lo storico successo di Syracuse, tornata a vincere dopo sei decenni e mezzo. Completano il podio il Colorado e Stanford. Molly Seidel (Notre Dame) ha vinto il titolo femminile a dispetto dei pronostici, che indicavano in Allie Ostrander, seconda a 5", la favorita. Titolo a squadre al New Mexico grazie a un quarto e quinto posto. Seconde la ragazze in gara per Colorado (come tra i maschi), terzo l'Oregon.

Tanui non basta

Paul Tanui è stato l'ovvio miglior frazionista nell'Ekiden giapponese da Fukuoka a Kita-Kyushu. Il kenyano ha coperto il suo step di 9,2 chilometri 30" più veloce del connazionale Thuku, ma non è bastato per portare alla vittoria il suo team (Kyudenko), giunto terzo a quasi cinque minuti dal team vincitore Asahi Kasei, i cui atleti hanno primeggiato in quattro delle sette frazioni (grazie a Ken Nakamura). 

Ibargüen a Cali

Appendice in pista con i Giochi Nazionali dello Sport colombiano a Cali. L'iridata di salto triplo Caterine Ibargüen ha gareggiato nel lungo e nell'alto, vincendo entrambi i titoli con 6,66 (appena ventoso) e 1,78.

Alcuni discreti risultati per un appuntamento molto sentito dai migliori atleti nazionali. Nella velocità 10.11 ventoso di Palomeque e 20.38 di Valoyes. Ostacoli bassi col record nazionale di Rivas (49.90). Nei concorsi, ancora Ibargüen, ma è il giavellottista Arley che sfiora di 40 centimetri il proprio record nazionale con 80,67.              

Atleti dell'anno

Ashton Eaton e Allyson Felix sono gli atleti dell'anno in USA: saranno premiati con i Jesse Owens Awards a Houston tra due settimane. Nei Balcani il premio non poteva andare che a Ivana Spanovic e Amel Tuka. La lunghista serba ha vinto il bronzo mondiale di Pechino con la miglior misura dal 2004 per una terza classificata. Il bosniaco a guida tecnica italiana è esploso sugli 800 metri, portando a casa a sua volta il bronzo iridato. In Croazia l'atleta dell'anno è Sandra Perkovic, che ha vinto la Diamond Race di specialità nel disco e ha rimesso in piedi in extremis una gara difficile a Pechino, mettendosi l'argento al collo. Nella cerimonia è stata premiata direttamente da Blanka Vlasic. In Germania premiati i podisti dell'anno. Scontati i vincitori Arne Gabius, primatista nazionale di maratona, e Gesa Felicitas Krause, bronzo a Pechino sui 3000 siepi, ora in attesa del primo figlio. 

Lutto, scompare Linda Haglund

Sabato a Stoccolma è scomparsa a 59 anni l'ex-velocista svedese Linda Haglund, campionessa europea indoor sui 60 metri nel 1976 e dodici volte campionessa svedese sull'arco 100-200 metri. I primati nazionali (11.16 e 22.82) portano ancora la sua firma. Fu argento continentale indoor nel 1978, anno in cui fu seconda anche agli Europei all'aperto. Quarta sui 100 ai Giochi di Mosca nel 1980, un anno dopo vinse la distanza breve al meeting di Berlino lasciandosi alle spalle Evelyn Ashford e Jarmila Kratochvilova. Dopo il ritiro si trasferì negli USA, divenne allenatrice ma anche pittrice, attrice e concorrente televisiva nel programma svedese Let's Dance. La sua scomparsa arriva a meno di un mese da quella di Houston McTear, lo sprinter statunitense cui la Haglund è stata a lungo legata.

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Commenti? | Nov 26, 2015

Gli 800 bis di Whitfield

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Gli 800 bis di Whitfield20 Novembre 2015

Ieri l'addio al mezzofondista statunitense autore di una rarissima doppietta olimpica sugli 800 metri vinti a Giochi nel 1948 e del 1952


 

di Giorgio Cimbrico

Solo tre uomini nella storia dei Giochi Olimpici sono riusciti a concedere il bis negli 800: il britannico Douglas Lowe nel ’24 e nel ’28, il neozelandese Peter Snell nel ’60 e nel ’64. In mezzo, il texano Malvin Whitfield che fece l’accoppiata nel ’48 e nel ’52. Mal è morto ieri a 91 anni a Washington, con cinque medaglie olimpiche, tre d’oro, in collezione. Classe 1924, nativo di Bay City, era il “mezzofondista volante” per via della sua lunga milizia nell’Air Force che lo aveva avuto nei suoi ranghi sin da un’età quasi adolescenziale. Era stato attivo sia sul teatro europeo, durante il secondo conflitto mondiale, sia durante la guerra di Corea, quando, da sergente, aveva servito in 27 missioni come mitragliere. L’atletica lo aveva ispirato quando, bambino, era tra il pubblico del Coliseum di Los Angeles, nel 1932.

In pista la vittima preferita di Whitfield fu il giamaicano Arthur Wint: al proposito è sufficiente dare un’occhiata ai risultati londinesi, quando l’americano ebbe la meglio in 1’49”2 lasciando a tre decimi l’avversario e a quelli finlandesi di quattro anni dopo quando le prime due posizioni non mutarono. Cambiò solo il distacco: questa volta Wint lo limitò a due decimi (1’49”2 e a1’49”4) prima di concedersi una parziale rivincita nella 4x400: la Giamaica conquistò il titolo su cui già avrebbe potuto piantare i chiodi quattro anni prima a Wembley. Ma anche in quell’occasione Mal mostrò di saper vendere cara la pelle propria e di tutta la squadra correndo una formidabile ultima frazione che lo portò a un solo piccolo decimo da George Rhoden. I giamaicani In 3’03”9 demolirono il record del mondo, gli americani anche.

La saga W versus W, Whitfield contro Wint può contare su altri episodi che meritano di esser rivisitati. Il principale riguarda la finale dei 400 a Londra ’48: dietro agli scatenati giamaicani Wint e Herb McKenley che diedero vita a un incandescente ultimo rettilineo c’era Mal, terzo in 46”9. Si rifece nella 4x400 anche grazie a un infortuno, proprio di Wint, che bloccò i caribici. A posteriori, viene da dire che l’uno negò all’altro di anticipare la doppietta di Alberto Juantorena a Montreal ’76.

Con un record del mondo che il tedesco Rudolf Harbig aveva portato nel ’39 a Milano a un moderno 1'46”6, Whitfield fu costretto ad accontentarsi di due limiti sulle 880 yards, 1’49”2 e 1’48”6, e di uno sui 1000, 2’20”8. Ai Panamericani del 1951 centrò la tripletta 400-800 e 4x400 e chiuse con l’atletica quando non riuscì a trovare un posto nella squadra per Melbourne ‘56. Aveva trent’anni e da quel momento si dedicò a programmi per l’educazione sportiva della gioventù che lo portarono anche in Africa.

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Commenti? | Nov 22, 2015

Mondo: Lonyangata Shanghai-express

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Mondo: Lonyangata Shanghai-express09 Novembre 2015

Il giovane kenyano demolisce il record della Shanghai Marathon in 2:07:14. Corse in Libano, Francia e Stati Uniti.


 

di Marco Buccellato

Sperava nel tris consecutivo di successi nella maratona di Shanghai, giunta quest'anno alla 20ª edizione. Stephen Mokoka si è invece arreso al 23enne kenyano Paul Kipchumba Lonyangata, sceso di un minuto e mezzo sotto il record della corsa, detenuto dall'anno scorso da Mokoka stesso in 2:08:43. Il crono di Lonyangata, 2:07:14, migliora di 30'' quanto da lui realizzato in un'altra 42 km cinese, a Xiamen, due anni e mezzo fa. Quest'anno il cast assemblato dagli organizzatori lasciava presagire una prova di ottimo livello supportata da prestazioni nel perimetro del record del percorso. Pur secondo, Mokoka ha a sua volta migliorato il primato personale, chiudendo in 2:07:40, la quinta prestazione sudafricana all-time. Tra gli altri runner è emerso il meno conosciuto di tutti, il 19enne etiope Shura Tola, terzo in 2:08:53 e davanti a avversari con credenziali di tutto rispetto quali l'altro etiope Endeshaw Negesse, Sylvester Teimet e l'anziano Mariko Kiplagat. 

