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Master: Torrieri, record di velocità

Posted by linfordbif in Mondo Master

Marco Torrieri (FotoGP.it)

 

di Luca Cassai

Emozioni da record nella seconda giornata dei Campionati italiani master indoor e invernali di lanci ad Ancona, con 16 nuove migliori prestazioni nazionali. Spettacolari le gare di velocità sui 60 metri e tra i protagonisti c’è un nome noto dello sprint azzurro: Marco Torrieri (Romatletica Footworks), finalista sui 200 metri agli Europei 2002 e poi ai Mondiali in sala 2003, sfreccia in 6.88 per firmare il nuovo primato SM40. Un tempo di valore assoluto, che abbassa il precedente 6.94 di Maurizio Checcucci, recordman italiano della 4x100. “Questo è un gran traguardo - spiega Torrieri - ma anche un’ottima partenza, per puntare a fare ancora meglio. Sono ad appena 15 centesimi dal mio personale sulla distanza, realizzato nel 2001. Ma la soddisfazione più grande è un’altra: infatti qui si sono migliorati tutti gli atleti del gruppo da me allenato ed è il bello dello sport”. Nei 60 SM55 emerge l’aquilano Giulio Morelli(Olimpia Amatori Rimini) con 7.52, mentre nella stessa categoria al femminile un altro progresso di Marinella Signori (Atl. Ambrosiana) in 8.61. Duello a distanza sui 60 SM70 tra il molisano Vincenzo Barisciano (Olimpia Amatori Rimini), al rientro dopo un anno di stop, che coglie subito il nuovo primato in questa fascia di età con 8.32 per toglierlo al marchigiano Livio Bugiardini (Sef Macerata), 8.38 e a sua volta più rapido del suo fresco primato di 8.44 nel mese di gennaio. Applausi per l’inossidabile Antonio Nacca (Amatori Masters Novara), classe 1923: dopo aver corso i 3000 metri, diventa anche il primo SM95 a cimentarsi nei 1500 al coperto con il tempo di 10:19.15.

Sui 3000 di marcia, arrivo da brividi per Vincenzo Magliulo (Caivano Runners), tricolore SM40 in 13:11.20. La dedica è per Cristiana Pellino, l’azzurra venuta a mancare ieri e ricordata anche con un minuto di silenzio, che con i suoi consigli aveva svolto un ruolo fondamentale per i progressi del del 41enne campano, oltre che per il suo ex allenatore Antimo Petito e per il papà, scomparsi di recente.

Scommessa vinta da Hubert Indra (Südtirol Team Club): l’ironman altoatesino migliora il primato SM60 dell’asta con 3,70 e pareggia il primato della sua allieva Nathalie Kofler, seconda ai campionati italiani under 18 con la stessa misura.

Consegnati i riconoscimenti del “Premio Master dell’Anno”, promosso dalla rivista Correre e dal sito Atleticanet: a riceverli per la stagione 2017 sono stati Marco Segatel (Olimpia Amatori Rimini), che oggi ha vinto l’alto SM55 con 1,83 provando poi la quota da record mondiale indoor di 1,89, e Catherine Bertone (Atl. Sandro Calvesi), con il riconoscimento ritirato da Liana Calvesi, consigliere federale. Il “Premio Vittorio Colò”, per due personalità che hanno dato un contributo significativo al movimento master italiano, è andato invece a Gualtiero Marastoni (La Fratellanza 1874 Modena), atleta-fotografo, e all’altoatesina Ingeborg Zorzi (Sportclub Merano), autrice del suo ennesimo primato nazionale SF70 con 12.58 sui 60 ostacoli SF70, una premiazione in cui sono intervenuti il centenario dell’atletica Giuseppe Ottaviani, presente in veste di spettatore, il consigliere federale Gerardo Vaiani Lisi e Giuseppe Scorzoso, presidente FIDAL Marche. Domani la terza e conclusiva giornata della rassegna tricolore.
 
MIGLIORI PRESTAZIONI ITALIANE (seconda giornata)
60 SM40: Marco Torrieri (Romatletica Footworks) 6.88
60 SM55: Giulio Morelli (Olimpia Amatori Rimini) 7.52
Peso SM55: Marco Giacomini (Cus Sassari) 14,18
Asta SM60: Hubert Indra (Südtirol Team Club) 3,70
Peso SM60: Andrea Meneghin (Atl. Riviera del Brenta) 13,99
60 SM70: Vincenzo Barisciano (Olimpia Amatori Rimini) 8.32
Marcia 3000 SM70: Ettorino Formentin (Us Quercia Trentingrana Rovereto) 15:40.28
Marcia 3000 SM80: Romolo Pelliccia (Atl. Libertas Orvieto) 18:18.31
Alto SM80: Roberto Fasoli (Atl. Sandro Calvesi) 1,15
Asta SM80: Galdino Rossi (Atl. Ambrosiana) 2,20
1500 SM95: Antonio Nacca (Amatori Masters Novara) 10:19.15
Marcia 3000 SF45: Valeria Pedetti (Atl. Arcs Cus Perugia) 15:24.44
60 SF55: Marinella Signori (Atl. Ambrosiana) 8.61
60 ostacoli SF70: Ingeborg Zorzi (Sportclub Merano) 12.58
Disco SF75: Maria Luisa Fancello (Assi Giglio Rosso Firenze) 24,66
Marcia 3000 SF80: Maria Luisa Mazzotta (Running Club Lecce) 28:50.15

DIRETTA STREAMING - Le gare dei Campionati italiani master indoor di Ancona 2018 sono proposte in diretta video streaming su atletica.tv.

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Commenti? | Feb 24, 2018

Master: Indra, ironman tricolore

Posted by linfordbif in Mondo Master

di Luca Cassai

Nella prima giornata della rassegna tricolore over 35 ad Ancona, impresa da record per l’altoatesino nel pentathlon SM60 e undici migliori prestazioni italiane di categoria 

Hubert Indra (FotoGP.it)Tante sfide appassionanti nell’avvio dei Campionati italiani master indoor e invernali di lanci ad Ancona, che anche quest’anno si presentano con grandi cifre di partecipazione: 1506 iscritti e 3150 atleti-gara, in rappresentanza di 344 società. La giornata inaugurale fa segnare subito 11 migliori prestazioni italiane di categoria, tra cui spicca quella realizzata nel pentathlon SM60 da Hubert Indra (Südtirol Team Club) con 4199 punti, per demolire il suo score di 3801 ottenuto nella scorsa edizione. Un record che rappresenta l’ennesima impresa del poliedrico altoatesino di Lana, protagonista negli anni Ottanta ai massimi livelli con tre titoli italiani, 13 maglie azzurre e due primati nazionali assoluti nel decathlon. Ma soprattutto è un risultato ancor più significativo, dopo aver superato un problema di salute. “In fin dei conti tutto è andato bene, perché sono qui a raccontarlo, ma nell’ottobre del 2016 ho dovuto affrontare la sfida contro un tumore maligno alla lingua. Nove ore di intervento, però il fatto di essere in buona forma fisica mi ha aiutato molto a riprendermi velocemente, infatti dopo essere uscito dall’ospedale i test hanno dimostrato che le mie capacità motorie erano invariate. Nella scorsa stagione ero già tornato in pista, ma rispetto all’ultima edizione mi sono migliorato di quasi 400 punti, davvero tanti. E ora nel salto con l’asta voglio vincere anche il duello a distanza con una mia allieva, Nathalie Kofler, che qui due settimane fa è stata seconda nei campionati italiani under 18 con il personale di 3,70. Quest’anno per ora invece ho superato 3,60 e domani proverò a far meglio!”. Durante la gara per Indra anche i nuovi limiti nazionali dei 60 ostacoli in 9.48 e nell’alto con 1,60.

Non è da meno un’altra atleta della provincia di Bolzano, perché al femminile Ingeborg Zorzi (Sportclub Merano) apre l’elenco dei record nel pentathlon SF70 con 4084. L’ex pallavolista coglie altri tre primati di categoria: 60 ostacoli (12.55), lungo (3,28) e alto (1,15). Sempre nelle prove multiple, ma tra le SF45, ancora un record per Sara Colombo (Atl. Monza): la brianzola di Seregno, all’ingresso nella nuova fascia di età, totalizza 4167 punti dopo aver trionfato da SF40 nella scorsa stagione. Nei 3000 metri l’intramontabile Antonio Nacca (Amatori Masters Novara), classe 1923, è il primo SM95 italiano a correre questa distanza al coperto in 22:13.42. Poi due record ad opera di Maria Luisa Fancello (Assi Giglio Rosso Firenze): una specialista dei lanci, che nel 1969 ha vinto il titolo italiano assoluto nel disco, e al suo debutto nella nuova categoria si impadronisce dei primati SF75 nel peso in sala (9,15) e nel martello outdoor (30,39). Domani la seconda giornata, dalle 8.30 del mattino fino a tarda serata, per una non stop di gare tricolori. Si assegnano i titoli nella marcia sui 3000 metri e poi nei 1500 di corsa, invece il pomeriggio sarà tutto all’insegna della velocità: 60 ostacoli, 60 piani, 400 metri. Nei concorsi, un gran numero di pedane impegnate sia al Palaindoor (lungo, peso, alto, asta, triplo) che al campo Italico Conti dove si svolgeranno le competizioni di giavellotto e disco. Chiusura domenica dalle 9.00 fino alle ore 16.00 circa.

MIGLIORI PRESTAZIONI ITALIANE (prima giornata)
60hs SM60: Hubert Indra (Südtirol Team Club) 9.48
Alto SM60: Hubert Indra (Südtirol Team Club) 1,60
Pentathlon SM60: Hubert Indra (Südtirol Team Club) 4199
3000 SM95: Antonio Nacca (Amatori Masters Novara) 22:13.42
Pentathlon SF45: Sara Colombo (Atl. Monza) 4167
60hs SF70: Ingeborg Zorzi (Sportclub Merano) 12.55
Alto SF70: Ingeborg Zorzi (Sportclub Merano) 1,15
Lungo SF70: Ingeborg Zorzi (Sportclub Merano) 3,28
Pentathlon SF70: Ingeborg Zorzi (Sportclub Merano) 4084
Peso SF75: Maria Luisa Fancello (Assi Giglio Rosso Firenze) 9,15
Martello SF75: Maria Luisa Fancello (Assi Giglio Rosso Firenze) 30,39

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Commenti? | Feb 24, 2018

IL PENSIERO POSITIVO

Posted by linfordbif in Training

Ormai tutti sappiamo quanto la mente influenzi il corpo e quanto il nostro stato emotivo influenzi il fisico e le nostre prestazioni. Il pensiero positivo e´ la base per ottenere delle buone prestazioni (sia in allenamento che in gara che poi nella vita in generale) e raggiungere i nostri obiettivi.

Cosa intendiamo per pensiero positivo? Una questione ancor troppo sottovalutata e´ proprio il linguaggio. Se si studia e si cerca di ottimizzare il linguaggio e la comunicazione, lo si fa´ sopratutto nella comunicazione verso gli altri sottovalutando l´importanza del dialogo interno, ovvero della comunicazione con noi stessi. 

Le parole che ci diciamo sono molto importanti, ad ogni parola sono associate immagini nel nostro cervello. Le immagini possono essere positive o negative, visto che il nostro cervello lavora per immagini capiamo bene quanto queste influiscano sul nostro stato e sulle nostre Performance. 

Una regola fondamentale e´ esprimere i concetti in positivo. Al posto di rispondere alla domanda "Come stai" con un "non male..", rispondi "sto´ bene!". Evitare di inserire il "non" ci permette di urare parole precise e dettagliate che ci permettono poi di sentirci meglio e bene. Il nostro subconscio comprende solo il positivo. La negazione  e´ una invenzione nostra, del nostro linguaggio, che per il nostro subconscio e´ impossibile comprendere. 

Non ci credi?  Se ti dico "NON pensare ad un elefante rosa che vola", a cosa pensi? 

E´ chiaro che se dici "non sto´male" quello che passa e´ "sto´ male" e siccome il nostro inconscio ci vuole bene fara´ di tutto per portarci dove il nostro Focus e´diretto, ovvero sullo stare male. Ci sono poi giorni in cui stai male, o meno bene, ed e´ proprio in quei giorni in cui il dialogo interno positivo e´ ancora piu´f ondamentale. Cerca di volerti bene, cerca di motivarti, di dirti qualcosa di positivo. In quei giorni la domanda da farsi e´ "Come posso sentirmi meglio?" 

Il principio della ripetizione e´ un principio che funziona, usato da millenni dalle religioni, dai politici dei tempi passati, usato ed abusato dalla pubblicita´ e dai politici dei nostri tempi (che sanno benissimo che mentire spudoratamente permette di rendere una menzogna una verita´ accettata). Proprio nei giorni in cui stai male, ditti  e ripetiti qualcosa che sia positivo e che ti tiri su´ di morale e ti dia energia. E nei giorni in cui stai bene, ricalcaci sopra.

Per ottenere risultati e raggiungere i nostri obiettivi ci vuole anche tanto altro, il pensiero positivo rimane comunque la base fondamentale: ci aiuta a focalizzarci sul nostro obiettivo e ci riempie di energia.´ 

VIDEO: IL PENSIERO POSITIVO

Daniele Biffi

Personal Trainer & Mental Coach

runfast@fastandfit.info  

Commenti? | Feb 22, 2018

Christian Coleman rekord del mondo sui 60 metri: 6"34!

Posted by linfordbif in International

Christian Coleman

Christian Coleman  ha battuto il record di Maurice Green sui  60 metri piani indoor   e questa volta e´ ufficiale!  

 Lo sprinter americano ha ottenuto il nuovo record ad Albuquerque con il tempo fantascienza di 6 secondi e 34 centesimi, migliorando Mourice Green di ben   5 centesimi.

Coleman aveva già migliorato il primato il 19 gennaio a Clemson ma il tempo non era stato omologato.  Coleman, 21 anni, nuovo fenomeno dell'atletica  , che sia l´erede di Usain Bolt?

Video Rekord del mondo

  Daniele Biffi

Personal Trainer & Mental Coach

runfast@fastandfit.info  

Commenti? | Feb 20, 2018

Cosa fa´di un Atleta un Atleta "vincente"?

Posted by linfordbif in Training

Sin da Ragazzino mi sono sempre chiesto come potessi migliorare me stesso ed osservavo le persone chiedendomi come mai ci siano persone di successo mentre altre collezionino insuccessi.

Perche´ e che caratteristiche hanno queste persone? Cosa rende possibile raggiungere gli obiettivi prefissati per alcune persone e perche´ invece gli obiettivi per altri rimangono sogni irraggiungibili? Cosa fanno persone piene di energia e felici per essere tali, Come posso stare bene e come posso controllare le mie emozioni,la mia salute, la mia vitalita´ ed energia, come posso prendere il controllo della mia vita e migliorarla? La mia continua ricerca al mio benessere fisico mi hanno portato a ricercare continuamente metodi per migliorare il mio corpo, la mia mente, la comunicazione, alla ricerca continua sulla alimentazione, psicologia, metodi di allenamento, ultimamente PNL fino conseguire la certificazione come Mental Coach. 

