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Filippo Tortu (foto Colombo/FIDAL) Mondiali: Tortu 20.62 nella pioggia di Londra

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Mondiali: Tortu 20.62 nella pioggia di Londra09 Agosto 2017

Alla rassegna iridata il giovane velocista azzurro è sesto nella semifinale dei 200 metri


 

Stasera a Londra, nella sesta giornata dei Campionati del Mondo, ci sono due avversari in più per tutti: il freddo (14 gradi) e la pioggia che ormai da ore cade sulla capitale britannica. Su una pista completamente allagata Filippo Tortu si presenta ai blocchi di partenza della prima delle tre semifinali. In prima corsia c'è Isaac Makwala a cui, dopo le 48 ore di quarantena per il virus intestinale, è stato concesso dalla IAAF di correre in solitaria i 200 metri. 20.20 il responso del cronometro che ha dato al velocista del Botswana il diritto di affrontare, due ore più tardi, la semifinale insieme al giovane azzurro. Il 19enne lombardo indovina una buona partenza che lo lancia in curva, ma sul rettilineo si ritrova spalla a spalla in un terzetto che al traguardo sarà diviso soltanto da pochi millesimi. Il fotofinish assegna a Filippo la sesta posizione in 20.62 (+2.1) tra il giapponese Shota Iizuka e il sudafricano Akani Simbine, tutti con lo stesso tempo. Vince lo statunitense Isiah Young in 20.12, due centesimi meglio di Makwala (20.14). La finale ovviamente per il campione europeo under 20 dei 100 metri resta fuori portata, ma al giovane Tortu qualcuno ha già dato l'appellativo di Capitan Futuro. Nota statistica: in 16 edizioni della rassegna iridata solo tre italiani sono approdati all'ultimo round del mezzo giro di pista: Pietro Mennea e Carlo Simionato, terzo e settimo nell'inaugurale Helsinki 1983, e Pierfrancesco Pavoni, settimo a Roma 1987.  

“Il mio miglior 200 – esordisce così Filippo Tortu in zona mista, ancora zuppo dopo la volata sotto la pioggia – la gara di oggi per me vale anche di più del 20.34 del Golden Gala, anche se il crono è più alto. Ho avuto sensazioni molto buone, superando atleti che sono stati in finale nei 100 metri e altri che mi avevano battuto in batteria. Non è finita nel migliore dei modi, perché volevo ancora correre, ma mi sono piaciuto molto di più oggi che in passato, sono felice al 100%. Oggettivamente non potevo giocarmela per il secondo posto, ho provato ad andare in finale ma sono conscio che fosse difficilissimo”. Ti chiedi mai cosa sarebbe stato questo Mondiale senza l’infortunio di giugno? “L’infortunio, paradossalmente, è stata la cosa migliore che mi sia capitata. Mi ha dato due cose importantissime: la consapevolezza di saper reagire alle difficoltà e quella di avere il migliore allenatore. Papà mi conosce come nessun altro ed è stato bravissimo a gestire quell’incidente, portandomi a vincere l’oro a Grosseto sui 100 e poi alla semifinale mondiale sui 200”. È stato un 2017 ad alta velocità. “Il momento più bello dell’anno per me è stato l’argento con la 4x100 agli Europei U20 di Grosseto. Ma entrambe le manifestazioni, Grosseto e Londra, mi hanno fatto crescere. Ora vado un po’ in vacanza nella mia Sardegna e poi penseremo al futuro”.

Commenti? | Aug 10, 2017

Matteo Nocera, ultrarunner, vincitore all’esordio della sua prima 6 ore- di Matteo SIMONE

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Continuano gli allenamenti di Matteo Nocera in vista di tanti obiettivi ambiziosi a breve, medio e lungo termine, si inizia a pensare alle 6 ore per poi passare alle gare di 100 km e pertanto gli allenamenti sono duri e impegnativi per ottenere i risultati sperati.

Stabilito l’obiettivo si passa all’azione che consiste in allenamenti e man mano che si va avanti bisogna controllare l’azione verso l’obiettivo quindi importanti diventano test di allenamento e gare intermedie. Ottimo risulta essere un suo Test sulle 4ore e 30, correndo ad un ritmo medio (148/152 btm) a 4’32” a km.

Un po’ di tempo fa Matteo Nocera spiegava i suoi programmi: “Sto lavorando per sviluppare un ritmo sulle 6 ore da 4.30 in giù quindi dagli 80 km a salire…! Tra un mesetto farò la prima gara sulle 6ore a Caserta. Partirò con una condizione non superiore al 60-70% circa per poi salire con le gare seguenti, Passatore su tutte. “

La gara importante sembra essere il Passatore, quindi tutto il resto serve per costruire tassello dopo tassello la condizione, incrementando volta per volta l’autoefficacia e il primo grande e stabile mattone sembra essere proprio la gara di Caserta dove Matteo ne esce vincitore e soddisfatto.

Ecco le sue impressioni dopo la gara: “Buona la prima! Alla 6 ore della reggia ho vinto con 75km (record della manifestazione). Percorso durissimo non c’era un tratto d’asfalto, sterrato, terra battuta e l’unica pavimentazione erano 2 curve con sampietrini sconnessi, tante curve strette e un forte vento, più di così non potevo! Era la prima, sono ancora al 60%, voglio dare il massimo per Maggio (Passatore). Ho chiuso le prime 3 ore con 42km, partito un po’ troppo forte ma mi sentivo benone. Lavorerò per cercare di chiudere il Passatore dalle 7h30 a scendere, in salita mi esprimo benone!”

Di seguito Matteo Nocera racconta la sua esperienza di gara rispondendo ad alcune mie domande.

Com’è andata? Soddisfatto? “E’ andata bene considerando il percorso molto lento, curve a gomito, sterrato e tanto vento. Nessun tratto asfaltato…terra pesante…!

Grande sono contento, niente Seregno? Niente 12 ore per ora? “No Seregno no ma per una questione di programma già pianificato… prossimo anno penso proprio di sì! Ho 2 gare di 6 ore a distanza di una settimana il 23 a Dugenta e poi il 30 a Corato poi prepariamo il Passatore…!!! Adesso cercherò la prossima di girare intorno agli 80km! A Maggio spero di stare benone! Vedremo. Ci vediamo a Corato? Ci sei?”

A Corato mi piacerebbe esserci, conosco Mangione e ho tanti amici al sud.

Avevi abbigliamento e integrazione idonei, ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “Abbigliamento e integrazioni provate e riprovate in allenamento… quindi nessun problema. Diciamo che ho corso per 5 ore e 30 con una scarpa rotta al tallone perché è entrato un pezzo di vetro da sotto e mi pizzicava leggermente il tallone dx alla fine uscito insanguinato… ma non volevo nemmeno dirlo… vabbè. Avevo scarpe di riserva pronte ma non mi sono voluto fermare. (Avevo un’assistenza e rifornimenti personali…).”

Sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “Sensazioni in verità ottime che mi lasciano ben sperare per il futuro prossimo… diciamo che cercherò di sviluppare e avvicinarmi pian piano agli 80 km in 6 ore e più…! L’obiettivo è quello di lavorare su un ritmo Passatore dalle 7h30 a scendere. Almeno questi i programmi… poi si vedrà…!”

Sembra ottima la condizione di Matteo Nocera ed è anche ottima la sua progressione verso l’obiettivo Passatore.

Hai scoperto ancora qualcosa di nuovo in te stesso, negli altri atleti? “In me stesso più che scoperto ho avuto la conferma che i test effettuati in allenamento sono stati molto indicativi e che adesso questa buona prova devo considerarla un buon punto di partenza se voglio veramente ambire a traguardi importanti… ho 39 anni e sono consapevole che alcuni fortissimi atleti hanno 4, 5 anni più di me… quindi posso lavorare con relativa calma…!”

Organizzata bene la gara, pacco gara, ristori, premiazioni? “Gara si organizzata bene.”

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com’era? “Molti tifosi al seguito… la squadra numerosa… tante persone che hanno tifato per me per 6 ore… su tutti mia moglie e mio figlio. Sono partito molto forte questo forse l’unico errore… 3,50 la media dei primi km e 4.16 delle prime 3 ore chiuse con circa 42km… il percorso non permetteva questi ritmi… ma questo mi ha fatto capire in positivo come nonostante una partenza “violenta” cmq ho tenuto…!”

Cambia qualcosa dopo questa prova? Sponsor, convocazioni? “Se cambia qualcosa lo vedremo… voglio dire che vedremo cosa succederà sulle prossime gare… certo so che se miglioro ancora e arrivo agli 80 e più posso poi pensare a un po’ di cose. Ma non ci penso adesso… sarebbe un grave errore… non ho fatto ancora nulla… partirò da questo risultato. Molto probabilmente parteciperò al mondiale sulle 24h di Belfast 1 e 2 luglio!”

Matteo SIMONE

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Commenti? | Aug 10, 2017

Tortu e gli altri: Grosseto 2017 è sprint!

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 Filippo Tortu (foto Colombo/FIDAL)


Meno 3 giorni ai Campionati Europei Under 20 di Grosseto, allo stadio Zecchini dal 20 al 23 luglio. Alla rassegna sono attesi i più talentuosi sprinter del continente: scopriamo quali.

 

Mancano 3 giorni dal via dei Campionati Europei Under 20 di Grosseto, dal 20 al 23 luglio allo Stadio Zecchini. L'Italia si presenta davanti al pubblico di casa con 94 atleti e con una squadra mai così numerosa. Nello sprint e negli ostacoli il DT allo Sviluppo Stefano Baldini ha schierato in ogni specialità il massimo degli atleti: fra loro diversi leader delle liste continentali 2017. Il più atteso - inutile negarlo - è Filippo Tortu, il più veloce nei 100 e 200 con 10.15 e 20.34. Il brianzolo correrà solo la distanza breve (con la finale in programma venerdì alle 17.30) e l'ultima frazione di un'ambiziosa 4x100. Ma il primatista italiano junior è in buona compagnia grazie a Vladimir Aceti, che ha il secondo accredito 2017 sui 400 (46.30), alla coppia di ostacoliste e compagne di allenamento Elisa Di Lazzaro (13.24 sui 100hs per la campionessa italiana assoluta al coperto) e Desola Oki (13.54 per l'oro europeo U18). Da tenere d'occhio il tris di duecentiste formato da Alessia Pavese, Sofia Bonicalza e dalla giovane Dalia Kaddari, capace di strappare a Vincenza Calì il primato allieve, mentre gli addetti ai lavori assegnano il ruolo di outsider a Nicholas Artuso sui 100 e al neo italiano Alexandru Zlatan sui 200. A Grosseto sono in palio 44 titoli: sono attesi 1159 atleti di 47nazioni.

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UOMINI - Altro fatto straordinario, fino ad un paio di settimane fa tutte le bandierine in testa alle liste europee della velocità maschile erano un familiare tricolore: per merito di Filippo Tortu su 100 e 200 (10.15 e 20.34) e di Vladimir Aceti sui 400 (46.30). Ora il leader stagionale del giro di pista è diventato il belga Jonathan Sacoor (46.21), ma il brianzolo di origini russe tiene la seconda posizione: e lo sfortunato incidente del dopo Golden Gala costringerà Tortu a limitare il suo impegno allo sprint puro. Detto questo non ci si può nascondere: Stefano Baldini e il suo staff puntano molto su questi settori e gli azzurri strizzano l’occhio ai metalli pregiati, su più di un podio. Se Filippo è almeno nella condizione che gli diede l’argento mondiale un anno fa a Bydgoszcz, sarà difficile strappargli la medaglia: il più vicino è il britannico Rommell Glave, che in stagione ha corso due volte in 10.21 ai campionati inglesi di Bedford (ventoso in semifinale, regolare in finale). Se i numeri hanno un senso, nell’ultima frazione della staffetta veloce, Italia e Gran Bretagna potrebbero giocarsi il titolo – probabilmente ancora Filippo e Rommel protagonisti – con la Germania nel ruolo di terzo incomodo. Per la continuità dimostrata in stagione, anche l’altro azzurro Nicholas Artuso si presenta come outsider sui 100 metri: il siciliano non è troppo lontano dai tempi della zona medaglia, ma il primo traguardo da centrare è ovviamente una corsia in finale. Sulla distanza doppia, con Tortu fuori dai giochi, gli aspiranti al titolo navigano un po’ sopra e un po’ sotto il muro dei 21 secondi: il migliore è il finnico Samuel Purola (20.84), ancora allievo e con le credenziali del bronzo sui 100 e del quinto posto sui 200 ottenuti nella passata stagione agli Europei U18 di Tbilisi. Il casa Italia si punta soprattutto sul neo-azzurro Alexandru Zlatan: il reggiano di origini romene è finora più quotato nello sprint, ma probabilmente non ha espresso tutto il talento disponibile sul lanciato. Sul giro di pista Vladimir Aceti è l’unico a vantare tre prestazioni sotto i 47 secondi in stagione: e peccato che un problema delle ultime settimane abbia costretto il primatista italiano allievi Edoardo Scotti a limitare il suo impegno alla 4x400: ma non si può negare che il gruppo azzurro possa contare sulla migliore profondità in chiave staffetta, quindi una carta da giocare con le migliori scelte strategiche.

Chissà se i quattro cavalieri di Tallinn 2011 potranno trovare degli eredi a Grosseto: l’esito delle gare individuali sarà comunque importante per decidere lo schieramento dei quartetti e potenzialmente tutti gli azzurri – oltre ai già citati schieriamo l’allievo Lorenzo Paissan sui 100, i 18enni Mario Marchei ed Enrico Cavagna sui 200, un altro junior al primo anno come Klaudio Gjetja (finalista tra egli allievi a Tbilisi) e Lapo Bianciardi sul giro – sono in grado aspirare almeno alle semifinali. Il discorso sulla staffetta del miglio maschile ci porta diretti alle barriere intermedie: perché tutti ci auguriamo che Alessandro Sibilio possa centrare la finale e magari qualcosa in più, appena quattro ore prima dell’impegno in quartetto. Poiché il campione europeo allievi in carica ci ha abituati a finalizzare gli obiettivi con precisione chirurgica, non saremmo stupiti dalla sua possibile rincorsa al podio sui 400hs, al di là del 51.98 di partenza: la lista continentale, capeggiata al momento dal francese Wilfried Happio (50.60), vede solo un paio di prestazioni inferiori ai 51 secondi e a Grosseto sarà con ogni probabilità rivoluzionata, con il napoletano in grado di far valere i suoi margini di miglioramento. Meno ambizioso il terzetto azzurro sugli ostacoli alti, dove la Svizzera continua a sfornare talenti: in testa alla lista quest’anno c’è Jason Joseph, quarto europeo di sempre con il suo 13.25. Le prospettive degli ostacolisti sono concrete: tolto ovviamente Sibilio, le semifinali sono il traguardo minimo per Marco Bigoni e Mattia Montini, in crescita sui 110hs, e accessibile da parte degli altri in gara (il quinto degli Europei allievi Mattia Di Panfilo, e gli specialisti del giro Jean-Marie Robbin e Federico Cesati).

DONNE – Cifre individuali alla mano, la Germania dovrebbe avere l’oro della staffetta veloce e anche il titolo di quella del miglio già in tasca: ma prima le tedesche devono portare il testimone fino al traguardo della finale e la storia insegna che il compito può rivelarsi tutt’altro che facile. Per quanto riguarda i 200 metri, poi, il bronzo dei Mondiali di Bydgsozcz Estelle Raffai reclama i favori del pronostico (23.05 il tempo da leader stagionale da parte della francese), mentre sui 400 c’è la figlia d’arte Anastasiya Brizhinain testa alla lista (51.89 per l’ucraina, che è figlia della pluricampionessa mondiale e olimpica dell’era sovietica Olga Vladykina). A proposito, appena dietro Anastasiya, nella finale Mondiale U18 dei 200 a Cali 2015, era finita Alessia Pavese: e questo ci ricorda che in chiave azzurra sono forse i 200 la distanza più congeniale dello sprint, con la bergamasca in buon recupero a far compagnia alla neo-primatista allieve Dalia Kaddari (23.68) e alla detentrice del primato juniores indoor Sofia Bonicalza (23.73). Per puntare ad una medaglia individuale, ovviamente, l’Italia punto soprattutto sui 100 ostacoli: la bella stagione di Elisa Di Lazzaro (13.24 per la triestina, campionessa assoluta al coperto) e le credenziali da campionessa europea U18 della sua compagna di allenamento Desola Oki (13.54 per la fidentina di origini nigeriane) autorizzano legittime ambizioni per entrambe. Lo stesso per una ritrovata Linda Olivieri (58.47), che dalla semifinale iridata di Cali 2015 sui 400hs ha accumulato un discreto credito nei confronti della sorte: e per le azzurre citate, se la leadership stagione della britannica Alicia Barrett (13.07) e della slovena Agata Zupin (56.80) complica magari un po’ le cose nella corsa all’oro, le carte per il podio sono ancora tutte da giocare in entrambe le gare. A completamento del discorso sul fronte italiano, il line-up dello sprint puro è notevolmente verde, con la quarta degli Europei U18 sui 100 Zaynab Dosso(11.82 di stagionale, ma 11.63 PB) e due allieve al primo anno Eleonora Alberti e Rebecca Menchini (11.84 e 11.86) in possesso di credenziali forse più solide almeno per una semifinale di quanto dicano le cifre d’iscrizione.  Se si parte dal 44.73 del test di Rieti, anche le prospettive della staffetta veloce sembrano consolidarsi rispetto al credito individuale: vedremo. Quanto al giro e alla staffetta del miglio, il corso della manifestazione potrebbe rimescolare le carte: intanto perché Rebecca Borga potrebbe tornare quella della passata stagione, quando aveva sfiorato il primato juniores con un 53.35 di eccellente fattura (53.94 in stagione). E poi perché sulle ambizioni del quartetto – anche per la medaglia - possono pesare un paio di considerazioni: non ultime quelle relativa al percorso individuale della già citata ostacolista Olivieri, ma anche dell’emergente romana Eloisa Coiro (17 anni da compiere a dicembre) sugli 800 metri e al pieno recupero di Ilaria Verderio, talento puro che gli infortuni hanno fatto un po’ appassire rispetto alle stagioni da allieva. Il campo delle iscritte si completa con la doppia figlia d’arte Elisabetta Vandi (54.98 di buon caratura per un’allieva, anche per il supporto alla staffetta), e con le ostacoliste Linda Guizzetti (100hs), Anna Polinari e Alice Boasso, entrambe in progresso rispetto alla sfortunata trasferta degli Europei allievi nella passata stagione.