Versatile

Mokoka è uno specialista ben noto agli appassionati. Ha fatto incetta di medaglie in diverse edizioni delle Universiadi, ma nelle manifestazioni-top non ha avuto fortuna. Ai Giochi di Londra ha chiuso 49° nella maratona, a Mosca è stato 20° sui 10000, così come a Pechino, mentre a Daegu gli andò appena meglio con la 13ª posizione. Quest'anno ha ottenuto i tempi migliori della carriera sui 5000 (13:11.44) ed è stato quarto nella mezza maratona di Newcastle-South Shields in 1:00:40, vinta da Mo Farah.

La sua attività nel 2015 spazia dal binomio 800-1500 metri nei meeting del calendario nazionale sudafricano ai ben quattro 10000 disputati (è campione nazionale assoluto e universitario) fino al sesto posto dei Giochi Africani sui 5000. Si è imbarcato anche per i mondiali di cross, dove ha chiuso ventinovesimo.

Per Lonyangata, noto per il bronzo ai mondiali junior di Moncton sui 10000, una stagione iniziata tardi con la mezza di Copenhagen in settembre (1:00:01, quinto) e chiusa a Shanghai il secondo successo su cinque maratone disputate. Tra le donne la kenyana Rael Kiyara si è imposta in 2:26:23 sull'etiope Haylay Letebrhan (2:28:11). In un'altra maratona cinese di domenica scorsa, a Xichang, doppietta etiope con Gosa Tefera (2:12:55) e Ayantu Abera Demissie (2:37:40). Girma è noto in Italia per il secondo posto alla Milano Marathon del 2013 in 2:09:36.  

Record anche a Beirut

Con il successo di domenica in una Beirut con temperature sopra la media stagionale, il kenyano Jackson Kibet Limo vatna un ottimo curriculum di tre vittorie su cinque maratone disputate, compreso l'esordio di due stagioni fa a Osaka, dove fece il bis un anno fa. La vittoria nella tredicesima edizione della Beirut Marathon è stata arricchita dal primato della corsa in 2:11:05, e da un largo margine inflitto al secondo (due minuti). Tra le donne ha vinto la marocchina esordiente Kaltoum Bouaasayriya in 2:36:05, favorita dai ritiri delle più accreditate Lobacevske (Lituania) e Nagovitsyna (Russia).

Quest'ultima tornava sui 42 km dopo quattro stagioni.

In riviera

Altra corsa del circuito IAAF in Francia, la maratona delle Alpi Marittime Nizza-Cannes, con vittoria di Barnabas Kiptum in 2:10:44. Il kenyano, secondo l'anno scorso, è stato accompagnato nel successo dalla connazionale 36enne RoseChepchumba (vincitrice uscente), prima in 2:36:02 con ben dieci minuti di margine sulle avversarie. Lungo la baia californiana di Monterey si è disputata una soleggiata mezza maratona vinta da Kara Goucher in 1:11:13, il miglior risultato tecnico degli ultimi due anni e mezzo (indipendentemente dalla distanza) per la statunitense, medaglia di bronzo a Osaka 2007 sui 10000 e undicesima a Londra 2012 nella maratona. Anche per la Goucher l'obiettivo sono i Trials olimpici di maratona di febbraio, dove si farà la squadra dei podisti USA per Rio.

Kipchoge e Dibaba

Il premio AIMS (Association of International Marathons and Distance Races) per il miglior maratoneta dell'anno è stato assegnato venerdì scorso a Atene nelle mani di Eliud Kipchoge (primo a Londra e Berlino) e Mare Dibaba (oro ai mondiali, 2:19:52 a Xiamen, seconda a Boston). Gli altri candidati per il premio erano il campione del mondo Ghirmay Ghebreslassie e Gladys Cherono, prima a Berlino con la miglior prestazione mondiale stagionale di 2:19:25 e seconda a Dubai in 2:20:03. Quarantotto ore dopo si è disputata la 42 km ateniese senza atleti di élite, per ragioni economiche. Kipchoge ha espresso il desiderio di partecipare alle Olimpiadi di Rio e vincerle. I successi di un maratoneta kenyano sull'asse Olimpiadi-Mondiali si contano, com'è noto, sulle dita di una mano. Wakiihuri a Roma nel 1987, Luke Kibet a Osaka, Abel Kirui a Belrino e Daegu e l'unico oro olimpico a Pechino 2008 del prematuramente scomparso Sammy Wanjiru.

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Commenti? | Nov 11, 2015

Houston McTear Il destino sprint di Houston McTear

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Il destino sprint di Houston McTear03 Novembre 2015

Il ricordo dello sfortunato velocista statunitense, ex recordman mondiale dei 60 metri indoor, scomparso nei giorni scorsi   


 

di Giorgio Cimbrico

Si dice che c’è chi nasca sotto una buona stella: non è stato il caso di HoustonMcTear che se n’è andato due giorni fa, a 58 anni, per un cancro ai polmoni e che dalla vita aveva avuto solo trappole. Aveva provato ad evitarle sparandosi fuori dai blocchi, con quella sua partenza fulminea, ma le fughe dalla dimensione del dolore, della sfortuna sono state sempre brevi come le distanze che prediligeva. La sorte sa essere più veloce di Carl Lewis e di Usain Bolt, quando vuole accanirsi.

Nasce povero, a Okaloosa County, Florida, e strappa il primo raggio di luce a 18 anni: a Winter Park, campionati statali delle high school del 1975, corre le 100 yards in 9”0, uguagliando il record mondiale (manuale) di Ivory Crockett. A 9“1 si erano fermati Bob Hayes, Harry Jerome, Jim Hines, Charlie Greene, John Carlos e Steve Williams e ogni commento è superfluo. L’anno dopo, ancora junior, è secondo ai Trials olimpici in 10”16 ma una lesione al tendine d’Achille lo taglia fuori dal viaggio verso Montreal. Al suo posto Johnny Jones che sarà sesto in una delle più ingloriose finali per lo sprint Usa: primo Hasely Crawford di Trinidad, secondo Don Quarrie giamaicano, terzo Valeri Borzov sovietico. Harvey Glance, fiero rivale di Houston, è quarto in 10”19 e il rammarico sfocia in rabbia.

Entra in un gruppo dal nome “rivoluzionario”, Muhammad Alì Track Club, scende a 10”13 e soprattutto mette in vetrina la sua straordinaria partenza e accelerazione nelle gare che si risolvono in un soffio o poco più: il 6”54 del 7 gennaio 1978 lo rende padrone mondiale dei 60. Il tempo verrà abbassato solo otto anni dopo da Ben Johnson (6”50 due volte e 6”44) ma le prestazioni del canadese verranno cancellate dopo la positività di Seul e il regno di Houston (che corse anche in un non mai riconosciuto 6”38) va avanti così sino all’87, quando Lee McRae vince i primi Mondiali indoor, a Indianapolis, in 6”50, nella finale che vede Pierfrancesco Pavoni terzo e Antonio Ullo quarto.

Il piccolo McTear non ebbe mai a disposizione quella rassegna e non ebbe neppure la possibilità di chinarsi al via di una prova olimpica: nell’80, dopo aver conquistato la sua seconda selezione, venne costretto a prender coscienza che la squadra americana non sarebbe andata a Mosca. Seguono anni di sbandamento, di droga, di ritorno alla miseria. Un suo breve ritorno in scena, con la vittoria ai campionati svedesi del ’90 (6”68, un po’ di polvere da sparo era rimasta…) va di pari passo con il matrimonio con la velocista svedese Linda Haglund, un’altra specialista dell’atletica in sala.

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Commenti? | Nov 04, 2015

CONFRONTIAMO GLI SPLIT DI MICHAEL JOHNSON E WAYDE VAN NIEKERK: AI 300 WAYDE E┤ ANCORA DA WR!