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Cosa fa´di un Atleta un Atleta "vincente" o al contrario un cosa fa´di un Atleta, seppur di talento ed atleticamente preparato, un "perdente"? Lo  si vede spesso in pista dove spesso Atleti seppur  preparati e piu´forti degli avversari in gara vengon ´sconfitti. E´Solo questione di una  giornata no o e´lo stato mentale che fa´la differenza?

Come mai ci sono Atleti che seppur potenzialmente forti non hanno saputo concretizzare una medaglia o magari una vittoria importante nonostante il loro talento ed i loro sforzi? La risposta e´spesso una mancata preparazione mentale. Sono molti gli Atleti che per quanto capaci e dotati di un talento naturale e ben preparati fisicamente, seppur favoriti al momento di una competizione son incapaci di competere, di concentrarsi sulla gara e su cio´che si apprestano a compiere.
 
Esser capaci di gestire la tensione pre-gara, il pubblico e´fondamentale per il buon andamento della Performance. 

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La mente gioca un ruolo fondamentale nelle competizionicome anche  in allenamento. Facilmente sarai anche d´accordo con me ma ti starai chiedendo cosa puoi fare per prepararti mentalmente e se puoi allenare la mente? La buona notizia e´che si, la mente si puo´allenare esattamente come si puo´allenare il fisico.  Per allenare la mente puoi farlo tu stesso da solo ed il consiglio mio e´quello di comprarti dei buoni testi di psicologia sportiva o di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) o di affidarti ad un buon Mental Coach Sportivo.

Il mental coach sportivo si focalizza ad allenere la mente al fine di ottimizzare gli sforzi ed i risultati e sopratutto a tirar fuori il meglio di te stesso e di quel potenziale insito in noi, di cui spesso non ne siamo neppure a conoscenza.
 
E´ proprio la mente che spesso e´l’ago della bilancia in grado di determinare il successo o l’insuccesso di una prestazione.

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Corpo, mente ed emozioni sono parti indissolubilmente legate: è per questo che allenare solo il fisico e la tecnica e´ insufficiente per raggiungere il vero benessere personale e l’eccellenza, anche la mente va´presa in considerazione ed allenata.



Attraverso il mental coach gli atleti possono migliorare nettamente le performance grazie ad opportuni modelli mentali appresi attraverso esercizi specifici che permettono di migliorare concentrazione,  autostima e focus sull’obiettivo da raggiungere.


Gli obiettivi di un mental coach sportivo sono 
  • stabilire traguardi realizzabili e stimolanti;
  • sviluppare un senso di fiducia, consapevolezza e coraggio nelle proprie capacità;
  • creare strategie che aumentino il livello di concentrazione in gara
  • imparare a gestire situazioni e la tensione emotiva in gara ed in allenamento
  • imparare a gestire eventuali pressioni nell’ambiente lavorativo;
  • essere in grado di gestire sia le sconfitte che le  vittorie;
  • raggiungere prestazioni eccellenti ed ottime performance ;
  • maturare una mentalita´vincente.  

Allenamento (capacita´tecniche e fisiche, talento ed impegno) + risorse mentali
(fisiologia, Focus mentale, dialogo interiore e gestione dello stress ) = Risultati

 

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Attraverso il Mental Coaching puoi ottimizzare i risultati, migliorare le tue performance e la tua vita. Il Mental Coaching Sportivo e´un valido sostegno perche´aiuta ad avere l´atteggiamento mentale ottimale al fine di sfruttare al meglio le proprie energie fisiche e mentali ed insegna a superare eventuali blocchi mentali, a gestire le emozioni, ad ottimizzare il tempo in allenamento, e a concretizzare in gara il lavoro svolto in allenamento.

La forza fisica e´nulla senza un buon controllo mentale.

 

Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach

runfast@fastandfit.info  

Commenti? | Feb 20, 2018

Conferenza stampa Half Marathon di Pietro Mennea Matteo SIMONE

Posted by linfordbif in Manifestazioni
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Da un po’ di anni mi sto interessando alle ultramaratone, nel 2008 attraverso brevi interviste ad alcuni partecipanti alla “100 km degli Etruschi”, raccolsi alcune impressioni, sensazioni e testimonianze con l’intento di comprendere le motivazioni a intraprendere questo tipo di imprese estreme che comportano un’estenuante prestazione sportiva, e tra gli intervistati c’era anche Enzo Cascella alla sua prima 100km.
Prestigiosa l’opera di Enzo Cascella di riuscire a tenere uniti tanti atleti apprezzandoli e premiandoli e notevole è anche la sua opera grazie a tanti suoi collaboratori di proporre tante iniziative di attività fisica a diversi livelli come una grande gara di mezza maratona in memoria di Mennea che si svolgerà prossimamente il 25 febbraio 2018, di seguito il Comunicato stampa: “La PIETRO MENNEA HALF MARATHON è una gara podistica di 21Km organizata dalla Associazione “Barletta Sportiva”, che avrà luogo a Barletta il 25.02.2018 con partenza alle ore 9:00 dal Catello di Barletta. Giunta alla sua quinta edizione, da due anni porta il nome del grande Pietro Mennea. È prevista la presenza di circa 3.000 alteti provenienti da ogni parte d’Italia che correrranno indossando la replica della canotta che ha visto vincitore dell’oro olimpico Pietro Mennea a Mosca il 28.07.1980. Nella classifica delle mezze maratone italiane più partecipate è: 1ª della Puglia, 2ª dell’Italia meridionale, 11ª Italiana. L’apertura dell’evento avverrà sabato 24 febbraio alle ore 9:00 con l’inaugurazione del villaggio maratona, dove saranno presenti i vari sponsor che offriranno propri prodotti tipici locali e varie associazioni sportive che promuoveranno le proprie gare. La P.M.H.M. prevede eventi collaterali che daranno prestigio alla manifestazione:
-ore 9,00: i giovani atleti del I.C. Musti-Dimiccoli a termine del progetto “Sulle orme di Pietro Mennea”, parteciperanno come dei veri corridori ad una staffetta ed una gara di velocità. Coordinati dai rispettivi docenti, saranno premiati dal professor Francesco Mascolo (ex allenatore del campione Barlettano) con una medaglia e una maglia rappresentativa.
-ore 15,00: avrà inizio “Walk Zone”, una camminata sportiva con l’ausilio di cuffie auricolari, per la prima volta a Barletta. Con partenza dal Castello Svevo, si proseguirà nel centro storico compreso il passaggio dalla “Salita del Vaglio”, luogo dove si allenava Pietro Mennea, il tutto coordinato da Mariella Dileo.
-ore 18,00 : conferenza stampa presso la Sala Rossa del Castello Svevo, dove saranno presentati i TOP RUNNER, il GRUPPO SPINGITORI, che con il loro progetto “Con le ali… fino al traguardo” realizzeranno il sogno di Tommaso e Spiry di vivere una giornata all’insegna dello sport e della solidarietà. Coordinatori Emma Caputo Fortunato e Nicola Tanzi.
GRUPPO PACER DONNE: per la prima volta sarà presente una squadra PACER completamente femminile che avrà il compito di portare al traguardo il maggior numero di atleti con diverse andature ma con lo stesso obiettivo, arrivare con il sorriso.
Durante tutto l’evento la P.M.H.M. sarà supportata dal valido aiuto degli alunni della scuola N. Garrone con Hostess Steward Yang Team e alunni del Liceo Sportivo “C. Cafiero”.
ONLUS SPORT SENZA FRONTIERE.
La Onlus correrà con una squadra di Runners speciali: i ragazzi rifugiati del progetto FIRST AID SPORT per lanciare un messaggio di integrazione e fratellanza e soprattutto per ricordare che la prima donazione è stata effettuata da Pietro Mennea per sostenere il loro progetto.
Lunedì 19 febbraio 2018 ore 11,00 conferenza stampa presso il Liceo Sportivo “C. Cafiero” con la presenza dell’assessore allo sport del Comune di Barletta Patrizia Mele, il prof. Mascolo allenatore di Mennea, Fondazione Onlus Pietro Mennea, il calciatore Gennaro Delvecchio, l’arbitro di serie A calcio Antonio Damato e del presidente della Barletta Sportiva Enzo Cascella.”
http://calendario.fidal.it/files/Reg_PietroMenneaHM_2018.pdf

La canotta solo ai primi 1972 iscritti alla gara; iscrizioni attraverso la PROCEDURA ON LINE DELLA FIDAL info: 3334714852 enzocascella@gmail.com
Che dire! Questo è lo sport che vogliamo, uno sport di tutti e per tutti, che avvicina persone, culture e mondi e sposta treni e montagne dal Nord al Sud passando per il centro e anche dal Sud al Nord sempre passando per il centro reclutando persone di ogni età e cultura per condividere allenamenti e gare, fatiche e gioie portando sempre a casa qualcosa come un pacco gara, una bella canotta, una meritata medaglia e tanti incontri, abbracci, sorrisi e selfie a volontà.

Siete pronti a partire con noi a Marzo…?
Iten e The Heart of Kenyan Running vi aspettano….!!
Possibilità di partecipare al Running Camp da 8 oppure 13 notti, per un’esperienza all’insegna della corsa, del benessere, dell’affascinante scoperta di nuovi paesaggi e nuove culture, per un insieme di incredibili emozioni che non dimenticherete mai….!
Per tutte le informazioni sui dettagli del programma del Running Camp e sui costi scrivere a:
Chiara Raso – chiara.tts@gmail.com presso T.T.S.srl
Per tutte le informazioni sulle attività specifiche del Running Camp scrivere a:
Dott. Matteo Simone, Psicologo dello sport – 2u1163@tiscali.it
Per tutte le informazioni sull’operativo voli scrivere a:
Michela Pistilli – michela.pistlli@gattinoni.it presso l’agenzia viaggi Valair – Gattinoni Travel Store Aosta

The Heart of Kenyan Running – Home | Facebook
https://www.facebook.com/theheartofkenyanrunning/
https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_simone+matteg-matteo_simone.htm

Commenti? | Feb 20, 2018

MICHAEL JOHNSON O WAYDE VAN NIEKERK?

Posted by linfordbif in International
Chi e´il piu´ grande 400a di sempre: MIchael Johnson o Wayde Van Niekerk?
 
Difficile rispondere, entrambi sono e sono stati immensi campioni. Ognuno ha il suo tempo, entrambi hanno vissuto 2 epoche atletiche differenti entrambi sono atleti praticamente imbattibili nel giro della morte.
 
Una cosa che li differenzia e´ l´approccio alla gara e la distribuzione delle energie. Se analizziamo gli split, i passaggi ogni 100 metri. possiamo notare che corrono e distribuiscono in maniera diversa. 
 
Risultati immagini per foto michael  johnson
 
Cominciamo con l´analizzare Michael. Quando Michael corse il Rekord del Mondo nel 1999 a Siviglia, Rekord che ha poi detenuto per ben 17 anni ( battuto poi nel 2016 da Wayde), passo ai 100 metri in 11"10 che e´ direi un passoggio "comodo". Ai 200 metri passa in 21"22 correndo quindi i secondi 100 metri in 10"12, ai 300 passa poi in uno strepitoso 31"66 correndo i terzi 100 metri in 10"44. Chiude la gara in 43"18 correndo gli ultimi 100 metri in 11"52 che e´sicuramente un finale strepitoso. 
 
Risultati immagini per foto wayde niekerk
 
Passiamo a Wayde che passa ai 100 in 10"76, 34 centesimi quindi piu´ veloce di Michael. I secondi 100 metri li corre in uno strepitoso 9"78 passando ai 200 metri in 20"54. Il passaggio piu´ impressionante e´ quello ai 300 metri dove passa in 31"04 correndo quindi i terzi 100 metri in 10"50. Se teniamo conto che il Rekord del Mondo sui 300 metri, sempre suo, e´  di 30"85( migliorato il Rekord di Michael Johnson di 30"89) possiamo dire che sia un passaggio "Kamikaze", al limite delle sue possibilita´, delle possibilita´umane  e oserei anche dire della follia..
 
Wayde chiude gli ultimi 100 metri in 11"99, pagando un po´ i passaggi precedenti e correndo meno veloce di Michael Johnson. La somma dei passaggi gli da´ ragione diventando cosi´ campione olimpico ai giochi di Rio e piazzando il nuovo Rekord Mondiale, ad un soffio da quello che sarebbe stato ancor piu´sensazionale come essere il primo uomo della storia a correre sotto i 43". Teniamo anche conto che Wayde ha corso in 8a corsia, ha corso da solo e non ha visto nessuno. Questo denota una grande forza mentale ed un grande focus.
 
Se teniamo conto che Michael era ben piu´ veloce di Wayde sui 200 metri, 19"32 di MJ contro i 19"84 di Wayde, capiamo che Wayde approccia i 400 metri diversamente da Michael. Come corre i 400 metri Wayde e´assolutamente spettacolare. Teniamo anche conto che Wayde ha corso da solo in 8a corsia, questo denota una grandissima forza mentale e prova che se uno e´ forte puo´ correre personali anche da solo senza dover avere qualcuno davanti. Chi ha bisogno di altri per correre veloce e´mentalmente debole. Lui attacca i 400 metri come nessun altro nella storia facendo dei passaggi al limite delle sue possibilita´ e delle possibilita´ umane. Wayde e´molto aggressivo, molto determinato e molto forte di testa, come lo era sicuramente anche Michael Johnson.
 
Fermorestando che entrambi venivano da batterie e semifinali e che forse in gara secca avrebbero potuto avere piu´ energie, penso che Michael, viste anche le sue immense basi di velocita´, avrebbe potuto essere piu´ veloce all´inizio della gara e probabilmente avrebbe potuto correre in 42"80 forse anche piu´velocemente.
 
 
 
Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
http://www.fastandfit.info/

runfast@fastandfit.info  

Commenti? | Feb 12, 2018

Matteo Simone, psicologo e ultramaratoneta, racconta il suo stage in Kenya

Posted by linfordbif in Manifestazioni
Sulle pagine di facebook immagini e brevi commenti sull’esperienza di Matteo Simone in Kenia nel mese di gennaio 2018. Com’è stata articolata la tua giornata in terra keniana? Raccontaci nel dettaglio.