 


Commenti? | Jul 17, 2017

Fabrizio Donato, tre salti nel tempo

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Il quasi 41enne triplista azzurro con 17,32 è arrivato a soli 28 centimetri dal suo record italiano, stabilito 17 anni fa, quando mancano due mesi ai Mondiali di Londra dove ha vinto il bronzo olimpico nel 2012


 

di Giorgio Cimbrico

Al tempo di quel vecchio impero che sugli atlanti era colorato in rosa, gli autori di gesta memorabili venivano insigniti di titoli che ricordavano i luoghi delle loro imprese: Wellington di Waterloo (e di molti altri posti ancora, a dire il vero), Gordon di Khartoum, Allenby di Gerusalemme, Montgomery di El Alamein. Dopo aver ottenuto la patente di duca di Londra, marchese di Helsinki, visconte di Torino, barone di Belgrado e di Parigi, cavaliere di Cheboksary, Fabrizio Donato merita ora anche un feudo dalle parti di Lione.

Di lui hanno detto e si sono divertiti a etichettare: infinito, eterno, Donatosaurus Rex, il Grande Vecchio, il Matusalemme dell’hop step and jump, Canguro vecchio fa buon salto, un-due-tre e Fabrizio sempre c’è e altre amenità del genere. Di sicuro, di solido c’è che a 40 anni compiuti - a dire il vero quando i 41 sono lontani soltanto due mesi - il nostro uomo, oltre a metter le mani sul record mondiale master, è in grado di esibire un livello di “accorciamento” delle misure che desta ammirazione.

Fabrizio saltava 17,60 nel giugno del 2000, Fabrizio salta 17,32 nel giugno del 2017: 28 centimetri in 17 anni, o diciotto stagioni, danno una media di decremento di poco più di un centimetro e mezzo, 1,6 ad esser pignoli. Se l’ispido e spigoloso giovanotto (parliamo dell’aspetto, non del carattere che non è né ispido né spigoloso) continuerà a marciare così, è possibile ipotizzare che tra dieci anni avrà perso altri sedici centimetri: 17,16.

La sorpresa è che questi ammirati e affettuosi calcoli siano graditi a Fabrizio che pratica ormai un gioco senza frontiere, che non ha mai parlato di ritiro, che continua a non parlarne, che non vede l’ora di tornare su quella pedana dell’East End londinese che cinque anni fa gli fece pareggiare il raccolto olimpico di Beppe Gentile annata ’68. Domanda: ma se Gentile interpretò Giasone, quale ruolo potrebbe toccare a Fabrizio? Teseo sarebbe perfetto: l’eroe sbrogliò le insidie del labirinto di Cnosso, Fabrizio ha sbrogliato le insidie del labirinto del tempo.

E lui va avanti, continua ad andare avanti, con la sua magnifica testa di agonista, con la sua aura di indistruttibile, di cyborg molto umano, di invitto anche quando ha dovuto digerire la sconfitta. Il tempo passa e Fabrizio, che ha abbondantemente tagliato il traguardo dei vent’anni alle Fiamme Gialle, è sempre qui, una rocca di Gibilterra, con la sua barba dura e ispida, con quella figura che pare sbozzata nel legno, con quello sguardo deciso, con quel rimbalzare che sembra ritmare un’esistenza intera: un rimbalzo, un passo, un salto per valicare il fiume della vita. Non era nato per superare ruscelli irlandesi questo strano giochetto? Lui ne ha superati a centinaia.

Commenti? | Jun 12, 2017

Giorgio Calcaterra vince la 100km del Passatore, secondo Andrea Zambelli- di Matteo SIMONE

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Calcaterra vince per la 12^ volta consecutiva, tanti gli inseguitori, tra i quali Denis Capillo, Carlo Agostinetto, il Francese Seitz, la prima donna Nikolina Sustic, i vari gruppetti che seguivano formati da diversi atleti tra i quali Andrea Zambelli capace di una straordinaria progressione arrivando 2° a pochi minuti da Calcaterra, un po’ più dietro ci provano a stare al passo dei più forti Laura Gotti, Marco D’Innocenti, Marija Vrajic, Stefano Velatta, Dominique Herzet, Mirco Gurioli ed Alessio Bozano.

Come al solito Calcaterra corre sereno, non deve dimostrare niente a nessuno e solo a Borgo San Lorenzo (km 31,5), transitando in 2h9’25”, prende il comando della gara seguito da Seitz, Agostinetto e Zambelli.

Le donne si dimostrano molto competitive, resistenti e resilienti, infatti Nikolina Sustic arriva 5^ assoluta con il record femminile della gara, settima assoluta e seconda donna Laura Gotti, Jurisic Veronika 10^ assoluta e terza donna. Straordinario 3 donne nei primi dieci assoluti.

Bella la dedica di Marco Lombardi, 13° assoluto, riporto le sue parole sui social: “Al mio risveglio questa mattina, dopo aver faticato per 100 km, un’amara sorpresa! Il mio nome non compariva in classifica! Accertato l’errore da parte degli addetti Mysdam, le classifiche sono state ripristinate: Marco Lombardi 10° uomo e 13° assoluto in 8°12’41” in una gara che ha visto ai nastri di partenza circa 2800 persone! Il caldo quest’anno mi ha penalizzato più del solito! Dedico questo mio piazzamento nella top 10 maschile ad un carissimo amico, che purtroppo è scomparso pochi giorni fa, una persona speciale dal cuore grande, uno che ha fatto la storia dell’ultramaratona mondiale: caro Corrado Mazzetti questo Passatore lo dedico a te, ovunque tu sia.”

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Giorgio Calcaterra e Andrea Zambelli attraverso risposte a un mio questionario di un po’ di tempo fa, per approfondimenti è possibile consultare il libro Ultramaratoneti e gare estreme

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Cosa significa per te essere ultramaratoneta?”Per me l’ultramaratoneta è chi ha voglia di superare la classica distanza dei 42 km, e visto che corro anche per 100km mi sento ultramaratoneta a tutti gli effetti!”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?

Giorgio: “Sono diventato ultramaratoneta con molta gradualità, quindi non me ne sono quasi accorto, dopo aver corso decine di maratone è stato per me normale e semplice superare la distanza.”

Andrea: “Mi sono avvicinato al podismo nel 2009 per puro caso. Allora andavo in bici e nel periodo invernale spesso correvo, quindi mi è venuta l’idea di provare una maratona. Dopo qualche mese di allenamento il mio esordio alla maratona di Reggio Emilia (2h50’). Da quel momento mi sono innamorato di questo sport. Dopo varie maratone ho provato a correre qualche 50 km fino ad arrivare al passatore.”

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?

Giorgio: “Si, infortuni ne ho avuti, e la sicurezza di riprendere non ce l’hai mai.”

Andrea: “3 anni fa, dopo tre mesi di preparazione per una maratona, a circa 20 giorni dall’evento mi sono infortunato e in un momento di sconforto avevo pensato di tornare al ciclismo. Nel giro di qualche settimana mi sono ritornati gli stimoli e la voglia di correre.”

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?

Giorgio: “Niente, è una cosa che mi va di fare e che faccio, ma non mi spinge niente se non la passione.”

Andrea: “Il piacere e la gioia che ti dà questo sport.”

Emerge una motivazione interna a continuare a fare questo sport che comporta tante ore di allenamento, di fatica, il motore sono le emozioni e la semplice passione.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?

Giorgio: “Conoscevo già il mio carattere e che a volte sono un po’ testardo non l’ho scoperto facendo l’ultramaratoneta, ma sicuramente l’essere ultramaratoneta me lo ha confermato.”

Andrea: “Non avrei mai immaginato di riuscire a sopportare tanta fatica. Sono molto tenace e determinato.”

La pratica dell’ultracorsa diventa un investiimento emotivo, qualcosa che sperimenti ora e ti fa star bene per sempre, anche in momenti meno felici, basta ritornare a questi momenti e riprendi a vivere o trovi le soluzioni a problemi che sembrano irrisolvibili. Quello che motiva tanti ultramaratoneti è l’aria che si respira in questo tipo di competizioni, il pregara, la gara, il postgara. Inoltre constatare di riuscire in allenamenti duri dà coraggio e sicurezza nell’affrontare gare tantissimo impegnative.

Non si finisce mai di imparare e l’esperienza diretta è la scuola migliore non bisogna trascurare nulla né in gara ma soprattutto durante la preparazione all’obiettivo ritenuto importante, è necessario non solo l’allenamento fisico ma anche un’adeguata preparazione mentale, nutrizionale e tanta autoprotezione e coccole che consistono in massaggi, sani recuperi con attenzione e presenza.

Importante nelle gare estreme da una parte avere tanta sicurezza in se stessi e quindi elevata autoefficacia, inoltre è importante conoscersi bene, sapere fin dove ci si può spingere e automonitorarsi durante la gara.

E’ di prossima uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida.

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE

Commenti? | May 31, 2017

Marco Lingua fa´volare il martello a 78,23m

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 A Torino, Marco Lingua  migliora il suo primato stagionale facendo volare il martello a 77,23, il tutto nella splendida cornice della seconda giornata nella fase  dei Campionati di Società Assoluti 2017.

Una misura che gli vale il quinto posto nelle liste mondiali dell’anno. 

Il suo sogno e´superare gli 80m,  ci ando´vicino nel 2008 quando piazzo´ il suo record personale di 79,97 . 

“Sono contentissimo - le parole di Lingua - ho capito subito che il martello girava e andava via veloce. Undici volte il minimo è un traguardo, tra meno di un mese avrò 39 anni ma l’età non è un problema. Penso che il martello sia una disciplina in cui l’esperienza è importante. Questo mese dall’8 aprile ho gareggiato quasi tutti i fine settimana, ma paradossalmente recupero in modo più facile adesso che non quando ero più giovane. Stamattina ero in servizio, poi sono uscito dalla caserma ed eccomi qui a lanciare sopra i 77 metri! Tornerò in gara domenica prossima, al meeting di Castiglione della Pescaia. Sto ritrovando le stesse sensazioni del 2008, quando ho avvicinato gli 80 metri, non le provavo da allora. Spero che questo sia l’anno giusto”.

Biffi Daniele

Fastandfit.info    

Commenti? | May 08, 2017

Pietro Mennea, una corsa nei ricordi

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Pietro Mennea, una corsa nei ricordi<font face="Merriweather Sans, serif" color="#555555"> </font>Il 21 marzo del 2013 l'addio alla Freccia del Sud, l'azzurro più veloce di sempre, l'olimpionico e primatista mondiale dei 200 metri
 

di Giorgio Cimbrico

Camminando, incespicando sui marciapiedi sconnessi, triturati dalle radici dei pini, attorno ai Marmi una sera di marzo, in un’aria fredda che tiene ancora lontana la primavera, in un silenzio spezzato solo in lontananza dal rombare sul Lungotevere, una voce dalle vocali pugliesi che nessun corso di dizione potrà mai eliminare, correggere: “Che ci fai qui?”. “Lasciato a terra da un taxi mai arrivato. Cerco un bus, qualcosa”. “Non posso esserti utile”. “Invece sì. Possiamo fare due chiacchiere”.

E così abbiamo chiacchierato dei vecchi tempi e ci è venuto in mente del nostro primo incontro, al Palasport di Genova, inizio anni Settanta, della sua sfida con Vasili Papageorgopoulos, dai capelli così neri da esser corvini, robusto, rapido allo sparo. “Mennea all’esame di greco”, era il titolo di Tuttosport, piazzato sopra una mia giovanile corrispondenza. Pietro superò l’esame, naturalmente. “Ma il tempo non fu granché”. “Posso sbagliarmi, ma sui 6.70, forse qualcosa di più”. “Mai stato un grande partente”.

Lo vidi, ma da lontano, qualche mese dopo, agli Europei in un Olimpico vecchio formato e pieno di pubblico, quando Valery Borzov, prima del via, li passò tutti in rassegna e c’è chi faceva finta di niente e chi deglutiva. Valery era un grande giocatore di poker: non bluffava in maniera vergognosa, in mano qualcosa aveva, una doppia coppia. Per di più, in semifinale aveva esibito quella partenza su tre appoggi che sembrava preludere a chissà quale artifizio tecnico e che fu solo un gesto per spargere un po’ di panico addosso a chi voleva sfidare il doppio campione olimpico. E così Pietro fu costretto a inseguire, non solo Valery: gli era scappato anche Klaus Dieter Bieler, un tedesco di grande stazza, bellissimo. Un attore, non un velocista. Pietro lo abbrancò sul traguardo, Valery lo aveva già passato. E così, marciando verso i 200 orfani dell’ucraino - che sarebbe meglio chiamare galiziano -, i nervi erano a fior di pelle e non ho mai capito il perché. “C’era Ommer”. “Ma dai, Ommer, un piccolotto che non valeva la tua ombra”. “Sempre stato così: apprensivo. La calma non ha mai fatto per me. E questa è tutta la verità e nient’altro che la verità”. “Comunque, per chi non ricordasse, hai vinto con quasi due decimi una finale senza palpiti. Tutto era scritto”.

Ricordi vecchi quarant’anni abbondanti. Non siamo rimasti in molti a poter rinvangare quei primi giorni di tuono. “Ma di me si parla ancora?”. “Hai lasciato troppi segni perché la sabbia del tempo ricopra tutto”. “Sei rassicurante”. “No, sono sincero”. Questi segni fanno parte della vita di chi ha speso molti anni a sentire “ai vostri posti”, a sobbalzare a ogni sparo, ad annotare parole e numeri come fossero note da scrivere su un foglio di musica, a provar gioia rilevando che quel 19.72 è sceso ma assicura ancora un posto tra i primi dieci, e da quel momento magico e messicano sono passati quasi quarant’anni. “E Carlo diceva che se fossi tornato un anno dopo, alla fine di quell’estate in cui, dopo Mosca, avevi creato una terribile bellezza, avresti fatto meglio: 19.60, meno, chissà”. “Avrei reso difficile la vita difficile a Michael Johnson”. La voce si fa allegra, disinvolta.

“Non devi avere dubbi, interrogativi: di te si parla ancora. Ne parlano anche quelli che non ti hanno visto perché non erano nati. Oggi è di moda il termine “icona” e tu lo sei. Hai presente la foto di quando hai appena battuto Wells e ti apri in un sorriso che non è selvaggio, ma solo celestiale? Ecco, quella è diventata il simbolo perché è la summa di chi eri, uno che non si arrendeva. Tra noi, vecchi cavalieri del sogno, è di moda un gioco innocente. Rivediamo il filmato e diciamo: ma questa volta ce la farà? E tu ce la fai sempre”. “Ero proprio indietro, eh?”. “Eri molto indietro”.

“Quando sento queste cose, penso che tutto sommato qualcosa ho fatto”. “E’ proprio così. Hai lasciato qualcosa di te, a tutti. Ricordo che alla vigilia del tuo record del mondo indoor, mio figlio non aveva nemmeno tre anni e quando tu telefonavi per dirmi che avevi la febbre e un sacco di dubbi, lui diceva: papà parla con Mennea, quello che corre più veloce del vento. E’ stato mio figlio, trent’anni dopo, a dirmi che non c’eri più. E io per un po’ ho annaspato. Mi veniva a mancare qualcosa che mi aveva accompagnato. Ma stasera ho capito che non te ne sei andato del tutto”. “E’ proprio così ed è stato piacevole”. “Chissà quando ci ritroveremo ancora…”. Silenzio: la voce si è dileguata nel buio. Tornerà.

Commenti? | Mar 22, 2017

Locatelli: ''Grazie Donato, senatore tra i giovani''

Posted by linfordbif in Italia

Sull'aereo di ritorno da Belgrado scatta l'applauso di tutti i passeggeri a bordo quando dalla cabina di comando parte il saluto e il ringraziamento per l'impresa di Fabrizio Donato agli Europei Indoor"L'applauso glielo faccio anche io - esordisce Elio Locatelli, il Direttore Tecnico dell'Alto Livello - per l'uomo, l'atleta e il capitano che ancora una volta ha dimostrato di essere. Un vero senatore nel cuore di una Nazionale piena di volti giovani". Anche per il DT Locatelli questo era un ritorno in azzurro dopo l'ultima esperienza nello stesso ruolo agli Europei di Helsinki 1994. "In squadra ho respirato una bella atmosfera con rispetto e consapevolezza del contesto in cui ci si trovava. Questo è un buon segnale".