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Wayde van Niekerk 2015 WC 400m splits

Ringrazio Jimson Lee di Speedendurance.com che fornisce i dati dei passaggi del neo Campione Del Mondo Wayde van Niekerk e del WR di MJ. Come possiam vedere Wayde ha passaggi piu´veloci ai 100, 200 e ai 300m.

Possiam notare che, se confrontiamo il passaggio ai 200 m con il loro PB, Michael Johnson ha praticamente corso i primi 200 m con un differenziale di 1"90. Per MJ quindi  passaggio moderatamente tranquillo, forse troppo nel senso che a mio parere MJ avrebbe potuto osare di piu´ ed era in grado di correre un 42:..".

Wayde dal canto suo passa ai 200 in 20,7 che elettrico lo portiamo a 20"94 quindi esattamente un secondo oltre il suo limite sui 200 m, passaggio deciso e a mio avviso perfetto ed appunto differentiale di 0,8" mendo di MJ, circa 40% in meno.

La cosa piu´impressionante di Wayde e´ il passaggio ai 300 che e´ anch´esso piu´ veloce di quanto fece MJ   31,3 e´un 31"54 elettrico contro il 31"66 ´. Da notare e´che il PB di Wayde sui 300 m in gara e´di 31"63, quindi e´ nella finale e´ passato ai 300m migliorando addirittura il suo PB suo 300, per chi corre i 400 sa´ cosa questo voglia dire!

Penso che Wayde sia il 400a che puo´ mettere in discussione e battere il WR di MJ. I miei piu´ sinceri complimenti  vanno anche alla sua allenatrice.

Daniele Biffi - Mental Coach & Personal Trainer
runfast@fastandfit.de

fastandfit.de     

Commenti? | Sep 02, 2015

Bolt vs Gatlin per l'oro di Pechino

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Bolt vs Gatlin per l'oro di Pechino16 Agosto 2015

Il fulmine giamaicano a Pechino trova di nuovo sulla sua strada lo statunitense leader mondiale stagionale di 100 e 200 metri e, stavolta più che mai, determinato a prendersi la sua corona


 

di Giorgio Cimbrico

Nell’attesa di un faccia a faccia che manca da quasi due anni (al “Re Baldovino” di Bruxelles, nel dopo-Mosca, Bolt primo, Gatlin quarto) e che finirà per diventare il piatto forte –e il più speziato – tra i tanti che verranno serviti dalle imperiali cucine del Nido d’Uccello, è scontato osservare che uno di fianco all’altro si troveranno i due uomini che, malgrado lunghe assenze per doping (Gatlin) e ultime stagioni tormentate da infortuni (Bolt), dal 2004 a oggi agli altri dotati di ali ai piedi hanno lasciato qualche briciolona: i 200 olimpici di Atene a Shawn Crawford, i due titoli di Osaka 2007 a Tyson Gay (Gatlin era squalificato, Bolt stava crescendo) e i 100 di Daegu 2001 a Yohan Blake detto la Bestia che approfittò della falsa di Usain, finita nell’archivio dei grandi suicidi sportivi. O degli errori pagati troppo cari in ragione di una legge assurdamente draconiana.

Sommando il raccolto olimpico e mondiale del Lampo di Trelawny a quello dell’uomo di New York (che non ha mai avuto un soprannome), si ottengono 17 titoli, 6 secondi posti e un paio di bronzi per un totale di 25 medaglie. Raddoppiare la cifra significa ottenere il numero delle prestazioni a 9”90 o meno. Tutto il resto può essere rinvenuto qui sotto. E la sfida del dubbio, del sospetto, delle infinite vite agonistiche, delle cadute rovinose, dei ritorni, degli stupori accompagnati da interrogativi, ed è anche il vertice tra due campioni molto diversi. Di volta in volta rappresentato come una forza della natura o un cyborg, Bolt non è mai stato un modello: è il più potente, è l’uomo con gli stivali delle sette leghe (passi da 2,72) e dei picchi di velocità vertiginosi (durante il 19”19 berlinese fu calcolato una rapida puntata a 44,4 orari) ma il suo assetto non ha mai toccato i vertici della perfezione tecnica. Così come la partenza e i primi 40 metri, sulla distanza breve, rimangono un terreno insidioso e spesso appaiono come frutto di un’improvvisazione.

Gatlin è il contrario: basta andare a rivedere un montaggio di sue esibizioni. Se si escludono lo sfondo, il colore della pista, i cartelloni pubblicitari, le strutture dello stadio, gli avversari, l’impressione è di vedere sempre la stessa gara: la partenza con il piede destro in leggera diagonale, il progressivo rialzarsi, la fase lanciata in piena decontrazione, a ginocchia abbastanza basse, e con una formidabile capacità di penetrazione in quell’elemento invisibile che ci circonda, l’aria. Se lo sprint è un esercizio di stile, Gatlin è un depositario ed è comprensibile che uno che ne capisce, John Regis, si sia sbilanciato: “Potrebbe correre sotto i 9”60”. E visto che il record del mondo è 9”58… Il fatto che il Gatlin della piena maturità sia più veloce del Gatlin della giovinezza ha portato combustibile al fuoco del sospetto. “Ho avuto tempo di riposarmi e sono più giovane della mia età”, ha replicato lui, controllato una sessantina di volte in queste due ultime stagioni. Su di lui si sono espressi anche fisiologi finendo comunque per lasciare le come stanno: sospese. Se infatti è stato riscontrato che il “decadimento” non inizia dopo che è stato scavalcato il crinale dei 30 anni, è anche vero che l’uso di Gh (la sostanza riscontrata in occasione della sua seconda positività, costatagli quattro anni) può lasciare tracce indelebili e vantaggiose.

La stagione ha offerto Gatlin quattro volte sotto i 9”80, metà del suo raccolto sotto la barriera (aggiungere anche uno sparo senza silenziatore nei 200: 19”57) e Bolt capace di riproporsi sulla pista londinese dei suoi secondi trionfi olimpici proprio quando qualcuno stava per cantare il suo de profundis. C’è ancora, non si arrende e lo dice anche: “Non vado là per farmi battere da Gatlin”. Là significa Pechino, dove sette anni fa nacquero un’era e una saga, dove una specie di titano arrivò picchiandosi un pugno sul petto e dando un’occhiata all’indietro: dov’erano finiti gli altri? Gatlin era casa, a riposarsi. Usain punta alla quindicesima corona e già che c’è magari anche alla 16esima e alla 17esima; Justin vuole festeggiare il decimo anniversario della doppietta di Helsinki. Sui 200, al passo, in 26” e qualcosa, finì ottavo un 19enne giamaicano, Usain Bolt.

Età: Usain Bolt 29, Justin Gatlin 33 e mezzo
Ultima sfida: 6 settembre 2013, Bruxelles, 1. Bolt 9.80, 4. Gatlin 9.94
Record personali: Bolt 9.58 (2009 WR) 19.19 (2009 WR), Gatlin 9.74 (2015) 19.57 (2015)
Prestazioni a 9.80 o meno: Bolt 11, Gatlin 8 (più il 9.77 cancellato dopo la squalifica)
Prestazioni a 9.90 o meno: Bolt 31, Gatlin 19
Prestazioni a 19.80 o meno: Bolt 18, Gatlin 4
Posizione nella all-time dei 100m: Bolt 1° , Gatlin 5°
Posizione nella all-time dei 200m: Bolt 1°, Gatlin 5°
Posizione nella lista 2015: Gatlin 1° 100 (9.74) e 200 (19.57), Bolt 6° 100 (9.87) e 19° 200 (20.13)
Medaglie ai Giochi Olimpici e ai Mondiali: Bolt 14-2-0, Gatlin 3-4-2
Record mondiali: Bolt 8, Gatlin 0 (1 cancellato)

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Commenti? | Aug 16, 2015

I MONDIALI DI PECHINO DALLA A ALLA Z

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I Mondiali 2015 dalla A alla Z11 Agosto 2015

L'alfabeto dei paesi piccoli, emergenti, sorprendenti che a Pechino possono puntare a medaglie e risultati importanti


 

di Giorgio Cimbrico

Di fronte a un evento multiplo e complesso come un Mondiale di atletica, non c’è di meglio che provare  a offrire qualche semplice strumento di navigazione per non perdere la rotta e per capire che di sport universali ne esistono pochini. Uno, a dire il vero. A seguire, un alfabeto – alla A alla Z - dei paesi piccoli, emergenti, sorprendenti che a Pechino non vanno solo per partecipare alla cerimonia d’apertura, sfilata multietnica come poche, paragonabile solo al corteo imperiale che nell’estate del 1897 salutò i 60 anni di regno di Vittoria.