La sera prima ci si organizzava per il giorno successivo, in genere appuntamento alle 6.30 con i pacer keniani per un allenamento a piccoli gruppi in base alla distanza e velocità, si correva in genere dai 12 ai 20 km, con ritmi dai più veloci e in progressioni per gli atleti più forti, mentre più lenti per me e altri e anche alcune donne che andavamo più piano. Si tornava, stretching, colazione e poi liberi a bordo piscina oppure passeggiate varie. Era prevista merenda sia nella mattinata che nel pomeriggio. Nel pomeriggio inoltre erano previste a volte sessioni di addominali a cura di Timo Limo o Richard, molto dure e faticose, soprattutto il motto di Richard era: «No pain no gain». Comunque insieme ci divertivamo anche ed erano presenti tanti campioni lì con noi. Altri pomeriggi facevamo tecnica di corsa e andature a cura di Timo Limo sulla pista in tartan di Lorna Kiplagat, oppure visite a scuole, incontri con allenatori di pomeriggio o sera, incontri e allenamenti con atleti di livello mondiali come Wilson Kipsang, che abbiamo incontrato nella palestra e ci ha chiesto se l’indomani mattina ci allenavamo insieme, e così è stato ha fatto: 5 minuti di ritardo, ma alle 6.35 si è presentato lui che ha 2h03’13” in maratona, con un altro atleta che ha di personale in maratona 2h07’. Inoltre erano previsti allenamenti nella pista di Tambach a 12 km di distanza dal nostro centro, una pista in terra battuta “calpestata” da tanti fenomeni keniani, e noi insieme a loro. Inoltre il fartlek del giovedì mattina alle 9.00 si partiva tutti insieme, eravamo centinaia, ma loro erano fortissimi, variazioni di ritmo sotto i 3’ al km. Inoltre erano previste visite a ospedali, artigianato locale, altri camp di atletica poveri e meno poveri.

Cosa ti ha più interessato del popolo keniano?

Quello che più mi ha interessato e che mi è rimasto nel cuore è stato la loro semplicità e solarità, i loro sguardi, il loro contatto, i loro saluti: loro, quando t’incontrano, ti guardano, ti salutano, ti danno la mano, è diverso da qui da noi dove tutti sono intenti, me compreso, a guardare il cellulare, si cammina senza guardare chi incrociamo, siamo soli con noi stessi. Inoltre mi ha interessato la povertà, ma una povertà umile e gentile, una non ricchezza che non guasta, una povertà fiera. Mi hanno interessato i tanti bambini e ragazzi che incontravano, che andavano a scuola per tanta strada e quando ti vedevano correre si univano a me, oppure quando passavo mi chiedevano: «Come stai? How are you? Habari, Jambo». 

Secondo il dott. Enrico Arcelli esistono più fattori che determinano il successo keniano in atletica leggera: 1) motivazioni; 2) altura in cui vivono; 3) favorevole rapporto peso-altezza; 4) scarsa tendenza a infortunarsi; 5) elasticità muscolare; 6) stile di vita, ecc. Confermi? Cosa ne pensi?

Credo che sono tutti fattori che contribuiscono alla loro performance, ma non i soli; fondamentale è il loro modo di allenarsi insieme, formano treni di allenamento, li vedi passare come mandrie, tra i tanti poi emerge il più forte, viene visto, osservato, corteggiato e portato a gareggiare nel mondo. Inoltre loro curano tanti aspetti, non solo la corsa, ma anche gli addominali, la palestra, la sauna, la fisioterapia, almeno quelli che se lo possono permettere. Inoltre le loro 4 regole sono: allenarsi, mangiare, dormire e poi socializzare. L’allenamento, oltre i lavori in pista, è fondamentalmente il fartlek che gli dà il ritmo di corsa, l’entusiasmo, la voglia di competere con tutto il mondo. Inoltre, oltre l’altezza di 2˙400 s.l.m., i percorsi sono molto impegnativi, sterrato su percorsi collinari, loro cercano tanti stimoli. Altro aspetto è il confrontarsi con i più forti, è lì che vanno i più forti atleti ad allenarsi e i più competenti allenatori ad allenare, più ti confronti con gli atleti del mondo e più apprendi. Inoltre il mangiare è fondamentale, i prodotti della terra sono genuini e nutrienti, la frutta ricchissima di vit. C e minerali, tanta papaya, mango, ananas, banane.

Campioni si nasce o si diventa?

Bisogna prima nascere campione e poi diventarlo, ci vogliono i geni giusti, ma non basta, non tutti coloro che hanno il corredo per diventare campioni poi riescono, c’è bisogno del contesto che ti coinvolge, che crede in te, e poi te stesso devi essere motivato, ci devi credere, devi trovare stimoli giusti, devi essere resiliente, devi sapere aspettare il momento giusto, devi essere persistente, devi essere amichevole, saperti allenare da solo e anche con gli altri, devi saper ascoltare, e saper chiedere anche.

Resilienti si nasce o si diventa?

Resilienti basta respirare all’inizio, non ci vogliono tante doti, e poi devi saper seguire treni giusti, devi capire cosa apprendere dagli educatori, devi prendere e dare, devi soffrire un po’ ma non troppo, devi saper costruire la tua personalità, le tue mete e i tuoi obiettivi, avere piano B e piano C, essere amichevole, aiutare e farsi aiutare, fidarsi e affidarsi.

Ritornando a Roma ora dovrai nuovamente fare i conti con una città sporca, pavimentazione dissestata, mezzi pubblici poco efficienti, malumore generale, ecc. In Kenya era la stessa cosa?
Purtroppo anche in Kenya stanno arrivando dal resto del mondo ad asfaltare e così da una parte aumenta il progresso e la velocità dei mezzi di trasporto e dall’altra parte si perde la naturalezza e la lentezza della quotidianità. Bisogna focalizzarsi sul momento presente e nel contesto dove siamo, lì è diverso quando sei lì, qui è diverso, devi coltivare il tuo orto capire quello che puoi fare e come lo puoi fare con quello che hai a disposizione cercando di apportare migliorie nella tua vita, nelle tu amicizia senza stravolgere la tua vita, con il cuore rivolto in Kenya ma il fisico a Roma riprendendo la bicicletta con nuove consapevolezze, incontrando gente guardandole negli occhi, con forze nuove che vengono dal cuore e dalla mente.

Melanie Joy nel suo libro Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche, ha stigmatizzato l’ambiguo rapporto uomo-animali in Occidente. Lì in Africa è la stessa cosa? La gente ha il tempo di andare al circo, allo zoo, all’acquario, ove certo gli animali non vivono in condizioni naturali? Indossano piumini e pellicce, pur sempre frutto di violenza a danno di esseri senzienti?

Lì tutto ciò non esiste, non esistono circo, zoo, acquario, è bello vedere gli animali per strada, vedere gli artigiani che lavorano per strada il legname, che aggiustano attrezzi, che vendono frutta colorata e profumata, sono coperti ma di vestiti semplici e colorati.

Che tipo di alimentazione segue il keniano medio?

 Più che altro cereali, verdure e frutta, poca carne, l’ugali è sempre presente, una sorta di polenta, inoltre buonissimi i centrifugati di verdura allo zenzero, buonissime le diverse patate e tanta frutta a volontà.

Tuoi prossimi impegni sportivi ed esistenziali?

Ho già fatto la Corsa di Miguel, di ritorno da Iten e ho fatto una prestazione migliore di circa 2’ rispetto a prima di partire: andavo leggero, agile e in progressione con tanto entusiasmo. Prossimi impegni le gare con la società La Sbarra e I Grilli Runners e poi sto aspettando la mia 50^ maratona/ultra, mi piacerebbe fare la 6 ore della Reggia, e anche 12 e 24 ore, mi piacerebbe fare quella di Torino, e poi non escluderei la Nove Colli Running 202,4 km, anche qualche gara in bicicletta con il Gruppo di ciclismo di Podistica Solidarietà e non si sa mai riprovare un Ironman se riprendo a nuotare, attualmente faccio anche Tai chi e yoga. E la cosa importante è che adesso faccio parte del team Kenya Italia e volerò spesso in Kenya come accompagnatore e mental coach di gruppi italiani. La prossima partenza il 15 marzo sempre per 13 notti, unitevi a noi! Inoltre continuo a scrivere articoli e libri sulla psicologia dello sport. L’ultimo uscito è Sport, benessere e performance.

Stefano Severoni
http://www.dimensioneatletica.it/wp-content/uploads/2018/02/Matteo-Simone-racconta-il-suo-stage-in-Kenia-gennaio-2018.docx

Vi aspettiamo per il prossimo Running Camp in calendario:

13 notti ad Iten (Kenya) dal 16 al 29 Marzo 2018 - partenza dall'Italia il 15/03

Per informazioni dettagliate sulle attività, sullo staff e sull'organizzazione scrivere a

Chiara Raso - chiara.tts@gmail.com presso T.T.S.srl

Per informazioni dettagliate sul programma del Running Camp di marzo, che prevede, oltre agli allenamenti, approfondimenti di psicologia dello sport, scrivere a: Matteo Simone 21163@tiscali.it

Per prenotazione operativo voli scrivere a: Michela Pistilli - michela.pistilli@valair.it

Vi aspettiamo.... in Kenya !!
 
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Commenti? | Feb 12, 2018

Elisa Tempestini: Non ho mai mollato sono 25 anni che faccio sport

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Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Lo sport di resistenza come metodo per affrontare le fatiche di tutti i giorni. Ultramaratone ed ultratrail, esperienze ed emozioni raccontate da Sonia Lutterotti e Roldano Marzorati, Ospite della serata Matteo Simone, psicoterapetuta e psicologo dello sport.

Venerdì 12 febbraio alle 20.30 ad Arco (TN), Palazzo Panni, con il patrocinio del Comune di Arco, Assessorato allo Sport. In questo sport di lunga durata, lunghe distanze, bisogna essere pazienti, avere un approccio meditativo e considerare che le crisi, come gli infortuni, come arrivano così se ne vanno, quindi bisogna essere cauti e sereni.

Lo sport prolungato prevede delle strategie mentali che ti permettano di non abbandonare la gara anzitempo, riesci a mettere in atto dei meccanismi mentali che ti riportano al qui e ora e al momento presente a correre, a stare sveglio o a distrarti per avanzare con i metri e i chilometri e a trascorrere tanto tempo in piedi facendo sport osservando, facendo attenzione, alimentandoti ed avendo comunque un approccio medidativo.

Con la pratica delle Ultramaratone e dell’Ultratrail si sviluppa Resilienza ed autoefficacia,  concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per non arrendersi mai e per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo.

Gli atleti vanno alla ricerca di sensazioni positive e di benessere ed alla ricerca della sfida, per verificare quanto si è capaci a perpetrare uno sforzo nel tempo.

Gli atleti considerano l’importanza del fattore mentale, affermando che non basta solamente l’allenamento fisico ma è opportuno sviluppare anche aspetti mentali quali la caparbietà, la tenacia, la determinazione e questi aspetti poi saranno utile anche per la vita quotidiana, infatti permetteranno di saper gestire ed affrontare determinate situazioni considerate difficili.

Per quanto riguarda le ultramaratone gli atleti sperimentano sicurezza nel riuscire a portare a termine tali competizioni estenuanti, inoltre sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisione, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri ma prima di tutto da se stessi, si scopre di possedere capacità insospettate, e questo serve da insegnamento anche nella vita oltre che dallo sport, si impara a superare qualsiasi ostacolo, a comprendere che per ogni problema c’è almeno una soluzione e che è possibile trovare tale soluzione che ti porterà al traguardo finale a superare gli imprevisti le sofferenze che comunque diventano passeggere. Ecco perché queste persone non si fermano mai, più corrono e più sperimentano, più sperimentano più si emozionano, più si emozionano e più si sentono vivi, sentono che la loro vita ha un senso per loro anche se gli altri li giudicano matti da legare, o suicidi o masochisti, ma per loro l’essenza della vita è sperimentare le proprie capacità personali, misurarsi con l’impossibile, l’incerto, sfide continue per conoscere se stessi, per entrare dentro se stessi e fare un viaggio interiore alla ricerca di se stessi e delle proprie possibilità, capacità di affrontare e ritornare sempre a rialzarsi quando si casca, ci si infortuna.

L’ultramaratoneta ha scoperto che volendo, si può far tutto, che la passione è un motore potente che riesce a mobilitare le energie occorrenti per portare a termine qualsiasi impresa con qualsiasi condizione, è una sorta di adattamento graduale che ti permette gradualmente di incrementare l’autoefficacia personale e sviluppare la resilienza che ti permette di andare avanti e non fermati per imprevisti o crisi ma avere la capacità di gestire momento per momento con tutte le proprie risorse, capacità personali scoperte nel corso di precedenti competizioni e situazioni.

La passione e la pratica dell’ultramaratona permette di conoscere e scoprire delle risorse interne che in situazioni ordinarie sono insospettabili. L’adattamento graduale a situazioni di estremo stress psicofisico permettono di esprimere delle caratteristiche che hanno a che fare con la tenacia, la determinazione, la resilienza, che accrescono la forza mentale per andare avanti, per raggiungere un obiettivo prefissato, per superare eventuali crisi lungo il duro percorso.

Ecco perché queste persone non si fermano mai, più corrono e più sperimentano, più sperimentano più si emozionano, più si emozionano e più si sentono vivi, sentono che la loro vita ha un senso per loro anche se gli altri li giudicano matti da legare, o suicidi o masochisti, ma per loro l’essenza della vita è sperimentare le proprie capacità personali, misurarsi con l’impossibile, l’incerto, sfide continue per conoscere se stessi, per entrare dentro se stessi e fare un viaggio interiore alla ricerca di se stessi e delle proprie possibilità, capacità di affrontare e ritornare sempre a rialzarsi quando si casca, ci si infortuna.

L’ultramaratona ti permette di allontanarti fisicamente e mentalmente dall’ordinario, dal routinario, dal normale, ti permette di stare tanto tempo con te stesso pemettendoti di conoscerti a fondo, è una sorta di rifugio interiore ed allo stesso tempo una sorta di autoterapia. Scendi all’interno di te stesso, fai un viaggio interno che ti permette poi quando rimetti i piedi sulla terra e ti confronti con gli altri di sperimentare una sicurezza personale ed una sicurezza in te stesso rispetto a quello che sei e quello che fai senza badare ad eventuali giudizi altrui.

Commenti? | Feb 07, 2018

13 CONSIGLI PER DIMAGRIRE

Posted by linfordbif in Training
 
13 CONSIGLI PER DIMAGRIRE
 
Vediamo 13 consigli efficaci per dimagrire, ideali per chi vuole perdere peso come anche per gli Atleti che voglion mantenere il Peso forma o raggiungerlo.