Detto dell'argento di Donato, una riflessione su alcune aspettative della vigilia che hanno purtroppo avuto riscontri meno convincenti. "Nello sport non ci può essere mai nulla di scontato. I ranking sono facilmente ribaltabili nel confronto diretto. E così su tre lunghisti al top delle graduatorie 2017, in finale è andato il più giovane, Randazzo, che aveva come obiettivo primario quello di superare la qualificazione. Howe è un atleta che sta facendo un percorso di rigenerazione con Donato. Dopo tanto tempo, vedere recuperato un campione come lui è qualcosa di molto significativo. Il talento e le grandi qualità di Jacobs sono fuori discussione, ma ancora in fase di costruzione sotto la guida di Camossi. In questo senso, stiamo mettendo a punto un progetto dedicato proprio ai salti in estensione". Di cosa si tratta? "Creare un gruppo di atleti in un polo dedicato come Castelporziano dove possano allenarsi stabilmente insieme e confrontarsi anche con l'esperienza e la sensibilità tecnica di due big come Camossi e Donato. E' un progetto in cui contiamo di poter includere presto anche qualche saltatrice".          

Torniamo da Belgrado con una medaglia e otto atleti in finale. Risultati che si collocano ai piani bassi nella storia della partecipazione azzurra agli Euroindoor: era dall'edizione di Madrid 2005 che non si registrava un bottino del genere in termini di medaglie e punti. "Ovviamente non è abbastanza ed è chiaro che ci sia un grande lavoro da fare. Con la 4x400 femminile l'obiettivo più alla nostra portata era il bronzo, ma per salire sul podio sarebbe servito un crono non lontanissimo dal record italiano (3:31.99 nel 2014, ndr) e che tutte le atlete schierate si esprimessero al livello del loro massimo stagionale come Ayomide Folorunso in quarta frazione. Sul rettilineo dello sprint, per ragioni diverse, non abbiamo visto le cose migliori di cui sono capaci i velocisti che abbiamo messo in pista. Mi piace sottolineare, invece, l'en plein del mezzofondo perché quattro convocati su quattro hanno raggiunto un piazzamento tra i primi otto d'Europa (Viola, Razine e Crippa nei 3000 e Bouih nei 1500, ndr). La Viola è un'atleta ritrovata e a Belgrado ha centrato la terza finale consecutiva al terzo Europeo Indoor in carriera, stavolta anche con il personale. Come lei, ha fatto la sua migliore gara di sempre l'eptatleta Simone Cairoli, mentre in altri tre casi è arrivato lo stagionale. Uno di questi è quello di Silvano Chesani che si è fatto trovare pronto con una qualificazione impeccabile, ma che in finale ha forse pagato la zavorra di qualche errore di troppo alle quote inferiori.

A proposito di giovani, una menzione anche per l'altro altista Falocchi, vent'anni, non aveva mai fatto nemmeno una Nazionale under e, all'esordio assoluto, non ha comunque sfigurato".

Quali programmi per l'imminente futuro nell'anno dei Mondiali di Londra? 
"Questo mese sono già in calendario diversi raduni: la marcia e i lanci a Tirrenia, mezzofondo a Grosseto, velocità e salti in estensione a Formia dove ad inizio aprile saranno convocati anche gli astisti sotto la supervisione di Vitaly Petrov, uno dei quattro esperti internazionali (gli altri sono Antunez, Ritzdorf e Goldmann, ndr) con cui abbiamo avviato una collaborazione per supportare atleti e tecnici personali. Anche questa è la strada che intendiamo seguire nell'avvicinamento ai Mondiali dove contiamo di poter recuperare azzurri, in primis i nostri saltatori in alto, che hanno le carte in regola per essere protagonisti".

DONATO NO LIMITS! - Fabrizio Donato sorride, scherza, la sua medaglia d'argento è al sicuro in una tasca del giubbotto blu con la scritta Italia; nell'altra c'è il cronometro. Tra poche ore andrà a fare compagnia alle altre quattro della collezione su una bacheca personale che è già storia dell'atletica italiana. "Stanotte l'ho tenuta lì vicino a me sul comodino - racconta il triplista -. Ieri è stato fantastico, ma oggi è già un altro giorno. E' il lunedì della mia 27esima settimana di preparazione, nei prossimi giorni solo rigenerazione, ma non ho mai lavorato così tanto come in questi mesi: 10 allenamenti a settimana, riposo sabato e domenica. Il weekend lasciamolo alla famiglia: mia moglie Patrizia e le mie bambine Greta e Viola sono la mia vita". Sul suo telefono, però, scorre un'immagine: è quella dello stacco del salto a 17,13 che l'ha proiettato sul podio agli Euroindoor: "Accidenti, ci ho lasciato 20,2 centimetri! Caro Evora, stavolta ti è andata bene...". Instancabile, inarrestabile, infinito? "Ormai ci sono due parole che ho fatto diventare il mio motto: "No Limits". Se a 40 anni sono ancora qui è perché sento di poter avere come atleta ancora ambizioni di un certo livello. E poi ora sto vivendo questa esperienza come coach di Andrew (Howe, ndr). Il nostro è uno "shock training", nel senso che l'allenamento non deve essere mai monotono, ma una scossa continua. Una sfida che ho accettato e che personalmente mi sta dando tantissimo!".

XXXIV CAMPIONATI EUROPEI INDOOR - BELGRADO 2017

MEDAGLIE:
ARGENTO (1)
2. Fabrizio Donato (triplo) 17,13 finale, 16,70 qual.

ALTRI FINALISTI (7)
4. 4x400m femminile (Lucia Pasquale, Maria Enrica Spacca, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso) 3:32.87
6. Marouan Razine (3000m) 8:04.19 finale, 7:55.17 batt.
6. Silvano Chesani (alto) 2,27 finale, 2,28 qual.
7. Yeman Crippa (3000m) 8:05.63 finale, 7:59.76 batt.
7. Filippo Randazzo (lungo) 7,77 finale, 7,89 qual.
7. Giulia Viola (3000m) 8:56.19 PB finale, 8:57.86 batt.
8. Yassin Bouih (1500m) 3:47.95 finale, 3:44.67 batt.

PRIMATI PERSONALI
Simone Cairoli 5841 (eptathlon); 7,55 (lungo); 4,60 (asta)
Giulia Viola 8:56.19 (3000m)

ALTRI PRIMATI STAGIONALI
Silvano Chesani 2,28 (alto)
Fabrizio Donato 17,13 (triplo)
Simone Cairoli 8.31 (60hs)
Gloria Hooper 7.34 (60m)

Commenti? | Mar 07, 2017

Euroindoor: prima giornata con 15 azzurri

Posted by linfordbif in Italia

Euroindoor: prima giornata con 15 azzurriDomani, venerdì 3 marzo, al via la rassegna continentale in sala di Belgrado con Howe, Jacobs e Randazzo nelle qualificazioni del lungo.

 

Più di metà della squadra azzurra in gara a Belgrado nella giornata inaugurale dei Campionati Europei Indoor. Sono infatti 15 gli atleti italiani annunciati nei turni eliminatori di domani, venerdì 3 marzo, sul totale di 26 convocati. Nella Kombank Arena, i primi a entrare in azione saranno tre dei più attesi: i saltatori in lungo Andrew Howe, Marcell Jacobs e Filippo Randazzo, dalle ore 9.40, per cercare un posto in finale. La misura richiesta per la qualificazione automatica è di 7,90, ma una delle prime otto posizioni garantirà comunque la possibilità di tornare in pedana sabato sera (ore 19.32). Dalle 10.25 si correranno le batterie dei 400 metri con Mario Lambrughi nella seconda (ore 10.32) e Marco Lorenzi nella terza (ore 10.39): passano i primi due con ripescaggio di due tempi, mentre le semifinali sono in programma alle 18.05. Nel triplo femminile (ore 12.00) per l’accesso diretto alla finale servirà 14,05: esattamente lo stesso risultato ottenuto dall’azzurra Dariya Derkach agli Assoluti di Ancona, però anche qui almeno le prime otto atlete della classifica andranno avanti, come in tutti gli altri concorsi che prevedono la fase di qualificazione. Alle 12.15 la prima batteria dei 3000 metri con Giulia Viola: in finale le prime quattro più quattro crono di recupero.

La sessione pomeridiana vedrà impegnato Hassane Fofana sui 60 ostacoli, nel primo turno alle 16.45 (cancellato quello intermedio, finale alle 20.10 per chiudere il programma della giornata), poi Serena Capponcelli ed Erika Furlani alle 17.30 nelle qualificazioni dell’alto (1,93 per il pass diretto), Daniele Cavazzani e Fabrizio Donato alle ore 18.20 nel triplo (da saltare 16,60). Spazio quindi ai mezzofondisti: 3000 metri con Marouan Razine nella prima batteria alle 18.25 e Yeman Crippa nella seconda alle 18.38 (primi quattro in finale con quattro tempi da recuperare), seguiti da Yassin Bouih nella terza batteria dei 1500 alle 19.33 (avanti i primi due, insieme ad altri tre crono). Nella giornata di apertura saranno in palio cinque titoli: asta maschile, peso e pentathlon femminili, 60 ostacoli uomini e donne. Stabilite inoltre le misure di qualificazione per l’alto maschile (2,28) che si disputerà sabato mattina con gli azzurri Silvano Chesani e Christian Falocchi, come il lungo femminile (6,60) con Laura Strati.

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Commenti? | Mar 03, 2017

18 febbraio, un super sabato!

Posted by linfordbif in Italia
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Tra Ancona e Birmingham, giornata di grande emozioni in pista: 8 metri per il lunghisti Jacobs, Randazzo e Howe, Crippa record italiano dei 5000 metri 

di Giorgio Cimbrico

Dopo i tre moschettieri dell’alto, incappati in qualche sgambetto della sfortuna e decisi a ripartire per nuovi voli, i tre dell’oca selvaggia del salto in lungo (guarda caso, la specialità più amata dal ct Elio Locatelli) e, sull’anello, un allegro giovanotto, in grado di cancellare dall’albo dei primati il nome storico di Venanzo Ortis. Abituata ad ascoltare “de profundis” che vengono scritti molto frettolosamente, l’atletica italiana regala e si regala un sabato da giovani e vecchi leoni e può guardare con ottimismo agli Europei indoor di Belgrado, in scena tra meno di due settimane.

Marcell Jacobs 8,06, Filippo Randazzo 8,05, Andrew Howe 8,01, Yeman Crippa 13’23”99 è la sintesi numerica, è il raccolto arrivato in un’ora o poco più, è una sferzata di vitalità. Sotto il profilo sentimentale, il risultato che porta sulla strada della commozione  è il ritorno di Howe oltre la barriera degli 8: non gli riusciva da sei anni e mezzo – Europei di Barcellona – e viene quando si avvicina il decennale della sua impresa più grande, della misura più lunga toccata dal sabino di Los Angeles. L’8,47 di Osaka gli diede, per qualche minuto, la corona mondiale, sino a quando il panamense Irving Saladino si spinse dieci centimetri più in là.

A maggio Andrew toccherà i 32 anni: alle spalle ha un magazzino di ricordi – alcuni lieti, molti amari -, di grandi occasioni mancate. Non si è mai arreso e, inoltrandosi nella maturità, ha incontrato un altro irriducibile: a 36 anni Fabrizio Donato riuscì a salire sul podio olimpico: bronzo a Londra 2012, e oggi, a 40 anni raggiunti e superati, lontano dal pensiero del pensionamento.

In questo senso e seguendo l’esempio del suo allenatore, Andrew può avere di fronte almeno quattro stagioni per tentare di riprendersi quel che la sfortuna gli ha negato.

Gli altri protagonisti di questo magnifico 18 febbraio sono giovani, giovanissimi: ventidue anni Marcell Jacobs (per la seconda volta in stagione oltre gli 8 l’allievo di Paolo Camossi), vent’anni Filippo Randazzo (per la prima volta oltre la linea di confine), vent’anni Yeman Crippa, non più soltanto cavallino buono per i prati. Era già stato evidente nel concitato finale della più singolare finale europea dei 5000, ad Amsterdam. Un pizzico di scaltrezza in più e Yeman avrebbe potuto metter le mani sul bottino. A Birmingham, mai spaventato dal ritmo furibondo, dalla battaglia che là davanti si stava combattendo tra Farah e Rop. Persuaso che tra poco, perlomeno in Europa, ci sarà posto anche per lui.

TV - È possibile seguire i Campionati Italiani Assoluti Indoor 2017 di Ancona in tv. Ecco la programmazione prevista:   
- domenica 19 febbraio: diretta ore 14:30-16:30 su RaiSport  
Il resto della manifestazione sarà trasmesso in DIRETTA STREAMING al link: fidal.idealweb.tv

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I CAMPIONI ITALIANI INDOOR: 2015 - 2016 - LE GRADUATORIE STAGIONALI ONLINE

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Commenti? | Feb 20, 2017

Assoluti Indoor, Ferraro: ''Finalmente il titolo!''

Posted by linfordbif in Italia

Risultati immagini per MASSIMILIANO FERRARO FOTO

 

MASSIMILIANO FERRARO - "Finalmente! Erano anni che inseguivo questo titolo. Dopo tanti sacrifici e qualche problema fisico in autunno, questa vittoria è un bel traguardo. Ovviamente si tratta solo di un punto di partenza perchè 60 metri ci sono e ora io e il mio allenatore Alessandro Nocera dobbiamo pensare a quanto ci sarà da costruire per andare forte sui 100 all'aperto (PB 10.26 in semifinale agli Europei di Amsterdam, ndr). Adesso, a parte un piccolo fastidio avvertito oggi tra semifinale e finale, sono concentrato su Belgrado. La mia altra grande passione è lo sci e dedico questa vittoria ad una mia carissima amica, Margherita (la giovane allenatrice dello sci club Sestriere morta venerdì pomeriggio sul monte Chaberton, ndr) che purtroppo ci ha lasciati qualche giorno fa per una tragica fatalità".

Commenti? | Feb 20, 2017

Scotti 47.77: un lampo ai Tricolore U18

Posted by linfordbif in Italia
Campionati Italiani Allievi indoor il 16enne sbriciola la MPI dei 400 e si installa al vertice mondiale stagionale per la categoria. Roberta Gherca vola a 4,01 nell'asta.

di Raul Leoni

Edoardo Scotti

Si chiude la rassegna tricolore indoor degli allievi: titoli di testa per Edoardo Scotti, nuovo primatista italiano dei 400 metri con 47.77. L’atleta lodigiano, trasferitosi a Parma con la famiglia e ora attivo sulla pista di Fidenza con Giacomo Zilocchi, demolisce il precedente 48.86 di Vladimir Aceti edizione 2015: il suo tempo, lanciato da un passaggio perfetto da 23.5, è anche la miglior prestazione mondiale U18 dell’anno su pista regolare, visto che il 47.24 dello statunitense Brian Herron è stato ottenuto su anello “gigante” a Nashville. La protagonista al femminile è Maria Roberta Gherca, neo-azzurra nata in Romania e cresciuta atleticamente a Velletri, che sale a 4.01 e fallisce di pochissimo il secondo tentativo a 4.10: per lei la quarta misura mondiale della stagione (e seconda italiana all time). Brava anche la brianzola Laura Pirovano (PB 3.70). Diversi vincitori si installano nella parte alta delle liste di categoria: David Zobbio (21.77) è secondo solo ad Andrew Howe nei 200 metri, Camilla Vigato – già tricolore ieri nel lungo – fa doppietta nel triplo con 12.86 (davanti alla brava Alice Rodiani, 12.43) e diventa la terza di sempre, mentre la romana Chiara Gherardi, classe 2001, è la quinta in lista nei 200m eguagliando il suo recente 24.62. Nelle top-10 entrano anche il livornese Giacomo Belli nell’alto (2.09) e l’ostacolista di Montevarchi Vieri Righi, grazie al 7.97 nelle batterie dei 60hs (poi il toscano vince la finale in 8.12). Debutto in maglia tricolore anche per altri al primo anno allievi: nei 1000m il frascatano Francesco Guerra (2:34.00) e la bresciana Sophia Favalli (2:53.94). Ennesimo titolo giovanile per la bellunese Noemy Petagna nei 60hs (PB eguagliato a 8.59), mentre la finale del peso si risolve in un derby tutto pugliese tra Carmelo Musci di Bisceglie (17.97) e il leccese di Galatina Francesco Trabacca (17.49). Gara insolitamente “tattica” nei 400m allieve: grande agonismo tra Elisabetta Vandi (56.50), Letizia Tiso ed Eloisa Coiro (entrambe 56.60), ma non arrivano i miglioramenti cronometrici dopo le belle batterie di ieri. Il titolo del triplo maschile va a Fabio Pagan (14.42), fratello minore del lunghista azzurro Riccardo. In chiusura, girandola di staffette: nella 4x200m allieve, vittoria della Bracco (1:43.57 per il quartetto milanese, non lontano dal limite di club in possesso della Pro Sesto con 1:43.14). Assegnati anche gli scudetti per società, che vanno ad Atletica Vicentina (allievi) e Bracco Atletica (allieve).