Algeria: non si vive di solo Taoufik Makhloufi, il campione olimpico dei 1500 dal viso astuto e spietato. Larbi Bourada è salito a 8311 nel decathlon

Antigua: nella finale dei Panamericani, corsa in condizioni ideali, Miguel Francis ha trovato posto nella parte delle liste stagionali con 20”05.

Bahamas: con la discesa a 44”27 Steven Gardiner può aspirare alla finale, con il 49”92 del vertice mondiale Shaune Miller può puntare al podio e anche a qualcosa di più.

Bosnia Herzegovina: un nome solo, Amel Tuka, passato dall’1’46” che un anno fa lo portò alla finale europea al Letzigrund all’1’42”51 di Montecarlo, quando ha messo in fila il meglio del mondo. Da allora, una vittoria di routine a Bellinzona e un attento avvicinamento al Nido. Dopo Andrea Benvenuti e Wilfried Bungei, Gianni Ghidini punta ad arricchire la collezione.

Botswana: più affidabile Nijel Amos, con il suo scomposto ma efficace finale, che Isaac Makwala, una specie di sosia di Didier Drogba, che infilza tempi strepitosi a La Chaux de Fonds, non altrettanto altrove. In ogni caso, i due campioni dell’antico Bechuanaland si presentano da secondo negli 800 (1’42”60) e da primo nei 400, grazie allo stordente 43”72 elvetico.

Brasile: a meno di un anno dai Giochi i fermenti spingono verso l’alto: Thiago Braz 5,92, Fabiana Murer 4,83.

Burundi: il paese di Nyongabo e di Hatungimana si riaffaccia con Antoine Gakeme, 1’44”09.

Canada: la novità è Andre de Grasse, il ragazzo che viene dal ghetto: 9”95 e 19”88. Derek Drouin è tornato in altitudine (due volte 2,37) e Shawn Barber si è spinto a 5,93. Christabel Nettey è da podio nel lungo (6,99) e Brianne Theisen signora Eaton (6809 a Gotzis) è da titolo per un’accoppiata di famiglia, ma sotto due bandiere diverse.

Cina: al solito schieramento di marciatrici e lanciatrici, si uniscono Zhang Guowei, 2,38, il Tamberi d’Oriente per le sue capacità di improvvisare show, il giavellottista, vicino ai 90, Zhao Qinggang e Su Bingtian, primo velocista della Repubblica Popolare a forzare la Grande Muraglia dei 10”00.

Danimarca: a 28 anni Sara Petersen ha scoperto di avere molta birra, e non solo perché viene dal paese della Carlsberg e della Tuborg: con 53”99 è terza al mondo, dietro soltanto a Shamer Little e Zuzana Heinova.

Dijbouti: giovane, neppure 23 anni, ma già una vecchia conoscenza e un magnifico finisseur. E’ Ayanleh Souleiman, sotto 1’43” e sotto 3’30”. Allenandosi con lui, Genzebe Dibaba ha registrato… discreti progressi.

Egitto: il gigante Ihan Abdelrahman, personale vicino ai 90, fa parte a pieno diritto della pittoresca compagnia di giro che ha riportato il giavellotto al centro della scena.

Grenada: a 23 anni da compiere Kirani James è già un veterano e un pluridecorato: campione mondiale nel 2011 e olimpico nel 2012. L’unico, con Makwala, a esser sceso sotto i 44”, ma con altra consistenza. L’isola dei Caraibi, con fitto contorno di Grenadines, schiera anche un decathleta, Kurt Felix, da 8269 punti.

India: Tintu Lukka ha uguagliato al centesimo il suo record nazionale sugli 800, 1’59”19, e a Pechino arriva agli immediati margini delle prime dieci.

Irlanda: a 80 anni abbondanti da Bob Tisdall, oro a Los Angeles ’42, un altro figlio dell’Eire, Thomas Barr, ha ridato fiato agli asfittici ostacoli bassi trovando un posto tra i primi dieci.

Israele: due interessanti emigrate dall’Ucraina: Hanna Minenko, 14,61 nel triplo, e Margaryta Dorozhon, 64,56 nel giavellotto.

Jamaica: neanche una parola su Bolt e soci e un bel fascio di riflettore sui forzuti O’Dayne Richards, 21,69 (terzo al mondo, campione del Commonwealth e panamericano), Jason Morgan, 68,19 (la scheda dice 139 chili!) e Fedrick Dacres, 66,40. La misura è stata realizzata in un luogo, Mona, che per fortuna non si trova dalle parti di Trieste.

Qatar: Mutaz Barshim, d’accordo, ma anche il ragazzino Abdalelah Haroun, 44”27, l’ottocentista Abdul Balla, 1’43”82, e il martellista Ashraf Al Saifi, 78,04.

Serbia: Asmir Kolasinac ha fatto volare le sedici libbre oltre i 21,50 ma le chances maggiori di medaglia sono affidate a Ivana Spanovic, sempre vicina a varcare la linea dei 7 metri.

Sudafrica: a vent’anni dalla vittoria mondiale e ovale degli Springboks e dalle meravigliose immagini regalate da Nelson Mandela, il paese arcobaleno voluto dal Madiba ha il suo capitano in Wayde van Niekerk, 19”94 e 43”96, il quarto della storia a scendere sotto le due barriere. Henricho Bruintjies e Akani Simbine sono affiancati a 9”97 e Anasi Jobobwana, con 20”04, è stato un effimero primatista nazionale. Zhark Visser e Rushwal Samaai si collocano ai vertici del lungo con 8,41 e 8,38 ma non sembrano campioni di costanza. Di colore bianco le speranze femminili: Sunette Viljoen (nome boero paragonabile al nostro Rossi) è la prima al mondo nel giavellotto con 66,52, e Wenda Nel, 54”37, è nelle zone alte degli ostacoli bassi.

Zambia: Kabange Mupopo, testolina quasi rasata, ha dato il meglio (50”86) nella famigerata località svizzera famosa per le fabbriche di orologi. In una situazione di grande equilibrio può reclamare un posto in finale.

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Commenti? | Aug 15, 2015

Anita Wlodarczyk Wlodarczyk record mondiale 81,08

Posted by linfordbif in International
Wlodarczyk record mondiale 81,08 

La martellista polacca firma un risultato storico oltrepassando in un colpo solo la soglia degli 80 e degli 81 metri per il nuovo primato del mondo


 

Questo pomeriggio, nel meeting di Cetniewo intitolato alla scomparsa campionessa olimpica di Sydney 2000 Kamila Skolimowska, la polacca AnitaWlodarczyk ha superato, prima martellista al mondo, la barriera degli 80 metri e non solo, portandosi addirittura a 81,08 in occasione del secondo lancio. Il record mondiale precedente, da lei stessa detenuto, risaliva al meeting di Berlino dello scorso 31 agosto, con la misura di 79,58.

Il lancio-record è arrivato dopo un nullo iniziale, seguito da un altro lancio di 79,07. Nella strepitosa serie della Wlodarczyk anche un 78,53 e un 76,61. Dietro di lei, la francese Alexandra Tavernier ha avvicinato il personale lanciando a 73.33. Terza l'altra polacca Fiodorow con 69,46. Anita Wlodarczyk - 30 anni da compiere il 30 agosto - è stata campionessa del mondo a Berlino 2009, dove stabilì in finale il record mondiale di 77,96. Vanta anche l'argento mondiale di Mosca 2013 e l'argento olimpico a Londra 2012. Ai Campionati d'Europa ha conquistato la medaglia d'oro nel 2012 e nel 2014. Il meeting ha registrato anche la miglior prestazione mondiale stagionale di lancio del disco maschile, firmata dal vice-campione del mondo 2013 Piotr Malachowski, autore di un lancio di 68,29.