  1. Smettere di mangiare prima di essere sazi, il segnale di sazieta´ arriva un 5´-10´ minuti dopo, quindi quando ci sentiamo sazi in realta´ siamo gia´ sazi da tempo.
  2. Correre e fare Sport per bruciare calorie prediligendo lavori aerobici, quindi lavori costanti e protratti nel tempo (Jogging, Bicicletta, Nuoto)
  3. Prima del tuo pasto, mangiare buccie di arance. Nelle bucce di arancia sono presenti le "pectine", molecole che hann la particolarita´ di assorbire l´acqua. Molecole che poi vengono liofilizzate ed usate dall´industria farmaceutica per fare pillole dimagranti. Se mangi le bucce d´arancia hai lo stesso effetto e risparmi.
  4. Fare digiuno intermittente, quindi quotidianamente avere almeno 14 ore in cui digiuniamo. Ad esempio fare l´ultimo pasto alle 18 e colazione alle 8.
  5. Prima del pasto sgranocchiare frutta o verdura che necessiti una masticazione protratta come carote, sedano, mele.
  6. Prediligere farine integrali.
  7. Evitare l´alcol, che fornisce solo e tante calorie vuote.
  8. Evita, per lo meno cerca di ridurre il piu´ possibile, lo zucchero.
  9. Evita, per lo meno cerca di ridurre il piu´ possibile, il sale.
  10. Evita il fast Food come Mc Donald, Burger King e Simili. Quello non e´ cibo, e´ spazzatura.
  11. Evita le patatine, che e´ l´alimento che piu´ di tutti fa´ ingrassare.
  12. Mangiare tanta frutta e verdura, che oltre a farci bene hanno anche poche calorie
  13. Evitare tutto cio´che sia inscatolato che solitamente contiene zucchero, sale, gluitamato. Oltre a farci male sono sempre alimenti ipercalorici.
Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
http://www.fastandfit.info/
runfast@fastandfit.info
Commenti? | Feb 06, 2018

Padova: Lukudo al personale nei 400

Posted by linfordbif in Italia
La velocista dell'Esercito corre in 53.77. PB anche per la Herrera nei 60 metri (7.50). Rosa lancia il peso a 17,30, il triplista Schembri esordisce con 16,37.

Il sabato di gare al Palaindoor di Padova inizia nel segno dello sprint. Donne veloci nei 400, il palcoscenico è tutto per le atlete dell'Esercito: vince Raphaela Lukudo in 53.77, togliendo così altri 7 centesimi la sua recente miglior prestazione in sala (53.84 il 21 gennaio ad Ancona).

Alle sue spalle, le compagne di squadra Chiara Bazzoni (54.47), Marta Milani (54.62) e Irene Baldessari(56.38). Primato stagionale anche per Chiara Rosa (Fiamme Azzurre) che, alla terza uscita del 2018, lancia il peso a 17,30, aggiungendo 14 centimetri alla sua miglior misura dell’anno. Il pomeriggio regala i nuovi record personali nei 60 metri a Johanelis Herrera (Atl. Brescia 1950 Ispa Group) e all’allievo Abdou Mourou Guene (Atl. Vicentina). La veronese d’origine dominicana corre in 7.50, limando un centesimo al fresco primato personale (7.51, per due volte, il 20 gennaio a Modena). Il diciassettenne del Burkina Faso, al terzo 60 metri della carriera, si lascia tutti alle spalle, fermando il cronometro a 6.96: il progresso sul personale è di ben 11 centesimi. L'azzurro Fabrizio Schembri (Carabinieri) fa l’esordio stagionale nel triplo, saltando 16,37 al culmine di una serie in sostanziale crescendo (16,16 al secondo salto, 16,29 al quarto, 16,37 al quinto). L’allieva Veronica Zanon (Vis Abano), reduce dal secondo posto tricolore nel pentathlon, s’impone nella gara femminile con 12,28. Nei 60 ostacoli, 8.61 in batteria di Giada Carmassi (Esercito) che poi in finale chiude in 8.64.

Mauro Ferraro (FIDAL Veneto)

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Commenti? | Feb 04, 2018

E’ sempre il momento per iniziare, non aspettare il momento migliore- Matteo Simone

Posted by linfordbif in Training

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ORA è il momento per salire sul treno dell’attività fisica, è sempre il momento per iniziare, non aspettare il momento migliore. Sport è anche solidarietà, inclusione, integrazione, consapevolezza corporea dei propri limiti, osare senza esagerare, lo sport che dà ma a volte toglie, lo sport come rete sociale, fidarsi è affidarsi.

Costruisci una meta, obiettivo, risultato iniziando a piccoli passi, con piccoli movimenti, sperimentando e iniziando a utilizzare risorse personali, man mano sentirai crescere la passione, l’entusiasmo e svilupperai più consapevolezza corporea e dei propri mezzi, avrai più fiducia di te e delle tue possibilità e potenzialità, lo sport incrementa autoefficacia, supererai momenti difficili fatti di demotivazione, infortuni, sconfitte ma riuscirai a essere più resiliente nello sport e nella vita, incontrerai persone, culture, mondi e condividerai gioie e fatiche.

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.

https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991

La “Carta di Toronto” del 2010 sottolinea l’importanza dell’attività fisica specificando che: “promuove il benessere, la salute fisica e mentale, previene le malattie, migliora le relazioni sociali e la qualità della vita, produce benefici economici e contribuisce alla sostenibilità ambientale”.

La Carta “invita tutti i paesi, le regioni e le comunità a sollecitare un maggiore impegno politico e sociale per valorizzare l’importanza dell’attività fisica e migliorare la salute di tutti”.

Now We Move è una campagna europea, organizzata da ISCA (International Sport and Culture Association) in collaborazione con ECF (European Cyclists’ Federation) che punta a combattere la sedentarietà che affligge il nostro continente.

La visione generale della campagna NowWeMove è quella di raggiungere 100.000 cittadini europei in più attivi entro il 2020.

La campagna è costruita su tre pilastri: 1. AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA sui benefici dello sport e dell’attività fisica tra gli Europei. 2. FAVORIRE una più ampia partecipazione alla pratica sportiva. 3. AUMENTARE le opportunità di accesso all’attività sportiva sviluppando nuove iniziative.

Importante è anche motivare le persone a prendere in considerazione un minimo cambiamento nel proprio stile di vita, nelle proprie abitudini ad iniziare nel porre l’attenzione in quello che si fa, a come lo si fa, con quale modalità, con quale frequenza, con quale intensità in modo da rendersene pienamente consapevoli e decidere se è veramente quello che si vuole o è qualcosa che si fa per mera abitudine, quasi per pigrizia.

Nella vita si fanno delle scelte, molti preferiscono poltrire o restare in una zona di estremo confort per non rischiare un giudizio, una brutta figura, altri per sentirsi vivi devono sentire il proprio corpo, le proprie sensazioni corporee, il cuore che palpita, il respiro affannoso, il sudore colare da proprio corpo, il senso di fame, sete, freddo, caldo, c’è tanto bisogno di sentire.

Molti atleti sperimentano amore e felicità nella corsa e quindi più corrono e più sono felici per esempio Valentina Spano: “Sono una persona che ama correre alla follia, l’ultramaratona è solo il mezzo per raggiungere la felicità. L’ultramaratoneta secondo me dimentica l’orologio, non pensa più i km uno ad uno. L’ultramaratona È un modo per prolungare la gioia della corsa.”

Per approfondimenti è possibile consultare il libro “Ultramaratoneti e gare estreme“, Prospettiva Editrice. Collana: Sport & Benessere, 2016. EAN: 9788874189441.

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Correte con noi in Kenya a ITEN

Un viaggio unico di corsa, benessere, cultura e tradizioni nel cuore degli altipiani del Kenya

I running camp in Kenya con partenza esclusiva dall’Italia organizzati dall’azienda di Aosta T.T.S.srl (Territorio Turismo Sport), in collaborazione con l’associazione sportiva Runningzen di Ignazio Antonacci e con Matteo Simone, psicologo dello Sport, vi offrono due settimane di sport, benessere, avventura, cultura e tradizione nel cuore del Kenya.

L’iniziativa è rivolta a runners di tutti i livelli, principianti, amatori e professionisti. Ognuno avrà la possibilità di allenarsi rispettando i propri ritmi e i propri eventuali programmi di allenamento. Sarete sempre guidati e accompagnati nel corso delle vostre uscite da pacers kenyani che vi guideranno ogni giorno sui infiniti percorsi di terra battuta nei dintorni della località di Iten, la leggendaria Home of Champions che da anni ormai accoglie atleti professionisti e runners da tutto il mondo.

La location che è stata attentamente selezionata per accogliere i partecipanti è la bella e ben attrezzata struttura dell’High Altitude Training Centre di Iten, fondata da Lornah Kiplagat.

Oltre al soggiorno in pensione completa, l’HATC mette a disposizione dei proprio ospiti l’uso gratuito della piscina, della palestra, della sauna e della pista privata in tartan a 2,5km dal centro.

Presso l’HATC si terranno anche tutte le attività complementari alle sessioni di allenamento di corsa, ossia sessioni di potenziamento, mobilità articolare, addominali, ecc condotte da allenatori professionisti locali.

Nel corso del running camp importanti appuntamenti saranno anche i seminari teorici, durante i quali si affronteranno non solo temi legati alle metodologie di allenamento e al confronto tra i metodi adottati in Kenya piuttosto che nei paesi occidentali, ma anche argomenti che riguardano maggiormente gli aspetti culturali del popolo dei corridori kenyani, le loro origini, tradizioni, abitudini, aspirazioni per un futuro che consenta loro di emergere e riscattarsi dal contesto di povertà in cui sono nati.

VI ASPETTIAMO…. PARTITE CON NOI !!!

MARZO 2018: 13 notti dal 16/03 al 29/03

The Heart of Kenyan Running con lo Psicologo dello Sport Matteo Simone!

Soggiorno in pensione completa presso l’HATC (High Altitude Training Centre) di ITEN (Kenya)

Partenza dall’Italia giovedì 15/03, arrivo ad Iten venerdì 16/03, soggiorno da 13 notti fino al 29/03, partenza da Iten il 29/03 e rientro in Italia il 30/03

GIUGNO 2018: 13 notti dal 23/06 al 06/07

The Heart of Kenyan Running con il gruppo Runningzen di Ignazio Antonacci!

Matteo SIMONE

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo

https://www.ibs.it/ultramaratoneta-analisi-interminabile-libro-vari/e/9788898615872

Commenti? | Feb 03, 2018

San Geminiano, Incerti vince a Modena

Posted by linfordbif in Italia

 Vittoria italiana sulle strade di Modena, nel tradizionale appuntamento con la 44esima Corrida di San Geminiano. Davanti a tutte Anna Incerti che in 45:27 conquista il successo nella prova internazionale femminile di 13,350 chilometri. La siciliana delle Fiamme Azzurre, campionessa europea di maratona nel 2010, si è ripresentata nella città emiliana per lasciare di nuovo

L’etiope Bekele e la siciliana delle Fiamme Azzurre, campionessa europea di maratona nel 2010, conquistano la Corrida modenese. Terza la rientrante Bertoni, al maschile Colombini quinto e migliore italiano.

Vittoria italiana sulle strade di Modena, nel tradizionale appuntamento con la 44esima Corrida di San Geminiano. Davanti a tutte Anna Incerti che in 45:27 conquista il successo nella prova internazionale femminile di 13,350 chilometri. La siciliana delle Fiamme Azzurre, campionessa europea di maratona nel 2010, si è ripresentata nella città emiliana per lasciare di nuovo il segno, dieci anni dopo aver stabilito il record del percorso con 42:28. Una gara in rimonta sulla keniana Ivyne Jeruto Lagat (#iloverun Athletic Terni), alle sue spalle in 45:54. “Tornare a Modena è stata la scelta giusta - ha detto la Incerti - perché di questa corsa avevo un grande ricordo e sapevo che le emozioni vissute qua erano diverse da tante altre corse. Tornare a vincere è poi stato ancora più bello”. Il suo prossimo impegno potrebbe essere il 18 febbraio nella mezza maratona di Verona. 

Terzo posto nel giorno della ripresa agonistica per Francesca Bertoni, portacolori de La Fratellanza 1874 Modena che organizza la manifestazione. La 24enne tricolore assoluta dei 3000 siepi, azzurra ai Mondiali di Londra, aveva deciso di impostare come un allenamento il suo simbolico rientro dopo uno stop per infortunio. Ma ha visto che le sensazioni erano buone a metà gara, per iniziare una progressione che l’ha portata sul podio di giornata. “Un ottimo test oggi - le parole della Bertoni - e dopo quattro mesi è davvero bello essere di nuovo a gareggiare. Spero che la Corrida sia di buon auspicio per la stagione, perché voglio mettere alle spalle l’infortunio e pensare al futuro di questo 2018”.

Al maschile, assolo dell’etiope Tilahun Haile Bekele. Era il favorito sin dalla vigilia, con la sua corsa elegante e la sua vivacità che da inizio anno lo ha contraddistinto tra cross (vincitore al Vallagarina), indoor (record personale di 7:45.34 nei 3000 a Ostrava) e la strada con il successo alla Corrida di San Geminiano. Ha fatto subito sul serio, correndo in testa nella seconda parte di gara per chiudere in 38:17, un minuto e mezzo prima di tutti gli avversari. A seguirlo altri tre africani: i ruandesi Pontien Ntawuyirushintege (#iloverun Athletic Terni) e Primien Manirafasha (Atl. Dolomiti Belluno) arrivati in volata rispettivamente secondo (39:44) e terzo (39:49), quindi il marocchino Youness Zitouni (Pod. Il Laghetto), 40:04. Il migliore degli italiani è il 21enne Simone Colombini (La Fratellanza 1874 Modena), quinto in 40:37, che insieme al compagno di club e di allenamenti Alessandro Giacobazzi - poi ottavo in 41:57 - ha tirato il gruppo degli inseguitori, prima di prendere il largo per inseguire e superare il keniano Samson Mungai Kagia (Atl. Sandro Calvesi), alle sue spalle in 40:52. Una festa di sport con 700 in gara (di cui 665 classificati), numero considerevole per un’edizione feriale, e 5000 persone nella non competitiva.

(da comunicato stampa Organizzatori)

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Commenti? | Feb 01, 2018

Juan Pablo: Correrò la Panamerican highway dall’ Alaska a Ushuaia

Posted by linfordbif in Training


Juan è un amante del quasi impossibile, dove c’è da sfidare se stesso c’è lui stesso integro per affrontare al meglio le circostanze e tutto ciò che comporta lo sport prolungato. Tra i suoi obiettivi mi aveva già accennato del suo progetto benefico di raccolta fondi correndo la Panamerican highway dall’ Alaska (USA) a Ushuaia (Argentina) a partire dal 1 gennaio 2019. https://gogetfunding.com/panamerican-route-by-running/

Quali sono i sogni da realizzare? “Dedicarmi alla mia passione al 200%, senza dover lavorare ogni giorno per poter permettermi di correre ed allenarmi. Correrò la Panamerican highway dall’ Alaska (USA) a Ushuaia (Argentina). A partire dal 1 gennaio 2019. Il percorso inizia in Prudhoe Bay, Alaska e finisce a Ushuaia, in Argentina. L’intera traccia sarà pubblicata presto ma attraverserà i seguenti paesi (USA, Canada, Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perù, Cile e Argentina). Sto cercando uno o vari sponsor per supportarmi con la logistica e tutto il materiale necessario per questa avventura. Una volta che avrò il supporto necessario e che avrò iniziato, l’idea è quella di trovare donatori (aziende o privati) e raccogliere fondi per charity. (1 USD per ogni km corso).”
Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Da piccolo giocavo a pallavolo e pallacanestro per 2 club diversi. Ero in Argentina e un giorno a 16 anni ho conosciuto un allenatore d’atletica Cubano, Miguel Angel Justiz. In quel momento lasciai pallavolo e pallacanestro e mi sono dedicato soltanto all’atletica leggera 400metri. L’ho fatto per 2 anni e da quel momento ho sempre fatto qualcosa: Palestra, Alpinismo, Tennis, Body Building, Crossfit. Soltanto lo scorso giugno (2016) e senza allenamento ho corso la mia prima 100 km. Vitosha 100. In Sofia, Bulgaria. Da quel momento è diventata una droga. Ad un certo punto sono riuscito a correre un ultra di 141 km ed il weekend successivo un’altra di 86 km, per certi atleti questo sarebbe una follia.”