FOTO/Photos - TUTTI I CAMPIONI 2017

ISCRITTI e RISULTATI - ORARIO/Timetable - NOTIZIE/News - LA CRONACA DELLA PRIMA GIORNATA

ALLIEVI SECONDA GIORNATA 

Maschili

4x200m (finale) – Come tra le ragazze, sei serie anche in campo maschile: e stavolta si arriva all’ultimo start con l’eccellente punto di riferimento fornito in precedenza dalla Studentesca Rieti Milardi (1:32.70). Ai partenti nella serie conclusiva non riesce il sorpasso a distanza: e così il titolo va al quartetto composto da Riccardo Giordano, Riccardo Filippini, Michele Esposito e Claudio Bisegna, con appena 6/100 di vantaggio sugli spezzini della Duferco (1:32.76). 

Triplo (finale) – Si assegna l’ultimo titolo individuale, con un po’ di nostalgia per il fantastico spettacolo offerto un anno fa su questa pedana da Andrea Dallavalle: ma è giusto dire che Fabio Pagan (14.42) e Salvatore Angelozzi (14.36) hanno onorato l’impegno, entrambi con un nuovo primato personale. La vittoria del mestrino realizza anche la doppietta del tecnico Enrico Lazzarin nel triplo, dopo il successo di Camilla Vigato stamattina: ma per Fabio c’è anche un derby in famiglia, perché il fratello maggiore Riccardo è stato azzurro del lungo (sfortunato protagonista dei Mondiali allievi di Lille nel 2011). Quanto al teramano Angelozzi, curato da Claudio Mazzaufo, c’è da dire che lui si era tolto già una bella soddisfazione vincendo il tricolore cadetti a Sulmona due anni fa: là, dove Pagan era arrivato terzo.

60hs (finale) – Dopo quello che si era visto nei primi turni, forse ci si aspettava qualcosa di più dal cronometro: ma tutto considerato è probabile che i tesori di energie bruciati in mattinata abbiano fatto effetto. E così Vieri Righi vince, sì, nettamente, ma con il peggior tempo delle sue tre volate odierne (8.12). Il podio appare veramente galantuomo, almeno come piazzamenti: legittimo l’argento di Federico Piazzalunga (8.24), così come il bronzo di Giuseppe Filpi (8.26), anche qui con un appesantimento delle prestazioni mattutine.

200m (finale) – La magica sesta corsia del Palaindoor lancia David Zobbio verso la vittoria: il bresciano di Concesio, che aveva avuto il battesimo azzurro l’estate scorsa agli Europei di Tbilisi, è in una di quelle giornate dove tutto sembra possibile. Anche scendere a 21.77, molto meglio del PB all’aperto, per installarsi al secondo posto nelle liste di categoria dopo il nome illustre di Andrew Howe. Gli altri invece peggiorano il tempo della mattinata, ma rientra tutto nella logica: Lorenzo Ianes, il figlio d’arte trentino, si ferma a 22.37, la novità oristanese Lorenzo Patta (22.58) nuovamente in medaglia dopo l’argento dei 60m.

1000m (finale) – Mancano ancora 300 metri quando Francesco Guerra rompe ogni indugio e se ne va: d’altronde il frascatano classe 2001, portato già da Giorgia Di Paola al titolo dei 2000m cadetti a Cles, non è un tipo attendista, uno di quelli che si giocano la vittoria nelle volate brevi.

Quanto basta per vincere (2:34.00) la resistenza di un parco di rivali di un certo livello: dove spunta per l’argento (2:35.34) Hichame Jarine, bolognese di Molinella ma di famiglia marocchina trasferitasi in Emilia da prima della sua nascita.

Alto (finale) – La sorte cambia verso, premiando Giacomo Belli: finora il ragazzo livornese non poteva certo definirsi un atleta fortunato, frenato da infortuni di diversa gravità. Di scuola Libertas Runners – nelle rivalità cittadine è meglio distinguere – Giacomo è stato seguito da Andrea Bientinesi e da Vittorio Vece: qui, è il caso di dire finalmente, sboccia e sale col secondo tentativo a 2.09, PB ogni impianto (unico errore di una progressione immacolata, salvo poi i salti a 2.11). Il resto della classifica presenta tanti nomi nuovi e l’argento, a debita distanza (1.96), va al bolognese di origini ivoriane Yannick Touré.

400m (finale) – Primato, finalmente: 47.77, “Edo” Scotti non solo lo fa, ma demolisce il precedente 48.86 di Vladimir Aceti edizione 2015. Una prestazione super, costruita tutta da solo ed in modo perfetto, con un passaggio già solitario in 23.5 al primo giro: alla fine si intrecciano i riferimenti, che per la categoria non sono poi così definitivi. Tanto che il 47.24 dello statunitense Brian Herron è comunque frutto di una gara su pista gigante a Nashville: comunque se ne riparlerà, ora le prospettive della stagione potrebbero cambiare. Ad esempio, il lombardo – che da Lodi si è trasferito con la famiglia a Parma – potrebbe decidersi ad affrontare la trasferta mondiale a Nairobi: dove lo seguirebbe il tecnico Giacomo Zilocchi, mentre a scoprirlo – a Lodi – era stata Lella Grenoville. Per la cronaca, il secondo è stato l’aquilano Leonardo Puca, PB a 49.69: il distacco dice già tutto.

 

60hs (semifinali) – Nel turno intermedio non si scende sotto gli otto secondi: ma Vieri Righi è ancora il più veloce (8.01). A questo punto la “pole” è decisamente in pugno all’ex tricolore cadetti: dietro tutti nel giro di un pugno di centesimi. Intanto si migliora Federico Piazzalunga (8.21), ma gli altri sono tutti lì, compresi i vari Filpi, Albano e Cecchet: due corsie di finale occupate da “nuovi italiani”, Ousseni Bara – arrivato a Roè Volciano dal Burkina Faso – e Edwin Ebem, potente nigeriano nato a Padova.

200m (batterie) – Tra le altre possibilità, David Zobbio sceglie i 200m: e non si può dire che l’allievo dell’ex sprinter azzurra Marinella Signori abbia fatto una scelta sbagliata, almeno a giudicare dal 21.98 di questa mattina (parliamo della terza prestazione di sempre). Per il titolo, stasera, i giochi non sono ancora fatti: un altro azzurro degli Europei di Tbilisi, Lorenzo Ianes, scende sull’anello al coperto fino a 22.24 e ci terrebbe molto ad imitare il suo “gemello” Paissan. E poi c’è la rivelazione proprio dello sprint di ieri, Lorenzo Patta: 22.46 non è davvero male per un semiesordiente sulle piste indoor.

Peso (finale) – Gran bel duello in pedana, tra due pugliesi che si ritrovano un po’ amici e un po’ rivali fin dalle garette regionali: quello che finora ha avuto le maggiori soddisfazioni è ovviamente Carmelo Musci, che arriva da una trionfale stagione tra i cadetti. Però qui il ragazzo di Bisceglie deve vedersela con i progressi di Francesco Trabacca, scovato un anno e mezzo fa a Gallipoli dalla coppia di tecnici leccesi formata da Giuseppe (padre) e Marco (figlio) Felice, entrambi già lanciatori di buon livello nazionale: e allora Francesco – già bella struttura (1m93 x 113kg, quasi gemellare rispetto a Carmelo) – prova a prendere la testa col PB di 17.49 al secondo turno, prima di assistere alla reazione del neo-campione (17.97, PB al coperto per Musci).  

60hs (batterie) – Si va subito forte per merito di Vieri Righi, che scende per la prima volta sotto la barriera degli otto secondi e con 7.97 diventa il settimo allievo di sempre. Dietro il toscano di Montevarchi c’è da sgomitare per trovare spazio: forse quello che impressiona di più fin dalla mattinata (8.27 senza spingere fino in fondo) è Federico Piazzalunga, bergamasco di Almenno San Bartolomeo che si allena a Brembate Sopra con il gruppo di Angelo Alfano. Poi il campano Giuseppe Filpi (8.28), attivo ad Agropoli, e il bellunese di Sedico Christopher Cecchet (8.29): entrambi già buoni protagonisti delle ultime due rassegne cadetti.  

Femminili

4x200m (finale) – Si arriva all’ultima delle sei serie con la leadership provvisoria dell’Acsi Italia (1:45.06), tirata al traguardo dalla doppia finalista Chiara Gala: e qui nella seconda frazione cade l’Atletica Vicentina, una delle naturali favorite, che poi ripete la gara da sola con l’ottavo tempo complessivo. Vince così la Bracco, il sodalizio milanese che non è certamente nuovo ad imprese collettive: 1:43.57 – con Beatrice Invernizzi, Valeria Paccagnella, Tisiye Zuniga e Rachele Merisio – non è affatto lontano dall’1:43.14 della Pro Sesto, MPN di club.

60hs (finale) – La maglia tricolore finisce ancora una volta sulle spalle di Noemy Petagna, non è certo una novità: il feeling che questa bellunese mostra nei confronti delle finali importanti è davvero confortante, al di là del livello tecnico delle prestazioni. Che, detto per inciso, è tutt’altro che disprezzabile: 8.59 eguaglia al centesimo il PB della vincitrice – solidamente nella top-10 di categoria – e poi c’è un altro progresso (8.76) da parte di Costanza Donato, la friulana che si allena a Codroipo con l’ex ostacolista Cornelio Giavedoni.

Poi il bronzo di Veronica Crida (8.84), la biellese di Camburzano che ieri aveva strappato l’argento nel lungo.

Asta (finale) – Oggi il sorriso di Maria Roberta Gherca fa dimenticare il pianto di Tbilisi: quello che l’aveva travolta dopo una sfortunata finale europea dalla quale lei si aspettava moltissimo, fors’anche una medaglia. Tutto passato, qui ad Ancona questa ragazza nata a Iasi, in Romania, e poi arrivata a Velletri, si è lasciata davvero tutto alle spalle: si ricomincia da questa bella misura, 4.01, che rappresenta qualcosa anche a livello internazionale (quarta allieva al mondo nell’anno), oltre che la seconda prestazione italiana all time. Bravissima la ragazza scoperta da Gabriele Ruggiero e seguita anche tecnicamente nel centro sportivo di Ostia da Emanuel Margesin. Bella gara, comunque: si migliora anche Laura Pirovano (3.70), la brianzola che l’anno scorso aveva vinto il tricolore cadette, e poi troviamo (3.60) Francesca Zafrani – umbra di Trevi, seguita da Giacomo Befani – che era stata un po’ frenata dagli infortuni dopo aver stabilito lo scorso anno la MPN cadette indoor.  

200m (finale) – Seconda tacca tricolore per Chiara Gherardi: i 300 metri a Cles tra le cadette, i 200 metri indoor al debutto tra le allieve. Resta la curiosità – almeno in prospettiva – di vedere questa romana ben strutturata anche sul giro di pista, finora inesplorato. Al momento va bene così, perché la ragazza della Garbatella che si allena alle Terme si eguaglia ancora a 24.62: il che significa la quinta allieva di sempre, al primo anno di categoria (tra le sedicenni avevano fatto appena meglio Ilaria Verderio e Alessia Pavese, punti di riferimento importanti). Alle spalle della portacolori della Studentesca Rieti Milardi non spunta Eleonora Alberti, come ci si aspettava: bensì Giorgia Bellinazzi, una veneziana di Portogruaro che fa la pendolare con San Vito al Tagliamento per allenarsi con l’ex velocista Andrea Fogliato.

1000m (finale) – Le prime tre sono classe 2001, un dato che conta a questi livelli: nelle prime due serie si era corso a buoni ritmi – non lontanissimi dai tre minuti – e perciò le ragazzine più accreditate partono all’arma bianca. Come si diceva, primo anno: in effetti Sophia Favalli (2:53.94), Assia El Maazi (2:56.78) ed Elisa Ducoli (2:57.21) trovano già modo di inserirsi nella top-10 allieve e solo pochi mesi fa erano state tutte ottime protagoniste dei Tricolori cadette a Cles. La prima e la terza – Sophia (buon 200 finale, 32.8) ed Elisa – sono compagne di allenamento nel Bresciano, di preferenza a Rezzato: Assia, di famiglia marocchina ma ormai con cittadinanza acquisita, è attiva a Volpiano. 

400m (finale) – In partenza si pensava soprattutto al cronometro, ma poi – se così si può dire per una finale sui 400 metri – la componente tattica ha avuto il sopravvento: 27.4 il passaggio alla campana, certamente non da scoppiare, e alla fine non arrivano PB per nessuna delle ragazze, che pure avevano dato l’anima ieri in batteria. Stavolta schermaglie ripetute, con i tentativi di passare a filo di gomito, all’interno e all’esterno: erano tre le favorite e sono state loro – Elisabetta Vandi (56.50), Letizia Tiso (56.60) ed Eloisa Coiro (56.60) – a dividersi le medaglie. In una competizione indoor, e con questi presupposti, ci sta: resta magari impregiudicato il discorso sulle prestazioni, che di qui alla fine della stagione al coperto potrebbero anche tornare in gioco per definire le gerarchie della categoria.

60hs (semifinali) – Sempre un po’ complicato, il turno di mezzo, ma c’è anche chi si esalta in caccia della finale: in ogni caso la più veloce – 8.70, qualcosa peggio della mattinata – è ancora Noemy Petagna, mentre rialza la testa anche Rebecca Menchini (8.83). Entrambe però dovranno fare i conti con Costanza Donato, la friulana di Basiliano che sembra in eccellente giornata e ora scende a 8.81. Tutte le aspiranti finaliste vanno sotto i nove secondi, cosa che fa sempre piacere: oltre all’argento del lungo di ieri, Veronica Crida, c’è pure l’ennesima figlia d’arte Alice Muraro, vicentina di Bressanvido (papà Lorenzo è stato un buon specialista soprattutto sui 400hs).

Triplo (finale) – Contenuti tecnici importanti: Camilla Vigato sapeva di poter sfruttare le potenzialità di questa pedana e lo fa nel migliore dei modi, doppiando il successo di ieri nel lungo e riscrivendo anche il PB con 12.86 (passando gli ultimi tre turni). Il che significa che la mestrina allenata da Enrico Lazzarin è ora la terza allieva di sempre al coperto, dopo i nomi illustri della categoria Ottavia Cestonaro e Benedetta Cuneo. Torna il sorriso anche ad Alice Rodiani: pur se la mantovana di Goito, 12.43 e una buona serie a referto, resta al di sotto del suo primato cadette al coperto stabilito un anno fa. Il terzo posto (11.89) va ad una goriziana con ascendenti calabresi, Deborah Tripodi, seguita al Fabretto dagli ex saltatori Alessandro Brondani e Lorenzo Biaggi: ma a pari misura c’è pure Linda Pircher, meranese di Postal scoperta dall’ex decatleta azzurro Hubert Indra.  

200m (batterie) – A vedere i riscontri stagionali, si direbbe un “one-woman-show”: Chiara Gherardi, romana della Garbatella con indosso i colori della Studentesca Reti Milardi, rispetta i pronostici in questo primo turno. Il 25.05 della campionessa uscente dei 300m cadette – anche piuttosto tranquillo, in verità – è di gran lunga il miglior crono della mattinata. Però, c’è un però: dopo il titolo di ieri sui 60m, Eleonora Alberti si presenta pronta a dar battaglia anche sulla distanza più lunga, 25.46 in quella che è la prima esperienza della varesina sugli anelli indoor. Trova una corsia nella migliore finale anche Veronica Zanon (25.80), uscita delusa ieri dalla pedana del lungo che le aveva regalato il titolo cadette nel 2015.

60hs (batterie) – Eccola lì, quando si sente profumo di tricolore Noemy Petagna rifiorisce d’incanto: 8.65 e miglior tempo delle batterie per la bellunese di origini campane. La ghanese di Castenedolo Joan Adu, campionessa cadette uscente, tiene fede alle sue credenziali e fa 8.89, poi Costanza Donato (8.92): ma in vista delle semifinali c’è già grande sostanza e soprattutto profondità, visto che con 9.25 c’è chi resta fuori dalle prime 24.

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Commenti? | Feb 14, 2017

European Rising Star: Tortu in nomination

Posted by linfordbif in Italia

Il vicecampione del mondo junior dei 100 metri tra i candidati per il titolo di "Astro nascente dell'atletica europea". Si vota via Facebook e Twitter fino al 5 ottobre. 

Una nomination importante per una stagione straordinaria. L'European Athletics ha candidato Filippo Tortu come "European Rising star 2016". 18 anni nel segno dei 100 metri che quest'anno l'hanno visto migliorare il record italiano junior a 10.19, vincere il titolo italiano assoluto, sfiorare la finale agli Europei di Amsterdam e mettersi al collo la medaglia d'argento ai Mondiali under 20 di Bydgoszcz. Capolista junior stagionale del Vecchio Continente, il giovanissimo lombardo di origini sarde è ora in corsa per il titolo di "Astro nascente dell'atletica europea" e il responso arriverà dal web. Per votare l'azzurro delle Fiamme Gialle - c'è tempo fino al 5 ottobre - bisogna fare retweet e mettere "mi piace" ai post con la sua foto pubblicati negli account Twitter e Facebook della EA e che sono linkati qui sotto.

VOTA 

 

Commenti? | Sep 24, 2016

La Corri per il Verde, edizione 2016, sarà presentata al Fulvio Bernardini

Posted by linfordbif in Italia
Anteprima — 18 settembre 2016

Al Fulvio Bernardini, giovedì 15 settembre, oltre a presentare l’edizione 2016 della Corri per il Verde si festeggerà la sua 45^ edizione. L’evento prevede la partecipazione al dibattito del Presidente della Fidal Lazio Fabio Martelli, di ex Presidenti della Uisp Roma qauli Giuliano Prasca, ideatore della Corri per il Verde negli anni 70, Claudio Aiudi, Vincenzo Bigiaretti, l’ex Presidente Nazionale Uisp Ugo Ristori, il giornalista della Gazzetta dello Sport Giorgio Lo Giudice.