FAJDEK MARTELLATA DA 82,07 - Giornata favolosa per i lanciatori polacchi: sempre a Cetniewo il campione del mondo di lancio del martello Pawel Fajdek ha ottenuto la quindicesima vittoria consecutiva con 82,07, la terza misura assoluta della stagione. Fajdek è capofila mondiale con 83,12. Nell'occasione ha sfiorato gli 80 metri (79,91) il campione olimpico Pars, secondo.

Marco Buccellato

Commenti? | Aug 02, 2015

Dibaba 3:50.07: record del mondo!

Posted by linfordbif in International
Dibaba 3:50.07: record del mondo!17 Luglio 2015

A Montecarlo, l'etiope diventa la donna più veloce di sempre sui 1500 anche all'aperto. Battuto dopo 22 anni il vecchio primato della cinese Yunxia Qu. Kiprop a 69 centesimi da El Guerrouj. 


 

Montecarlo si fa la storia dell'atletica. Stasera al meeting Herculis, GenzebeDibaba compie un'impresa straordinaria: 3:50.07record del mondo nei 1500 metri. Cancellato il 3:50.46 della cinese Yunxia Qu che resisteva da quasi 22 anni, esattamente dall'11 settembre del 1993. Per la 24enne etiope è il quarto record mondiale in carriera, il primo all'aperto, dopo quelli ottenuti a livello indoor nei 1500 (3:55.17), 3000 (8:16.60) e 5000 (14:18.86). Un risultato cercato e fortemente voluto dalla giovane rampolla della dinastia Dibaba che oggi ha preso forma fin dai primi passaggi al traino dell'impeccabile "lepre" Chanelle Price (1:00.31/400m e 2:04.52/800m). Al suono della campana, arriva il momento di scrollarsi di dosso anche Sifan Hassan (seconda in 3:56.05, record olandese) e di far partire un suntuoso assolo. Da qui in poi parla solo il cronometro: 3:04.62 ai 1200 metri con l'ultimo tocco al suo capolavoro materializzato in un favoloso giro finale da 59.79. Epic win, classe infinita. Alle sue spalle, in scia alla Hassan, c'è Shannon Rowburyautrice di un 3:56.29 che riscrive il datato primato continentale americano (3:57.12 di Mary Decker nel 1983).

Attenzione, però, perchè la decima tappa della IAAF Diamond League fa tremare anche il record maschile dei 1500, a pochi giorni dal 17esimo anniversario del 3:26.00 di Hicham El Guerrouj al Golden Gala di Roma. Ad insidiarlo è il keniano Asbel Kiprop che con 3:26.69 giunge ad appena 69 centesimi dallo storico traguardo. Quella dell'iridato in carica è comunque la terza prestazione mondiale di tutti i tempi. L'ordine d'arrivo fa sgranare gli occhi: in tutto sono sei gli uomini sotto i 3:30 compreso il 3:28.79 di MoFarah, quarto in 3:28.93. Il britannico resta ad appena 12 centesimi dal primato europeo che due anni fa, su questa stessa pista, fece suo in 3:28.81.

Negli 800 metri impressiona l'1:42.51 del bosniaco Amel Tuka che, grazie ad una volata-killer, "trafigge" Nijel Amos (1:42.66) e Ayanleh Soulemain (1:42.97). L'atleta, allenato dal tecnico azzurro Gianni Ghidini, conquista così il vertice del ranking mondiale stagionale: è l'undicesimo ottocentista della storia, il quarto nel Vecchio Continente. Anche nel peso c'è una new-entry nella top-10 delle liste mondiali di sempre grazie al fenomenale 22,56 dello statunitense Joe Kovacs: da stasera ufficialmente il settimo uomo alltime. Nei 100 metri ennesimo sigillo di Justin Gatlin, 9.78 (-0.3) sul connazionale Tyson Gay (9.97). L'olimpionico ChristianTaylor si aggiudica, invece, per 2 centimetri il duello nel triplo con il cubano Pedro Pablo Pichardo: 17,75 (-0.8) a 17,73 (+1.0).

AZZURRI: GRENOT SI MIGLIORA A 51.07, TROST 1,91 - Condizione in crescita per Libania Grenot (Fiamme Gialle). A Montecarlo la campionessa europea dei 400 metri chiude al sesto posto in 51.07. Tradotto significa il suo crono più veloce del 2015: 65 centesimi in meno del 51.72 centrato il 4 giugno al Golden Gala di Roma. Vittoria e migliore prestazione mondiale dell'anno alla statunitense Francena McCorory che in 49.83 mette in fila le giamaicane McPherson (50.41) e Day (50.66). Nell'alto Alessia Trost (Fiamme Gialle) sale un centimetro sopra l'1,90 che, domenica scorsa,  le aveva messo al collo il secondo oro europeo under 23. Qui, però, il contesto è di un altro livello e l'1,91 (alla seconda) della 22enne pordenonese non la fa andare oltre il settimo posto nella serata che vede il riscatto a quota 2 metri della rivale russa Mariya Kuchina. Niente da fare per la 4x100 composta da Massimiliano Ferraro, Enrico Demonte, Davide Manenti e Jacques Riparelli. All'ultimo cambio qualcosa non funziona e il quartetto azzurro è fuori dai giochi. Stravincono gli Stati Uniti in 37.87 con Bromell-Gatlin-Gay-Rodgers.

OTTO MONDIALI STAGIONALI - A completare la lista di "world lead" del meeting monegasco ci pensa anche la tunisina HabibaGhribi, 9:11.28 nei 3000 siepi, imitat dal keniano Caleb Ndiku, 7:35.13 sulla stessa distanza, ma senza barriere. Al vertice 2015 anche la 4x100 femminile USA formata da Gardner, Felix, Prandini e Whitney che fa sfrecciare il testimone all'arrivo in 41.96. Nell'asta Renaud Lavillenie spicca il volo a 5,92 e poi si avventura senza fortuna a 6,02. Lungo alla serba Ivana Spanovic grazie al 6,87 (+0.2) del primo salto, mentre la croata Sandra Perkovic colleziona un altro successo nel disco (66,80) come Tero Pitkamakinel giavellotto (88,87). Nei 200 metri Dafne Schippers è sconfitta di un centesimo, 22.09 a 22.08 (-0.3), da Candyce McGrone. Per finire gli ostacoli con il 48.23 di Bershawn Jackson nei 400hs e il 12.46 (-0.3) di Sharika Nelvis nei 100hs, innervositi da una falsa partenza "ritrattata".

Alessio Giovannini

Commenti? | Jul 18, 2015

Gatlin folgora i Trials: 19.57 nei 200

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Gatlin folgora i Trials: 19.57 nei 20029 Giugno 2015

A Eugene gran finale con lo sprinter statunitense che diventa il quinto uomo di tutti i tempi sul mezzo giro di pista. Jenna Prandini conquista il titolo femminile in 22.20.


 

di Giorgio Cimbrico

La storia di Justin Gatlin è controversa; la sua azione, la sua corsa, il nitore che sa esprimere, no. A 33 anni e mezzo il newyorkese va a pizzicare i confini della perfezione con azione radente e poca fase aerea, magnificamente efficace in curva. A parte una piccola sbandata al raccordo, assetto esemplare e centrale sul rettilineo, con l’impressione di un aumento di velocità dai 140 ai 180. 19”57 significa un sacco di cose: il vertice assoluto dei quattro giorni a Hayward Field, il mondiale stagionale, già suo, migliorato di undici centesimi, l’approdo al quinto posto tra i top performer della storia (salto di quattro posizioni, con Pietro Mennea che resiste nei dieci) dietro Bolt, Blake, Johnson e Dix, la striscia di imbattibilità che dura da due anni, si prolunga e tocca le 22 gare, il vantaggio su Usain che si dilata: a queste velocità, valutabile tra i 5 e i 6 metri. Justin continua a ripetere di sentirsi giovane e fresco e a Eugene completa uno Slam pieno di significati in vista di un Mondiale pluriturno: 19”92, 19”90, 19”57 nel giro di poco più di un giorno. L’ambizione della doppietta è scoperta come i denti di un animale da preda. Dietro di lui, molto dietro di lui, Isiah Young guadagna la selezione in 19”93 scacciando la delusione dei 100.