Juan Pablo: Correrò la Panamerican highway dall’ Alaska a Ushuaia


A volte si nasce predisposti per lo sport, lo sport diventa nutrimento, un bisogno primario.
Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o performance? “Penso che prima di tutto il fattore mentale. La decisione di voler fare quello che mi piaceva. Correre e allo stesso tempo farlo in un ambiente montano. Due passioni che sono state il mio motore. Poi occorre aggiungere la forza di volontà. Credo d’essere molto rigido con me stesso e penso che anche questo abbia contribuito ai migliori risultati. L’allenamento e la nutrizione li metterei subito dopo in un secondo scalino. Alla fine se un giorno nevica o piove tantissimo e ti devi alzare alle 6 per andare a correre 20km lo puoi fare soltanto se veramente lo vuoi fare. Non ci sono scuse o grigi secondo me.”

Le chiavi del benessere e del successo sono mentali, fisici e nutrizionali. Importante la passione e la motivazione che ti spingono ad allenarti in qualsiasi condizioni, anche avverse.
Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o performance? “Direi che in un 70% io e poi il restante 30% gli allenatori che ho avuto. Loro ti possono insegnare la tecnica, mostrarti gli errori e dirti che tipo di allenamento fare ma alla fine, secondo me, siamo sempre noi che contribuiamo in maggior misura.”

Il benessere e la performance dipende in maggior misura da noi stessi ma da soli non si va da nessuna parte è importante circondarsi di persone competenti e professionali che ti aiutano.
Qual è una esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Quella appena raccontata. Insisto nel credere che tutto dipende da noi stessi. Se nella vita c’è qualcosa che non riesci ad avere, secondo me, e perchè non l’hai voluta abbastanza. Altrimenti saresti riuscito ad averla.”

Se vuoi puoi, più riesci ad alzare l’asticella e più acquisti autoefficacia e sicurezza.
Cosa pensano i famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Un po’ si sono abituati diciamo, ma all’inizio quando leggevano le distanze e i dislivelli s’impaurivano un po’ e mi chiedevano: “ma cosa mangerai e dove dormirai?” “per maltempo la sospendono?”. Penso che ognuno conosce i suoi limiti e anche se devo ammettere che più di una volta mi sono iscritto a gare dove non ero al 100 per cento, se mi metto nei panni dei miei famigliari ed amici penso che sia una reazione normale.”
Ti va di descrivere un episodio divertente della tua attività sportiva? “Durante la Persenk Ultra (160km e 7500metri di dislivello), mi trovavo in un tratto della gara con un altro corridore e durante la seconda notte ho iniziato ad addormentarmi mentre camminavo. Ho perfino avuto delle allucinazioni dove vedevo le sagome degli alberi come se fossero degli animali selvaggi e a volte le immaginavo come dei palazzi in una grande città. Ero consapevole che si trattavano d’allucinazioni dovute alla stanchezza e a non aver dormito e per periodi brevi di tempo chiudevo gli occhi oppure dicevo qualche frase senza senso. Ad un certo punto dico all’altro corridore: – Martin, la banca apre alle 8 domattina! – Cosa? – Che la banca apre alle 8 domattina, non mi avevi chiesto a che ora apriva la banca? – No! ma stai bene? Mi devo preoccupare? Gli ho spiegato che era una cosa normale, che stavo bene ma solo stanco e ci siamo messi a ridere.”

Importante condividere gioie e dolori, soprattutto quando si è immersi nella natura al buio con deprivazione del sonno, l’umorismo aiuta ad andare avanti ed è una fonte di resilienza.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Che sono più testardo di quel che credevo. D’essere molto determinato. Se voglio una cosa non mollo mai finché la raggiungo.”
Quali capacità hai dimostrato di possedere? “La determinazione e la volontà nel voler raggiungere i miei obiettivi. In una gara sempre do il massimo provando ad anticipare eventuali contrattempi, clima, fame, voglia di andare in bagno, qualunque minimo dettaglio. Più pianificata ed organizzata è la tua gara meno problemi troverai durante. Ovviamente ci sono sempre degli imprevisti.”
Che significa per te partecipare ad una gara? “Mettermi alla prova con altri corridori. All’inizio lo facevo per acquisire esperienza, volevo solo finire la gara anche 5 minuti prima del cut off limit. Poi quando inizi ad allenarti seriamente e quello che fai non è più un hobby le tue esigenze cambiano. Vuoi abbassare i tempi delle edizioni precedenti e ti passa anche per la testa la possibilità di stare anche nel podio. La parte più dura sono gli allenamenti. La gara è il momento dove dai il massimo e provi in un certo modo a giustificare i tuoi allenamenti ed entra tanto in gioco anche la testa. E’ fondamentale essere preparato psichicamente prima e durante la gara. Questo se parliamo dal punto di vista competitivo di una gara. Poi in una gara ci sono anche tantissime altre cose, le bellissime persone che trovi durante, altri corridori, i volontari, i paesaggi, il pubblico.”

La gara non è fatta solo di competizione ma di opportunità di incontri con persone e paesaggi.
Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle gare? “Sì. Nella gara Tryavna Ultra (dolori e ferite ai piedi) e Persenk Ultra (allucinazioni e mi addormentavo mentre camminavo). Se ci penso adesso a freddo potrei arrivare a credere che sia stata una follia ma per come sono fatto lo rifarei ancora.”
Quali sono le sensazioni che sperimenti: pregara, in gara, post gara? “Pregara: una roba proprio da maniaci. Già prima di dirigermi all’aeroporto controllo più di una volta se mi sto dimenticando qualcosa: vaselina, cerotti, bastoncini, bandane, ecc. La notte precedente normalmente preparo tutto sul letto, separo le cose e pianifico gli orari in cui dovrò mangiare i gel o le barrette. Faccio anche un pronostico anche di dove dovrei trovarmi ad una certa ora se tutto va come pianificato. Adesso non è più come all’inizio dove l’unica sensazione pregara era “ce la farò a finire?” In Gara: durante la gara provo sempre a seguire quanto pianificato. Non sempre va come pianificato ma di solito va bene. Impari qualcosa di nuovo in ogni gara. Credo che le sensazioni si facciano vedere negli ultimi 15 km della gara, dove inizi ad immaginare che ormai è quasi fatta anche se mi è successo di pensarla così dopo aver corso 120km in una gara di 160km. Gli ultimi km sono i più duri. Post Gara: subito dopo la gara ho una specie d’euforia. Ormai è fatta. A volte piango dall’emozione. Il perché non lo so. Forse mi metto a pensare al percorso trascorso durante la gara e non solo, agli allenamenti, alle cose che rinuncio scegliendo quello che faccio, ecc. Comunque è una sensazione unica e molto personale anche se potrebbe sembrare “denominatore comune” tra gli atleti.”

La gara fa sperimentare tante sensazioni ed emozioni, si passano tante fasi ed alla fine è bello uscirne integri e riflettere sull’accaduto e sull’intera preparazione per l’obiettivo portato a termine.
Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Penso che le difficoltà maggiori in una gara in montagna siano gli imprevisti. Personalmente faccio attenzione quasi ad ogni passo che faccio. E non mi riferisco soltanto nei passaggi esposti e/o tecnici. Ogni passo, basta torcersi una caviglia e sei fuori e non soltanto dalla gara. Fuori anche per qualche mese. Questo riguardo i fattori concernenti la persona. Riguardo i fattori esterni come il clima e gli animali selvaggi si possono prendere alcune precauzioni ma comunque c’è sempre un fattore di rischio.”
Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Condizioni fisiche soltanto in un periodo in cui ero in overtraining. L’alimentazione compie un ruolo importantissimo. Condizioni ambientali, direi il ghiaccio se non hai i ramponi. La neve e la sabbia sono “fattori ambientali” duri anche durante un semplice allenamento.”
Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Mollare al momento niente. Se mi sento troppo stanco a livello muscolare decido di riposarmi quel giorno per essere al 100% nell’allenamento del giorno successivo. Cosa mi fa continuare? la voglia di esplorare nuovi posti facendo quello che é la mia passione, la corsa in montagna.”

Importante il fattore autoprotezione e coccole che comprende il riposo, i recuperi, i massaggi.
Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Sempre “parlando” con me stesso. Le decisioni le prendo dopo che ho analizzato i pro e i contro. Posso sbagliarmi ma è la mia decisione. Mi fido pienamente di me stesso. Ho avuto dei dolori, ho perso tutte le unghie dei piedi, sono caduto tantissime volte durante alcune discese ma per fortuna non ho mai avuto degli infortuni.”
Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Il messaggio che darei è quello di frequentare il più possibile la natura. Allontanarsi dalla città nei weekend con la famiglia e fare una escursione in montagna, lasciando orologi e telefonini in macchina, dormendo in tende durante il weekend e avvicinando i ragazzi allo sport in una maniera diciamo “motoria” correndo con il cane per prendere una palla, arrampicando un albero, ascoltando i rumori della natura.”

Meno tecnologie, meno virtual social e più esperienza diretta è la palestra della vita.
C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “No, mai. Qualcuno mi ha suggerito cosa prendere ma mi sono rifiutato. Nel breve periodo in cui ho fatto bodybuilding, prendevo la Creatina, la glutammina, aminoacidi BCAA, vitamine e proteine, ma non sono mai andato oltre. 1) Non lo vedo come una cosa corretta nei miei confronti e neanche nei confronti degli altri. 2) Non giustifico il fatto di prendere una cosa che è vietata per fare meglio di qualcun altro, con quale obiettivo? Un podio, un primo posto, qualche soldo? No! 3) Se devo ricorrere a quello per raggiungere un obiettivo non sono più io quello che lo sta raggiungendo.”

Raggiungere gli obiettivi con accurata programmazione che prevede fatica, impegno, determinazione ed integrazione alimentare corretta è sempre preferibile al doping.
Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Prima di tutto il discorso morale. Lo sport competitivo ti spinge a certi limiti e anche a voler vincere. Ma vincere col doping non è vincere, è far finta di vincere. Dopo che fa male e anche se hai lo scienziato dietro che ti dà anche l’antidoto per non farti scoprire sono sempre robe che entrano nel tuo corpo.”

Vero, il doping è diventato il cancro dello sport, quanto meno te lo aspetti anche persone più insospettabili ne fanno uso, ho scritto un libro dal titolo Doping il cancro dello sport http://edizionifs.com/shop/doping/
Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? “Questo penso che sia un discorso molto personale. Uno che é andato sempre dallo psicologo e che ne ha tratto giovamento può essergli d’aiuto. Nel mio caso personale non penso che possa essermi d’aiuto. So bene perché faccio questo sport e quali sono le mie motivazioni. Nei momenti di crisi ho sempre trovato delle soluzioni con me stesso ma ripeto è un discorso molto personale e lungo da descrivere in poche righe.”

Contattando diversi atleti mi è capitato di conoscere alcuni super sportivi che definisco quasi cannibali di sport, di alcuni di essi ne parlo nel mio libro “Ultramaratoneti e gare estreme”.
https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

Commenti? | Jan 31, 2018

Larissa Iapichino Larissa Iapichino salta lontano: 6,36 a Padova

Posted by linfordbif in Italia

La 15enne, figlia di Fiona May e Gianni Iapichino, nel corso della rassegna Tricolore di prove multiple (è terza nel pentathlon allieve) riscrive i limiti nazionali U20 e U18 del lungo indoor. 

Larissa Iapichino sa già saltare lontano: la 15enne è atterrata a 6,36 a Padova, nel corso dei Campionati Italiani di Prove Multiple, diventando la migliore lunghista italiana di sempre al coperto non solo fra le Under 18, ma anche fra le Under 20. Mamma e papà non hanno due nomi qualunque: Fiona May ha vinto due ori mondiali e due argenti olimpici nel lungo, Gianni è stato primatista nazionale di salto con l’asta. Oggi la giovanissima portacolori dell’Atletica Firenze Marathon si è prima migliorata a 6,13, un centimetro meglio di quanto fatto due settimane fa sulla stessa pedana patavina, per poi atterrare a 6,36. Una misura di rilievo (al termine di una gara in crescendo: 6,03, 6,13, 6,36) che riscrive dopo 20 anni la Miglior Prestazione Italiana Allieve indoor di Maria Chiara Baccini, che nel 1998 aveva saltato 6,27, e il record italiano Junior della stessa Baccini, 6,31 nel 1999. Per quanto possano valere queste valutazioni, meglio di mamma Fiona, che a 15 anni saltava 6,22 e che ha accolto la notizia in diretta Rai a Quelli Che il Calcio.Risultati immagini per larissa iapichino foto padova#

Nella corsa per il titolo italiano allieve di pentathlon la figlia d'arte è arrivata terza con 3739 punti, in un podio interamente al di sotto la precedente MPI di categoria stabilita (3707 punti) dalla stessa Iapichino il 14 gennaio scorso. Oggi la migliore è Veronica Besana (Lecco Colombo Costruzioni) che indossa la maglia Tricolore con 3.840 punti, seguita da Veronica Zanon (Atletica Vis Abano) a quota 3.756. 

Commenti? | Jan 29, 2018

COSA NON MANGIARE PER CORRERE VELOCE? 6 ALIMENTI DA EVITARE

Posted by linfordbif in Training
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Se e´ vero che nella nostra alimentazione e´  bene tener conto di cio´ che sia meglio assumere, e´ cosa forse ancor piu´ importante capire cosa sia meglio evitare (o almeno ridurre ai minimi termini).

Se vogliamo correre veloce e stare bene, i principali alimenti che dobbiamo evitare sono 6:

Zucchero, Sale, Farina bianca, Latte e latticini, gli insaccati e l´Alcol.

Per zucchero intendiamo lo zucchero raffinato, quello bianco del bancone del bar. Di zucchero ne abbiamo bisogno e anche tanto sopratutto per alimentare il nostro cervello, zucchero che troviamo nella frutta, nella verdura e nei cereali. 
 
Lo zucchero presente naturalmente nella frutta (fruttosio) come altri zuccheri, ci fanno anche bene ed hanno effetti molto diversi sul nostro organismo. Lo zucchero raffinato, come  anche tutti gli zuccheri artificiali, hanno effetti nefasti ed il loro consumo va´ assolutamente limitato ai minimi termini. Quello da evitare e´ appunto lo zucchero raffinato. Anche diverse "alternative" come Miele, Melassa sono sempre da vedere come zucchero in quanto sempre di zucchero si tratta. La cosa importante e´ ridurre la voglia di dolce, bastan 2 settimane in cui togliamo o diminuiamo drasticamente l´uso del dolce per in primis sentirne i benefici fisici, in socondo luogo il nostro palato si abitua relativamente in fretta e scopriremo il vero gusto del caffe capendo che quello che pensavamo fosse prima sapore di caffe´ era in effetti zucchero.