Dagli anni 70, fino alle ultime edizioni, sempre partecipatissime, soprattutto dai più piccoli, l’obiettivo è sensibilizzare piccoli e grandi ad appropriarsi del proprio verde, praticare l’attività fisica all’aperto, vivere momenti di aggregazione per conoscersi e condividere la passione dello sport.

Da alcuni anni, si è potuto notare anche la partecipazione alla corri per il verde di atleti con disabilità visiva, tra i quali l’atleta non vedente Ada Ammirata che nonostante le difficoltà tecniche del percorso, con il supporto della sua guida, si lancia nella sua corsa libera superando concorrenti e riuscendo ad evitare radici e buche e seguendo stretti solchi lungo il percorso.

Ho guidato Ada standole accanto e correndogli vicino uniti con un laccetto, è successo anche di cadere un paio di volte ma prontamente si è rialzata ed è ripartita per la sua corsa, nello stretto sentiero scivoloso c’erano anche un paio di atlete che correvano lentamente ma appena avuta l’occasione propizia abbiamo prontamente superato le concorrenti e volati verso il traguardo.

Ho sperimentato la sensazione del flow, uno stato di trance, non mi sembrava di poter correre in quelle condizioni di difficoltà del terreno pieno di radici, buche, saliscendi scivolosi ed erbosi con stretti sentieri dove bisognava correre in fila indiana. Ma se ci credi e sei determinato tutto è possibile, ci siamo affidati e fidati l’uno dell’altro, eravamo un tutt’uno. Sembrava una cosa impossibile.

L’esperienza del flow corrisponde ad uno stato psicofisico ottimale: uno “stato di grazia” che rappresenta un elemento predisponente importante per il verificarsi delle cosiddette “peak performances” (prestazioni eccellenti).

Mihaly Csikszentmihalyi è stato il primo ad occuparsi di flow, professore presso il dipartimento di psicologia dell’Università di Boston, osserva come alcuni individui in certe particolari condizioni vengano completamente assorbiti dalla pratica di un’attività fino ad entrare in uno stato di leggera trance, ovvero in flow.

Chi è nel flow sente di essere completamente coinvolto, focalizzato, concentrato; sa che l’attività è fattibile e che le abilità che possiede sono adeguate allo scopo e saranno utilizzate al massimo; è assolutamente focalizzato sul presente; avverte un senso di “serenità”; ha la sensazione di muoversi in armonia con l’attività intrapresa, come dentro una corrente, un flusso.

Achilles International, sorto negli Stati Uniti, è il programma che in tutto il mondo consente di correre e camminare insieme, guida e non vedente/ipovedente.  Tali atleti ‒ per poter partecipare a diverse attività agonistiche e amatoriali ‒ necessitano di allenarsi e quindi essere accompagnati in queste attività da “guide sportive” ossia persone, disponibili a indicargli il percorso, a porgergli un braccio, a fargli evitare buche e ostacoli. La promotrice è stata Ada Nardin, la presidente romana è Ada Ammirata. Per info: achillesinternationalroma@gmail.com – ada.ammirata@gmail.com o 393/1053915.

Il prossimo incontro è fissato per venerdì 16 settembre alle ore 18.30 al Parco degli Acquedotti. L’appuntamento sempre alla chiesa di San Policarpo, c’è la possibilità di deposito zaino e borsa presso gli amici Luciano e Roberto Ciccone “Planet Sport Running” in viale Spartaco 60/66, situato tra le fermate della metro Lucio Sestio, Giulia Agricola ed il Parco degli Acquedotti.

Matteo SIMONE

Commenti? | Sep 22, 2016

Mennea, 200 metri nella storia

Posted by linfordbif in Italia

Il 12 settembre ricorre il 37esimo anniversario del 19.72 a Città del Messico, un record del mondo che ha resistito per quasi 17 anni. Per ricordare quella straordinaria impresa in tutta Italia scatta il Menneaday.

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di Giorgio Cimbrico

Sono passati tre anni e mezzo da quando Pietro Mennea se n’è andato e sono 37 da quell’acuto messicano che rientra nel repertorio di chi ha saputo lasciare una luminosa, indimenticabile eredità: nel ’55 Adhemar Ferreira da Silva, nel rivoluzionario ’68 Jim Hines, Tommie Smith e John Carlos, Lee Evans e Larry James, Bob Beamon, Viktor Saneyev, Nelson Prudencio e Beppe Gentile e più tardi, nel ’75, Joao Carlos de Oliveira. Il 12 settembre 1979 Pietro ha chiuso l’epoca di chi salì in alto per cercare e trovare qualcosa di assoluto: un’ondata di sprinter, un succedersi di velocisti, un sovrapporsi di invasioni barbariche provenienti da tutte le terre del mondo, continentali e isolane, hanno lasciato migliaia di impronte. Quelle di Pietro rimangono impresse al decimo posto nella lista di tutti i tempi.

Miracoloso non è l’aggettivo giusto. E’ meglio sceglierne un altro: formidabile. Un record del mondo che cancellò Smith e quel suo gesto disinvolto sul traguardo, e che aprì l’età che avrebbe prodotto le volate di Michael Johnson e di Usain Bolt, i successori nella cronologia del limite mondiale della distanza con curva completa.

PPM da Barletta tiene quella decima posizione dopo aver superato un’altra stagione olimpica e quel tempo, 19.72, quel nome continuano a essere arduo punto di riferimento per i velocisti d’Europa, gli originari - o caucasici, secondo classificazione antropologica - e quelli con radici africane e antillane, arrivati da adulti o cresciuti in realtà multietniche. Quest’anno ha creato attenzione il progresso di Bruno Hortelano, lo spagnolo venuto al mondo nel Nuovo Galles del Sud e reduce da un brutto incidente stradale che lo ha costretto ad una delicata operazione alla mano destra. Il miglior tempo del campione europeo è 20.12, a 40 cents da Pietro.

Le parole cominciano a essere inutili. Per ricordare chi era Pietro non resta che proporre la lista alltime europea (con il piazzamento nell’alltime mondiale), il numero delle europrestazioni sino al confine dei 20.00 e la lista stagionale.

ALLTIME2016
19.72A Pietro Mennea ITA (10°)
19.80 Christophe Lemaitre FRA (18°)
19.81 Churandy Martina NED (21°)
19.84 Francis Obikwelu POR (24°)
19.85 Kostas Kenteris GRE (25°)
19.87A John Regis GBR (33°)
19.88 Ramil Guliyev TUR (37°)
19.89 Jaysuma Saidy Ndure NOR (41°)
19.95 Nethaneel Mitchell-Blake GBR (46°)
19.97 Adam Gemili GBR (55°)
19.98 Marcin Urbas POL (56°)
20.00 Valeri Borzov URS/UKR (62°)
19.81 Churandy Martina NED
19.95 Nethaneel Mitchell-Blake GBR
19.97 Adam Gemili GBR
20.01 Christophe Lemaitre FRA
20.09 Ramil Guliyev TUR
20.12 Bruno Hortelano ESP
20.21 Likourgos Tsakonas GRE
20.25 David Talbot GBR
20.26 Karol Zalewski POL
20.27 Platini Menga GER

 

Numero di prestazioni sino 20.00
5 Martina
3 Mennea, Saidy Ndure, Gemili
2 Lemaitre, Regis
1 Obikwelu, Kenteris, Guliyev, Mitchell-Blake, Urbas, Borzov

 

 

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Commenti? | Sep 12, 2016

GIUSEPPE PALMIOTTO CANDIDATO PRESIDENZA F.I.D.A.L. PUGLIA PER IL MANDATO 2016 - 2020

Posted by linfordbif in Italia

 I primi passi (dovrei dire però le prime bracciate) nello sport li ho fatti nel nuoto all'età di sei anni. Poi il calcio, per diversi anni, nel ruolo di portiere. Due Vivicittà (o Tre Ponti non ricordo bene), poi 2 anni di taekwondo e 5 anni di full contact. Fu proprio il Full Contact ad avvicinarmi all'atletica leggera: ero in preparazione per i campionati italiani che quell'anno si svolgevano a Venezia. Avevo bisogno di scendere nella categoria inferiore e un amico di scuola mi propose di frequentare il campo per snellirmi un pochettino. Fu così che cominciai ad appassionarmi all'atletica, alla velocità in particolare. Un infortunio da contatto con il mio sparring durante un allenamento mi impedì di fatto la partecipazione alla competizione. Fu la molla che mi convinse ad abbandonare il Full contact e a passare definitivamente all'atletica leggera. Fui accolto nel CUS Bari società con cui rimarrò tesserato prima come atleta e poi come tecnico.

Il mio primo ricordo agonistico è il profumo dei fiori di camomilla in una gara al campo di Molfetta.

All'attivo un titolo regionale sui 200 indoor, una partecipazione ai campionati italiani assoluti nella 4x100 e i seguenti pb: 7”1, 11”1, 16”5 e 22”5. Un infortunio abbastanza grave al bicipite femorale mi costrinse ai box per parecchi mesi, periodo nel quale cominciai a studiare la pratica dell’allenamento sportivo. Poi molti anni come tecnico nel Cus Bari e ancora tanti Studi.

La mia occasione di alzare l’asticella si presentò nel 1998 quando un velocista di taratura nazionale, Domenico Nettis (G.S. Forestale 10”32 e medaglia di bronzo agli europei nella 4x100), trasferitosi a Bari mi propose di collaborare alla sua preparazione. Riuscii così a permeare molta della esperienza praticata sul campo di Rieti e alla scuola di Formia dove si era fino a quel momento allenato. Fu nel contesto di quella esperienza che incontrai per la prima volta il Prof. Carlo Vittori. Era un pomeriggio, e a Formia, in raduno con la nazionale si discuteva sui vari aspetti del training.

Dalla velocità pura passai all'insegnamento degli ostacoli con un atleta che considero il più volitivo dal punto di vista agonistico che abbia mai allenato: Diego Puppo (G.S. FF.OO. Padova). La nostra collaborazione durò due anni, ma la nostra amicizia è viva ancora adesso. Il primo anno servì per conoscerci e si concluse con un 8”05 indoor, il secondo anno invece in una finale agli assoluti marcò un sonante 7”77 pb e 10° prestazione assoluta di sempre.

Per qualche tempo tirai i remi in barca e al mio rientro in una gara provinciale osservai un acerbo ed esile velocista dell’Amatori Atletica Acquaviva, Giovanni Tomasicchio, che mi impressionò non tanto per il tempo conseguito (10”90 +1.8), quanto per la rapidità del passo di corsa. Iniziammo a breve la collaborazione. Lui era già grandicello, aveva 22 anni ma questo non lo consideravo un limite insormontabile perché intuivo che potevo trarre da lui qualcosa di importante e così fu. Il primo anno portò il suo personale indoor da 6”92 a 6”71 in una memorabile finale agli assoluti con un bronzo al collo. Titolo bissato qualche anno dopo ma con l'oro. Ogni anno facevamo un progresso sui 100: 10”79 – 10”68 – 10”52 – 10”46 – 10”34 – 10”25 (+0.3). Numerose convocazioni in nazionale fra meeting, europei, universiadi, credo 6 anni consecutivi in finale agli assoluti, ultimo frazionista al meeting internazionale di Parigi 2010 e una esperienza formativa unica e irripetibile che passò per lo studio, l’osservazione e la sperimentazione indotte dal confronto con il prof. Vittori, con il quale condividevamo quotidianamente le esperienze maturate sul campo.

Nel 2008 dopo aver acquisito il brevetto da allenatore al corso residenziale di Formia, fui nominato capo settore regionale della velocità conseguendo anche l'onorificenza di tecnico dell'anno.

Se l’esperienza con Gianni fù senza ombra di dubbio per me, come tecnico, la più qualificante in assoluto, quella in cui riponevo maggior aspettative l’ho invece maturata con un giovane corridore, Antonio Zibisco. Una collaborazione durata solo due anni e terminata per cause non dipendenti dalle nostre reciproche volontà.

Ce le aveva tutte: carattere, temperamento e talento. Ritenuto impropriamente già dalla categoria “ragazzi” un velocista, si convinse che oltre ai 60 si poteva cimentare in altre distanze. Fu così che iniziammo un percorso addestrativo ad ampio respiro. Era il primo anno cadetti e Antonio già in così poco tempo riuscì ad acquisire un accettabile livello di destrezza che perfezionò nel corso del 2009 portando il suo personale sui 300 da 37”74 a 35”79 tempo con cui vinse il criterium cadetti.

Conclusa questa esperienza appesi il cronometro al chiodo continuando tuttavia ad occuparmi intensamente di atletica sotto il profilo accademico. Creai il sito www.noivelocisti.net (6.000 visitatori unici al giorno).

Nel 2015 diedi un mio contributo con una monografia dal titolo “La forza terza proposta sul metodo a velocità variabile” all'ultima opera del Prof. Carlo Vittori “Nervi e cuore saldi”.

Nel 2016 – e veniamo ai giorni nostri - con illustri esponenti del mondo dello sport (Sabia, Bongiorni, Simionato, Bonomi, Eddy Ottoz, De Vincenti, Candeloro solo per citarne alcuni) ho costituito "l’Associazione Amici Del Prof.” che ha la finalità di divulgare e promuovere la pratica dell’allenamento sportivo in ambito nazionale ed internazionale.

Negli stessi giorni mutuo il desiderio e l’ambizione di poter rendermi utile all'atletica Pugliese e decido di scendere in campo proponendomi quale nuovo presidente del comitato regionale Fidal per il quadriennio 2016 - 2020.

http://www.lapugliaperlatletica.it/ 

Commenti? | Sep 09, 2016

STEFANO MEI: HO DECISO DI CANDIDARMI

Posted by linfordbif in Italia

 

 

Ho deciso di accettare la proposta di un gruppo di Società, Tecnici e Atleti, sempre piu' ampio e numeroso, e di candidarmi alla Presidenza della Federazione Italiana di Atletica Leggera.‎

E' stata una scelta meditata e sofferta. All'Atletica devo molto, è stata ed è la mia vita, ho assaporato il gusto dell'ovazione di uno stadio colmo di pubblico e la fatica in campo di tutti i giorni, la soddisfazione della vittoria e la normalità del lavoro quotidiano. In questi ultimi anni, troppe sono state le offese e le negligenze riservate ad Atleti, Tecnici e Dirigenti del nostro sport: meritiamo di più, soprattutto meritiamo rispetto. 

Non è solo una questione di risultati – certamente faticosi e da perseguire in un mondo globalizzato - ma sopratutto il venire meno di un rispetto dovuto alle piccole medie società il cui lavoro è la base di tutti gli sport. Si è avuto addirittura il coraggio di imputare al territorio, con il decentramento, il fallimento di un quadriennio dimenticando come il lavoro di club e

Comitati Regionali sia quello che ha portato oggi, come ieri, le medaglie pesanti nelle categorie giovanili. Chi ha fallito, al contrario, è il centro che ha smesso di fare il proprio lavoro

Non mi pongo contro qualche d'uno ma sicuramente marcherò la distinzione con chi del valore tecnico ha fatto in questi anni motivo di scambio politico, modificato surrettiziamente lo statuto per il mantenimento del potere e chiuso esercizi con sconcertanti perdite di bilancio. La mia storia di atleta, dalla carriera cristallina e pulita, saranno la garanzia di un credibilità da recuperare agli occhi dell’opinione pubblica italiana.

Girerò l'Italia per completare il programma, in parte già imbastito, ma soprattutto per sollecitare le Società della nostra Federazione ad avere fiducia e coraggio. Si perche' occorre reinstillare fiducia in un movimento sconcertato dall'operato di chi ha governato la Federazione in questi ultimi anni e coraggio perché quello che si prospetta di fronte all'Atletica Leggera italiana: sarà un bivio tra il faticoso risalire la china fatto di sobrieta', equilibrio e rispetto e il definitivo discredito di un mondo appassito nell'opportunismo e nella consunzione di risorse e questo, l'opinione pubblica italiana, la base sana del nostro movimento e i media, l'hanno ben capito.

Si troveranno mille motivi per dubitare della mia capacità di rivestire il ruolo di Presidente, si inventeranno scuse, se non menzogne, candidature surrettizie alternative o istituzionali per anestetizzare il nostro mondo, tutti giochini da basso impero prevedibili e gia' in corso. La verità è che l'Atletica Leggera italiana è una pentola a pressione al limite della sopportazione. La sua parte migliore, che è una larga parte, vuole dimostrare che non è come la si è rappresenta in questi ultimi anni, lontano un abisso per qualità e serietà da chi l'ha governata, e' una storia importante e profonda di persone che dedicano il loro tempo ad una disciplina che una volta ogni quattro anni riempie uno stadio di centomila posti per dieci giorni, perché questa è l’Atletica Leggera. Ecco queste persone vogliono rispetto.

Domani, 7 settembre, a Milano, formalizzerò la mia disponibilità, primo passo a cui seguiranno il completamento condiviso del programma e la definizione di una squadra forte, di spessore, chiudendo per altro la disastrosa esperienza di un uomo solo al comando, ovviamente pochi potranno essere presenti ma in molti vi chiedo di porteci incontrare in queste settimane per ri-costruire l'Atletica che vogliamo e venire tutti senza timore a ribadire questa scelta all'Assemblea Nazionale del 6 novembre. Da quella data, se avremo vinto – e ne sono certo, tanto sta montando l’onda - si aprirà un nuovo futuro ben ancorato ad una grande tradizione.