PRANDINI CAMPIONESSA NAZIONALE - Il personaggio dell’ultima giornata è un’anatra: così sono chiamati gli atleti della Oregon University, l’ateneo di casa. Jenna “Duck” Prandini realizza il sogno di conquistare un titolo nazionale (in 22”20) e di far parte della squadra per Pechino, dopo generazioni di “occupazione” da parte delle ragazze afro-americane, La californiana Jenna, radici bresciane e, per parte di bisnonna, calabresi, non è un modello come Justin ma specie nella fase lanciata sa imprimere sulla gomma le spinte giuste per concedersi il lusso di un arrivo a braccia alzate, alla Tommie Smith o alla Carl Lewis. Ai cultori della memoria, riporta l’immagine – e il colore della pelle - della giovanissima Betty Robinson, nativa dell’Illinois, scoperta da un’insegnante mentre inseguiva il tram e pochi mesi dopo, ad Amsterdam, prima campionessa olimpica della storia nei 100.

Tra i maschi, l’ultima macchia chiara a stelle e strisce venne fornita da Larry Questad, sesto nella leggendaria finale dei 200 di Mexico City.

PESO KOVACS, NOVITA' CRADDOCK (TRIPLO) E LITTLE (400HS) - Come profondità, il meglio è stato offerto dal peso con Joe Kovacs, un specie di mortaio umano (piccolo ed esplosivo) che spara a 21,84 precedendo di 20 cm Christian Cantwell, alla quarta selezione, e Jordan Clarke, 21,49. David Storl avrà pane per i suoi denti. Fuori sia il cubico Hoffa che Whiting campione mondale indoor. JennySuhr, ex signorina Stuczynski, ritocca di un centimetro il mondiale stagionale già suo con 4,81, e può volare in Cina con la sicurezza di non avere sulla propria strada chi è stata più volte sua giustiziera: Yelena Isinbyeva. La sorpresa viene dal triplo, con il texano Omar Craddock che trova la giornata da raccontare a figli e nipoti atterrando a 17,53, con progresso di quasi 30 cm, lasciando a due pollici, 17,48, Will Claye, che unisce talento a disordine. Dentro anche Marquis Dendy, 17,23, che aveva già staccato il biglietto nel lungo e che su questa pedana ai Ncaa aveva centrato un 17,71 ventoso. Sulle barriere, in prospettiva pechinese, meglio l’occhialuta novtà Shamier Little (53”83) che il veterano David “Hulk” Oliver. Con 13”04 sarà dura contro Martinot-Lagarde e il freschissmo giamaicano McLeod.

DI MISURA - Vista la pervicacia americana nell’usare il loro sistema di misurazione, per il futuro e per i Trials olimpici che verranno, chi ne è privo, può munirsi di un prontuarietto per convertire le distanze imperiali in quelle metrico-decimali. A ogni buon conto, un pollice equivale a due centimetri e mezzo, dodici pollici fanno un piede, vale a dire 30 centimetri e mezzo, tre piedi fanno una yard, 91 centimetri e mezzo. Può esser divertente, durante le gare, riempire un foglio di moltiplicazioni e capire così come stanno andando le cose. Al proposito viene in mente un bell’aneddoto legato al giorno in cui Ken Lorraway saltò 17,54, record australiano e dell’Impero. All’annuncio, il pubblico non ebbe reazioni. “Ma non avete capito? -  ruggì lo speaker che pare fosse Herb Elliott  –  Lorraway ha saltato 58 piedi”. Grande boato.

TRIALS USA (Eugene) - RISULTATI/Results

TRIALS GIAMAICA (Kingston) - RISULTATI/Results

Commenti? | Jun 29, 2015

Mondo: NCAA miniera di talenti

Posted by linfordbif in International
di Marco Buccellato

 

Campionati NCAA, Oregon trionfa

Un'edizione dei campionati NCAA statunitensi con prestazioni superbe, primati e qualche gara epocale da tramandare ai posteri. Entrambi i titoli sono andati all'Oregon: i suoi ragazzi e ragazze hanno realizzato una doppietta storica che, nella manifestazione, mancava dal 2011, quando Texas A & M completò un indimenticabile trittico di doppi successi consecutivi iniziato nel 2009. Scintille erano nell'aria, ma non di questa portata. Un rapido bilancio statistico conferma la grandezza dell'edizione 2015: un record mondiale stagionale, un record mondiale juniores, ben sei primati mondiali stagionali juniores (uno maschile, cinque femminili), tre primati USA juniores (tutti al femminile), cui vanno aggiunti gli incredibili 163 (!) primati personali stabiliti nell'arco della rassegna, equamente distribuiti tra ragazzi (81 nuovi personal best) e ragazze (82).  
 
Oregon delights 

Il successo della squdra maschile è stato schiacciante (29 lunghezze sulla Florida): al solito, un apporto decisivo è stato offerto dalle gare di mezzofondo. Il duplice uno-due archiviato da Edward Cheserek e Eric Jenkins su 5000 e 10000 ha inferto la spinta alla vittoria garantendo 36 punti in sole due gare. Tra le donne, il vantaggio finale di nove punti sul Kentucky era già incolmabile prima della 4x100, dove la squalifica del team di Oregon è stata ininfluente per la classifica. Vittorie individuali sono arrivate da JennaPrandini sui 100 e dalla junior Rogers sugli 800. La Prandini si è caricata sulle spalle buona parte del successo, andando a "score" pesanti anche sui 200 e nel lungo, arrivando seconda in entrambe le gare con nuovi record personali (22.21 e 6.80). Se la ragazza dei campionati, per le continue discese in pista e i risultati individuali e di classifica è stata la sprinter di italiche discendenze, l'uomo copertina è stato Andre De Grasse. 

Tre quarti d'ora di straordinaria follia

L'atleta che ha lasciato il segno negli NCAA 2015 è Andre De Grasse, un ex-cestista coptato all'atletica. Pronosticato come competitor "pesante" subito dietro al favorito delle finale di velocità Trayvon Bromell, ha vinto entrambe le gare con tempi che lasciano storditi: il 9.75 sui 100 (vento 2,7) è il più rapido mai registrato da un canadese (si tratti di crono legale o ventoso), mentre il 19.58 sui 200 (vento 2,4) è il dodicesimo assoluto in qualsiasi condizione, il miglior "ventoso" di sempre e, assieme alla finale dei 100, contribuisce a mandare in archivio la doppietta più rapida della storia nel giro di 45 minuti, il poco tempo trascorso tra una finale e l'altra. Se si valuta il vento riportandolo a condizioni di legalità, non c'è un "adjusted time" che valga come dogma scientifico. L'incidenza delle folate può incidere in modo variabile a seconda della direzione (esempio, la trasversalità), ma una cosa può esser detta, sia pur con approssimazione. Portando il limite del vento a 2,00 (in totale legalità), i tempi del canadese valgono certamente meno di 9.90 sui 100 e non più di 19.75 sui 200. 

Sui 100, la finale è stata corsa in meno di 10 netti da ben cinque atleti. Il recordman mondiale junior Bromell, campione uscente, è arrivato secondo in 9.88 ma ha migliorato il personale in semifinale (con vento nei limiti) scendendo a 9.90. L'ultimo classificato ha corso in 10.04. De Grasse, in terza corsia, ha esibito un'accelerazione rabbiosa e soprattutto gli ultimi 30 metri sono stati devastanti. Il vento, sempre nei limiti registrato nelle tre semifinali, ha contribuito a regalare ben 11 personal best su tempi inferiori ai 10.20 (sei sotto i 10.10). Sui 200, Bromell ha perso anche il secondo posto (terzo in 19.86), preceduto da Dukes per due millesimi! Può in parte consolarsi con un altro personale (20.03) ottenuto in semifinale. La curva di de Grasse è stata straordinaria, nonostante la dinamica delle braccia che disperde la centralità dell'azione.