Assolutamente da evitare sono le bevande zuccherate come cola, fanta, ed anche isotonici, energetici che solitamente sono piene di zucchero ( oltre che di altre sostanze nocive). L´acqua resta sempre il miglior modo per dissetarsi.

Stessa cosa vale per il sale, meglio evitarlo o ridurlo. Anche qui bastan 2 settimane per ridurre il gusto del salato nel nostro palato ed accorgersi del sapore  vero della insalata. Attenzione a tutti gli alimenti inscatolati ed impacchettati a cui  solitamente viene aggiunta una enorme quantita´ di sale oltre che di glutamato, entrambi deleteri per la nostra salute.

Se vuoi mangiare carni, cerca di prendere una bistecca di un animale che abbia vissuto liberamente e che abbia mangiato cio´ che debba mangiare: la mucca e´ un erbivoro, deve mangiare erba per stare bene. Che mangi soia bio o geneticamente modificata  poco importa, e´ sempre cibo inadatto per lei. Oltretutto anche le carni bio sono piene di medicinali ed antibiotici, certamente agli animali degli allevamenti "Bio" non dovrebbe essere somministrato alcun medicinale se non in casi di necessita´. Il fatto e´che siccome vivono male e mangian cose per loro inadatte si ammalano comuqnue e anche agli animali "BIo" vengon somministrati medicinali ed antibiotici come nei normali allevamenti intensivi. Assolutamente da evitare in quanto deleteri per la nostra salute sono gli insaccati.

Latte e latticini vanno eliminati dalla dieta. Il latte e´un alimento assolutamente inadatto all´uomo, se non chiaramente il latte materno che e´ ben diverso dal latte di mucca, capra o pecora.

La farina bianca anch´essa e´ bene ridurla o ancor meglio eliminarla. La farina bianca e´ un elemento morto, si puo´ tenere in casa per 10 anni che rimane commestibile mentre la farina integrale dopo un mese o due fa´ le farfalline e dopo qualche mese diventa immangiabile. La farina bianca e´ molto ricca di amido e poverissima di fibra e vitamine, 3 ulteriori ottime ragioni per eliminarla. 

L´alcol e´ una droga e come tale va´ visto. A differenza di altri veleni per i quali siamo indifesii, Per smalitire l´alcol abbiamo 3 vie metaboliche nel fegato. L´alcol e´ cosi´ un veleno che per overdose di alcol  si puo´ anche morire dopo essere andati in coma etilico. Se vuoi stare bene e correre veloce e´ meglio evitare l´alcol. La storia del vino che fa´ bene alla circolazione, cavalcata ed usata dall´industria enologica e´ vera, anche perche´  le proprieta´ benefiche del vino derivan dall´uva con cui viene fatto. 

Se mangiamo uva o beviamo succo d´uva trarremmo gli stessi benefici evitando di intossicarci con l´alcol.
 
"Siamo quel che mangiamo", questo dovremmo sempre averlo in mente, sempre se ci teniamo alla nostra salute. 
 
VIDEO: COSA NON MANGIARE PER CORRERE VELOCE: 6 ALIMENTI 
 
 
 
 
Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
http://www.fastandfit.info/
runfast@fastandfit.info 
Commenti? | Jan 24, 2018

Dario Santoro, Maratoneta: Un grande ruolo la mia forza mentale

Posted by linfordbif in Training
Dario Santoro, Maratoneta: Un grande ruolo la mia forza mentale
 
Matteo SIMONE www.psicologiadellosport.net
 
Dario Santoro, atleta di Manfredonia, Campione Nazionale 2015 di Maratona, racconta la sua passione per lo sport rispondendo ad alcune mie domande. Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta?

“A 16 anni con il professore di educazione fisica abbiamo iniziato a fare allenamenti 2 volte a settimana, vincendo il titolo regionale e approdando alle nazionali”. Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano?
“Infortuni, momenti dove le motivazioni vengono meno! Crampi muscolari ho avuto nella ultima maratona, con i quali ho dovuto convivere per 11 km, gli ultimi. Nella corsa il 70% dalla performance è forza mentale!”
   
Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “L’anno 2011 avevo deciso di mollare per via di una forte infiammazione tendinea, un amico fraterno, ex atleta di Manfredonia, Michele Quitadamo mi spronò tantissimo e mi accompagnò per un periodo durante tutti i miei allenamenti!” Dario, nonostante la sua giovane età, non trascura l’aspetto mentale che gli permette di attraversare momenti bui. Crederci sempre, la forza di volontà, l’impegno, la passione, la costanza sono le chiavi del successo.
 
Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “La nascita di mio figlio mi ha fatto scattare quel meccanismo psicologico che si chiama Responsabilità. Da quel momento affronto tutto con più determinazione e impegno!”
 
Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Sicuramente il doping non fa bene, inoltre chi si mette in gioco nello sport lo dovrebbe fare con le proprie forze!” Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Lo sport è il miglior toccasana ed è un’ottima valvola di sfogo”

Ritieni utile lo psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Penso che abbia una grande importanza, su aspetti come la capacità di avere una forte autostima e di guardare le cose con ottimismo, e durante le fasi negative come infortuni oppure periodi dove le motivazioni vengono a mancare!” Quindi sport quale toccasana per il corpo e per la mente.
 
Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera lavorativa? “Purtroppo sono disoccupato, ma se mi troverò avanti ad una scelta simile, darei più importanza al lavoro; purtroppo lo sport non mi dà da vivere. Questo non significa che lascerei lo sport, perché lo sport è vita!” Dario ha le sue priorità, nonostante la sua giovane età ha già una famiglia e la priorità è un lavoro redditizio che comunque non gli precluderebbe la possibilità di continuare sport ad altissimi livelli. Percorrere la maratona significa anche vivere l’esperienza di una giornata di eccessivo caldo oppure una giornata di pioggia, sentire l’acqua addosso, inzupparsi le scarpe nelle pozzanghere, insomma, osservare, sentire, percepire, giocare, tutto questo è anche maratona, come riporto nel libro O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013, p. 124. 2° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Allenamenti sportivi - Psicologia dello sport https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991 Matteo SIMONE Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
Commenti? | Jan 23, 2018

CAMPIONATI MASTER OPEN IN BOSNIA A BELGRADO

Posted by linfordbif in Mondo Master

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Ottime notizie dalla Bosnia che si dimostra un paese al passo coi tempi, moderno, aperto e sopratutto sportivo. A Belgrado, l´11 e 12 Marzo si disputeranno infatti i campionati nazionali la cosa fantastica e´che sono open.

 

Questo significa che tutti gli Atleti della Comunita´ Europea, come anche Atleti da tutto il mondo, possono parteciparvi. Questo e´un grande segnale che inviano i nostri Amici dalla Bosnia.

 

Mentre nazioni come la Germania da 2 anni richiedono che per partecipare ai campionati nazionali gli Atleti debbano essere in possesso del passaporto tedesco ed avere la cittadinanza tedesca dimostrano di essere ancora legati  al concetto di "Nazionalismo" e molto vicini ai pensieri del 1930. Nonostante infatti gli Atleti vivano in germania, lavorino in germania, paghino le tasse in germania come anche bambini e ragazzi che pur vivendo e frequentando la scuola in germania, pur avendo i minimi di partecipazione per i campionati tedeschi, pur essendo iscritti alla federazione tedesca e quindi impossibilitati a partecipare a campionati nazionali di altre nazioni per le quali dovrebbero essere iscritti alle federazioni, gli viene impedito di partecipare. Stessa cosa succede per i Master.


Ricordiamo che in Italia il regolamento prevede i minorenni possano partecipare ai campionati nazionali anche senza avere la nazionalita´ Italiana e questi potranno parteciparvi anche da maggiorenni. Per chi arrivi in Italia dopo aver compiuto il 18° anno deve abitarci almeno 10 anni( pensoi che 6 messi possan essere sufficienti). 


In Spagna basta essere iscritti alla federazione per parteciparvi, si a medaglie ma il titolo va´ al primo Atleta con cittadinanza spagnola. In Svizzera nel Canton Ticino possono partecipare ai Campionati Ticinesi: tutte le atlete e gli atleti tesserati per una società affiliata alla FTAL., tutte le atlete e gli atleti domiciliati o dimoranti in Ticino o nel Grigioni italiano e tesserati per una società Swiss Athletics indipendentemente dalla nazionalita´. Stesso regolamento e´ in vigore in Austria.


In Francia basta essere iscritto ad un Club francese e risiedere in Francia. Stessa cosa anche in Olanda, Belgio e Lussenburgo. 


Siamo in Europa, i cittadini Europei possono liberamente muoversi all´interno della comunita´. Almeno in Europa e per gli Alteti Europei deve essere data la possibilita´ di partecipare ai campionati nazionali del paese in cui l´Atleta e´ residente. La stessa WMA ( World Master Association) ha sancito nel 2016 che gli Atleti Master che sono iscritti alla federazione del paese in cui risiedono e che quindi si sono tolti dalla federazione del paese di origine (e´ infatti vietato il doppio tesseramento)  devono poter partecipare ai capionati nazionali del paese in cui risiedono.


Grazie Bosnia per questo esempio di sportivita´ e civilita´ . 


Qui il Link alla Manifestazione:


Indoor Athletics Championships | Balkan Masters

 

Biffi Daniele

Personal Trainer & Mental Coach 

 FASTANDFIT: CORSA & BENESSERE - FASTANDFIT 

Commenti? | Jan 17, 2018

Indoor: Larissa Iapichino e giovani scatenati

Posted by linfordbif in Italia
  

 A Padova la 15enne figlia di Gianni e Fiona May, alla prima gara da allieva, firma la migliore prestazione italiana under 18 del pentathlon con 3707 punti e salta 6,12 nel lungo

Protagonisti i giovani dell’atletica, nella seconda domenica della nuova stagione indoor. Applausi a Padova per la 15enne Larissa Iapichino (Atl. Firenze Marathon) che realizza la migliore prestazione nazionale under 18 nel pentathlon con 3707 punti al termine delle cinque gare in programma: 60 ostacoli, alto, peso, lungo e 400 metri. La doppia figlia d’arte di Fiona May, due ori mondiali all’aperto e due argenti olimpici nel salto in lungo, e di Gianni, ex primatista nazionale dell’asta, nel corso della prova multipla atterra a 6,12 proprio nel lungo, migliore italiana di sempre al coperto al limite dei 16 anni e sesta alltime per la categoria allieve in cui ha appena fatto il suo ingresso, visto che è nata nel 2002.

Esordio stagionale ad Aosta per l’ostacolista lombardo Lorenzo Perini (Aeronautica) con 7.84 sui 60hs nel meeting Calvesi, a otto centesimi dal record personale, invece al femminile la 22enne Luminosa Bogliolo (Cus Genova) scende a 8.35. Sulla pista di Ancona, nei 60 metri, si migliorano due azzurrini vicecampioni europei under 20 della 4x100: il siciliano Nicholas Artuso (Atl. Villafranca) vince con 6.68 e Alex Zlatan (La Fratellanza 1874 Modena) corre in 6.73, mentre il partenopeo Andrea Romani (Atl. Riccardi Milano 1946) sfiora la MPI junior dei 1000 metri con 2:24.58 e l’astista Roberta Bruni (Carabinieri) supera 4,20. Sempre nell’asta, ma a Padova, stessa misura per Tatiane Carne (Atl. Bergamo 1959 Oriocenter) al personal best e la tricolore outdoor Elisa Molinarolo (Aristide Coin Venezia 1949).

Brillano anche i cadetti, con due nuovi limiti nazionali under 16 in sala: a Modena la lunghista bresciana Alessia Seramondi(Audaces Nave) salta 5,86 e ad Ancona la marchigiana Martina Cuccù (Atl. Sangiorgese R. Rocchetti) totalizza 3145 punti nel tetrathlon.

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Commenti? | Jan 14, 2018

IL FARTLEK

Posted by linfordbif in Training

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Il Fartlek e´un metodo di allenamento che e´ stato ideato da un allenatore in Svezia negli anni 30 (Gösta Holmer). L´idea base di questo allenamento e´ associare tratti in cui corriamo a velocita´ sostenuta, ideale a ritmo gara, a tratti in cui rallentiemo il ritmo.

 

La grossa differenza tra il Fartlek e l´Interval Training sta´ proprio nel recupero: nel Farltek il recupero si corre alla velocita´ del medio o del lento, nell´Interval Training nel recupero si corre solitamente molto lentamente e si puo´ anche recuperare da fermi, cosa vietata nel Fartlek.

 

L´dea iniziale ( il Farlek poi ha subito dei cambiamenti ) era proprio di dare liberta´ all´atleta di decidere quando correre veloce, che velocita´  tenere come anche la durata. Si prediligevano terreni misti, quindi con saliscendi, ostacoli in modo da stimolare l´organismo. 


Sopratutto in America si e´ pensato di modificare il concetto di Farltek e limitare la liberta´ dell´Atleta. Nel Fartlek americano infatti prove, distanze, recuperi e ritmi sono decisi dall´allenatore. I tratti corsi a ritmo gara sono solitamente tra i 300 sino ai 1200 metri ed il recupero ( solitamente corso a ritmo del fondo medio) e vanno dai 200 agli 800metri. Dipende sempre cosa vogliamo allenare e dalle caratteristiche dell´atleta.


A seconda della distanza che proepariamo e´bene anche impostare la distanza totale che andiamo a correre:

 

  • Per i 5000m:  Fartlek da 5 KM
  • Per i 10000m:Fartlek da 6 KM
  • Per la Mezza Maratona: Fartlek da 8KM
  • Per la Maratona: Fartlek da 10/12 KM

 


Diciamo che per chi prepara la Maratona il Fartlek e´ un allenamento abbastanza impropriato, si puo´usarlo nei periodi di transizione o all´inizio della preparazione. Il Fartlek e´ perfetto nel GPP, quindi nella preparazione invernale.


Attraverso il Farltek lavoriamo sulla soglia anaerobica, fondamentale se poi vogliamo correre forte in gara.


  • Alleniamo l´apparato cardiocircolatorio ed il "core"
  • Alleniamo l´apparato respiratorio
  • L´Atleta impara a gestirsi
  • L´Alteta impara a cambiare il ritmo
  • L´Atleta impara a sentire il corpo e le sensazioni


Piu´ ci si evolve e si migliora piu´ e´ bene non tanto aumentare il ritmo delle prove che corriamo a ritmo gara che rimangono tali, quanto aumentare il ritmo dei tratti che corriamo nel recupero. Quiindi la discrepanza tra tratti veloci e tratti di recupero sara´ minore ed e´ proprio questo il pregio di questo allenamento che ci permette di lavorare molto bene sulla soglia anaerobica. 