E' il momento in cui ognuno si assuma la propria responsabilità anteponenedo il bene del nostro sport al proprio particolare, facendo ognuno singolarmente il proprio pezzo.

Vi chiedo di diffondere quanto possibile questa mia nota e presto vederci sui campi e in giro per l’Italia. Grazie

Viva l'Atletica Leggera Italiana!

Stefano Mei

 

Commenti? | Sep 06, 2016

Otto anni di squalifica per Schwazer

Posted by linfordbif in Italia

Il marciatore altotatesino è stato riconosciuto colpevole di doping e condannato dal TAS

Il Tribunale Arbitrale dello sport ha inflitto una squalifica di otto anni ad Alex Schwazer. Il marciatore altoatesino è stato riconosciuto colpevole di doping, e l'organismo giudicante ha accolto la richiesta di condanna avanzata dalla IAAF. La sentenza è stata appena trasmessa alle parti, e la notizia è stata successivamente diffusa dagli organi di informazione.

“Le sentenze non si commentano - le parole del presidente federale, Alfio Giomi - qualunque sia il loro segno. In più, a due giorni dall’avvio dei Giochi olimpici, si impone anche il rispetto nei confronti di quanti, in maglia azzurra, saranno chiamati a rappresentare l’Atletica Italiana a Rio. La vicenda, però, è tale da imporre una riflessione, che arriverà a tempo debito, a Olimpiadi concluse. Al momento, l’unica cosa che mi sento di dire è che sarebbe stato meglio per tutti arrivare ad un esito in tempi diversi”.

Alex Schwazer e i suoi difensori avevano affrontato la fase dibattimentale a Rio convinti di poter affermare le proprie ragioni; di contro, la IAAF aveva confermato la richiesta di squalifica, scaturita dalla positività ad uno steroide sintetico rilevata in un controllo del primo gennaio scorso. Tutti i risultati conseguiti dall'atleta dal primo gennaio 2016 sono cancellati, incluso quello del Mondiale di marcia di Roma dell'8 maggio scorso.

Commenti? | Aug 11, 2016

Le carte italiane ai Giochi di Rio

Posted by linfordbif in Italia
Le carte italiane ai Giochi di Rio01 Agosto 2016

Prospettive ed obiettivi diversi per i 37 atleti (14 uomini e 23 donne) selezionati dal DTO Massimo Magnani per le Olimpiadi brasiliane. Per tutti loro, sarà comunque durissima.


 

di Marco Sicari

Le Olimpiadi sono un’altra cosa. E se lo dicono tutti (da sempre), un motivo ci sarà. Mancano undici giorni al via della trentunesima edizione dei Giochi (12-21 agosto per la "Regina"). L’atletica italiana, dopo la boccata d’ottimismo degli Europei di Amsterdam (dove, tra conferme e nomi nuovi, una certa briosità si è indubbiamente notata), si appresta al confronto più duro. Quello a cinque cerchi, dove, una volta ogni quattro anni, la realtà, nuda e cruda, assume contorni spietati, sotto forma di un livello di competitività che non ha eguali in nessun’altra disciplina sportiva: a Londra, quattro anni fa, furono 42 i Paesi in grado di conquistare almeno una medaglia, e 69 quelli capaci di piazzare almeno un atleta tra i primi otto. Numeri che certificano quella che non è solo un’impressione, o un vecchio adagio buono per gli amanti della retorica.

CONFRONTO GLOBALE - Sarà dura, per i 37 azzurri (14 uomini e 23 donne) selezionati dal DTO Massimo Magnani per i Giochi di Rio de Janeiro: lo “zero” (in termini di medaglie) che non esce dall’edizione di Melbourne 1956, ha concrete possibilità di prendersi la scena. A Londra 2012, in piena bufera-doping per la positività di Alex Schwazer (alone che tristemente finirà per riverberarsi, comunque la si voglia vedere, anche sull’edizione 2016), il bronzo di Fabrizio Donato nel triplo regalò all’Italia un – provvidenziale – posto al sole del medagliere, scacciando l’ipotesi del “no contest”. Cinque furono i finalisti, uno in più di Pechino 2008, ed esattamente come ad Atene 2004, anche se in quelle due precedenti edizioni il medagliere brillò certamente in altra maniera (oro-bronzo in Cina, doppio oro e bronzo ad Atene, in quest’ultimo caso con singolare polemica finale innescata, in totale buona fede e prima della cavalcata di Stefano Baldini, dall'inimitabile Candido Cannavò). Numeri scarni, ma relativamente costanti, che se da un lato danno il senso della vastità del confronto in atletica leggera, dall’altro misurano il perimetro del valore dell’atletica italiana, visto che non appaiono lontani da quelli fatti registrare, andando a ritroso, fino a Barcellona 1992 (tre volte otto finalisti, a Sydney, Atlanta, e in Spagna). Per elevare le quote azzurre, è necessario riavvolgere il nastro fino agli anni ’80, quando il Mondo, da tanti punti di vista, e non solo in campo sportivo, era davvero diverso.

SPERANZE IN MARCIA - Tornando all’oggi, ai Giochi di Rio, appare chiaro come la maggior parte degli atleti italiani abbia come obiettivo soprattutto un piazzamento, o perlomeno, il confronto con il proprio rendimento assoluto o stagionale, alla ricerca di performance che possano consentire di superare turni in pista e qualificazioni nei concorsi. Alcuni di loro, per valore, esperienza, solidità di rendimento nel corso dell’ultimo biennio, potranno certamente aspirare a qualcosa di più: dall’ingresso in finale ad una battaglia per il podio, anche se, va detto, la defezione di Gianmarco Tamberi ha tolto di mezzo l’unico azzurro “pronosticabile” per le medaglie. Tra quelli che sperano ci sono senz’altro gli specialisti della marcia, a cominciare da Elisa Rigaudo, bronzo a Pechino, che ha già dimostrato in maggio, a Roma (quinto posto che diventerà quarto, dopo la squalifica per doping della cinese Liu Hong) di essere vicina alla migliore forma. Con lei, compongono un trio di assoluto valore Eleonora Giorgi (squalificata a Roma nei chilometri finali, quando era in lotta per l’argento) e Antonella Palmisano (assente alla rassegna iridata di tre mesi fa per infortunio, ma quinta ai Mondiali di Pechino 2015). L’esclusione della Russia ha rimescolato le carte nella specialità, e solo le cinesi appaiono chiaramente favorite nella caccia ai metalli olimpici (inclusa la stessa Liu Hong, che sarà al via dopo la sanzione-lampo di un mese). In campo maschile, lasciando in sospeso ogni considerazione relativa ad Alex Schwazer (il cui confronto al TAS è in programma l’8 agosto a Rio, a ridosso del via del programma gare dell’atletica), i cinquantisti, a cominciare da Marco De Luca (con lui TeodoricoCaporaso e Matteo Giupponi), mirano all’exploit della carriera. Il francese Yohan Diniz è il favorito assoluto, ma anche in questo caso la cacciata dei russi, seppure con una ricchezza di protagonisti (a cominciare da Tallent), apre scenari interessanti.

INCOGNITA MARATONA - La strada, da sempre amica dei colori azzurri, mette in primo piano anche maratoneti e maratonete: Daniele Meucci, seppure in un contesto pauroso (con l’Africa che propone favoriti a manciate, distribuiti in almeno tre continenti), ha dimostrato nella mezza di Amsterdam (bronzo) di essere in linea con la tabella di marcia di preparazione dei Giochi. L’esperienza di Ruggero Pertile (e la solidità di Stefano La Rosa), sono gli ingredienti che completano il mix tricolore per i 42km e 195 metri olimpici. Tra le donne, Valeria Straneo, magnifica nel biennio 2013-2014 (argento mondiale ed europeo), viene da altrettante stagioni tormentate: la sua lotta contro il tempo, alla ricerca della miglior condizione, sarà valutata domenica 14 agosto (via alle 14:30 italiane, con Anna Incerti e la dottoressa Catherine Bertone). L’incognita più grande in entrambe le prove, avversari ovviamente a parte, è rappresentata dal clima, e dalla la conseguente possibilità che cambino i ritmi di gara: l’inverno brasiliano alterna giornate di caldo ad altre molto più fresche e ventilate, con queste ultime che potrebbero contribuire a lanciare i primi su ritmi diversi da quelli abituali nelle prove “di campionato” (quando si lotta per le medaglie, e non per i tempi).

OLTRE I LIMITI - Chi sembra potenzialmente in grado di andare oltre i propri limiti è Libania Grenot. La quattrocentista di origine cubana, ad Amsterdam oro europeo bis (dopo quello vinto nel 2014 a Zurigo), sembra entrata in una nuova dimensione, tale da rendere l’obiettivo dell’ingresso in finale (mancato di poco sia a Pechino, sia a Londra) finalmente possibile. Si parla però dei 400 metri (batterie sabato 13 agosto anche per Mariabenedicta Chigbolu, semifinale il 14, finale a ferragosto), terreno dove il mondo intero propone protagoniste, e dove ipotizzare scenari credibili appare quanto meno complicato: tra statunitensi (a cominciare da Allyson Felix, che sarà al via della sola gara sul giro) e giamaicane, con la bahamense Miller a guidare la lista mondiale 2016 (49.55), gli spazi sembrano ristrettissimi. Il 50.43 realizzato dalla Grenot in semifinale ad Amsterdam ha riacceso le luci sull’azzurra. Il quesito a questo punto è: sarà possibile rivederla a Rio nelle stesse condizioni? Con lei, punta all’ingresso in finale anche il quartetto della staffetta 4x400m, bronzo europeo in Olanda (sarà nuovamente del gruppo l’ostacolista AyomideFolorunso, non schierata ad Amsterdam), anche se entrare nelle prime otto ai Giochi sarà un’impresa realizzabile solo con una prestazione molto prossima al record nazionale.

SALTI D'AZZURRO - Alessia Trost arriva ai Giochi nella fase finale di una stagione non particolarmente esaltante (o comunque, non in linea con le aspettative), condizionata com’è stata da problemi di varia natura. Finalista sia ai Mondiali indoor di Portland (settima) che agli Europei (sesta), la friulana ha certamente le potenzialità per piazzarsi tra le migliori a Rio, dove, esattamente come nella marcia, l’assenza delle russe libererà spazi significativi (a disposizione anche di Desirée Rossit, capace quest’anno di crescere fino a 1,97). Merita la citazione nel gruppo dei cacciatori di finale anche Fabrizio Donato, che a Rio, il 14 agosto (24 ore prima della qualificazione) compirà 40 anni, e che agli Assoluti di Rieti, malgrado un non eccellente rapporto con la pedana, era apparso in ottime condizioni di forma. Lo scenario della specialità, anche a causa dei tanti atleti vittime di infortuni (incluso il nostro Daniele Greco), è meno ricco del passato. E questo, indubbiamente, contribuisce ad alimentare le speranze.

PER CRESCERE ANCORA - Da un terzetto di atleti, infine, potrebbero arrivare prestazioni significative: non necessariamente piazzamenti da finale, ma risultati di valore sul piano tecnico, in grado di elevare il peso specifico della partecipazione italiana. Il riferimento è a Veronica Inglese, protagonista ad Amsterdam su 10000 metri e mezza maratona (argento individuale e a squadre in questa seconda gara, PB di 31:37.43 nei 10km), che a Rio correrà la prova in pista, a Matteo Galvan (finalista europeo dei 400m e due volte al record nazionale in stagione con 45.12), e a Yusneisy Santiusti (finalista continentale del doppio giro, apprezzata per la capacità di leggere tatticamente tutti i turni). La spinta giovane al carro azzurro ha i connotati e il carattere estroverso della già citata Ayomide Folorunso, l’ostacolista emiliana di origini nigeriane che compirà vent’anni solo a metà di ottobre. Ayo è stata fantastica ad Amsterdam: quarto posto (con il personale portato a 55.50) e podio sfiorato nei 400hs, malgrado ritmica e tecnica ancora da perfezionare. Per fare strada ai Giochi (con lei anche Marzia Caravelli e la rientrante Yadis Pedroso) c’è sicuramente bisogno di crescere ancora, ma l’approccio è esemplare.

Lottare, far strada nei turni, migliorarsi se possibile: questi gli obiettivi di tutti gli altri azzurri, a cominciare dai velocisti EseosaDesalu, Davide Manenti e Gloria Hooper, tutti alle prese con il mezzo giro di pista; discorso applicabile ai mezzofondisti GiordanoBenedetti (800m, finalista europeo ad Amsterdam), Yuri Floriani (3000st), Margherita Magnani (1500m), o alle saltatrici DariyaDerkach (triplo) e Sonia Malavisi (asta). Silvano Chesani (alto) è l’unico superstite di quella che avrebbe dovuto essere una vera e propria armata (con gli appiedati Gimbo Tamberi e Marco Fassinotti): le sue condizioni, però, seppure in crescita, non sembrano obiettivamente quelle dell’inverno 2015 (quando fu argento europeo in sala); anche Marco Lingua (martello) è solo, nel senso di essere l’unico rappresentante dei lanci azzurri. Fatto, questo, su cui bisognerà riflettere a fine quadriennio.

I NUMERI DI SEMPRE - Pillole statistiche, per concludere. Nella storia dei Giochi, l’Italia ha collezionato 60 medaglie: (19 d’oro, 15 d’argento, 24 di bronzo), 46 delle quali dalla squadra maschile; l’edizione più ricca fu quella (dimezzata) di Los Angeles 1984 (sette medaglie, con 20 finalisti), seguita da Londra 1948 (1-3-1) e Berlino 1936 (1-2-2). A secco di medaglie solo in tre edizioni: 1906, 1928 e 1956 (quest’ultima, l’unica nel secondo dopoguerra). Solo quattro Paesi hanno avuto propri rappresentanti nell’atletica in tutte e 28 le edizioni dei Giochi (inclusa quella decennale del 1906): Australia, Francia, Gran Bretagna e Grecia. L’Italia vanta 26 partecipazioni (mancano quelle del 1896 e 1904), e si colloca al terzo posto con Ungheria e Canada. Abdon Pamich (1956-1972), Pietro Mennea (1972-1988) e Giovanni De Benedictis (1988-2004) guidano, con cinque partecipazioni, la lista degli azzurri più presenti (anche Fiona May ne vanta cinque tra il 1988 e il 2004, la prima con la maglia della Gran Bretagna). Pietro Mennea è da tempo il leader mondiale per numero di turni ai Giochi Olimpici: ben 32 (con nove finali); nella speciale classifica, lo segue Carl Lewis (29). Infine, la statistica delle statistiche: il numero complessivo di finalisti italiani (primi otto)? Duecentoquarantuno, capaci di collezionare 774 punti. Ok, si può cominciare.

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Commenti? | Aug 02, 2016

Le emozioni di Valeria Straneo in preparazione per Rio 2016

Posted by linfordbif in Italia

Straneo Valeria 2012 foto Roberto MandelliIl pass per le Olimpiadi di Rio di Valeria Straneo porta il suo inequivocabile marchio di fabbrica. Conquistato lo scorso 12 giugno alla maratona tedesca di Wurzburg, dopo una serie interminabile di infortuni e dopo venti mesi dall’ultima maratona, quella di New York 2014 (dove era stata 8^ in 2h29’24”), quest’importante obiettivo ha dimostrato ancora una volta la grinta e la tenacia dell’atleta alessandrina. In quell’occasione, l’azzurra, argento mondiale a Mosca 2013 ed europeo a Zurigo 2014, si è aggiudicata il minimo Iaaf che ancora le mancava: 2h45'00".

 

Il dado è tratto, quindi. Valeria Straneo, da qualche giorno in raduno tecnico a St.Moritz con il resto della nazionale di atletica, non ha mancato di fare tappa, a fine giugno, anche in Toscana, lungo la costa di S.Vincenzo, al resort Poggio all’Agnello, dove in più di un’occasione ha rifinito la sua preparazione atletica.

 

Qui l’ha incontrata Alessandra Cozzi per una breve intervista in cui ci racconta emozioni e aspettative alla vigilia dell’appuntamento a cinque cerchi.

 

Siamo qui a Poggio all’Agnello, località molto bella e molto cara per Valeria. Che cosa significa per te questo posto, che cosa ha significato negli anni, ma soprattutto in questo momento della tua vita?

Ormai è da qualche anno che vengo ad allenarmi qui al “Poggio” e trovo che sia un luogo ideale per allenarsi, perché c’è veramente disponibilità di tantissime cose che servono ad un atleta: la palestra, la piscina, percorsi per correre su sterrato, asfalto, mossi. Quindi ci sono tutta una serie di servizi e strutture che sono perfette per potersi allenare veramente al meglio; anche la cucina è a misura di atleta, perché c’è il “menù sportivo” fatto di cibi semplici, vari ed adatti agli allenamenti.

 

Hai raggiunto recentemente un traguardo molto importante, ovvero la qualificazione per Rio 2016. Come ci sei arrivata e chi ti senti di ringraziare?

Speravo che questa qualificazione fosse un po’ più facile; ero già stata preselezionata a fine 2015, purtroppo ho avuto degli infortuni che hanno condizionato negativamente la mia preparazione e ho dovuto, alla fine, rincorrere questa qualificazione e ripiegare su una maratona che non avevo assolutamente previsto, cioè quella di Wurzburg in Germania. Infatti io avrei dovuto correre la Maratona di Nagoya a marzo 2016. E’ stata una rincorsa molto affrettata, perché l’infortunio che mi è accaduto a febbraio, durante la mezza maratona di Verona, me lo sono portato dietro per due mesi e mezzo e ho potuto ricominciare ad allenarmi solo ai primi di maggio. La maratona l’ho corsa il 12 di giugno…

 

Con un grande risultato!