 

 



Little Shamier

L'unica miglior prestazione mondiale stagionale è arrivata dalla bellissima finale dei 400 ostacoli femminili, vinta dalla campionessa uscente Shamier Little, la ragazza che meno di un anno fa, sulla stessa pista, aveva messo al collo due medaglie d'oro ai mondiali juniores (ostacoli e staffetta). Partita a razzo, ha dovuto subire all'interno la progressione-monstre di Kendra Harrison, che ha accumulato parecchi metri di vantaggio tra i 200 e i 300. In rettilineo, la Little ha rimontato, mai indurendosi nella corsa, come la Harrison, e negli ultimi 10 metri l'ha superata di slancio chiudendo nel miglior tempo mondiale dell'anno (53.74). Corre con gli occhiali e porta sempre qualche orpello colorato sui capelli. Una volta è un ornamento con la bandiera USA, altre volte è un fiocco (stavolta verde). Le si è un po' scomposto dopo l'arrivo vittorioso, celebrato con un urlo. Anche la Harrison, in 54.09, è scesa sotto il precedente miglior tempo dell'anno. Forse ha chiesto troppo a se stessa, avendo stravinto 45 minuti prima la finale dei 100 ostacoli in 12.55

Hall of record

Il primato mondiale juniores è stato realizzato sui 100 ostacoli da un'altra predestinata, perché il risultato era nell'aria da tempo. Autrice è Dior Hall, che ha sottratto un decimo al 12.84 della cubana Aliuska Lopez, vecchio di 28 anni. La Hall, argento mondiale junior a Eugene nel 2014, non è nuova a firmare primati. In inverno aveva portato a 8.01 il record mondiale under 20 dei 60 ostacoli. Finale da grandi numeri anche questa: tra lei e la Harrison si colloca in 12.60 Cindy Ofili. Appuntatevi il nome, perché c'è una scommessa familiare in ballo: Tiffany Porter (Ofili da nubile), la britannica campionessa europea, è la sorella maggiore di Cindy, e scherzosamente ha dichiarato che il giorno che perderà un 100 ostacoli da Cindy si ritirerà. Forse è per questo che, almeno in gare ufficiali, le due sorelle finora si sono evitate. 

Green energy

Oltre alla Hall, che ha fatto le cose in grande col record mondiale di categoria, si sono registrati quattro nuovi record mondiali stagionali junior tra le ragazze. Due sono anche record americani, con la triplista Orji (14,15) e la possente pesista Saunders (18,35). La Orji è stata argento ai mondiali allievi di Donetsk, la Saunders argento a quelli junior dell'anno scorso. Degli altri primati junior 2015, citiamo quello sensazionale arrivato nella finale degli 800 donne, vinti da Raevyn Rogers, altra medaglia mondiale allievi (bronzo). Ha vinto una splendida finale in 1:59.71, il secondo tempo all-time per una junior nata negli States. Gara dettata dalla partenza troppo esuberante della giamaicana Goule (56.17 alla campana, vantaggio di un secondo e mezzo). La Rogers ha rosicchiato un secondo al passaggio ai 600, per chiudere con un 200 finale di 30.42. La Goule (36.44..) ha perso tutto il possibile nel tribolato rettilineo finale, chiudendo sesta. Rogers da urlo (non solo metaforico, vista la felicità del dopo-gara). Ai microfoni dei media, a fatica ha lasciato la parola ai giornalisti per le domande. Ha parlato e riso per cinque minuti filati senza quasi riprendere fiato, tanta era l'eccitazione della vittoria e del risultato. Bellissimo. 

Che Dendy!

Impossibile non menzionare i seguenti risultati: doppietta di Marquis Dendy con numeri da big: 8,43 ventoso di 2,3 nel lungo (8,34 legale) e 17,71 ventoso di 2,4 nel triplo (17,50 legale). In entrambi i migliori salti onologabili, ha eguagliato il primato personale. 110 ostacoli: 13.01 del giamaicano Omar McLeod, ma con vento prossimo ai 4 metri. Ha vinto anche il titolo della 4x100 con l'Arkansas. 20.78 per i due migliori pesisti, Jones e Hill, ma vince il primo per il secondo miglior lancio. Donne: sensazionale la finale dei 200, graziata da un vento di 1,9, con tutte le otto finaliste sotto i 23 secondi e qualcuna pericolosamente vicina ai 22. Ha vinto DezereaBryant (già campionessa NCAA indoor nel 2014) in un favoloso 22.18, davanti alla Prandini (22.21). A 22.24 Kamaria Brown e KyraJefferson, separate da otto millesimi.

 

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La Bryant è l'altra stella del Kentucky, che annovera tra le sue stdentesse anche Kendra Harrison. 

La domenica di Jager

Nel Portland Track Classic risultato a sensazione del siepista Evan Jager, recordman USA, che ha corso e vinto i 1500 metri in 3:32.97, a un niente dal record mondiale stagionale, con tre secondi e mezzo di progresso sul personale. Intervistato per un noto portale della rete, ha detto di essere rimasto choccato conoscendo il passaggio dopo i primi due giri. Non pensava che andassero così di lena. Tra l'altro, la gara si è disputata sotto il sole, con temperature poco inclini a risultati a sensazione. Ma siamo in Oregon, e tutto può succedere. 

Il ritorno di Yohan Blake

Fuori dal tunnel organico degli infortuni, il campione del mondo dei 100 di Daegu non lo è ancora dal punto di vista psicologico. Il suo staff ha riferito che il giamaicano corre frenato dalla paura di infortunarsi di nuovo. E' rientrato sulla distanza breve a Kingston, vincendo in 10.21. Nel meeting, un 400 favoloso per Javon Francis (44.50) e Rusheen McDonald (44.60) e per l'incredibile Christopher Taylor (15 anni), che ha portato la miglior prestazione mondiale della sua età da 45.69 a 45.55. 

Atletica senza età

Da un ragazzo del '99 a uno del '76. Ventitrè anni separano il giovane giamaicano dall'anziano Kim Collins, eppure entrambi hanno lasciato qualcosa per la storia nell'ultimo weekend. Collins ha vinto i campionati nazionali di St.Kitts in 9.98, il tempo più veloce mai registrato da un atleta di 39 anni. Dopo tre anni di purgatorio, Collins ha recentemente annunciato che farà parte della squadra nazionale ai Mondiali di Pechino. Durante le Olimpiadi di Londra fu escluso dal team per ragioni disciplinari. 

Campionati Sudamericani a Lima

Il medagliere dice Brasile (undici ori per 34 medaglie complessive). I migliori risultati: 8,09 del lunghista uruguagio Lasa, 5,70 del ritrovato Chiaraviglio nell'asta, 45.26 del venezuelano Bravo sui 400. Tra le donne, doppio record nazionale di Deborah Rodriguez(Uruguay): sui 400 ostacoli in 56.33 e sugli 800 in 2:01.46. A Singapore si sono disputati i Giochi del Sud-Est asiatico, dove la Thailandia ha dominato il medagliere con 17 ori e 39 podi. Tra i risultati (comprensivi di ben 42 primati nazionali), 38.99 dei velocisti thailandesi in staffetta, 6,70 della indonesiana Londa nel lungo (anche 13,75 nel triplo) e un notevole 3:31.46 della 4x400 femminile vietnamita. 

Keitany in forma

Altro dal fine settimana: nell'European Athletics Festival di Bydgoszcz 5,80 di Wojciechowski e 74,29 della Wlodarczyk nel martello. Anche in Germania un 5,80, del sempre più sorprendente Carlo Paech. Dalla strada, terzo posto di Geoffrey Mutai in un'ora e due minuti nella mezza maratona olandese di Zwolle, battuto da Richard Mengich (1:01:22) e dall'ex-primatista del mondo di maratona Wilson Kipsang (1:01:23). A New York, in preparazione della gara del prossimo fine settimana in Repubblica Ceca, Mary Keitany ha vinto una 10 km in 31:15 con due metà corse sempre sulle identiche frequenze. Marcia: campionati russi a Cheboksary, con risultati nelle attese. Sokolova 1:26:17, Kirdyapkina 1:26:44, Strelkov 1:20:04, Yargunkin 3:45:41. 