Esempi di Fartlek:


  • 8x4 minuti  con 3 minuti di pausa
  • 10x2 minuti con 2  minuti di pausa
  • 15x1 minuto  con 1 minuto di pausa


Buon allenamento!

 

VIDEO: IL FARTLEK

  

Biffi Daniele

Personal Trainer & Mental Coach 

 FASTANDFIT: CORSA & BENESSERE - FASTANDFIT

Commenti? | Jan 09, 2018

ROGER BANNISTER E LE CREDENZE LIMITANTI COLLETTIVE

Posted by linfordbif in Training

Roger Bannister (archivio FIDAL)


Una delle storie piu´ appassionanti della Atletica Leggera e´ quella del Rekord del Miglio

di Roger Bannister. Approfittiamo di questa storia per parlare di quelle che sono le credenze limitanti, in questo caso le credenze limitanti collettive.


Roger Bannister e´ stato il primo uomo nella storia a correre il miglio sotto i 4´00". Roger riusci il 6 maggio del 1954 correndo in 3´59"4. Quando lo Speaker (Ufficiale del Guinnes dei primati) annuncio´ il risultato, appena disse 23 min..2il pubblico espose, comincio´ ad urlare, applaudire ed abbracciarsi. Il muro, la barriera, la credenza era stata abbattuta.

Il Precedente Rekord resisteva da 9 anni ed era di 4´01"4. La cosa importante da dire su questo Rekord, che ai giorni nostri sembra quasi normale, e´che ai tempi tutti erano convinti che per l´uomo fosse assolutamente impossibile correre il miglio ( 1609,34 m) sotto i 4´00". Sia Atleti, che allenatori, che anche medici. Giravano voci che correre a quelle velocita´per l´uomo sarebbe stato uno sforzo disumano e che il cuore avrebbe rischiato di esplodere. 

Roger al contrario pensava fosse una impresa possibile e pensava che ci sarebbe potuto riuscire anche lui. Per Roger, studente in medicina, pensava che la Cosa piu´importante da allenare fosse la testa. Il suo allenatore tale Sampl, amante di Freud, della forza di volonta, che lui stesso naufrago e sopravvisse 4 ore immerso in acque gelate, gli diceva "dont warry, it´s only pain" (non preoccuparti, e´ solo dolore. 

Quel giorno della gara il meteo sembrava alquanto avverso, giornata uggiosa, fredda, con raffiche di vento e tanta pioggia. Era quasi tentato a non correre, poi preferi´provarci piuttosto che avere rimpianti. Mezz´ora prima della gara smise di piovere ed il vento si calmo´.

Roger si e´ fatto tirare i primi 2 giri da 2 compagni, il terzo giro fu´ tirato da un terzo che sembra passo´ troppo lento. Roger dovette chiudere l´ultimo Giro in 59" cosa che gli permise di abbattere il muro e sgretolare la credenza collettiva. In 9 anni nessun atleta riusci nella impresa. Abbattuta la credenza, solo 2 settimane dopo ci fu´ il secondo a scendere sotto i 4´ e a battere il Rekord di Banister. Nei 2 anni successivi ben 30 atleti corsero sotto i 4´00".

Una credenza e´ una specie di blocco mentale, una forte convinzione. Se sei convinto che per te sia impossibile fare qualcosa, attivi degli automatismi mentali che ti boicottano e ti impediscono di farla, piu´ non ce la farai piu´ ti autoconvinci.

Roger Bannister ci insegna quanto avere obiettivi, quanto conseguirli, quanto essere convinti di riuscire in un impresa ci possa aiutare a realizzare i nostri sogni.

"Non pensare di essere veloce, convinciti di esserlo!".
 
VIDEO: ROGER BANNISTER E LE CREDENZE LIMITANTI
 
 Daniele Biffi
Personal Trainer & Mental Coach
http://www.fastandfit.info/

 

runfast@fastandfit.info  
  
Commenti? | Jan 05, 2018

Filippo Poponesi: Questa gara ha ulteriormente accresciuto la mia autostima

Posted by linfordbif in Training

23561425_10210246187047192_8514630362721483561_nFilippo Poponesi si presenta tra i partenti alla corsa a piedi di 490 km, con partenza a da Atene arrivo a Sparta e ritorno ad Atene (ASA), esperto di corse di lunga distanze e non solo la porta a termine ma arriva primo degli italiani e 5° assoluto.

Lo start dell’ASA c’è stato sabato mattina 18 novembre alle 07.00 (ora italiana 06.00) e Filippo ci ha impiegato quasi 4 giorni, il tempo massimo era di 104 ore. Ora Filippo che giorno per giorno prende sempre più consapevolezza di quello che ha fatto ha risposto ad alcune mie domande che ci permettono di approfondire la conoscenza di questo mondo degli ultrarunner, defiiito bizzarro, masochistico, resiliente, sorprendente e anche divertente.

Ciao, che sapore ti ha lasciato questa gara ASA? Avuto problemi, criticità? “Questa gara ha ulteriormente accresciuto la mia autostima. Ho avuto la conferma che nulla può spaventarmi e che se voglio posso superare i tanti ostacoli che la vita mi pone davanti, se non tutti almeno la maggior parte. E non a caso già in alcune occasioni ho avuto modo di dire a qualcuno: “Sappi che davanti hai una persona che ha percorso a piedi quasi 500 chilometri dormendo un’ora in quattro giorni. Occhio!” Il tutto amplificato dal fatto che di problemi e criticità ce ne sono stati ben pochi, fra cui un’infiammazione al tibiale che mi ha fatto temere di dover camminare per tutto il tragitto di ritorno da Sparta ad Atene e che però pian piano si è affievolita lasciandomi correre per tutto il tratto successivo alla montagna. Pensare lucidamente di dover camminare per 60 ore e non preoccuparsene mi ha fatto capire che mentalmente ero al TOP.”

Cose incredibili, sembra fantascienza, eppure quello che emerge dai racconti di Filippo sono cose assurde ma vere, ritenute impossibili ma fattibili.

Curiosità? “Vera curiosità, che sembrerà forse strano per molti, è che mi sono davvero divertito. Ho scherzato e riso dall’inizio alla fine, quando il primo pensiero che passa nella mente di chi cerca di immaginarsi cosa voglia dire affrontare una gara da 490 km è un mix di fatica, sonno, sofferenza e dolore. Non dico di non aver provato alcuna di queste sensazioni, ma solo in minima parte. Il mio carattere estremamente positivo mi ha aiutato molto.”

Strano ma vero, a volte l’essere positivi ti permette di non sentire la stanchezza, non vedere preoccupazioni, non temere le difficoltà, diventa importantissimo l’approccio mentale sereno e spensierato ma sempre focalizzato sul percorso e sull’obbiettivo di arrivare a destinazione sano e salvo e in buone condizioni per gioire e raccontare tanto vissuto a se stesso e agli altri.

Sorprese? “Beh, per quanto già sapessi di essere un “diesel”, cioè uno che riesce a dare tantissimo alla distanza, la vera sorpresa è stata che a circa 160 chilometri dall’arrivo correvo in salita come se avessi iniziato da pochi minuti. Ero certo di essermi preparato abbastanza bene, dedicando molto tempo anche al riposo nell’ultimo mese prima della gara ed ero altrettanto certo di avere un’ottima forza mentale, ma non mi sarei mai aspettato, dopo 330 km e due volte il superamento del monte Artemisio, di avere tutta quell’energia sulle gambe. Si, devo dire che è stata una bellissima sorpresa.”

Non si finisce mai di sorprendersi per quello che si riesce a fare nonostante tutto, nonostante gli anni passano per esempio, ma in questo tipo di sport di endurance conta molto di più di tutto l’esperienza e la forza mentale.

C’è un alimento particolare che hai assunto in gara? “Un alimento in particolare no, ho mangiato le cose più svariate, in parte fornite ai ristori in parte acquistate prima della gara, fra cui pane e prosciutto, pane con miele e noci, pane con tonno, pane con cioccolata fondente, pane con mozzarella e pomodoro, grissini avvolti con speck e formaggio a fette, pasta, riso, zuppe di verdure, frutta fresca e secca, patatine fritte, pizza e sicuramente altro che non ricordo. In tutto questo pochissimi integratori solidi (barrette e carbogel) e molta acqua e zucchero o acqua e sali minerali per evitare il rischio di crampi. Insomma, di tutto e di più, ovviamente in piccole quantità, assunte principalmente nei momenti in cui si camminava.”

Per chi non comprende questo mondo bizzarro degli ultrarunner può sembrare assurdo mangiare tali pietanze durante una gara sportiva, ma percorrere 490km significa azzerare i serbatori se non si integra adeguatamente, e questo diventa anche un’aspetto fondamentale da allenare.

Quale è stata la sosta maggiore? “Mediamente le soste ai principali check-point sono durate dai 15 minuti alle due ore. All’arrivo a Sparta ho fatto la doccia, mi sono cambiato e mi sono fatto fare un leggero massaggio alle gambe, il tutto durato circa un’ora, se non ricordo male. A Tegea, cioè il primo check-point sulla strada del ritorno dopo la ripartenza da Sparta, ci siamo fermati circa un paio d’ore, una dedicata a curare l’infiammazione al tibiale e le vesciche ed una al sonno, l’unica in tutte le 94 di gara.”

Una gara di 94 ore, una lunga agonia potrebbe sembrare, ma quello che ne viene fuori è un vivere poi di rendita per l’esperienza avuta arricchente e formativa.

Come ti prendi cura di te ora dopo una gara di quasi 4 giorni di corsa? “Nulla di particolare, se non qualche seduta dal fisioterapista per sciogliere le gambe e per far allungare la schiena e assoluto riposo, almeno per le prime due settimane successive alla gara. Era nelle mie intenzioni andare anche un po’ in piscina, ma poi la pigrizia mi ha, ahimè, dissuaso. Mi avrebbe fatto sicuramente bene.”

E’ ammissibile, giustificabile e ben venga la pigrizia e un po’ di ozio dopo una gara di 490km della durata di 94 ore, tante coccole per proteggersi sono necessarie.

Cosa hai raccontato a casa, al lavoro, agli amici dopo la gara? “Più che raccontare è stato un rispondere alle tante domande mosse dalla curiosità di chi non riesce neanche minimamente a pensare cosa voglia dire correre e camminare praticamente ininterrottamente per quasi 500 chilometri dormendo solo poche ore in quattro giorni. E quindi ti trovi a parlare del freddo, della pioggia, del sonno, della lunghezza e ripidità della montagna, delle vesciche, di quante volte hai cambiato scarpe maglia e pantaloni, di cosa hai mangiato e di quanti litri di liquidi ti sei bevuto, di dove hai fatto i bisogni (domanda stranamente molto ricorrente), ma soprattutto “A cosa si pensa mentre si corre e cammina per 94 ore?”, a testimonianza che la mente rimane sempre l’oggetto misterioso di questo nostro corpo umano. In pratica come fare un terzo grado ad alieno per scoprire cosa c’è su Marte.”

Vero, concordo e posso immaginare, io che un po’ sperimento ma in misura ridotta e un po’ che seguo questi marziani non mi sorprendo più di niente e comprendo gli uni e gli altri gli ultrarunner che nonostante tutto speriementao benessere e i non addetti ai lavori che restano increduli e sbalorditi a sentire certe storie strane di extraterrestri.

In quali circostanze hai dimostrato l’importanza del potere della mente? “Quando ho temuto di dover camminare da Sparta ad Atene, cioè almeno 60 ore. In quel momento, se non fossi stato mentalmente forte probabilmente avrei anche potuto pensare di fermarmi, ma così non è stato. Mentalmente ero al TOP.”

Mentalmente ero al top dice Filippo, è vero si sperimenta gradualmente la possibilità di continuare nonostante tutto, se per la maratona c’è il muro dei 35 km, alla 100 km ti accorgi che a volte già al 40° km ci può essere il muro ma fai finta di niente e vai avanti aspettando nuove e rinnovate energie e così per gare di 94 ore se alla 30° ora avverti crisi sai che puoi non mollare.

Cosa metti nel tuo bagaglio di importante da portare nel prossimo anno e cosa lasci? “Sicuramente altri dodici mesi di importantissime e formative esperienze, sia dal punto di vista sportivo che di vita. Come ho avuto modo di dire più e più volte, la corsa ed in particolar modo l’ultramaratona sono una metafora della vita. Da questa disciplina sportiva ho imparato che non bisogna aver fretta per raggiungere gli obiettivi. Il tempo è galantuomo e basta saper andare avanti piano piano senza mollare mai per ottenere alla fine le più grandi soddisfazioni. Cosa lascio? Un altro anno di vita che se n’è andato.”

Quali sono i benefici nel praticare lo sport di lunghe distanze? “Mi aiuta a scaricare le tensioni accumulate nel quotidiano, anche quando partecipo alle gare, rigenerando la mente grazie ai bellissima paesaggi che il nostro paese ci offre, in particolar modo quando mi alleno fra le mie verdi colline umbre ed il lago Trasimeno. Teoricamente dovrebbe giovarne anche il fisico, ma nel mio caso … è un’altra storia! Un caro amico un giorno mi ha detto: “Tu sei come il calabrone, che teoricamente non potrebbe volare!” Ahahah.”

E’ vero il razionale non ti fa andare da nessuna parte, il razionale alimenta il tuo sabotatore interno che ti dice che hai una certa età, che non ce la puoi fare, la positività e la creatività alimentano il tuo aiutatore interno, credendoci sempre di più e facendo cose ritenute assurde e impossibili ai comuni terreni.

Quali sono le risorse che hai scoperto di avere praticando sport? “Determinazione, tenacia, spirito di sacrificio, motivazione, forza mentale e fisica, ma soprattutto voglia di divertirmi, sempre!”

In quali circostanze ti sei sentito campione quest’anno? “Sarebbe troppo facile dire dopo ASA e UMS. Mi sono sentito campione durante tutto l’anno perché ho partecipato a gare percorrendo centinaia di chilometri divertendomi, facendo divertire chi stava con me e non facendomi male. In pratica è come se avessi vinto tutte le gare!”

Cosa hai scoperto quest’anno di te, degli altri, dello sport? “Perdona il gioco di parole, ma di me “ho scoperto” che “forse ancora non ho scoperto” quali siano i miei limiti e le mie potenzialità ed ASA ne è stata la conferma. Dopo 450 chilometri, mentre correvo, mi sono chiesto: “Ma quando arriverà il momento in cui stramazzerò al suolo?” Non ho avuto la risposta perché sono arrivato al traguardo, stanco ma senza particolari problemi. Ed in quel momento mi sono reso conto che se avessi riposato dormendo un paio d’ore sarei potuto anche andare avanti, per non so quanto ma lo avrei potuto fare. Ecco perché dico che non so ancora quale sia il mio limite. Degli altri ho scoperto che ogni gara è una cosa a se e non è detto che se un atleta ha ottenuto grandi risultati in altre manifestazioni riesca sempre a ripetersi. Dello sport non ho scoperto molto di nuovo, ma ho avuto la conferma che se praticato con intelligenza, serietà, onestà, rispetto per se stessi e per gli altri pur con un pizzico di sano agonismo, ti aiuta a vivere meglio perché ti diverti a praticarlo. Se invece metti al primo posto, la competizione estrema, l’invidia, l’ossessione, il voler raggiungere l’obiettivo a qualsiasi costo anche facendo male al tuo fisico e adottando tecniche diciamo “non proprio corrette”, non ti diverti, diventa un secondo lavoro e tutto ciò non giova né al fisico e tantomeno allo spirito ed alla mente.”