Si, diciamo che sono molto soddisfatta, perché non era per nulla scontato, anche se l’ho corsa a ritmi molto più blandi rispetto a quelli cui sono abituata.

Voglio ringraziare tantissimo il mio fisioterapista che mi ha seguito e che mi segue ormai da anni, Maurizio Odorizzi e anche la Federazione, Massimo Magnani in particolare, che mi ha seguita passo dopo passo in questi mesi difficili. Ho sempre avuto il loro pieno sostegno e quindi voglio ringraziarli davvero di cuore.

 

La gioia di questa grande notizia, arrivata dopo un lungo periodo di recupero dal tuo infortunio, a cosa può essere paragonata? Alla vittoria di una gara? Di una maratona?

E’ la vittoria di essere in squadra, è una piccola vittoria, perché di strada ce n’è davvero ancora tanta da fare. E’ la soddisfazione di essere di nuovo in squadra per partecipare alla mia seconda Olimpiade, quindi…una grande soddisfazione!

 

Come proseguirà la tua preparazione?

Starò ancora qualche giorno al Poggio all’Agnello, ormai ci sono da una decina di giorni, giusto per riprendere la programmazione dopo aver corso la maratona di Wurzburg. Ho iniziato a fare dei lavori specifici e molto, molto faticosi. Dal 2 luglio sarò a St Moritz, dove farò la preparazione in altura e sicuramente sarà un altro periodo di grande fatica, perché, ripeto, la mia condizione non è ancora ottimale e bisogna stringere i denti, perseverare, andare avanti e crederci. Sono contenta, perché di settimana in settimana vedo che ci sono dei miglioramenti e sono ottimista. Penso e spero di arrivare a un’ottima condizione giusto in tempo per Rio. Se ci fosse stata qualche settimana in più, sarei stata più contenta, ma le cose sono andate così, quindi va bene lo stesso.

 

Quando partirai per Rio, che cosa porterai con te dell’Italia, a livello di ricordi, portafortuna, pensieri?

Non sono per niente scaramantica e non sono particolarmente legata a gadgets, oggetti, riti. Di solito, quando corro una gara voglio sempre avere qualcosa dei miei figli addosso, come ad esempio gli orecchini con la coccinella che ho “rubato” a mia figlia, qualche braccialettino. Diciamo che mi porto tutte le persone che mi hanno aiutato sino ad ora nel mio cuore, sicuramente saranno con me in gara e anche gli affetti più cari: mio marito e la mia famiglia, saranno sicuramente loro che correranno con me!

 

Quindi da casa, i tuoi figli, capiscono l’impegno della loro mamma e la gioia che provi?

Si, capiscono anche se non capiscono sino in fondo che dovranno lasciarmi per un mese durante il quale dovrò fare allenamenti molto impegnativi, dove devo stare tranquilla e concentrarmi solo su di essi. Sono contenti: mia figlia, come compito a scuola, mi ha scritto una lettera dove diceva che sperava che mi passasse il dolore, è stata molto carina, perché ha colpito proprio nel segno e ha visto quanto fosse importante per me stare bene per poter continuare ad allenarmi. Penso che anche loro abbiano sofferto con me questi mesi di infortunio e poi gioito per la mia “resurrezione”.

 

Un’ultima domanda: quando corri una gara importante come una maratona olimpica, nella tua testa che cosa pensi? C’è un pensiero che ti aiuta ad andare avanti nei momenti difficili? Come pensare a un familiare, oppure hai qualcosa che ti aiuta?

Nei momenti più difficili il pensiero va a tutti quelli che mi hanno aiutata e mi hanno permesso di arrivare sana e in forma all’appuntamento. Sono anche molto concentrata e non mi distraggo molto, faccio molta attenzione a tutto quello che mi accade in gara: sul mio ritmo, sulle avversarie, sui ristori, sulla strada, alla fine è tanta la concentrazione.

Commenti? | Jul 14, 2016

Amsterdam, l'Italia nella prima giornata

Posted by linfordbif in Italia
Amsterdam, l'Italia nella prima giornata05 Luglio 2016

Domani iniziano i Campionati Europei con 30 gli italiani in gara: iniziano Trost, Rossit e Furlani nelle qualificazioni dell'alto. Finale dei 10.000 per Veronica Inglese.

<ins style="box-sizing: border-box; max-height: 500000px; display: inline-table; border: none; height: 60px; margin: 0px; padding: 0px; position: relative; visibility: visible; width: 550px; background-color: transparent" id="aswift_0_expand"></ins>

 

Poche ore al via dei Campionati Europei di Amsterdam. Domani mercoledì 6 luglio l’Olympisch Stadion ospita, per la prima volta nella sua pur gloriosa storia, la rassegna continentale. 30 gli italiani in gara nella prima delle cinque giornate di gara, 17 nella sessione mattutina e 13 in quella pomeridiana. Per tutti meno una saranno turni di qualificazione: l’unica a correre una finale sarà infatti Veronica Inglese, al via alle 18.55 di un 10.000 che assegna le prime medaglie di questi XXIII Europei.

Il regolamento sottrae al primo turno i velocisti nella top-12 continentale: in chiave italiana sono promossi direttamente alle semifinali quindi Matteo Galvan e Libania Grenot nei 400, Gloria Hooper ed Eseosa Desalu nei 200, Jose Bencosme, Ayomide Folorunso e Marzia Caravelli nei 400hs. Fra i 75 azzurri convocati dal DT Massimo Magnani, le prime ad entrare nello Stadio Olimpico per la XXIII edizione dei Campionati saranno allora Alessia Trost, Desirée Rossit e Erika Furlani, in pedana alle 11.05 per le qualificazioni del salto in alto. Toccherà poi a Micol Cattaneo e Giulia Pennella sui 100hs, mentre un’ora dopo (12.00) nel Vondelpark, il grande parco verde di fronte al celebre Rijksmuseum (e a due passi da Casa Atletica Italiana), entrano in azione gli specialisti dei lanci, e in particolare le discobole: inizia Natalina Capoferri (12.00) seguita da Valentina Aniballi e Stefania Strumillo(13.15). Alle 12.10 il colpo di pistola che segnerà l’inizio delle gare di sprint.

Sui blocchi Martina Amidei e Irene Siragusa nei 200 femminili, MassimilianoFerraro, Giovanni Galbieri e il 18enne Filippo Tortu nei 100 maschili (12.40). Alle 13.05 fari puntati sulla pedana del lungo, con Marcell Jacobs a caccia del pass per la finale. In chiusura di mattinata è in programma il primo turno dei 400, con Benedicta Chigbolu e Marta Milani (13.10) nella gara femminile e GiuseppeLeonardi (13.35) in quella maschile.

Il pomeriggio azzurro si apre con le spallate di Norbert Bonvecchio al Vondelpark (alle 17.05, mentre Roberto Bertolini entra in azione alle 18.40) e con i 400 hs di Mattia Contini e Mario Lambrughi. Alle 17.30 scende in pista, direttamente nelle semifinali dei 200 metri, Gloria Hooper, affiancata, se sapranno conquistarsi il pass, dalle colleghe Amidei e Siragusa. Poi i 3000 siepi (17.55 con AbdoullahBamoussa, Jamel Chatbi e Yuri Floriani) e gli 800 (alle 18.25 con YusneysiSantiusti e Irene Baldessari). Chiudono la prima giornata Chiara Rosa e JulaikaNicoletti, sulla pedana del primo turno del peso alle 19.10.

a.c.s.

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Commenti? | Jul 05, 2016

Galvan 400 da sogno: 45.12 record agli Assoluti

Posted by linfordbif in Italia

Matteo Galvan. Colombo

A Rieti, il vicentino delle Fiamme Gialle riscrive il primato italiano del giro di pista nello stesso impianto dove Andrea Barberi lo aveva stabilito dieci anni fa. E' la migliore prestazione europea 2016.

Un incredibile Matteo Galvan stabilisce il record italiano assoluto dei 400 metri ai Campionati Italiani Assoluti di Rieti. Il 27enne vicentino delle Fiamme Gialle corre il giro di pista in 45.12, 7 centesimi meglio del 45.19 che Andrea Barberi aveva messo a segno proprio in questo stadio il 27 agosto del 2006 in occasione del RietiMeeting. E' la migliore prestazione europea 2016 e un crono che vale anche lo standard di iscrizione (45.40) per i Giochi Olimpici di Rio.
Un incredibile Matteo Galvan stabilisce il record italiano assoluto dei 400 metri ai Campionati Italiani Assoluti di Rieti. Il 27enne vicentino delle Fiamme Gialle corre il giro di pista in 45.12, 7 centesimi meglio del 45.19 che Andrea Barberi aveva messo a segno proprio in questo stadio il 27 agosto del 2006 in occasione del RietiMeeting. E' la migliore prestazione europea 2016 e un crono che vale anche lo standard di iscrizione (45.40) per i Giochi Olimpici di Rio.

Il suo giro di pista da record, affrontato praticamente solo contro il cronometro, è arrivato tra i lampi e le prime gocce di pioggia di un temporale che oscurava ormai l'orizzonte della città sabina. Il fulmine, però, è stato proprio l'azzurro che sull'anello reatino è partito subito forte, ha aperto il gas sul primo rettilineo disegnando poi una seconda curva da manuale. Giunto sotto la tribuna, il suo finale è stato davvero implacabile. Questo è il quinto titolo italiano della sua collezione e lo vince riscrivendo di 23 centesimi il personal best stabilito nel 2013 a Bruxelles. Per il veneto Galvan, Rieti non è una città qualsiasi. Qui ormai da tre anni ha scelto di trasferirsi sotto la guida tecnica di Maria Chiara Milardi, figlia di Andrea, lo storico fondatore della Studentesca scomparso a fine marzo e che proprio domani avrebbe compiuto 71 anni. Qui condivide le sue giornate con la fidanzata Maria Benedicta Chigbolu, oggi seconda sui 400 femminili alle spalle della campionessa europea Libania Grenot. Qui il 7 settembre del 2014 aveva impresso il suo nome con 32.01 sulla migliore prestazione nazionale di sempre nei 300 metri, fino a quel giorno appartenuta al mito Pietro Mennea.

VIDEO | RECORD ITALIANO MATTEO GALVAN: 45.12 AGLI ASSOLUTI DI RIETI 2016

 

“Era destino – sorride sornione Galvan a pochi minuti dal primato – su questa pista è iniziato tutto, su questa pista dovevo fare il record italiano dei 400 metri”. L’inizio a cui si riferisce il velocista veneto è quel 20.87 con cui il 23 luglio del 2006 esplose diventando il terzo junior di sempre sui 200 metri. All’epoca, dieci anni fa, erano Campionati juniores e promesse, oggi sono gli Assoluti. “Ho chiesto io ad Andrea Milardi di organizzarli qui, un anno fa. Desideravo inseguire il sogno di Rio sulla pista che ormai è diventata casa mia e che spesso garantisce condizioni perfette. Ci sono riuscito, la dedica ad Andrea è ovvia e dovuta”.

Continua il quattrocentista, cresciuto sotto la guida di Umberto Pegoraro prima di passare tre anni in Florida con Loren Seagrave: “Qui a Rieti ho creato un microcosmo perfetto: vado allo stadio in bici, ma più spesso in auto per pigrizia. Al campo ho dei compagni di allenamento fantastici: mi aiutano partendo un po’ prima, ‘tirandomi’ le ripetute un pezzo ciascuno, non sono mai solo".

"Sapevo di valere un tempo del genere, sapevo di stare bene, ma l’aspetto mentale è spesso determinante e non ero sicuro di riuscire a sbloccarmi. Oggi mi ero preparato a gestire la gara da solo, ho fatto un passaggio spinto e cercato di chiudere il più forte possibile. Negli ultimi 50 metri ho chiuso gli occhi e sperato non arrivasse quella maledetta salita… è andata bene. Sul rettilineo finale non guardo mai il cronometro, perché corre sempre più veloce di me”. Nell’anno di Amsterdam, il suo 45.12 rappresenta ora il vertice del ranking continentale 2016:“È una statistica che non vale nulla: per me non conta, so bene che non garantisce nemmeno l’accesso alla finale. Per me è solo un punto di passaggio, ora devo restare concentrato e continuare ad allenarmi bene. Domani farà regolarmente i 200, chissà che non riesca a migliorarmi anche lì”.

Alessio Giovannini e Anna Chiara Spigarolo

CRONOLOGIA RECORD ITALIANO 400 METRI       
(solo tempi automatici)
45.49 Marcello Fiasconaro Helsinki, 13 Ago 71
45.34 Mauro Zuliani (Fiamme Oro Padova) Torino, 15 Lug 81
45.26 Mauro Zuliani (Fiamme Oro Padova) Roma, 5 Set 81
45.19 Andrea Barberi (Fiamme Gialle) Rieti, 27 Ago 06
45.12 Matteo Galvan (Fiamme Gialle) Rieti, 25 Giu 16

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RISULTATI/Results - ORARIO/Timetable - FOTO/Photos

STREAMING E TV - I Campionati Italiani Assoluti di Rieti 2016 saranno trasmessi in diretta streaming sul sito di RaiSport. Per la programmazione televisiva sono previste le seguenti differite:
- sabato 25 giugno 22.30-1.00 su RaiSport 2
- domenica 26 giugno 21.45-0.15 su RaiSport 1

I CAMPIONI 2015 - TUTTE LE NOTIZIE SUGLI ASSOLUTI 2016 - CRITERI PARTECIPAZIONE 

Commenti? | Jun 27, 2016

Jesolo: allievi mondiali sugli ostacoli

Posted by linfordbif in Italia
Ai Tricolore Under 18, Desola Oki (13.30) corre la MPI e il miglior crono mondiale stagionale Allieve dei 100hs. Mattia Di Panfilo (13.55) diventa il 2° alltime di categoria dei 110hs.
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 di Raul Leoni

 

Conclusi oggi a Jesolo (VE) i Campionati Italiani allievi 2016, con oltre 1600 atleti in gara per 312 società. Nella giornata conclusiva della rassegna under 18 la vetrina se la prendono d'autorità gli ostacolisti, che mandano in archivio risultati di livello mondiale: Desola Oki corre in 13.30 (+1.0) e toglie in un colpo la Miglior Prestazione Nazionale dei 100hs a Veronica Borsi (13.56 ai Mondiali allieve del 2003) e la leadership stagionale Under 18 alla cubana Keily Perez (13.37 a L’Avana). Poi il lampo del romano Mattia Di Panfilo, 13.55 sui 110hs che rappresenta la seconda prestazione all time dopo il 13.44 di Lorenzo Perini e anche il secondo posto nelle liste mondiali dell’anno alle spalle del giamaicano Dejour Russell (13.38 a Kingston). Dopo Simone Barontini e Andrea Romani che nella giornata di sabato si sono issati in cima alle liste europee allievi degli 800 (con il primo alla MPI di 1:48.76), oggi nel mezzofondo Marta Zenoni si limita ad una passerella per la tribuna di Jesolo nei 1500 metri (4:28.16). In prospettiva degli Europei di categoria di Tbilisi (14-17 luglio) gli azzurrini di Stefano Baldini fanno sognare anche nel triplo, con il piacentino Andrea Dallavalle che si conferma leader continentale con 15.60 (+1.7), mentre nell’alto Andrea Motta si ferma a 2.12 fallendo 2.15 a gara ormai vinta. Grande spettacolo dal giro di pista, dove il lombardo di famiglia albanese Klaudio Gjetja batte per sei millesimi di secondo il sedicenne Edoardo Scotti (48.10 per entrambi). 

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LE GARE DELLA SECONDA GIORNATA

ALLIEVI

4x400 – I nuovi campioni Italiani della staffetta del miglio emergono dalla seconda serie delle tre, quella che sulla carta non ha i migliori accrediti. Ma i reatini Marco Parrano, Matteo Frattucci, Riccardo Filippini e Marcello Ziyada viaggiano da subito su ritmi di tutto rispetto, tanto da chiudere in 3:20.01. La E.Servizi Atl. Futura Roma (con in seconda frazione l’ostacolista Mattia Di Panfilo, di nuovo in pista dopo aver siglato il secondo crono mondiale del 2016 sui 110 con barriere) e la Pro Patria Busto Arsizio in terza serie provano a fare meglio, rispettivamente in 3:20.98 e 3:21.94, ma le quattro maglie Tricolore di Jesolo vanno in casa Studentesca Rieti Andrea Milardi.

Alto (finale) – In una giornata densa di eventi, il 2.12 di Andrea Motta rientra quasi tra le prestazioni “normali”: eppure il ragazzo lombardo, sponda milanese dell’Adda, sarà un’altra carta da medaglia nella spedizione azzurra agli Europei di Tbilisi.

Peccato che la quota di 2.15 respinga ancora una volta le avances del ragazzo ora seguito da Orlando Motta: e peccato che solo un altro specialista – il campione cadetti di Sulmona Francesco Ruzza – resti l’unico a contendere il titolo a Motta oltre i due metri (2.03, poi tre errori a 2.05 per il sedicenne veneto che al coperto aveva superato i 2.10).