Etiopia verso Pechino

Lista non definitiva dei maratoneti etiopi per il mondiale: Lelisa Desisa, Yemane Tsegaye, Tilahun Regassa, Lemi Berhanu e Endashaw Legesse. Donne con Mare Dibaba, Tirfi Tsegaye, Mare e Berhane Dibaba, Tigist Tufa.

Pearson, arrivederci a Rio

La notizia è ufficiale, confermata dalla stessa campionessa olimpica dei 100 ostacoli a Londra. Sally Pearson, infortunatasi al Golden Gala riportando la frattura dell'ulna e del radio, non parteciperà ai campionati mondiali di Pechino, lasciandosi il tempo di guarire con tranquillità e permettendosi quel break che non si è mai concessa da quando fa parte della squadra nazionale australiana. La rivedremo a Rio 2016, decisa a difendere il titolo del 2012.

 

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Commenti? | Jun 16, 2015

Bolt vince senza sorriso

Posted by linfordbif in International

Rientro meno facile del previsto a New York per il dominatore dello sprint: 20.29 controvento (-2.8) e avversari a soli tre centesimi. Bene Rudisha (1:43.58), Tori Bowie (22.23 con -2.8!) e Beitia (1,97)

La notizia che arriva dall’Icahn Stadium è che Usain Bolt è lontano dall’immagine di superatleta costruita in anni di dominio in giro per il mondo. Quello visto sulla pista di New York è un atleta ai limiti di una (relativa) normalità, ambito che non lo aveva mai sfiorato nella sua straordinaria carriera, nemmeno in età giovanile. Bolt vince i 200 metri del rientro in Diamond League in 20.29, e va bene che il vento contrario è praticamente una bufera (-2.8 m/s), ma la sua azione è rigida, mai in decontrazione, al punto che gli avversari radunati per completare le corsie non lo mollano praticamente mai, e finiscono per arrivargli praticamente addosso sul traguardo; Zharnel Hughes, 20enne anguillano da 20.15 di personale, suo compagno di training, chiude a 3 soli centesimi (20.32), con il giamaicano che si volta a guardarlo negli ultimi due appoggi, prima di abbassare la testa per evitare ogni problema sulle fotocellule. C'è ancora tempo fino al Mondiale, ma è chiaro che il primatista del mondo di 100 e 200 metri dovrà lavorare sodo per presentarsi al via in condizioni adeguate.

Non fa sfracelli nemmeno Tyson Gay nei 100 metri, anche in questo caso complice il vento contrario (-1.7), vero leit motiv della tappa americana della Diamond League; per lo statunitense, vittoria in 10.12, tre centesimi in meno rispetto al giamaicano Nesta Carter, secondo in 10.15. Cancellato il 10.13 di Keston Bledman, ammesso a correre dal giudice di partenza nonostante la squalifica per falsa partenza, ma poi escluso dall’ordine d’arrivo. A chiudere il discorso sullo sprint, impressiona, sul mezzo giro, Tori Bowie(USA), che trova lo stesso muro d’aria di Bolt (vento -2.8!), ma termina in 22.23, crono che si piazza al terzo posto nella lista mondiale 2015.

Il soffio di Eolo non frena solo gli sprinter, manda all’aria anche i piani dei triplisti: il cubano Pedro Pablo Pichardo si concede solo per i primi due tentativi, atterrando ad un 17,56 reso mostruoso dal -2.5 rilevato dall’anemometro. Dietro di lui, nessuno supera i 17 metri: il secondo posto va allo statunitense Will Claye, con 16,96 (il carabiniere Fabrizio Schembri figura nella lista di partenza, ma in realtà non si è mai mosso dall’Italia, avendo rinunciato all’appuntamento).

David Rudisha manda segnali agli avversari del doppio giro di pista sulla strada che conduce al Mondiale di agosto. A New York, il primatista del mondo si batte molto bene, e stampa un eccellente 1:43.58, mancando la miglior prestazione iridata 2015 di soli due centesimi. Il ritmo è ben lanciato dallo statunitense Martin (50.10), con Rudisha in scia; lo inseguono l’altro americano BorisBeriane e il francese Pierre-Ambroise Bosse, finiti poi nell’ordine con tempi al di sotto dell’1:44, 1:43.84 per Berian (personale) e 1:43.88 per Bosse.

Squillo di tromba del sudafricano Wayde Van Niekerk nei 400 metri: il suo 44.24, oltre alla vittoria, gli regala anche il record nazionale ed il secondo posto nella lista mondiale dell’anno (dietro Kirani James, 43.95); scende sotto i 45 anche l’eterno Chris Brown (Bahamas, 36 anni e mezzo), secondo in 44.74. Vanno forte anche le ragazze, sul giro di pista: la statunitense Francena MCorory vola addirittura al mondiale stagionale, chiudendo in 49.86 (nove centesimi meglio del 49.95 di Sanya Richards-Ross, finora unica a fa segnare un crono sub-50 secondi).

Ancora un centro in Diamond League per Ruth Beitia, nuova regina dell’alto in questa prima parte di stagione. Dopo la vittoria al Golden Gala Pietro Mennea, arriva quella di New York, sempre a spese di Blanka Vlasic: per entrambe, lo score dice 1,97, quota valicata però dalla spagnola al secondo tentativo, mentre l’OK per la croata arriva alla prova decisiva.

Notevole il match nel lungo donne: a spuntarla, la canadese Christabel Nettey, con un eccellente 6,92 (-1.3); alle sue spalle, a soli tre centimetri, la statunitense Tianna Bartoletta, 6,89 (-0.7), in un ultimo salto che ha fatto tremare la vincitrice. Quarto successo nella Diamond League IAAF 2015 per l’imbattibile Sandra Perkovic, la dominatrice del disco, oggi capace di 68,44 (e con la seconda, la cubana Perez, a oltre due metri e mezzo, 65,86).

Vanno a Javier Culson i punti Diamond Legaue dei 400hs: per lui, un buon 48.48, che lo colloca (primo non statunitense) al quinto posto nella lista mondiale 2015; si rivede il sudafricano LJ Van Zyl, buon secondo in 48.78. In assenza del keniano Yego, nessun ostacolo sulla strada del successo per il ceco Vitezslav Vesely nel giavellotto: suo il lancio da 83,62 che vale i 4 punti della Diamond race (ed il relativo primato in classifica). Due atlete appaiate a 4,80 in cima alla classifica dell’asta donne: la spunta la brasiliana Fabiana Murer, che supera la greca Nikoleta Kiriakopolou - per lei, la soddisfazione del record nazionale – in virtù del miglior percorso di gara. Il ruolo di anti-Storl, nel getto del peso, in proiezione Mondiali di Pechino, è ancora vacante; tra i candidati, si propone con sempre più convinzione lo statunitense Joe Kovacs, capolista mondiale con 22,35, e prim’attore di giornata con 21,67.

Marco Sicari

RISULTATI/Results

Commenti? | Jun 14, 2015

ADAM GEMILI VOLA SUI 100 ED ABBATTE LA BARRIERA DEI 10": 9"97 PER LUI!

Posted by linfordbif in International

 

Adam Gemili e´riuscito ad abbattere anche la barriera (dopo quella dei 20" sui 200)dei 10" sui 100 mt. Il tutto succede agli Belford Internazional Games. Adam e´stato aiutato da un buon vento a favore +3,7 dice l´anemomoetro, prestazione comunque di grande livello.

Clicca QUI per il video.

Complimenti Adam!

Daniele Biffi - Mental Coach & Personal Trainer
runfast@fastandfit.de

fastandfit.de          

Commenti? | Jun 03, 2015
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