Si può fare tutto ma con attenzione senza per forza vincere, senza invidiare i più forti e poi la ruota gira, ora va bene a te, domani a un altro, non per forza bisogna sempre confermarsi vincitori e performanti, prendere quello che c’è ogni momento, ogni giorno senza pretese e senza inganni.

Quali sono i tuoi prossimi programmi sportivi, obiettivi, sogni da realizzare? “Nella prima parte del prossimo anno, diciamo fino a maggio, vorrei tornare a fare qualche gara veloce, mezze maratone e maratone, per poi tornare all’ULTRA. Probabilmente invierò la richiesta d’iscrizione per Spartathlon 2018 sperando che venga accolta e poi l’idea sarebbe di riprovare a tornare ad ASA per cercare di confermare il primo risultato e magari ritoccare un po’ le 94 ore di quest’anno. Ho promesso al mio amico Paolo Bucci che ci saremmo tornati insieme ed una promessa ad un amico non può non essere mantenuta! I AM ULTRA! Buone corse a tutti!”

Bella storia, di persone felici e resilienti con lo sport in amicizia, senza stress un passo alla volta.

 Dott. Matteo SIMONE 380-4337230

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR  

http://ilsentieroalternativo.blogspot.it/ 

Commenti? | Jan 03, 2018

SPORT, BENESSERE e PERFORMANCE Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e e performance dell’atleta

Posted by linfordbif in Training
 Sollecitato da un amico triatleta ho pensato di scrivere un libro che parli non solo di campioni, ma anche dell’atleta comune lavoratore, il quale deve districarsi tra famiglia e lavoro per coltivare la sua passione sportiva, per trovare il tempo per allenarsi, praticare sport, stare con amici atleti, partecipare a competizioni. Attraverso questionari ho raccolto il punto di vista di atleti comuni e campioni, per approfondire il mondo dello sport, e in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance.
 
Occupandomi di psicologia dello sport, è importante, oltre allo studio e alla formazione accademica, confrontarsi con gli atleti per conoscere il loro punto di vista, le motivazioni, il benessere o le difficolta ch’essi sperimentano praticando sport, eventuali rischi. E’ fondamentale conoscere il loro punto di vista a completamento delle teorie relative agli aspetti che incidono sul benessere e la performance dell’atleta e della squadra. Lo psicologo dello sport a volte diventa una figura di riferimento per il singolo atleta, per l’intera squadra, per lo staff, i tecnici, i dirigenti.
 

Presentazione
Prof. Aureliano Pacciolla

Matteo Simone non è nuovo ai lettori e cultori della psicologia dello sport ma con questa sua ultima opera vuole dare un contributo alla ricerca in questo settore attraverso l’esperienza di una vasta varietà di atleti.
Gli obiettivi di Matteo Simone sono: il contributo che lo sport può dare al benessere (cap. 1); i sogni realizzati e da realizzare (cap. 2); la gara della vita (cap. 3); le sensazioni e le emozioni che si sperimentano nello sport (cap. 4); l’esperienza di indossare la maglia della nazionale (cap. 5); il raggiungimento della performance (cap. 6); come allenare la mente (cap. 7).
L’autore inizia con la sua esperienza personale che dopo aver praticato vari sport finalmente incontra Sergio Screpanti che lo ha portato all’atletica, in cui ha sperimentato le vaste possibilità che può dare lo sport fra cui l’aiuto ad un’atleta donna non vedente.
Uno dei nuclei più centrali di questo libro è la convinzione dell’autore che “è importante oltre allo studio e alla formazione accademica, confrontarsi con gli atleti per conoscere il loro punto di vista, le motivazioni, il benessere o le difficoltà che sperimentano praticando sport, eventuali rischi. È importante conoscere il loro punto di vista a completamento delle teorie relative agli aspetti che incidono sul benessere e la performance
dell’atleta e della squadra”.
Abbiamo una utile guida per evidenziare alcuni obiettivi dello psicologo dello sport:
‒ attuare progetti per motivare le persone a intraprendere qualche forma di attività fisica, favorendo l’autoconsapevolezza dell’individuo;
‒ lavorare sul goal setting, ossia contribuire a stabilire obiettivi condivisi, raggiungibili anche se difficili;
‒ promuovere l’attività fisica nelle scuole, negli ambienti di lavoro, negli ospedali, nelle istituzioni;
‒ fare rete con le diverse figure professionali, soprattutto professionisti dell’educazione come insegnanti ed educatori;
‒ allearsi con i medici di famiglia, che possono incentivare i propri assistiti a fare prevenzione attraverso la pratica dell’attività fisica;
‒ stimolare le persone a prendere in mano le redini della propria vita e avere un corretto stile di vita, che contempla anche un periodo di attività fisica settimanale; 
‒ lavorare non solo sulle criticità, ma anche sulle risorse, sull’autoefficacia, sulla resilienza.

Dando la parola direttamente agli sportivi, l’autore riporta in modo più specifico le funzioni dello psicologo dello sport: «Lo psicologo può avere un effetto importante sull’atleta. Subiamo carichi di lavoro enormi e spesso viviamo momenti difficili. Può farci vedere sempre la luce in fondo al tunnel e darci messaggi positivi … Sì, credo che ogni squadra debba avere uno psicologo dello sport soprattutto nei periodi prossimi alle gare o nei mesi più intensivi di allenamento. Inoltre credo che lo psicologo serva di più agli allenatori, che spesso non sono in grado di capire certi meccanismi psicologici dell’atleta o dell’atleta inserito nel gruppo. Sovente inconsapevoli delle loro azioni, hanno rovinato moltissimi atleti nella fase della loro crescita per non essere riusciti a capirli nel modo giusto».
(Alessandra Penna).
Il benessere grazie allo sport è così espresso: «Lo sport mi aiuta perlopiù a livello psicologico. L’attività fisica mi dà una sensazione di libertà e mi fa sentire fortunato già per il fatto di poterla praticare. I fattori principali sono stati la costanza e il vedere lo sport come un piacere e non come un sacrificio o obbligo». (Giorgio di Maggio)


Matteo Simone. Psicologo e psicoterapeuta Gestalt, Autore dei libri: Carlos Castaneda incontra don Juan, uno sciamano divenuto suo maestro; Ultramaratoneti e gare estreme; Sviluppare la resilienza Per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport; Doping Il cancro dello sport; O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport; Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale; Psicologia dello sport e non solo. Dirigente dell’Associazione Sportiva “Atletica La Sbarra & I Grilli Runners”.

 
Commenti? | Dec 24, 2017

VIDEO: LA VISUALIZZAZIONE NELLO SPORT

Posted by linfordbif in Training

Risultati immagini per visualizzazione sport  fastandfit
 
La visualizzazione e´una pratica che si usa da millenni, pratica ripresa, studiata e approfondita dalla programmazione neuro linguistica. La pratica della visualizzazione consiste nell´immaginarsi la realta´ che vogliamo avere e nello sport e´ assolutamente importantissimo.
 
Con la visualizzazione facciamo una esperienza che per il nostro cervello e´ paragonabile ad una esperienza reale. Si e´ scoperto nel 1995, tra l´altro in Italia a Parma, che vivere la realta´ o immaginarsela e ´assolutamente la stessa cosa, e´ sempre una esperienza. Questo e´ possibile attraverso quelli che vengono chiamati i "neuroni specchio".
 
Da queste scoperte degli neuroscienziati si e´ pensato che se ci si immagina di eseguire un esercizio si possa anche poi impararlo. Diversi studi e diversi esperimenti hanno poi evidenziato quanto il solo immaginarsi di eseguire un movimento possa migliorare le capacita´ motorie e permetterci di imparare i movimenti e l´apprendimento dell´esercizio stesso. Oltre a questo si e´ scoperto che non solo immaginarsi di eseguire un movimento ci permette di imparare l´esercizio stesso ma ci permette anche di allenare la muscolatura stessa.
 
Se immaginiamo di sollevare un peso, oltre ad imparare a farlo, miglioriamo anche la forza stessa ed il solo immaginare di fare esercizi ha anche un effetto allenante sulla muscolatura interessata. Sembra un miracolo, sembra impossibile, eppure e´ quello che succede e diversi studi lo dimostrano. Si parla di aumenti di forza dal 10 al 30% solo attraverso esercizi con la mente. Altri studi dimostrano come se ci si concentra e ci si focalizza sul lavoro dei muscoli interessati durante un esercizio, questi lavoreranno meglio e piu´ intensamente e l´esercizio stesso avra´ maggior effetto.

Da questo capiamo quanto la mente anche qui giochi un ruolo fondamentale e quanto la visualizzazione e l´immaginazione sia fondamentale per il successo e per piazzare le migliori performance.

La regola numero uno e´, forse la regola piu´ importante, e´ che devi cercare di rendere il piu´ reale possibile cio´ che stai visualizzando portando con te le emozioni, le sensazioni sia visive, olfattive, auditive, del gusto, sia il nervosismo, l´eccitazione che magari puoi avere nel pre-gara. Piu´riusciamo a rendere reale la visualizzazione piu´ ne trarremo benefici e funzionera´.

Il pensare alla gara, il focalizzarci sulla prestazione, ci permettera´ di mandare messaggi al nostro subconscio che ci permettera´ di attivare (nel nostro subconscio) meccanismi e quindi comportamenti che saranno poi indirizzati e convogliati nella direzione che abbiamo dato attraverso la visualizzazione. Il tutto ci aiutera´ a realizzare il nostro sogno, il nostro obiettivo. 

La visualizzazione va´ imparata ed allenata. Piu´ ti abitui a visualizzare piu´, normalmente, migliori. Piu´ visualizzi prima della gara, piu´ pensi a come vuoi correre la gara piu´ probabilmente correrai come hai pensato. Visualizzare ti aiuta a migliorare e velocizzare quelli che sono i processi di apprendimento ed a controllare le tue emozioni.
 
Il 50%, almeno!, delle tue performance sono date dalla testa.
 
Non pensare di correre veloce, convinciti di esserlo!
 
 
Daniele Biffi Personal Trainer & Mental Coach http://www.fastandfit.info/ 
runfast@fastandfit.info 
Commenti? | Dec 19, 2017

La convinzione, la fiducia può spostare montagne di problemi

Posted by linfordbif in Training

Matteo SIMONE

 

Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso.”  William Hart  

 

Nel libro Il segreto della resistenza psichica. Che cosa ci rende forti contro le piccole e grandi crisi della vita, Christina Berndt spiega come le persone si affidano a se stesse nel poter uscire da situazioni difficili contando sulle proprie risorse e sulla propria autoefficacia, di seguito le sue parole: “Le persone resilienti non sanno necessariamente come superare una certa situazione, ma dispongono di una molteplicità di modi di comportamento cognitivi, emotivi e sociali, per potersi adattare e rimanere funzionali; hanno visto che sono sempre usciti in qualche modo dalle difficoltà.”

E’ quello che sperimentano molti atleti che si dedicano allo sport di endurance, dove il loro fisico e la loro mente è sottoposta a stress enormi per durata dello sforzo fisico e mentale ed ogni volta che si trovano in situazioni difficili o crisi devono trovare un modo per andare avanti, per superare l’ostacolo lungo il loro lungo percorso, man mano che superano gli ostacoli diventano sempre più forti e resilienti nello sport ma anche nella vita quotidiana, tutto diventa possibile, gestibile e superabile.

Ancora scrive Christina Berndt, sull’ottenere vittorie nella vita: “La convinzione, la fiducia può spostare montagne di problemi. E’ anche una questione di interpretazione: per chi è convinto di poter eliminare le difficoltà dal mondo, le situazioni di stress e gli avvenimenti problematici possono risultare meno opprimenti che non per chi tende a darsi subito per vinto; chi è pieno di energia magari prende le difficoltà addirittura come sfide che val la pena di affrontare, sapendo che alla fine lo aspetta la bella sensazione di aver ottenuto un’altra vittoria nella vita.”

Insomma, a volte le difficoltà diventano un’occasione per dimostrarsi forti e vincenti, per dimostrare a se stessi e agli altri che niente e nessuno si può mettere davanti alla propria strada verso l’autorealizzazione e al successo personale, la felicità è data dalla nostra motivazione ad andare avanti malgrado qualsiasi impedimento, niente ci arresta se siamo motivati.

L’autoefficacia viene definita dallo psicologo Albert Bandura come la fiducia che una persona ripone nella propria capacità di affrontare un compito specifico.

L’autoefficacia è la convinzione della propria capacità di fare una certa cosa, o in altre parole, di raggiungere un certo livello di prestazione.

Le fonti delle convinzioni di efficacia

Le esperienze di gestione efficace: affrontare con successo una situazione è la via più proficua per acquisire un forte senso di efficacia. I successi determinano una solida fiducia nella propria efficacia personale. I fallimenti invece la indeboliscono, in particolar modo qualora si verifichino prima del costituirsi di un saldo senso di efficacia.

La seconda delle principali vie per la creazione e il rafforzamento delle convinzioni di efficacia è costituita dall’esperienza vicaria fornita dall’osservazione di modelli. Vedere persone simili a sé che raggiungono i propri obiettivi incrementa nell’osservatore la convinzione di possedere anch’egli le capacità necessarie a riuscire in situazioni analoghe.

La persuasione è il terzo mezzo capace di consolidare la convinzione delle persone di essere in possesso di ciò che occorre loro per riuscire. Le persone che sono state convinte verbalmente di essere in possesso delle capacità necessarie per compiere efficacemente determinate attività hanno più probabilità di attivare un impegno maggiore e più prolungato.

Anche l’umore entra in gioco: lo stato d’animo positivo aumenta il senso di autoefficacia e quello negativo lo diminuisce le persone dotate di un buon senso di efficacia considerano il proprio stato di attivazione emotiva come qualcosa che facilita l’azione dando energia, mentre quelle sfiduciate vivono la stessa attivazione come debilitante.

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia di riuscita?

Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito. Quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?

L’esperienza diretta di successo in compiti di crescente difficoltà è certamente la fonte principale delle convinzioni di autoefficacia.

Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia.

Fai un programma dei tuoi prossimi obiettivi, cosa vuoi raggiungere in ordine prioritario e temporale?  E come? Cosa sei disposto a fare, a rinunciare, a sacrificare? Cosa devi evitare o devi fare per raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è il costo? Ne vale la pena? (Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 22)

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854838833

 

Matteo SIMONE

380.4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net

Commenti? | Dec 18, 2017
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