110hs (finale) – Che dire? Dopo Desola Oki, si presenta un altro eccezionale prospetto delle barriere nel settore maschile, Mattia Di Panfilo: se l’emiliana ha fatto sua la MPN e la posizione di leader mondiale stagionale, il romano allenato da Maura Cosso con 13.55 (+1.2) diventa secondo nelle liste nazionali – dopo Lorenzo Perini – e anche nelle liste mondiali dell’anno, preceduto solo dal giamaicano Dejour Russell (13.38 a Kingston). E’ un’impresa che necessariamente toglie spazio agli altri protagonisti, che però hanno corso al loro meglio: soprattutto una coppia di lombardi, Mattia Montini (13.95) e Amos Galbiati (14.04).

1500m (finale) – La maglia tricolore della volontà spetta probabilmente a Vincenzo Grieco, che si rende protagonista di una gara d’attacco, provando ad incrementare un ritmo non trascendentale nella prima parte: poi escono in progressione i due marocchini Abdelhakim Elliasmine e Ouassim El Ammari, trascinandosi dietro Antonio Catallo e Riccardo Bado. Alla fine, come si dice, è la somma che fa il totale: davanti finiscono Elliasmine (3:55.24, accoppiata 1500/3000) ed El Ammari (3:56.27), poi tre ragazzi azzurrabili sotto i quattro minuti, con il foggiano Catallo (3:58.78) in grande spolvero dopo l’argento di ieri sulla distanza lunga, il doppio figlio d’arte imperiese Bado (3:59.97) – la mamma Ornella Ferrara è stata bronzo mondiale a Goteborg ’95, il papà Corrado è buon maratoneta – e il coraggioso Grieco (3:59.99).

Disco (finale) – Il ruolo di “ammazza grandi” spetta ufficialmente ad Alessandro Pace: dopo Andrea Proietti del peso il romano – allenato nel centro della finanza a Ostia dall’ex azzurro Filippo Monforti – distrugge anche le ambizioni di Marco Balloni. L’ascolano allenato da Armando De Vincentis va in confusione dopo il 54.01 del rivale: un solo lancio valido (51.85, quasi sette metri sotto il suo migliore) e cinque nulli. Poi l’emiliano di famiglia agrigentina Marco Volo (51.53).

400m (finale) – Sei millesimi di secondo: è questo il soffio che separa sul traguardo Klaudio Gjetja da Edoardo Scotti, 48.10 per entrambi in una finale da infarto. L’ex calciatore di Busto Garolfo, nato da famiglia albanese in Italia da molti anni, la spunta sul sedicenne lodigiano, già secondo un anno fa nei 300 cadetti di Sulmona. Ma è molto probabile che trovino entrambi posto nella squadra per Tbilisi. Bronzo per il cuneese Simone Massa, bravissimo (48.64) e poi il rientrante bolzanino Michael Albrecht (49.16).

Triplo (finale) – Non lascia, ma raddoppia: Andrea Dallavalle mette da parte il titolo del lungo e si concentra sulla sua specialità di parata: 15.60 al primo turno (+1.7), poi è giusto rifiatare un paio di giri visti i tanti impegni di questi giorni. Però il piacentino ha del tutto superato i guai della passata stagione e si conferma leader europeo stagionale, davanti nel mondo i soliti cubani e poco altro.

Sei sopra i 14 sono un’accettabile dimostrazione di profondità: emerge come seconda forza il triestino Simone Biasutti (14.67/0.0, che formalmente sarebbe minimo per Tbilisi), mentre come prospetti orientati al futuro della specialità si fanno notare il figlio d’arte siracusano Lorenzo Moscuzza (14.38/+1.1) e l’ex saltatore in alto reggino Ernesto Pascone (14.29/+1.2). 

110hs (batterie) – Rispetto alle batterie femminili le escursioni dell’anemometro sono meno sensibili, ma in qualche modo permangono: vento o no, Mattia Di Panfilo si esibisce in una volata da 13.76 (+1.5) e quindi il gruppo della E.Servizi Futura punta dichiaratamente ad un'altra maglia dopo quella di Mario Marchei nei 200 e della staffetta. Chi potrebbe insidiare il romano in finale? Intanto registriamo il miglioramento di Mattia Montini, sceso a 14.03 (+0.8), poi un 14.35/-0.4 della novità Francesco Libera, trentino di Cles che però – per la struttura fisica – potrà avere un futuro soprattutto nel giro di pista.

ALLIEVE

4x400 - La lotta è serrata ma alla fine sull’anello jesolano si impongono le allieve del CUS Trieste. Marianna Giurco, Giada Stanissa, Isabella Grandolfo e Alice Drago fermano i cronometri a 3:54.05, conquistando il primo gradino di un podio che accoglie anche l’Atletica Vicentina (Brandstetter - Zambolin - Gollin – Kouakou in 3:57.00) e la Bracco che difendeva il titolo (Paccagnella - Brunetti - Veneruso - Aquilino in 3:58.45).

100hs (finale) – Desola Oki non si ferma più: la fidentina scoperta da Maurizio Pratizzoli vola in 13.30 (+1.0) e strapazza la MPN detenuta da Veronica Borsi (13.56 della braccianese ai Mondiali allievi del 2003). Non basta, l’azzurra toglie dalla lista dei leader mondiali stagionali il 13.37 della cubana Keily Perez: azzurrini in competizione con i talenti caraibici a livello giovanile, c’è da sognare in grande! Anche le piazzate di Jesolo meritano un grande applauso: si affacciano al muro dei 14” due ragazze varesine, Camilla Rossi (14.00) e Rebecca Gennari (14.10).

Triplo (finale) – Un primo traguardo arriva, il minimo europeo di Camilla Vigato (12.31/+1.0 subito al primo salto): e così la mestrina può intanto sognare il suo viaggio a Tbilisi. Tutte le altre sotto i 12 metri, compresa la campionessa in carica al coperto, l’aostana Corinne Challancin (11.93/+1.3 per la figlia dell’ex triplista azzurro Paolo).

1500m (finale) – Si limita ad una passerella per la tribuna Marta Zenoni: comodo 4:28.16, d’altronde non è escluso un successivo impiego del bronzo mondiale di Cali nella staffetta 4x400 dell’Atletica Bergamo 1959 Creberg. Le piazzate approfittano a distanza della scia e altre tre finiscono sotto i 4’40”: la tricolore degli 800 Martina Tozzi (4:34.89), Elisa Palmero (4:36.20) e l’altra finalista degli 800 Flavia Ferrari (4:39.00). Per la cronaca, si corrono quattro serie: un esercito.

400m (finale) – Dopo due piazzamenti consecutivi nei 300 cadette, Letizia Tiso mette le mani sulla maglia tricolore del giro di pista: la vercellese allenata da Corrado Zennaro lima qualche centesimo al PB e scende a 55.81, poi l’altra sedicenne Eloisa Coiro(56.67 per la romana) e la campionessa indoor Francesca Aquilino (57.24). Fuori dal podio, dopo una promettente batteria, la novità stagionale Elena Pradelli (57.56).

Martello (finale) – Finalmente la rincorsa di Isabella Martinis al minimo europeo viene coronata da successo: 60.26 al quinto turno, ribadito da un 59.64 all’ultimo. Per l’ennesimo prodotto della scuola udinese di Mario Vecchiato è missione compiuta: ma i giochi per Tbilisi non sono ancora fatti. E sì, perché il 60.41 della qualificazione garantisce in teoria il passi anche alla reatina CeciliaDesideri, che stamattina invece deve accontentarsi del bronzo tricolore (56.93, ma un nullo da quasi 60 metri nel lancio finale): complice l’eccezionale progresso di una ragazza modenese, Lucilla Celeghini, oggi approdata a 58.32. Un successo della scuola targata Fratellanza, che poi è un pezzo di storia della specialità da quasi un secolo: Lucilla è arrivata in pedana un anno fa e al primo lancio di carriera aveva fatto 38.88 …

100hs (batterie) – Il vento, una costante in questi campionati: con l’aggravante che in questa terza mattinata di gare diventa invece una variabile che condiziona le gerarchie. Non per Desola Oki – l’italo-nigeriana di Fidenza è superiore a queste difficoltà (14.08/-2.2) – quanto per le altre che si giocano la finale sul filo dei centesimi. Ecco perché la senese Federica Renzi – che pure è l’unica altra ostacolista a vantare un PB da -14” in stagione – passa con l’ottavo e ultimo tempo (14.77), frenata dal vento (-1.7): invece viene relegata in finale B la bicampionessa cadette Noemy Petagna (14.80). Sui blocchi ci saranno due medagliate di questa edizione tricolore, l’oro dei 400hs Anna Polinari e il bronzo del lungo Rebecca Gennari, ma il secondo tempo della mattinata è quello di Camilla Rossi 14.48 con vento nullo).

Commenti? | Jun 21, 2016

Zenoni è record: 2:01.91 a Bellinzona

Posted by linfordbif in Italia

La 17enne corre il miglior tempo mondiale dell'anno fra le allieve e diventa la terza junior italiana di sempre. Sempre in Svizzera Yeman Crippa demolisce il personale sui 5000 con 13:36.65. (in aggiornamento)

La 17enne Marta Zenoni a Bellinzona (Svizzera) ha corso gli 800 metri in2:01.91, sbriciolando la sua MPI allieve degli 800 e siglando la miglior prestazione mondiale Under 18 e la terza Under 20 del 2016 (ma è prima fra le europee). Il risultato ottenuto questa sera al Galà dei Castelli dalla portacolori dell'Atletica Bergamo Creberg soddisfa (di un secondo) lo standard per i Campionati Europei di Amsterdam, ma sfiora anche quello per i Giochi Olimpici di Rio (2:01.50). A vincere, unica sotto i 2 minuti, è la polacca Angelika Cichocka in 1:59.97 che supera sia Olga Liakhova (2:00.32) che Sophia Ennaoui (2:00.34). La bergamasca, che sul traguardo è decima, corre per tutta la gara in coda al gruppo 

L'azzurrina, che nella scorsa estate si è messa al collo la medaglia di bronzo ai Mondiali Allievi di Cali, oggi, alla prima occasione utile, si è presa così una bella rivalsa rispetto al Golden Gala Pietro Mennea di giovedì scorso, quando è caduta malamente, coinvolta nella bagarre, a meno di 300 metri dal traguardo. Più felice era stato invece il Golden Gala di un anno fa (4 giugno 2015), quando l'allora 16enne corse proprio la MPI migliorata oggi: 2:03.40. Per gli amanti delle statistiche, il crono di oggi la issa al terzo posto nelle liste italiane junior di sempre: davanti a lei, di pochi decimi, la primatista Daniela Porcelli (2:01.43), e la campionessa olimpica Gabriella Dorio (2:01.63). 

CRIPPA SBRICIOLA IL PB - Sempre nel meeting elvetico bel miglioramento anche per Yeman Crippa (Fiamme Oro), che nel primo 5.000 della stagione corre in 13:36.65, un crono che soddisfa lo standard per i Campionati Europei di Amsterdam e migliora il primato personale del 19enne di ben 22 secondi. Sulla distanza il precedente limite del trentino era infatti il 13:58.31 siglato a Gorizia nel giugno di un anno fa, circa un mese prima di vincere il bronzo agli EuroJunior di Eskilstuna.


Oggi il due volte campione europeo under20 di cross è arrivato settimo in una gara che ha visto il Kenya dominare le prime cinque posizioni e Cornelius Kangogo vincitore in 13:12.54. Subito davanti a Crippa, che quest'anno si era già migliorato sia nei 1500 (3:38.95 a Ostrava) che negli 800 (1:50.16 a Trento) è arrivato invece il tedesco Martin Sperlich in 13:33.84. 

GLI ALTRI AZZURRI - Tornando al doppio giro di pista, ma al maschile, l'altro trentino Giordano Benedetti (Fiamme Gialle) è terzo in rimonta con il tempo di 1:46.66. Il migliore è ancora una volta il polacco Adam Kszczot, oggi a 1:45.77 davanti al keniano Leonard Kirwa Kosencha (1:46.24). I 400 ostacoli sono vinti dal beniamino di casa, il campione europeo di Zurigo 2014 Kariem Hussein(48.98), mentre Jose Bencosme (Fiamme Gialle) chiude quinto in 50.73. Nell'altra serie 50.88 di Leonardo Capotosti (Fiamme Gialle) e 51.22 di LorenzoVergani (CUS Pro Patria Milano). Nei lanci misura di 55,22 - seconda in carriera - per la discobola Natalina Capoferri (Atletica Brescia) e 76,07 per il giavellottista Roberto Bertolini (Fiamme Oro). Doppio impegno sui 100hs, concluso in 13.32 (-0.5) e 13.64 (-0.2), per Micol Cattaneo (Carabinieri).

REESE OLTRE I SETTE METRI - La riunione svizzera regala diversi risultati di rilievo. Su tutti, il 7,04 (con -0.2 di vento) con cui la campionesse olimpica, e tre volte iridata, Brittney Reese vince il salto in lungo, siglando la terza prestazione mondiale del 2016.  I 100 metri se li aggiudica, in 10.04 (0.3), lo statunitense Mike Rodgers.

RISULTATI/Results

SIEPISTE A PRAGA - Nel Memorial Josef Odlozil di Praga (Repubblica Ceca) le siepiste Francesca Bertoni (La Fratellanza) e ValeriaRoffino (Fiamme Azzurre) sono ottava e undicesima, rispettivamente in 9:58.29 e 10:04.75. La prima al traguardo è la brasilianaDos Santos che ferma i cronometri a 9:38.63 (NR).

a.c.s.

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Commenti? | Jun 07, 2016

Lampi a Savona: Jacobs, Tortu e Manenti

Posted by linfordbif in Italia
Al Meeting Ottolia, il lunghista delle Fiamme Oro è il più veloce con 10.23 nei 100 metri dove il giovane lombardo si impossessa del record italiano junior (10.24). Nei 200 grande assolo e PB del piemontese, 20.50.

I lampi di Marcell Jacobs (10.27 e 10.23) e del giovanissimo Filippo Tortu (due volte 10.24, primato italiano junior dopo 34 anni) infiammano i 100 metri del meeting Ottolia di Savona dove Davide Manenti mette a segno un brillante 20.50 (PB) sui 200.

TORTU RECORD, JACOBS LUNGHISTA SPRINT - Oggi pomeriggio Tortu, 18 anni da compiere il prossimo 15 giugno, ha sfoderato un imprendibile 10.24 (+1.5) in batteria. Un tempo che demolisce di 9 centesimi il precedente personal best (10.33 nel 2015 a Gavardo, record nazionale Allievi) del lombardo delle Fiamme Gialle e lo fa diventare lo junior più veloce della storia dell'atletica azzurra. Battuto, infatti, il 10.25 del record italiano under 20 di Francesco Pavoni che deteneva da quasi 34 anni quando il 7 settembre del 1982 gli valse l'argento agli Europei di Atene. Un crono che, dopo il recente 10.34 di Pavia, ne ribadisce la leadership stagionale di categoria in Europa e fa di Tortu l'ottavo junior al mondo nel 2016.

10.24 vuol dire, inoltre, il 15° posto delle liste juniores alltime del Vecchio Continente e il quattordicesimo sprinter italiano di sempre a livello assoluto. Il botta e risposta di Jacobs, però, non si fa attendere: nella seconda batteria il 21enne delle Fiamme Oro mette in riga tutti in 10.27 (+0.9): meno cinque centesimi di personale. Il lunghista (uomo da 8,03m e grande atteso all'esordio in pedana) fa ancora meglio in finale nello scontro diretto con Tortu. I due lottano spalla a spalla sul rettilineo del Fontanassa, poi è soltanto un centesimo a fare la differenza: 10.23 (+1.2) Jacobs e ancora 10.24 Tortu. Terzo in 10.37 il partenopeo Massimiliano Ferraro. Per Jacobs altri quattro centesimi di PB e la promozione alla dodicesima posizione nel ranking italiano di sempre. Nella finale B, 10.38 (+0.9) di Delmas Obou (Fiamme Gialle) che in batteria aveva corso in 10.47.

MANENTI 20.50 IN PUNTO - La terza impresa della giornata arriva invece dai 200 metri e porta il nome di Davide Manenti. Il 27enne torinese dell'Aeronautica era apparso in ottima condizione già con il 20.53 di domenica scorsa a Sesto Fiorentino, ma oggi sul mezzo giro di pista è riuscito ad essere ancora più veloce:20.50 (+1.7).

Eguagliato al centesimo lo standard di iscrizione indicato nei criteri di partecipazione per i Giochi Olimpici di Rio. Manenti diventa così l'undicesimo duecentista italiano di sempre al pari di Matteo Galvan e l'ottavo nelle graduatorie europee del 2016.

PENNELLA 13.25, CATTANEO 13.33 - Al femminile la copertina del meeting va al 13.25 (+1.5), miglior crono italiano 2016, con cui la toscana Giulia Pennella(Esercito) precede nei 100hs la lombarda Micol Cattaneo (Carabinieri), 13.33. Sui 110hs affermazione del tricolore assoluto Hassane Fofana (Fiamme Oro) in 13.95 (+1.2). Triplo a Daniele Cavazzani (Studentesca Rieti A.Milardi) con 16,41 (+1.7) davanti alla promessa Simone Forte (Fiamme Gialle), 15,84 (+1.6). Lancio da 18,81 per il pesista Sebastiano Bianchetti (Studentesca Rieti A.Milardi) e 6,31 ventoso (+2.7) di GiuliaLiboà (Atl. Mondovì) nel lungo.

a.g.

RISULTATI/Results

Commenti? | May 26, 2016
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